ORZINUOVI

ORZINUOVI (in dial. Urs növ, Iurs növ, in lat. Urcei o Urceorum Novorum)

Grossa e caratteristica borgata a SO di Brescia, sulla riva sinistra dell'Oglio. Conserva ancora nel castello a mezzogiorno e nella Rocca a settentrione, raccordati da muraglioni (quasi del tutto scomparsi, ma in parte individuabili) aspetti antichi di un borgo fortificato. È a 88 m. s.l.m., a 29 km. da Brescia sulla strada Brescia - Crema - Lodi - Milano. La superficie completa è di 47,48 kmq. È attraversato dal Fiume (el Fiòm) che nasce in località "Le pietre bianche" in territorio di Comezzano-Cizzago dalla roggia Breda Lunga e viene poi alimentato da sorgive.


CENTRI ABITATI. Barco (a 3,5 km. a SO), Coniolo (a 6 km. a SE), Pudiano (a 8 km. a E), Rossa (a 4 km. a S), Ovanengo (a 3 km. a SE): Altre località più abitate sono: Malpaga, Belprato, Cerudine. Molte le cascine o caseggiati come: Celeste; Martinella; Mirabella; Strinate di sopra e di sotto; Campi; del Bosco; S. Maria; La Zoppa; Nosotto di sopra e di sotto; Coradella; Fabbrica; S. Martino; Motta; Patina; Redesina; Arciprebenda; Alderina; Borghetti; Corradini; Castel Minoia; Livelli; Andreana; Lame; Aurelia; Disperata; S. Francesco; Barchesse; Montagnola Folonari; Villa Gavazza; Madonna dell'Oglio; Colombaia; Fenilazzo; Villino Rosetta; Abbazia; La Montagnola; Feniletto Belprato; Scaramuccia; Scaramuccina; Decio; Primo Cerio; S. Giacomo; S. Giacomino; Angriana; Colombaia Zani; Fabbrichetta; Questini; Franchina; Casella; Bianco; Gabbiane di sopra e di sotto; Begni; Fenice; Bruciato; Merigo; Asmondi; della Madonna; Rubagotti; Parolotti; Bonasolo; Moglie; Cucca; Salnitro di sopra e di sotto; Nestoriale; Fontanella di sopra e di sotto; Favorita; Malpensata; Campagnola; della Fame; Orba; De Rossi; Roveda; Laghetta; Carosetta Nuova; Inferno; de Vicario; Laga; Disciplina di sopra e di sotto; Palazzolo; S. Bernardino; Bertesa; Carossetti; Maccagnini; Carossi; S. Giuseppe; Guarneri; S. Antonio; Arrighino piccolo; Arrighino; Battezze; Spianati; Moro; Balcarina; Fenil Nuovo; Fenil Grosso. Intorno si estende una vasta campagna, resa sempre più fertile da opere di livellamento e di bonifica.


Il territorio è interessato da 23 vasi di irrigazione: Camuna, Vaso Vecchio o Dugale del Barco, Vaso Fiume, Savoria, Formana, Saverona, Donadelle, Seriolina, Vaso Fiume di Rudiano, Villachiara, Gavazza, Conta, Vaso nuovo, Grino, Gabbiana, Farfenga, Roggia del Molino, Martinenga, Cesaresca, Fiume di Coniolo, Gambalone, Marchetto, Belprato. Inoltre vi si trovano sorgive e colatizi dai quali nascono i singoli vasi di irrigazione e cioè: sorgive di Belprato in Orzinuovi: 1) Dugale di Barco con tutti i fossi secondari; 2) Seriolina; sorgive della Fabbrica, Arciprebenda, Fenil Madonna, Gavazza, Colombaia, Fame in Orzinuovi: 1) Gavazza; 2) Saverona alta o Grino; 3) Gabbiana; 4) Farfenga; sorgive del Livelli in Orzinuovi: 1) Roggia del Molino di Barco o Bissone; sorgive dei Fontanili e delle Fontanelle in Orzinuovi: 1) Vaso Gambalone; sorgive del comprensorio territoriale di Ludriano, Roccafranca, Rudiano, Comezzano-Cizzago, Orzivecchi: 1) Camuna; 2) Fiume; 3) Savoria; 4) Formana; 5) Saverona; 6) Donadello; 7) Villachiara (parte); 8) Fiume di Coniolo; 9) Fiume di Rudiano; 10) Cesaresca; 11) Roggia Martinengo; 12-13) vedi Marchetto e Belprato; Fiume Oglio in territorio di Roccafranca e Rudiano: 1) Vaso Conta; 2) Vaso nuovo o della Carosa; 3) Vaso Villachiara (parte).


ABITANTI. (Orceani). 3225 nel 1447; 3000 circa, nel 1551; 4000 circa nel 1565; 3000 circa nel 1797; 4430 nel 1836; 5021 nel 1850; 6090 nel 1869, 6601 nel 1871; 6625 nel 1881; 7958 nel 1901; 9086 nel 1911; 10186 nel 1921; 10871 nel 1931; 10625 nel 1936; 12059 nel 1951; 10154 nel 1961 (att. 3753, agric. 1340, ind. 999, costr. 253, comm. 429, serv. 281, ammin. pubb. 197); 10175 nel 1963; 10154 nel 1969 (nuclei familiari 2608: agric. 1211, art. 591, ind. 765, comm. 336).


Controversa l'etimologia del nome Orzi. Il Codagli si è riferito al nome di un presunto fondatore Orci (Urci - lo dice Plinio nel libro III e Urce lo dice Tolomeo nel libro II) da Tarracona dipendente da Torcone, uno dei dodici valorosi capitani che vennero dalla Lydia coi Toscani a formarvi le prime colonie toscane. Si crede anche che i Romani, al tempo dei Barbari, abbiano qui fabbricate due fortissime rocche, chiamate da loro Arces, e che da questo nome sia venuto il nome storpiato di Orci. Altri sostengono che il nome di Orci derivi, non dalle rocche, sebbene da due vasi, chiamati Orzi (donde il nostro orciuolo in dialetto: "drosa") ritrovati nelle fondamenta di quelle rocche stesse. Altri deducono l'origine di Orci dai Norici, popoli che confinano col Danubio, scesi coi Goti in Italia e venuti sul Bresciano. Non manca chi attribuisce l'onore di aver dato il nome al paese a tal Orcisino, vescovo di Brescia, inscritto nel Catalogo dei Santi, il quale avrebbe gettato la prima pietra benedetta di fondazione. E dicono, a conferma, di aver rinvenute nella chiesa di S. Benedetto e San Vittore, ora distrutta, delle sue reliquie. Il Codagli conclude: "Cosa questa che molto più mi aggrada di quello che faccia il semplice favoleggiare di coloro che credono persuadermi essere stata una certa Oritia moglie di Borea e figliuola di Eriteo re di Atene a fobbricare Orci, o di coloro che sognano i Fauni crudeli di aver ivi da lontano fatto fuggire Oritia leggiadrissima Ninfa...". Scartate tali ipotesi il Codagli si sbizzarrisce a richiamare termini come Orgia (sacrifici) Orrizia o Ordea (frumento) e a ritenere il termine Urcius nel significato di "luogo di culto". E sul filo di queste fantasie assegna altre etimologie scrivendo: "Come la chiesuola di S. Lorenzo in Bigollio pare fosse prima dedicata a Giove, dio delle vendette, così argomento essere stati adorati all'Inferno, altro cascinale orceano, Proserpina e Plutone; al Balcarino: Bacco e Cerere; alla Fame: la dea Fama; e in Griani (Ingriani): Apollo chiamato anche Grimo...". Paolo Guerrini e Arrigo Solmi hanno fatto derivare il nome da una fabbrica di laterizi e terraglie (orci) o da terreno atto alla lavorazione di orcioli (che la tradizione volle fossero stati ritrovati nelle fondamenta delle Rocche). Tale ipotesi è stata rifiutata dall'Olivieri (cui ha aderito anche lo Gnaga) il quale invece nel nome Iurs ha voluto vedere una contrazione dialettale del nome San Giorgio poichè Orzinuovi è stato fondato e chiamato nel sec. XII castrum S. Georgii o S. Iorii, donde, secondo lui, il nome I-urs. Paolo Guerrini ha poi ripiegato su un'origine dal lat. "arsus" applicato ai latifondi di questo vastissimo territorio prima che fosse abitato e bonificato dalla colonia agricola e militare che il comune di Brescia vi costituì nel secolo XI. Sono i campi arsi, come le campagne di Chiari e di Montichiari, che diventeranno invece fertili e fiorenti con la rete di numerose rogge che vi portano l'abbondante acqua dell'Oglio e delle paludi superiori di Comezzano-Trenzano, scavate nei secoli XII-XIV per la bonifica di questo territorio. La mutazione fonetica dell'a in o e u è molto frequente nella parlata bresciana, che dice olt invece di alt, e ors o urs invece di ars. Altri ancora come Giovanni Maria Cavalli, dottore in legge e in diritto economico, nonchè membro della Accademia degli Erranti, (partendo dal fatto che nello stemma di Orzivecchi si trovi un orso) l'hanno derivato da orso. Carlo Guido Mor lo fa derivare da una radice celtica che indicherebbe (come i vicini Urgnano, Urago) un luogo presso acque correnti. Altri si sono riferiti alla radice ur = acqua. Pur fondato nel 1193 il castello, o borgo fortificato, Orzinuovi, il territorio ebbe abitatori fin da tempi molto più antichi. Abbandonato a se stesso il territorio entrò, specie nella parte più orientale, a far parte della Centuriazione romana. Significativo il ritrovamento nel 1956 presso la cappella di S. Martino sulla via per Gerolanuova di una stele funeraria, a ritratti, del legionario Domitius e della sorella, datata alla prima metà del I sec. d.C. Tombe romane vennero trovate a Cadevilla, ai confini con Orzivecchi e nel territorio comunale come a Coniolo e a Orzivecchi. Una lucerna in bronzo di età romana (poi scomparsa) venne rinvenuta nel 1927 durante lavori edilizi in via Obici. Un tesoretto di monete, contenuto in un tubulo di terracotta, venne trovato in occasione di lavori agricoli nell'ortaglia di proprietà Vincenzi a Villa Gavazza. Nel 1813 venne trovata, in pieno centro, in piazza S. Francesco, nell'area dell'ex convento, la parte superiore di un'ara votiva con dedica a Minerva conservata presso i Musei Civici di Brescia. A. queste iscrizioni il Totti, il Gnocchi, il Vinaccesi ne aggiungono un'altra senza indicarne la precisa localizzazione. Di queste iscrizioni una è dedicata a Cesare Nerone figlio di Germanico, nipote di Tiberio Augusto, pronipote del divo Augusto Ottaviano, cui il Labus ha attribuito il flaminato e il sodalizio augustale. L'iscrizione viene assegnata all'anno 30 d.C. Il Mor ritiene che se la maggioranza della popolazione del luogo era formata da coloni, "schiavi e liberti" nello stesso si rifugiarono anche non poche famiglie nobili con l'intento di sfuggire alle più diverse calamità e che trovarono poi nella caccia, nella pesca, e nell'agricoltura le ragioni di sopravvivenza. Sotto il n. 497 in «Corpus Incriptionum Latinarum», il Mommsen registrò quest'altra epigrafe trovata in «Castello Rosciae territori Urceorum»: SACRA AEDES L. ROSCII = (Sacro Tempio di Lucio Roscio) / P....OR G.... (?) / L. D. D... = (Locus Datus Decreto), trascritta pure in «Codex Corsinianum» (fasc. 45, n. 144) la quale epigrafe e un'altra, dedicata dalla famiglia Minicia a Minerva, valgono a documentare che furono, anche qui, le due famiglie consolari di Brescia: Roscia e Minicia.


Urcei divenne, come rileva il Mor, il centro di un "pagus" come capoluogo dei vici limitrofi in una specie di consorzio di capifamiglia per la tutela di beni comuni, per la comune difesa, per il mantenimento dei primitivi ordinamenti. Come pago è amministrato collegialmente da dieci, talvolta da dodici, magistrati - «magistri pagani» nominati dall'assemblea del popolo - «la vicinia». Più tardi, però, prendon nome di «anziani», cui troveremo, traverso i secoli, nel 1120, ad accettare, come feudo, il loro borgo dai rappresentanti di Brescia. Ebbe come pagus un tempio, un castello, un tribunale, un mercato e perciò capoluogo di pago e di quadra. Come rileva il Mor, il Bucorio, sulla riva dell'Oglio è il naturale centro, a dir così, strategico, sede del castello che sorge all'Aguzzano; il Bigolio - come luogo, oramai, più elevato, più asciutto, più sano, più a contatto coi vici del pago - sede del «campidoglio» e della «basilica» con tempio al massimo dio Giove e con l'ara al Genio della terra - il naturale centro, non solo religioso, ma anche commerciale; il convegno delle riunioni, delle assemblee della vicinia. Carlo Antonio Mor ha così delineato quelli che sarebbero stati i "vici" o casali. Da nord a sud: i Borghetti - ai Lamassi; Bigolio (o Bigollio) - nei pressi dell'Alderina; il Nazano - fra le attuali Sigalane (o Schighellane, o Cà Gallani) e Bel Prato; l'Aguzzano - dal nome gentilizio romano Acutianum (Acutius); il Bucorio (o Bucoro, o Bucovo, o Bucolli) - dal nome gentilizio romano Bucurius (o Bucorius) - nei pressi della cascina Malpaga; il Bagnadora - all'attuale cascina Disciplina; il Theze (o These, o Teia) - fra le attuali cascine: S. Antonio, Tenca, Andriana, Battese, Gheba; il Valmarona - nel luogo dove ora sorgono le cascine: Nosotto, Barcarino, Moglie, Salnitro.


Urcei, dunque, osserva il Mor, è nome comprensivo (usato, perciò, al plurale) - con un'estensione molto considerevole, senza dubbio, pari, press'a poco, al territorio delle due attuali Comunità: quella di Orzi e quella di Orzivecchi. Il centro religioso sarebbe significato, secondo il Codagli, da un sasso trovato al Bigolio nei pressi della Pieve, che avrebbe portato scritto: JOVI OPT / MAX ULTORI / V. S. L. M. = (Votum - Solvit - Libeus - Merito) che si completa: «a Giove Ottimo Massimo Vendicatore - sciolse il voto liberamente, meritamente. Una lapide scoperta nel 1813 nell'attuale piazzetta del Teatro risultò dedicata e suona: «MINERVA (E) / MINICIUS / FIRMA (NUS) / V. S. = (Votum-Solvit)» e cioè: «Minicio Firmano sciolse il voto a Minerva». Senz'altro fantasiose le notizie che pretende dare il Codagli: e cioè che a Grioni (o Ingrioni) abbia avuto culto Apollo, alla cascina Barbacano: Cerere; alla cascina Fame: la Fame; alla cascina Inferno: Plutone e Proserpina ecc. Di particolare rilievo i fondi agricoli che si stendevano nella campagna fra i quali è rimasto il ricordo in Aguzzano, nome derivato da un Acutius (onde fundus Acutianus) latifondista romano. Ma l'importanza del territorio venne anche dalle vie che l'attraversarono, fin da tempi antichissimi quali la strada Brescia Crema - Lodi - Pavia - Milano; la diramazione della Mediolanum Aquileja da Palazzolo per Urago, Rudiano, Roccafranca, Orzinuovi; e, ancora, la diramazione della Brescia-Cremona da Manerbio a Ripalta (le Martinenghe) per Casalromano. Sulla via principale o a qualche incrocio prima di passare l'Oglio esistette probabilmente una mansio romana sulla quale poi sorse probabilmente la diaconia di S. Lorenzo. Il territorio continuò ad essere abitato anche in età tardoromana, come indicano le tre sepolture ad inumazione databili al IV-V sec. d.C. trovate nel 1977 presso la cascina Pieve di proprietà Gorio.


I fundus, nel medioevo, si andarono frazionando in curtis. Impossibile fissare l'epoca in cui il pago divenne pieve cristiana con sede a Bigolio, nel territorio di Orzivecchi. Sembra certo che là dove sorse poi Orzinuovi esistesse una diaconia della plebe dedicata a S. Lorenzo. Dipendeva dalla suddetta pieve l'attuale territorio di Orzinuovi, ulteriormente colonizzato. Nonostante le susseguenti invasioni barbariche, specie sotto i Longobardi e i Franchi, sorsero "loca sanctorum" ossia cappelle intorno alle quali raccogliere le popolazioni sparse nelle campagne. Così si può dire di S. Pietro e di S. Dalmazio e dei S.S. Cosma e Damiano verso le Montagnole, di S. Giorgio (al Bucorio, e alle Tese, al centro di una Fara longobarda alla Maria Madre all'Aguzzano) dei S.S. Giacomo e Filippo all'Ingrioni (dove la tradizione vuole esistesse un tempio dedicato ad Apollo) a S. Bartolomeo Infangato (ai Fanghi) e poi anche alla Spianata, a S. Afra ancora alle Tese.


Segni di presenza bizantina il Codagli ha indicato in una lapide da lui vista e decifrata con: "Totila / rex Gotorum" ma che altri hanno interpretato come riferente ad una mai ricordata Otilla regina dei Goti, o ancora (ed è il Sabellico) come un'Otilla sacerdotessa dei Bavari. Il Mor da parte sua scrive: «Non è, invece, improbabile che la epigrafe abbia ricordato una principessa - come si direbbe oggi - al seguito di Attila nella sua rovinosa scorreria, morta e qui sepolta durante la ritirata disastrosissima per grave epidemia scoppiata nel campo del Barbaro. Perchè è pur noto che Attila, oltre gli Unni, ebbe ai suoi comandi orde di Ostrogoti». Ancora il Mor ha indicato la presenza in terreno orceano di un Teia, capitano dei re: Ildibaldo, Erarico e Totila, tra gli anni 540 e 545, ossia fra la prima e la seconda venuta di Belisario, allora che le reliquie dell'esercito ostrogoto si ritirarono di qua dal Po, sulla sponda sinistra. "E qui, osserva il Mor, non è pur improbabile che abbia avuto luogo una di quelle molteplici avvisaglie che seguirono in quella guerriglia così malamente condotta dai discordi generali lasciati nell'Italia da Belisario, dopo la prima campagna. Onde non sarebbe né illogica, né ardita supposizione l'ammettere che a Teia si debba il nome di Teia - mutato, poi, in Theze - dato ad una nostra contrada, forse a ricordare, quivi, un suo fortunato glorioso fatto d'armi..., se Theze non significasse - come ho già avvertito abitato in aperta campagna, cascina". Né è fuori di ogni buona argomentazione, soggiunge il Mor, l'ammettere anche che sotto il presidio di Teia sia stata eretta una chiesuola in onore di S. Benedetto, in grande venerazione presso gli Ostrogoti, non solo per il gran bene compiuto col dissodamento di campagne, ma perchè in concetto di «santo». Sempre il Mor rileva come tra il 563 e il 568 Urcei cade sotto la temporanea dominazione dell'avventuriero capitano francese Aningo, venuto sotto gli ordini del condottiero Buccellino in aiuto degli Ostrogoti. Ma vinti l'uno e l'altro dai prefetti del generalissimo greco Narsete, il pago rimane - fino al 568 - con Brescia ed altre città lombarde e venete - sotto la dominazione dell'imperatore di Costantinopoli, retta da un «tribuno o patrono». Una presenza longobarda potrebbe essere ravvisata nel culto a S. Michele, venerato in una cappella in contrada Bagnadora sulla strada per Coniolo e dopo la conversione di Teodolinda forse anche nel culto di S. Pietro.


Insussistenti i riferimenti a Orzi in epoca carolingia durante la quale, tuttavia, nell'833 avviene la cessione, come feudo livellare, da parte del Re franco, del territorio orceano ai monaci di Nonantola (Modena) col concorso di prete Alberto dei monaci di questo Convento, e di certo Gariberto De Urceis; ed è, forse, osserva il Mor, sotto gli auspici di questi stessi monaci la erezione della chiesuola dedicata a «S. Martino» - (a. 400) - all'attuale cascina omonima, perchè se i Longobardi avevano convertito il loro nome battagliero Iraninsul in S. Michele, i Franchi preferirono S. Martino rammentante Marte.


La pieve allarga la sua influenza anche in senso caritativo. Secondo il Mor "Urcei, non solo ha la Canonica alla Plebana di S. Lorenzo; non solo aggiungerà al Theze, proprio sulla strada «de Urceis» da Brescia a Crema, l'ospizio per i pellegrini, detto «la Casa Grande» - (probabilmente fra l'anno 1130 ed il 1148, all'epoca della II Crociata, alla quale partecipò Gesio Calini da Brescia con numerosi concittadini) - altro provvido ospizio per infermi; ma conta anche il suo Castello al Bucorio, fatto, forse, rifabbricare come luogo di rifugio da Berengario I dopo la II invasione degli Ungheri, l'a. 906, dinanzi al saccheggio della Città, ed all'ombra, ora, e sotto l'egida della «Madonna, Maria Madre» (una chiesetta all'Aguzzano). Il luogo è, dunque, fuori della grande strada maestra «la Gallia», e sempre selvaggio e quasi trincerato, indicatissimo anche per i fuggiaschi da Brescia e dintorni dalla ripetuta invasione magiara, e per quelli dai disastrosi terremoti del 1060, la festa di Pasqua, del 1072 e del 1117".


Beni fondiari vi ebbero il Monastero di S. Giulia, di S. Faustino e anche il Monastero di Nonantola. Tempi difficili il territorio dovette vivere sotto le invasioni ungare specie nel sec. IX, durante le quali, oltre che un rafforzarsi delle difese, la salvaguardia del territorio venne affidata a sempre più potenti famiglie, fra le quali ebbe preminenza quella dei Martinengo. Che se non è provata l'assegnazione in feudo di Bucolio o Bucorio, da parte di Ottone I nel 969 a Tebaldo Martinengo, resta sicuro un continuo rafforzarsi della potente famiglia in Orzi e nel territorio fino a quando avrà il sopravvento il Comune di Brescia. La difesa del territorio si andò poi concentrando soprattutto sul castello di Orzivecchi (v.). Il risveglio economico e sociale del sec. XI e XII, la ripresa delle bonifiche e dell'agricoltura in genere, la necessità di utilizzazione di acque finirono con lo scatenare contrasti fra Comuni, come Brescia, Bergamo, Cremona e comunità più piccole. L'interesse del Comune di Brescia, fin dal suo sorgere, si diresse dapprima sul Castello di Orzivecchi, obbedendo alla neces sità di portare i confini sull'Oglio. Ciò coinvolse sempre più il territorio orceano, suscitando contrasti con i Comuni di Bergamo e di Cremona per il possesso delle sponde del fiume e l'utilizzazione delle acque, sia per la navigazione che l'irrigazione. Fin dalle origini del Comune Bresciano, nel 1120 (secondo Gabriele Rosa addirittura dall'anno 1000 o intorno al 1020, come in un primo tempo aveva pensato l'Odorici),"Redoaldo di Griliano, Ribaldo Teutonico, Otto Palxola, Teudaldo di Uxignichola e Tenso, in Brescia avanti la chiesa di S. Pietro investirono parecchi de' Urceis del castello degli Orzi, dello spalto e del fossato (de castro, de spaldo et fossato) ma a patto che la proprietà rimanesse al Comune della città, e gli investiti fossero tenuti ab omnibus homine defensare il castello, e di far giurare ciò a tutti i castellani, e di pagare a titolo d'affitto a S. Maria d'Agosto cinque soldi milanesi". Ma il vecchio castello, in aperta campagna, lontano dal fiume si rivelò presto inadeguato. Nel frattempo, probabilmente verso la fine del sec. XI, il Monastero di Argon (Bergamo) creava attorno alla cappella di S. Maria e S. Dalmazzo di Aguzzano una dipendenza cluniacense, che contribuì alla bonifica del territorio. L'assedio poi a Soncino del 1153, da parte dei Bresciani, portò a ritorsioni e a contrasti nuovi; fra cui, nel 1182, la distruzione del castello al Bucorio (in prossimità del fiume Oglio) così da convincere il Comune di Brescia a costruire un nuovo castello in posizione di più facile difesa. In pochi anni viene così decisa la costruzione in posizione più sopraelevata scegliendo la località felice in "campo de Fera al Leze" dove esisteva una cappella dedicata a S. Giorgio, dove oggi sorge il santuario della Madonna Addolorata o del colera. Per la stessa ragione, nel 1184 l'arciprete della Pieve di S. Lorenzo di Bigolio investiva della cappella di S. Giorgio di Fara, i benedettini del monastero di Valle Alta in Val Seriana. Annessa all'investitura vi era la condizione, qualora venisse edificato il nuovo "Castrum de Urceis", di ricevere in cambio un'altra cappella. Da ciò si arguisce che la costruzione della nuova fortezza era già nei progetti. Nel diploma (dell' 11 luglio 1184) che contiene la deliberazione di costruzione del castello, venivano chiamati in causa i Soncinesi i quali, non solo in tempi di contrasti, ma anche in quelli di pace perseguitavano i poveri contadini della comunità dei De Urceis, residenti sulla sponda sinistra dell'Oglio. Per questo motivo era meglio abbandonare il castello rovinato per edificarne uno nuovo per resistere alla "malizia dei soncinati". I lavori vennero subito iniziati ma il sopravvenire di nuovi contrasti fra i Comuni Lombardi e l'imperatore, il Barbarossa, i progetti e i lavori vennero per qualche anno accantonati. Caduti, in seguito, i motivi che avevano portato alla Lega Lombarda e morto, il 9 giugno 1190, Federico I il Barbarossa, ripresero le antiche contrapposizioni e lotte fra i grandi e piccoli Comuni per la conquista e la difesa di diritti territoriali. Cremona, Bergamo, Lodi e Como, già filoimperiali, fanno lega contro Milano e Brescia. Brescia fa guerra a Bergamo per la giurisdizione sui Castelli di Caleppio e Sarnico, mentre Milano si arma contro Cremona e Bergamo per difendere Cremona. Il Codagli, partendo dal fatto che il vescovo e poi il comune di Brescia erano stati investiti dagli imperatori dei diritti sulle acque e delle due sponde del fiume Oglio, e a difesa dalle contese e pressioni continue di Bergamaschi e Cremonesi, scrive che "la prima pietra della Rocca di detto Castello, il quale dalla chiesa vicina prende il nome di S. Giorgio, fu posta il giovedì ultimo di febbraio, l'anno 1191 del Parto della Vergine. E il fondatore fu Giovanni da Fiumicello, vescovo di Brescia".


I paesi delle sponde dell'Oglio continuano a fronteggiarsi. Nel luglio 1191 i Cremonesi passano l'Oglio a Cividate al Piano, ma Biatta da Palazzo li sconfigge il 7 luglio a Rudiano nella battaglia di Malarnorte. Nell'autunno seguente l'imperatore Enrico VI concede a Brescia la giurisdizione sulle due sponde dell'Oglio fino alla confluenza col Po. A difesa Brescia decide di rinforzare i castelli di Rudiano e Pontevico e per fronteggiare Soncino concede la ripresa delle fortificazioni iniziate dal 1191 nel "campo di S. Giorgio" e di costruirvi un borgo fortificato o castello. Per trasmigrare alle Theze e presso la cappella di S. Giorgio gli orceani chiesero che vi fossero erette abitazioni per ottocento fuochi o famiglie, fossero erette fortificazioni e che vi fosse un "ricetum" (dogana?) come a Pontevico, e un mercato libero; di poter godere il pascolo di Aguzzano, che venissero creati canali di acqua irrigua e che fossero conglobate nella nuova comunità le vicinie di Barco, Ripalta, Ovanengo e Campagnola, e molti altri privilegi. Il comune di Brescia accettò le richieste e 1'11 luglio 1193 venne posta la prima pietra del nuovo castello che si chiamò appunto Orci Novi. I rimasti nell'antica Urcei si raggrupparono intorno al vecchio castello e alla Villa che venne chiamata Orzivecchi. Gli abitanti trasmigrati agli Orzinuovi portarono con sè anche ruderi romani e medievali. I lavori vennero ripresi di gran Iena. Il 13 dicembre dello stesso anno i Cremonesi tentarono di danneggiare le appena incominciate fortificazioni, ma vennero ricacciati e, specie dopo la nuova pace firmata nel 1194 tra Milano e Lodi, i lavori vennero portati avanti con decisione. Il 7 ottobre 1195, con l'assegnazione delle prime abitazioni, decretavano solennemente che tutte le persone arrivate al Castello di S. Giorgio e che vi avessero soggiornato durante l'inverno, con moglie e figli, nel tempo della costruzione, sostenendo "i caratici", le veglie e i vari balzelli, fossero ritenute di pari condizione e libertà con gli altri vicini.


Nemmeno il terremoto della fine del 1223 fermò tale costruzione che a distanza di decenni si presentava, secondo la definizione del Mor, "un tutto veramente regolare, euritmico, prestante". "Un'ampia piazza rettangolare centrale è raccolta, dapprima, in una linea di «portici»; poi in una seconda - di là dai portici e dal primo corpo di fabbricati - segnata dalla «contrada di Circonvallazione interna», detta anche «contrada del Carrobbio» (ossia «dei carri»); poi in una terza cinta altissima di «mura» di là da un secondo corpo di fabbricati, che chiude tutto l'abitato come in una linea di trincea e di difesa con fossato, vallo ed altra strada, «la Circonvallazione esterna», tutto in giro alle mura. È, nell'insieme, un gran corpo di fabbrica, dalla forma di un castello sull'esempio dell'«arce romana» diviso a metà della linea «cardo maximus» segnata dalla Piazza - in continuazione con la strada «de medio» o reale - che fa capo alle due porte di monte e di mezzogiorno; traversato dalla «decumanus maximus» segnata dalle contrade maggiori alle estremità. A mezzanotte ed a mezzogiorno della Piazza sono due altre piazzette. Un rivolo - «l'Orci» e per antonomasia «il Fiume» - che viene da fontanili di Ludriano, alimenta la fossa alle mura, entra nel bel mezzo della Fortezza e scorre scoperto per tutta la Piazza per l'abbeveraggio dei cavalli della guarnigione, uscendo per la Porta di mezzogiorno, a confondere le sue acque col canale «la Comune». Dalla Piazza fino alle mura partono in linea retta quattordici vie, di cui quattro, assai ampie, sono alle estremità; sono quelle che mettono alle Porte. Due altre vie congiungono le due piazze minori alla maggiore centrale, tutte sterrate" .


Fondata la fortezza, si andò organizzando anche la vita economica e sociale. Nel 1200 si sviluppano anche a Orzinuovi attività commerciali e manifatturiere che rafforzano sempre più i ceti della media borghesia e popolari, mentre possedimenti vi ebbero il monastero vallombrosano di S. Pietro d'Astino e quello cluniacense di S. Paolo d'Argon. Significativa la presenza degli Umiliati che ebbero una casa a Brescia a fianco di porta di Torrelunga presso la chiesa di S. Eufemia, ricordata in documenti del 1224.


La chiesa della Madre di Dio all'Aguzzano potrebbe essere comparata a quella cittadina, eretta a Maria protettrice della pudicizia plebea. Il Comune continuò a dipendere dal Comune di Brescia, come facente parte della quadra dei S.S. Giovanni e Stefano. Con la città continuò ad avere diretti contatti politici e commerciali. Vive le fazioni del tempo, specie quelle dei guelfi e dei ghibellini; capitanati i primi dai Martinengo, i secondi dai Corniani. Fra le famiglie locali, più antiche ed importanti, si annoverano quelle degli De Obici e dei Gualtieri. Il Mor fa anche azzardatamente l'elenco delle famiglie guelfe e ghibelline. Elenca tra le prime le famiglie: Adami, Agazzi, Alberti, Albertini, Amedei, Angeloni, Appiani, Asmondi..., Bagnadore, Battezzi, Bellotti, Benzoni, Bianchini, Bissoli, Bonetti..., Dalla Porta, De Bernardi, Dolzoni..., Emili, Farfengo, Fegàti, Festa, Frontegnacci..., Gadasco, Gafurri, Gavazzi, Gerola, Griani, Gualtieri..., Insignino..., Lamberti, Leni, Longhi..., Moneta, Mussi..., Obici..., Palazzoli, Perini, Picino, Ponzoni, Ponti, Prandoni, Premoli..., Sesto..., Torta, Trussi..., Ugoni, Urgnani..., Verdi, Villa, Voltini..., Zenucchi, Ziletti... Mentre tra le seconde sono comprese le famiglie: Angioli..., Barbari, Bianchi, Boccazzi, Bonelli, Bulgari, Buontempi..., Carrara, Cincani, Cologni..., Emili..., Ferraroli, Fisogni, Francia..., Mazzi, Marini, Morano..., Ospitali..., Passinani, Prandoni..., Quinzani..., Rocca, Rodenghi..., Trezzi, Tribaudi..., Zilotta...


Orzinuovi fu comunque comune guelfo, legato alle vicende di quello di Brescia che continua ad avere particolarissimi interessi su Orzinuovi, come su tutte le fortezze e i castelli che si stendono lungo l'Oglio a difesa dai nemici dichiarati, specie Cremonesi e Lodigiani. Rafforza la fazione guelfa la presenza dei Domenicani, qui portati dal vescovo Guala, il quale si premurò anche di riformare il capitolo della collegiata, qui trasferito dalla Pieve prescrivendo che oltre l'arciprete vi debbano essere altri nove canonici e tre cappellani, fino a che «diminuzioni d' entrate, ovvero altri accidenti non alterino i beni della Chiesa».


Come sottolinea il Mor, "sull'esempio della Città - salvo le dovute proporzioni - anche qui, nel nostro modesto abitato, sarà tutta una fosca sinistra storia di federazioni, di guerricciuole, di zuffe sanguinose, di orrori, rischiarati solo, di tratto in tratto, da qualche fatto che si elevava per valore e virtù, a testimoniare che non si spegnerà mai interamente l'indole generosa del nostro popolo". Anche a Orzinuovi si ripete il gesto di quella Berta che usando lavorare di conocchia e di fuso sugli spalti, fiutando lotte a non finire se ne allontanò per sempre. "Non è più tempo che Berta filava". I contrasti tra Bresciani e Cremonesi e tra guelfi e ghibellini si rianimano agli inizi del sec. XIII e nel 1207 Orzinuovi resiste all'assedio dei Cremonesi e dei ghibellini mentre i Bresciani vengono sconfitti, perdono il carroccio e sono costretti ad accogliere i ghibellini in città. Trascorrono alcuni anni di pace, grazie alla mediazione nel 1213 del vescovo Alberto da Reggio, durante i quali, e precisamente nel 1215, vengono fissati dal giudice Baiamonte, presenti i consoli di Orzinuovi, Alberico Martinengo, Alberto Ranza e Lanfranco Sala, i reciproci diritti sull'Oglio. L'accordo dura poco, perchè nel 1220 rinascono nuovi contrasti circa il pedaggio sul fiume. Le controversie vengono smorzate soltanto da piogge torrenziali e rovinose e dal terremoto che per 15 giorni, dal Natale 1220, distrugge torri, palazzi e chiese in gran parte della Lombardia. Le gravi sventure convincono nel 1224 Orzinuovi e Soncino, in nome di Brescia e Cremona a trovarsi e a delimitare i confini comunali con pietre confinarie "a capite piantate roncheti Octavii Tavelle a sero parte, sicuti Lectus Olei veteris, usque ad bochetam Aquesone, et a bocheta Aquesone usque ad arsenum de Barco a mane parte". Siglano l'accordo a totale beneficio di Soncino cui vengono riconosciuti il possesso delle due rive, l'esenzione da ogni pedaggio ecc., per Cremona, i soncinesi: Guidotto Issé, Alberto Vitalibus, Bernagetto Villa, Giovanni Menno; per parte di Brescia, gli orceani: Abiatico Bellotti, Manfredo Madrignano, Giovanni Conca, Tebaldo Azono presieduti dal podestà di Orci Aliprando Fava.


Passata la paura per le immani sciagure, nel 1225 riprendevano scontri e lotte. Orzinuovi accorreva in soccorso di Pontevico e di Seniga impegnati contro i Cremonesi mentre per ritorsione i Cremonesi attaccavano Orzinuovi che, rimasto senza aiuto, deve contare parecchi morti ed una quarantina di prigionieri.


Il sec. XIII inizia con continui contrasti fra Orzinuovi e Soncino, che tra l'altro continuerà a vantare diritti, per esempio, su Pertinengo, contrada fra Orzinuovi e Barco. Contrasti mai sopiti se non in tempi molto recenti, tanto che è invalsa la voce che a memoria d'uomo, mai un orceano condusse all'altare una soncinese, anche perchè invalse a Orzinuovi la convinzione espressa in versi e canzoni che Orzi sia un bel fiore e Soncino cosa più da latrina.


Nuova sconfitta gli Orceani hanno nel 1230 nella difesa del castello di Rudiano dai ghibellini bresciani. Sessanta annegano nell'Oglio e il castello è saccheggiato. Orzinuovi stesso è saccheggiato e depredato. Nonostante ciò nel 1237 Orzinuovi fornisce sue truppe a Brescia contro Federico II mentre nel 1238 viene preso di mira da Cremonesi e Lodigiani. Nel 1258 le difese vennero rinforzate in vista di un possibile attacco di Ezzelino da Romano. Nel 1259 Orzinuovi, che ha aperto le porte ai profughi guelfi ed è rimasto in mano ai Bresciani, deve sostenere l'assalto di Ezzelino III, resistendogli strenuamente, per cui il tiranno comanda che fosse messo a fiamme tutto il territorio orceano. Pudiano, Coniolo, Rossa, Ovanengo, Barco e Villa Chiara ne ebbero la peggio. In soccorso ad Orzinuovi arrivano da Soncino anche i ghibellini e le truppe del Dovara e del Pelavic già alleati di Ezzelino, e diventati suoi nemici. Questi provvedono a gettare un ponte sull'Oglio. Ezzelino, sentendosi minacciato, abbandona la fortezza, si spinge a Palazzolo, ferma i Milanesi, impedendo loro di unirsi agli alleati a Soncino e punta su Milano. Ferito a Cassano, muore e viene sepolto, pare, a Soncino mentre il suo esercito viene sbaragliato. Ad Orzinuovi Buoso di Dovara nel 1261 stabiliva un suo governo speciale. Mentre Carlo d'Angiò insegue il Pelavicino, Orzinuovi viene nel 1265 con altri castelli e paesi semidistrutto da un capitano del d'Angiò, Roberto di Bethune, conte di Fiandra, che pure accampa a pretesto la difesa dei guelfi. L'anno appresso è ancora il Pelavicino che si accampa fra le mura e le rocche semidistrutte. Ma alla notizia dell'avvicinarsi dell'esercito della Lega guelfa, novamente ripara in Cremona, da dove, però, ne è scacciato da quei cittadini stessi, incitati dal suo implacabile rivale, ed, oramai, decisamente nemico dichiarato: Buoso da Dovara.


Firmata nel 1268, con la mediazione del legato papale il vescovo di Acquio, nella chiesa di S. Eusebio, presso Coccaglio, la pace fra guelfi e ghibellini, le mura della fortezza di Orzinuovi vennero diroccate assieme a quelle di altri borghi fortificati. Per ordine del Capitano del Popolo Francesco Torriani le mura vengono, nel 1267, del tutto atterrate e le fosse riempite, mentre nel 1268 sono i guelfi bresciani, cremonesi, piacentini e lodigiani, al comando del Dovara, che ha cambiato bandiera a distruggere con fuoco di pece gran parte dell'abitato. La restaurazione viene ora ordinata dai ghibellini scatenati contro il Dovara che cingono d'assedio Soncino, altra rocca del dominio del Dovara, che non è liberato, se non a patto che gli stessi Cremonesi restaurino, con altri castelli, anche Orzinuovi col quale sono anche riannodati patti di alleanza, mercé i buoni uffizi di Gualtiero della Rocca podestà in Cremona per il re Carlo d'Angiò, di certo Gabriele di Cropello soncinese, uno dei «sapientes consultores» e del podestà di Orzinuovi. Molestato nel 1272 dai ghibellini annidati nelle boscaglie di Ludriano, negli anni seguenti il paese è desolato da carestie, alluvioni e pestilenze alle quali nel 1279 si aggiungono le minacce di Mastino I della Scala, il quale, tuttavia, in seguito ad un accomodamento, acconsente che Orzinuovi diventi asilo di rifugio dei Ghibellini. Non sono pochi, infatti, i profughi che vi entrano, vi dimorano costruendovi comode signorili abitazioni. Uno di loro, anzi certo Arrighino, probabilmente della nobile famiglia degli Isei o da Iseo avrebbe dato il nome alla cascina ed al bosco sull'Oglio, nelle vicinanze di Barco. (Liber Pother, f. 504, n. 2, p. 121). 


Mentre la lotta si sposta dagli opposti partiti a quella fra famiglie (Maggi e Brusato), le campagne languono nella povertà e sono percosse dalle pestilenze, anche se sembra che Orzinuovi sia stato il meno colpito e tra i primi a riprendersi. Ciò è confermato dal fatto che nel 1286 Orzinuovi è fra le terre desolate, o meglio disabitate per epidemie e guerre. Il 17 giugno 1286 il Comune, rappresentato dai sindaci Piero Tintore e Alberto Ferrario, veniva investito del feudo del Castello Orzivecchi «con relativo spaldo e fossa di circonvallazione pagando ogni anno, nella festa dell'Assunta, 5 soldi mezzani (in circa L. 300 delle nostre) come canone d'affitto, tenuto a giurare fedeltà al Comune di Brescia ed al suo podestà, promettendo di compiervi opere di difesa contro i nemici di detto Castello, e di allogarvi, invece, cittadini suburbani», come osserva il Mor. Nel settembre la popolazione orceana si riuniva nella parrocchiale per dare esecuzione all'investitura fatta «ordinando col giuramento di fedeltà di aiutare in tutto e per tutto Brescia contro Comuni ed Università, qualunque siano, e di far cavalcate e sortite ad onore ed in servizio di Brescia». Nel 1311 il 24 aprile, Orzinuovi accoglie l'imperatore Enrico VII, festeggiato soprattutto dai profughi ghibellini. Vi si trattiene qualche tempo, in attesa che Brescia gli si sottometta. Vedendo respinta la resa, marcia su Brescia, mentre sotto le mura ricostruite di Orzinuovi si azzuffano i ghibellini cremonesi con i ghibellini comandati da Carlo Confalonieri, anche se a rintuzzare la gioia della vittoria, sopraggiunge, poi, Ponzino dei Ponzoni il quale, alla testa di duecento guelfi, sfida in campo i ghibellini che sono annidati nel Castello, comandati dal Confalonieri stesso, e gli imperiali che sono a Soncino al comando di un Berardo Maggi. Il Ponzoni vince a Soncino, e s'impossessa del castello; ma trova, invece, forte resistenza in Orzinuovi e desiste dall'assedio.


Gli statuti di Brescia ricordano come importante la strada da Brescia ad Orzinuovi. Nel 1316 Orzinuovi è di nuovo rifugio di ghibellini. La fortezza è difesa dal podestà Daniele Giunta. "La pugna è, pur qui, tenace, accanita, feroce. Il Giunta è vinto; il campo è lasciato libero ai guelfi i quali imperversano sinistramente contro inermi ed innocenti villici, nella borgata e nei casali con le solite inaudite scelleratezze". Il Codagli in un momento di profondo sconforto, così lamentò tante sciagure: «Se io considero le calamità e le miserie di quei tempi, veggo mille volte meglio essere l'abitare negli ermi boschi, fra le sinistre fiere, che nelle città fra gli uomini». Nel 1321 trecento guelfi orceani soccombono sotto Crema, dopo essere accorsi in soccorso dei guelfi del luogo. È a Orzinuovi che il 12 agosto 1327 l'imperatore Lodovico IV di Baviera, per acquetare i ghibellini che lo accusano di aver fatto arrestare (qualcuno dice tre di loro nella Fortezza orceana) Galeazzo I, Azzone, Luchino e Giovanni Visconti, convoca a Orzinuovi: Can Grande della Scala, signore di Verona; Rinaldo Bonacolsi detto il Passerino, signore di Mantova; Rinaldo d'Este, signore di Ferrara; Guido Tarlati, vescovo interdetto d'Arezzo, ambasciatore di Castruccio Castracane, signore di Lucca e di altra parte della Toscana; ed altri capiparte col loro sfarzoso séguito di nobili cavalieri. In quel Consiglio l'Imperatore si scagiona di aver fatto prigioniero nel castello di Monza il suo vicario in Milano, Galeazzo, e di aver fatto catturare anche i parenti di lui: Azzone, Luchino, Giovanni, accusati di essere stati sorpresi in segreta corrispondenza col Pontefice. E mostra loro le lettere compromettenti, lettere che alcuni storici contemporanei, fra i quali il Villani, dubitano che esistessero veramente.


Il 17 agosto l'imperatore partiva da Orzinuovi per Roma per farsi incoronare dall'antipapa. Assieme, tutti i prigionieri abbandonano Orzinuovi e si rifugiano a Iseo presso gli Oldofredi. Il 1330 vede la riscossa dei Guelfi che riprendono Orzinuovi, scagliandosi su Pompiano e Rudiano. Nel settembre 1331 Orzinuovi vede di nuovo un incontro ad alto livello: vi si incontrano infatti gli Estensi, gli Scaligeri, i Gonzaga assieme ad Azzone Visconti per stringersi in lega. Re Giovanni di Boemia concede a Brescia particolari privilegi, fin quando nel castello di Orzinuovi il 22 novembre 1332 viene stipulato un accordo politico fra Mastino, Azione Visconti di Milano, Luigi Gonzaga di Mantova ed Obizzo d'Este di Ferrara, per deprimere l'autorità di Ludovico di Baviera, dove è pure stabilito che ad Azzone Visconti tocchi la signoria del paese che si stende sulla destra dell'Oglio, il Cremonese ed il Bergamasco; e a Mastino, tocchi la signoria sul territorio della riva sinistra, ossia il Bresciano ed il Mantovano, le due provincie confinanti con quella di Verona, il centro del suo dominio. L'accordo, in pratica, pone la fine di ogni libertà comunale, mentre inizia il dominio delle Signorie. Ma Orzinuovi con Palazzolo è una delle prime fortezze di cui si impadronisce Azzone Visconti, quando Brescia si ribella a Mastino. Sotto Luchino e Giovanni Visconti, che succedono nel 1339 al nipote Azzone e che consolidano il dominio di Milano nel Bresciano, Orzinuovi è capoluogo di una delle 19 quadre, si rende sempre più indipendente da Brescia e il 20 luglio 1341 può darsi propri statuti redatti da dieci «correttori o sapienti», tutti Orceani: Giovanni Bagnadore, Giovanni Basoni, Pietro de Drubandis, Gerònimo Francia, Ghidino Grondi, Giovanni Maggi, Piero Miloni, Martino di Pietro Parencie, Piero Quadra, Franceschino Villa.


Gli statuti, sotto l'invocazione di S. Giorgio, si compongono di «due Parti», ossia di «due Libri» e 129 Capitoli. Dalla peste che infierisce nel 1340 nasce la Scuola dei Disciplini o dei battuti.


Se tacciono le armi non scompaiono le liti e i contrasti, specie con i Soncinesi, per i diritti sull'Oglio e sul pascolo aggravati soprattutto dal fatto che gli orceani hanno deviato un ramo del fiume danneggiando gravemente la produzione agricola dei soncinesi. Questi ricorrono all'arcivescovo Giovanni Visconti che il 19 giugno 1351 intimava ai consoli di Orzi ed a Tonino Cropello procuratore degli uomini di Soncino, sotto pena di scudi cento, che nessuno ardisse condurre a pascolare bestiami nel territorio compreso tra l'Oglio e l'Acquasona, fino ad ulteriore decisione del principe, e ciò senza pregiudizio dei rispettivi diritti. Con decreto poi del 4 luglio delegava suo vicario Nicola di Arezzo perché in via sommaria, udite le parti senza atti scritti, per risparmio di spese, definisse ogni questione o controversia che verteva o potesse nascere sui confini tra Soncino e Brescia pel comune di Orzinuovi. Il Vicario nel settembre 1352 dirimeva la questione, richiamando gli accordi del 1224. Ma i bresciani si erano visti togliere una larga fascia di territorio, situata a sinistra dell'Oglio, dirimpetto ai boschi di Fiorano (Torre Pallavicina), con a levante i territori di Garbagnate (Roccafranca) e l'Aguzzano. Fu necessario un processo aperto il 2 ottobre 1353 e gli orceani non attesero tempo ad invadere tale terreno. Da parte sua Bernabò Visconti, che deve conoscere il territorio orceano per le frequenti cacce cui partecipa ospite dei Cropello di Soncino, nel 1361 conferma e richiama gli Statuti. Segno di anni di pace è la costruzione, nel 1383, della chiesa parrocchiale, mentre nello stesso anno agli ospizi già esistenti si aggiunge l'Ospedale di S. Pietro detto poi " L' Ospedalone".


Abbiamo pochissimi accenni alla vita di Orzinuovi in questi tempi. Sappiamo tuttavia che non mancavano orceani particolarmente eminenti; una prioressa del Convento di S. Caterina di Brescia, Caracosa, figlia di Isacco Regali vedova due volte (di Bailo Venturini e di Baldassare Sterzi) lasciava al convento tutte le sue vaste proprietà orceane. Non manca una scuola qualificata anche se privata per la quale nel 1422 la Comunità di Orzinuovi contende a Brescia l'assunzione del noto e valente orceano Cristoforo Maestrini. I Visconti continuano a favorire la comunità con privilegi ed immunità. L'estimo del 1385 assegna ad Orzinuovi 433 lire contro le 24 di Pompiano, le 22 di Gabiano, le 13 di Gerolanuova, le 4 di Corzano. Nel 1402 Orzinuovi ospita gruppi di ghibellini che seminano intorno stragi e devastazioni. L'anno seguente a Orzinuovi si registrano scontri fra ghibellini capitanati da Pietro e Brunoro Gambara e guelfi guidati dai Martinengo. Nel 1408 gli orceani contrastano decisamente Pandolfo Malatesta che, sia pure con difficoltà, si impadronisce della Cittadella, imponendo un proprio podestà, Matteo Truffi, mentre alcuni orceani: Pasquino Amistardi, Nicolino da Barco, Bartolomeo Chiari, Giovanni dal Pero, vanno in esilio e il Malatesta ne confisca i beni. In seguito Orzinuovi resiste nel 1411 a Cabrino Fondulo. Nel 1419 passato in mano ad Andrea da Leno e Bernardo Bellancusa, capitani del Malatesta, viene espugnato dal Carmagnola al seguito di Filippo Maria Visconti e a lui manda come ostaggi Bettino Zenucchi e il figlio Giovanni. Nel 1421 il Visconti per amicarsi la popolazione che gli è ostile concede particolari privilegi, e decreta: 1) che il Comune sia separato dalla città di Brescia con proprio podestà investito del «mero e misto imperio» (cioè con la autorità di giudicare nei delitti più gravi, anche con la pena del sangue); col privilegio nella Chiesa dell'acqua santa, del tappeto, dei cuscini e della spalliera; dell'inchino del celebrante e del predicatore; dell'uso dei torci e dell'incenso nelle sacre funzioni; dell'onore del bacio del messale; 2) che gli uomini della terra fortifichino la Fortezza e la muniscano di strade, con facoltà di rinfrancarsi di parte della spesa; 3) che siano onorati del privilegio di tenere presso di sè le chiavi dei fortilizi e delle munizioni, segno di alta estimazione sulla nostra fedeltà; 4) che sia confermata l'esenzione dei dazi del mercato; 5) che sia riconosciuta la facoltà da parte dei cittadini di emigrare, o di rimpatriare. Viene inoltre innalzata una nuova torre con grossa muraglia, dando il via alla ricostruzione della cittadella. Decenni di lotte e contrasti si concludono anche per Orzinuovi con il predominio di Venezia. Al passaggio di Brescia sotto Venezia (20 dicembre 1426), anche Orzinuovi si ribella ai Visconti. Sotto le sue mura, Odoardo Lampugnani, Achille Avogadro, Tartarino Caprioli, Beltramo Romano, Accetti, ecc. combattono per Venezia contro le truppe milanesi condotte da Maffeo Gambara che presidia saldamente la fortezza. Finalmente nel 1427, incalzate dal Carmagnola, passato al servizio di Venezia le truppe viscontee sconfitte a Maclodio tentano le ultime resistenze proprio a Orzinuovi. Battute dall'artiglieria veneta si aprono sempre più larghe brecce nelle mura fino a convincere gli assediati ad arrendersi il 1° novembre 1427 a patto che vengono fatte salve le persone e i beni e che pur accettando una taglia ammontante a 27.500 ducati su Orzinuovi e sui villaggi rimangano liberi dalla giurisdizione di Brescia, e rimangano sotto un podestà. Dopo la vittoria di Maclodio (1427) il Carmagnola, liberati con riscatto i prigionieri (donde rimproveri e sospetti a Venezia, che avrebbe voluto una, sua rapida marcia sulle indifese ed aperte Milano e Cremona), si mise a «badaluccare» intorno ai castelli bresciani. Si impadronì di Pompiano e di Orzivecchi, mentre gli si davano spontaneamente Cadignano, Oriano, Verola, Quinzano e Villachiara; poi si portò sotto le mura di Orzinuovi con il grosso delle sue truppe che distese da Ovanengo a S. Giacomo, mettendo all'opera le macchine di guerra e le bombarde delle quali era fornito. Iniziato il martellamento di quelle mura, gravemente danneggiate le difese, il presidio, comandato da Cristoforo Corniano, Giacomo Rodengo ed altri, si arrese a patti ed aprì le porte (16 ottobre). Il paese, al quale venne pure riconosciuta l'indipendenza da ogni bresciana giurisdizione, fu chiamato a pagare una grossa taglia in denaro ed a contribuire con carri di vino a di frumento (primo novembre 1427). La fedeltà a Venezia si andò subito rafforzando tanto che quando Filippo Maria Visconti tenta di mettere le mani su Orzinuovi preparando per il 4 gennaio 1429, d'accordo con il castellano e i ghibellini locali una congiura, questa viene subito sventata; il capo viene processato, condannato a morte e, squartato, le membra esposte sulle forche; mentre gli altri compromessi fuggono, mettendosi sotto la protezione del Duca. Vengono processati in contumacia: gli Angoli, i Barbari, i Cologni, i Trezzi, i Tribaudi e molti altri, ai quali vengono confiscati i beni, e venduti: quelli di Cristoforo Angoli a Piero Bissoli; quelli di Bontempo e Piero Tribaudi a Giacomo Gavazzi. Nello stesso tempo, per meglio assicurarsi contro ogni contraccolpo da parte della fazione avversaria, Venezia dà facoltà di esiliare fino ad otto persone sospette fra le quali sono i Corniani ed i Rodenghi. Nel 1431 a presidio dei domini veneti si accampa nella campagna veneta il Carmagnola, sconfitto poi il 16 marzo 1432 sotto le mura di Soncino. A Orzinuovi, come a Pontevico e Asola, i più importanti posti fortificati della Repubblica, venivano mandati speciali Provveditori nel nuovo ordinamento del dominio veneto. Orzinuovi è con la Valcamonica, la Riviera e Asola, una delle quattro podesterie maggiori; una carica quella del podestà che si avvicina a quella del sottoprefetto, del pretore e anche del sindaco (v. Podesteria). La Repubblica Veneta riconosce a Orzinuovi particolari benemerenze. Vengono in particolare ratificati i patti) riconosciuti i privilegi, registrati in pubblici do cumenti, e fra essi, quello di essere trattati con la stessa libertà riconosciuta ai cittadini di Brescia; di aver, oltre la fiera di S. Bartolomeo, la festa del Patrono, il lunedì seguente, il mercato per tre giorni il mese, sempre di lunedì e fuori della Fortezza alla volta del Tezzon di Salnitro (così chiamato dal deposito di questa sostanza usata nella confezione della polvere pirica durante i Governi.. veneto, francese, austriaco) e di aver restaurata la Rocca con contributo da parte anche dello Stato. In più vengono scarcerati parecchi prigionieri politici. Come podesteria Orzinuovi raggruppa i vicariati minori di Pontoglio, Castrezzato, Pompiano e Orzivecchi. Ma trattandosi di "Fortilicio Regale" la Repubblica manda a Orzinuovi un governatore col titolo di "provveditore" o capitano che dura in carica un anno e mezzo agli ordini del capitano del Castello di Venezia e che amministra anche la giustizia militare oltre che comandare le truppe locali. E una carica che assumerà ancora maggiore importanza dopo l'assedio del 1438. Le autorità, son rappresentate dal provveditore, dal podestà, dal camerlengo del podestà con incombenze speciali (ordinanze del 24 di gennaio 1543, del 7 di agosto 1544); dall'arciprete - di nomina, da questo secolo, pontificia in conformità dei Sacri Concili e di Bolle pontificie - ed il suo Capitolo; dal governatore delle armi (il capitano); da tre deputati della Comunità (senza salario); dai consiglieri componenti il Consiglio Generale, o Gran Consiglio dei Primati (generalmente in numero di 48), distinti per nascita, per condizione civile e per età (maggiore di 25 anni) con l'obbligo di comandare, or quattro, or tre per mese (assumendo il nome di consoli), coll'onorario di 15 scudi (da L. 7, pari a L. 105 ciascuno); da due centurioni (i due capitani per la difesa del fortilizio); dal capo quartiere, alla testa delle cernide in onore del capitano di Brescia ogni volta che venga per le annuali esercitazioni militari; sette i commissari: due, vigilanti sopra le acque e la campagna; un terzo alla fabbrica del Duomo (il nostro fabbriciere) e quattro, uno per ciascuna quadra, protettori dei poveri. Anche la guarnigione è a spese della municipalità. In tempo di guerra si nominano anche degli «anziani»: ora in numero di 24 (a. 1486), ora di 45 (a. 1487), ora di 34 (a. 1514), ora di 30 e, forse per l'ultima volta, perché le guerre si decidono, poi, lontano, in numero di 16 nel 1518. Posti alla tutela di uno speciale quartiere dell'abitato ed alla difesa, in caso di pericolo, sono obbligati ad accorrere «avanti, primi» alle mura come capitani. Venezia comunque, a sventare ogni altro tentativo visconteo, nel 1431 interviene con il celebre conte di Cormagnola che viene tuttavia sconfitto nel 1432 a Soncino. Su di lui dopo questo fatto calerà l'ombra del sospetto di tradimento che lo porterà al patibolo. Venezia comunque impone ad Orsino degli Orsini che si trova a Orzinuovi di non allontanarsi dalla Fortezza e di vigilare. In effetti ripresa nel giugno 1432 la guerra tra Milano e Venezia, nel 1434 sotto le mura di Orzinuovi ha luogo un duello fra Cesare Martinengo e il conestabile Cerpellone che venne ferito e disarmato dal bresciano. Alla fine, davanti all'abile campagna scatenata dal Piccinino, comandante generale delle truppe viscontee, Orzinuovi è nel settembre 1436 l'unica che resista. E forse resisterebbe più a lungo se certo Piero da Lucca, qui pure mandato in soccorso a Orzinuovi dal Gattamelata con duecento cavalli non l'avesse tradita, consegnandola al Piccinino per buona somma di danaro. Di notte tempo, difatti, così che gli abitanti non se ne avvedessero, il Piccinino entrò per una porta apertagli dal traditore, e mise a sacco l'abitato imponendo anche una taglia di ottomila ducati. Furono tre giorni di distruzione e di desolazione. Alla fine il Piccinino faceva catturare il provveditore Caprioli, il castellano Giacomo Moro e suo figlio esiliandoli a Borgonovo (Piacenza) e poi liberati in cambio di prigionieri avversari. Rafforzatosi anche ad Orzinuovi, probabilmente per accaparrarsi le simpatie degli Orceani nel 1438 conferma loro i privilegi del mercato, del porto sull'Oglio, delle acque nel territorio, esentandoli pure per cinque anni di dazi e gabelle (2 di ottobre 1438). Tuttavia, partendo per assediare Brescia, lascia a Orzinuovi, come suo podestà, Corrado da Lodi, con l'incarico di trovare subito 500 carichi di pane di rifornimento. Ma tra i valorosi assediati in città troverà a Torrelunga, Antonio Albertini o Albertino da Orzinuovi, al Roverotto Giacomino da Orzinuovi che cooperarono alla sua sconfitta. Per vendicarsi nel settembre 1439, avvalendosi anche di ghibellini del luogo, semina distruzione in numerosi paesi fra cui Orzinuovi. Albertino da Orzinuovi è fra gli inviati di Brescia a Venezia per richiedere aiuti. Giovanni da Orzinuovi fa parte di altre ambasciate e commissioni. Intanto Orzinuovi è caduta in mano dei ghibellini, spalleggiati dalle truppe milanesi. La fortezza è presidiata da condottieri di valore: Antonello da Ascoli, Norsino dal Carretto, Filippo e Luca da Castello, Andrea e Tommaso Landriani, Bartolomeo da Recanati, Lazzaro Tedesco. E ancora corrono in aiuto di essa: Borso da Este, Luigi Sanseverino, il Taliano da Friuli, Lodovico (o Luigi) dal Verme, tutti condottieri, per l'occasione, ghibellini, che prendono quartiere a Soncino.Quivi giunti, il Taliano, per dar animo ai nostri, vinta l'avanguardia sforzesca, passa l'Oglio su di un ponte levatoio di legno, cui, poi, rovina, e si concentra in Orzi Novi nell'attesa del nemico. Ed a disanimare lo Sforza nell'impresa, il duca Filippo Maria compie l'improvviso gesto di cedere la Fortezza a Lodovico Gonzaga, marchese di Mantova. Tutti provvedimenti, però, inutili. Una fazione decisiva è tentata, ancora l'anno 1440, sulla vecchia strada Granaro, la strada vecchia per Soncino. La quale, però, come ogni altra di quei tempi, è angusta, avvallata e fangosa così da rendere, in più d'un tratto, la figura di un letto da fossato. Per quella strada, impedita anche da boscaglie e sterpi, lo Sforza che viene dal Bresciano, aggredisce con tale veemenza le milizie viscontee, il 15 giugno 1440, che le cronache affermano «essere l'aria piena di saette e d'ogni intorno rimbombante le campagne per lo strepito delle artiglierie». Vinse lo Sforza che riuscì poi a dare ancora, sotto Soncino, una severa lezione alle truppe viscontee. Ritornato alla ribalta nel 1441 il Piccinino, sempre al servizio del duca di Milano minaccia subito da vicino, con 8 mila cavalli e 3 mila fanti Orzinuovi, dove si rinserrano le truppe venete. Contro di essa si spinge nel marzo il Piccinino, ma viene fermato da patti di pace. Venezia premia la fedeltà di Orzinuovi confermandole dei privilegi. Il 15 maggio 1442 viene ribadita l'indipendenza di Orzinuovi dal comune di Brescia: «Item che la detta Terra e Comunità e uomini della detta Terra di Orzi Novi e sua giurisdizione siano e debbano essere assolutamente separati e autonomi dal Comune della città di Brescia ed il Distretto della giurisdizione e ufficio suo, così che nulla debbano fare con la detta Comunità, città, distretto, giurisdizione e officio in alcunché per alcun dirittto, causa o pretesa, ma sempre essi e il loro Podestà e Rettore che saranno pro tempore, abbiano il mero e misto imperio qualunque giurisdizione e potere di condannare capitalmente in detta terra e territorio e sua Quadra». Nelle pause di guerra e passaggi di eserciti, continua la vita economica e sociale. Nel 1444 perde ogni importanza la domus de Urceis degli Umiliati di Brescia ceduta al monastero di S. Eufemia. Nel 1445 Orzinuovi ospita su richiesta della comunità i tipografi ebrei Da Spira Simeone q. Mosè e soci. Questo ha una seria controversia con la comunità per la quale dovettero inter venire Brescia e la Dominante in Milano, per approvare i capitoli decennali con Simeone e soci; capitoli che, con lettera ducale del 24 luglio, furono poi comunicati ai Rettori di Brescia, coll'ordine di osservarli e di farli osservare.


Nel 1453 sarà Venezia a ribadire che Simeone non fosse molestato così nella persona come negli averi. I Da Spira si trasferirono nel 1477 a Soncino assumendo il nome della borgata. Mai poi sorsero nuove controversie con tale Lazzaro il quale applicatosi a contratti illeciti, fu sfrattato 1'8 di maggio 1483 dal Consiglio per unanime voto. In compenso ancora il 14 giugno 1463 il vescovo di Brescia aveva condannato per usura l'orceano Cristoforo Zanella. Nelle ostilità riprese nel 1446 da Filippo Maria Visconti, Francesco Piccinino, figlio di Nicolò, ritenta l'avventura di conquista del padre, ma viene fermato dai Veneziani che trovano in Orzinuovi un punto d'appoggio delle operazioni che risultano vittoriose. Un certo Benedetto Gadaldi, invece, cerca di avere, per tradimento, Orzinuovi dal castellano Giovanni de Papis. I morti di Seiore ricorderebbero un nuovo scontro avvenuto tra Veneziani e Milanesi nel 1452, in un nuovo ritorno di fiamma della guerra. Nella ripresa delle ostilità nel 1453 Orzinuovi con Rovato sono le sole a resistere ai Milanesi alleati con i francesi; ciò avviene anche quando Rovato cede. Contro Orzinuovi muove lo stesso Francesco Sforza, che, gettando un ponte sull'Oglio, il 14 giugno con tre mila cavalli e mille fanti, con l'appoggio del fratello, cinge d'assedio la Cittadella, dove il 26 giugno rinserrano i nemici. Lo Sforza muove al suo assalto, con cinque cannoni di artiglieria del più grosso calibro (così in: Commentari del Simonetta) bombarda giorno e notte la muraglia. Per riuscire nell'intento, tenta di sorprendere la Fortezza per vie sotterranee; ma ogni tentativo è frustrato e sventato, essendo la fortezza presidiata da numerosissimi soldati, poiché, oltre i mille cavalli ed i mille fanti, mandati in aiuto dai Veneziani e comandati da Bertoldo da Este, assunto provveditore straordinario, quasi altrettanti ne ha raccolti presso i cascinali limitrofi il podestà Giovanni Masperoni. Gli apparati dell'assedio vengono bruciati con ripetute sortite. È in questa circostanza che presso Orzinuovi in un padiglione eretto tra la Cittadella e la Rossa, forse presso il Fenil Nuovo Alberti, soggiorna la duchessa Bianca Maria accorsa presso il marito indisposto. Il luogo, come testimonia il Codagli, verrà chiamato per lungo tempo "La Sforciana" e poi "La Sforzaga" . La resistenza è strenua. Gli orceani, dopo avere in continuità bruciato e distrutto le macchine di guerra del nemico, usciti dalle porte, assaltano le prime guardie del campo e le uccidono. Lo Sforza raccoglie subito il suo esercito e ingaggia una battaglia micidiale, nella quale cadono molti combattenti dall'una e dall'altra parte. Gli orceani tennero prigioniero un capitano nemico, Bartolomeo dal Quartiero. Poi Astolfo Zenucchi, dovotissimo dei Veneziani, tenta un ultimo decisivo colpo: prepara dalla destra della Cittadella una spingarda carica, e, con essa pensa di ammazzare il Duca, qualora questi fosse sceso in battaglia. Ma essendo il duca rimasto nei suoi padiglioni eretti presso la chiesa di S. Bartolomeo (l'attuale cimitero), lo Zenucchi cerca di infilzare il duca con una spingarda. Indignatissimo il duca comanda un nutrito feroce bombardamento per due giorni e due notti continue, sconquassando la Cittadella e le mura vicine, che quasi ne è piena la fossa di rovine. Nuove vie sotterranee sono aperte, per le quali i nemici con cavalli possono scendere copertamente nella fossa. Ciò si desume da lettere dello Sforza, scritte nel novembre 1453 «ex castris contra Urceas novas". L'insostenibile difesa viene interrotta, per cui gli assediati decidono di inviare al duca il prigioniero Bartolomeo del Quartiero che offre la capitolazione il 26 novembre 1453. Finalmente il 3 dicembre lo Sforza entra in Orzinuovi dove riceve varie sottomissioni di paesi, dichiara "ribelle al suo stato" la famiglia di Astolfo Zenucchi, il quale, con altri della frazione, ripara a Padernello che toglie al Duca per consegnarlo ai Veneziani. Lo Sforza riordina la cosa pubblica; soprattutto si interessa di assicurare e facilitare le comunicazioni fra i suoi condottieri e alleati che hanno prestamente raggiunto nuove destinazioni, ed egli stesso, poi, si avvia all'impresa di Asola. In Orzinuovi rimane a svernare il fratello Alessandro con poche squadre; vi nomina: podestà Paolo Bracco da Lodi; Cristoforo Morano, corriere e Bartolomeo Pozzetto, mastro di posta; ed ordina il restauro del Ponte sull'Oglio, ridotto in uno stato inservibile, attraverso il quale il Duca si porta a Soncino che ha cercato di opporgli resistenza. La pace di Lodi del 9 aprile 1454, se fa tacere le armi non tronca le ostilità. Fra Orzinuovi e Soncino, forse presso la Cascina Livelli l'8 febbraio 1454 ebbe luogo durante una tregua il famoso duello fra Troilo Cerpellone (o Ciarpellone o Zerpellone) e il conte Cesare Martinengo feudatario di Orzivecchi, detto il Magnifico. Questi angariato da Tristano, figlio di Francesco Sforza che già gli aveva confiscato i beni di Orzivecchi, sfidò il Cerpellone collaboratore di Tristano e noto per le sue soperchierie. Lo scontro ha luogo davanti ai due eserciti schierati e finisce con la vittoria del Martinengo. Nel 1457 Orzinuovi realizza una certa qual autonomia in campo criminale in quanto il podestà di Brescia stabilisce che ad essa spettino le cause criminali nelle quali non sia compresa la "pena sanguinis".


Nel 1466 a Orzinuovi concentra le sue truppe Bartolomeo Colleoni, al servizio di Venezia, avvantaggiato dall'avere al suo servizio un orceano Pecino de Cenis o Pierino degli Orzinuovi, abilissimo suo cancelliere. Pecino de Cenis acquisterà nel 1465 una casa nella quadra Bagnolo di Orzinuovi e nel 1467 provvederà alla Rossa dalla quale i suoi discendenti presero il nome. Il Colleoni lo beneficerà il 27 ottobre 1475 nel suo testamento. Negli stessi anni si disgiungono fra le famiglie residenti i Nassini, gli Ugoni. I contrasti durati per anni (1439-1454) fra Milano e Venezia, convinsero questa, quando fu di nuovo signora del territorio che il borgo fortificato si era dimostrato inefficiente. Infatti, nel 1467, su proposta di Bartolomeo Colleoni iniziarono i primi lavori per una riedificazione della fortezza dopo che i cannoni di Francesco Sforza l'aveva quasi del tutto spianata. Dal 1471 per decenni il borgo divenne fortezza. Venne infatti eretto il deposito delle munizioni. Dal 1471 vengono rafforzate le mura e costruiti sette torrioni. I lavori diretti da Arrigo Bombardiero e Giovanni Borella durano sette anni. Viene costruito anche il magazzino per le munizioni (1471) e macchine da guerra con il nome di "Quartiere Nuovo". In effetti da borgo fortificato Orzinuovi si avviava a divenire una vera e propria fortezza. Nel 1475 in Orzinuovi vigila il generalissimo Roberto Sanseverino succeduto al Colleoni nel comando delle truppe venete. Mentre le armi tacciono, nel 1471 un terremoto semina distruzione e vittime. Seguono nel 1474, 1477, 1478 devastatrici invasioni di locuste, nel 1481 si diffonde il mal del mazuch o del züchet. Nonostante tante sventure nel 1477 si riprendono i lavori di ricostruzione della Cittadella, viene gettata la prima pietra della Rocca impropriamente detta Castello, rinforzate con otto cortine di volte, speroni, merli, quattro piccoli torrioni e rivelino, lavori eseguiti dai fratelli Festa. Inoltre viene operata la deviazione del fiumicello Orci dal mezzo della Cittadella, trasportato verso Berta, perché il suo rumore impedisce l'udito alle sentinelle. Per tal modo prende forma quel fossato indicato col nome di "Marghe" e sul quale, due anni dopo, l'anno 1479, viene costruito quel molino che sussisteva fino a qualche decennio fa. Frattanto nella cortina di S. Bartolomeo, sempre alla Cittadella, viene aperta la galleria con amplissimi lucernari che dal fosso esterno mette nel centro dell'abitato (il Fiumicello) con arco e bugne alla mura, poco rialzato dal fossato, a formare l'ingresso. Anche nell'interno dell'abitato, lungo tutta la piazza, il rivo è in parte coperto non lasciandovi che tre aperture con ripari e lastricato per uso di pubblico lavatoio e beveraggio dei cavalli. A preparare ogni altro lavoro d'approccio per qualsiasi attacco d' armi, od altra impresa, la Cittadella è agguerrita da 600 cernide, mentre la Fortezza è occupata, nientemeno, che da alcune migliaia di soldati, perché è stato dato l'ordine alle milizie di abbandonare le campagne e di riparare nelle limitrofe terre fortificate scaglionate da Palazzolo a Pontevico. Un terremoto del 1471, un'invasione di locuste nel 1482, con altre calamità, colpiscono anche il territorio di Orzinuovi, mentre vengono compiute importanti opere pubbliche fra cui la ricostruzione della Cittadella. Con una nuova ripresa di ostilità, nel 1463 Orzinuovi vede il passaggio del Sanseverino, che dopo essersi diretto su Milano, avendo appreso del sopravvenire del duca di Milano, si rinchiude in Orzinuovi, dove, d'accordo con Niccolò di Cà Passàro, fa abbassare il terraggio da Porta Botazuola a Porta Soncina (in Canton Granaro) riempiendolo di terreno, mentre da Brescia vengono trasferiti gran quantità di munizioni e bombarde.


Tra incertezze e incongruenze di atteggiamenti, sconfinamenti reciproci, Orzinuovi viene sempre più rafforzato nel luglio e nell'ottobre mentre la fortezza veniva affidata ad Ambrogio Contarini fino a quando il 7 agosto 1484 viene firmata la pace detta di Bagnolo. Nel frattempo, nonostante i trambusti di guerra nasce l'Accademia dei Nascenti e continua l'espansione economico-sociale. I tempi di pace sono turbati nel 1496 dallo spavento provocato da un nuovo terremoto, ma molte sono anche le opere di pace, fra le quali le ricostruzioni di abitazioni e cascinali di campagna. Assieme si tentano di comporre le secolari questioni di confini e di acque, con Soncino. Dopo continue diatribe e controversie per togliere ogni pretesto, vennero fatte ricondurre, con rilevante spesa da parte di entrambi gli interessati, le acque nell'antico letto, facendovi erigere un nuovo ponte. Questi conflitti d'interessi fra Comuni ripuari, oltre essere cagione di molestie ai rispettivi Governi, avevano tenuto vivo fra orceani e soncinesi un odio municipale, che si protrasse sino, quasi, alla fine del secolo XIX, mentre continuava la vigilanza. La borgata viene divisa non più in «quadre o cantoni» ma in «rioni o contrade» (le vie), in numero di dodici, con a capo un anziano, l'anziano del Comune. I primi anziani furono: Giovanni Asmondi, Leone Battezzi, Venturino Benzoni, Marco Bianchi, Bartolomeo Bonazzi, Castelino Brunetti, frate Giacomo Cacini, Giacomo Antonio Cerano, Bartolomeo, Giorgio e Giacomo Corniani, Bartolomeo Covi, Bartolomeo Della Porta, Giovanni Fegàti, Domenico Lamma, Modesto Martinengo, Simone Palazzoli, Stefano Quinzani, Bartolomeo Torta, Benvenuto Tribaudi, Bernardino Truffi. Riprese anche la vita religiosa, si presentarono nuove confraternite fra le quali il Mor comprende anche i "mistici" che formarono nuove compagnie religiose, «i frati della vita comune», detti anche, dal loro fondatore «i beghini, o begardi», votati alla cura di poveri infermi. Sono attivi, come risulta da atti notarili dal 1470 anche i confratelli del Terz'Ordine francescano i cui procuratori Fra' Giovanni da Frontignano e Fra' Giacomo da Cassano, hanno la direzione e l'amministrazione di un istituto di beneficienza sito in quadra Granario. Furono essi, difatti, che diedero in affitto alcuni fondi del Consorzio nel territorio di Orzi Novi a Cristoforo Lombardi che ne pagò l'affitto anticipato. Anche la Disciplina promuove forme di assistenza fra le quali un nuovo ospedale al quale nel 1416 va un legato disposto da Armellina Balladori, moglie di Giovanni Garbini. Nel 1470 nasce la Scuola del S.S. Sacramento e dell'Immacolata Concezione che avrà un ruolo di grande rilievo nella vita religiosa e sociale. A Coniolo si stanziano i Serviti mentre ancora a Orzinuovi e al centro della Fortezza viene eretto nel 1488 il convento di S. Francesco della Pace. La campagna conosce crescenti opere di bonifica e nuovi stanziamenti di coloni e contadini, mentre si sviluppano veri e propri villaggi come Barco, Villachiara. Ne nascono di nuovi come Buonpensiero, Villabona e Villagana. Nel 1494 sorgono le chiese di S. Maria Immacolata o della Madonna del Carmelo, mentre viene ritoccata la facciata della chiesa parrocchiale. Le nuove guerre degli inizi del '500 toccano solo indirettamente Orzinuovi ma provocano lo stesso lutti e sventure. Nel tentativo di Venezia di allargare i suoi territori in Terraferma, nel 1499 Orzinuovi costituisce la base di scorrerie nel soncinese. Più tardi nel 1508, davanti all'avanzata dell'esercito francese, a Orzinuovi, scelto dapprima come base delle operazioni dell'esercito veneto, viene poi preferito Pontevico. La Fortezza ospita invece i veneti sconfitti di Ghiaradada fra i quali i due provveditori, al seguito dell'esercito, Andrea Gritti e Giacomo Corner che da Orzinuovi inviavano a Venezia la notizia della disfatta.


Esclusa anche nel 1509 dalla traiettoria di marcia su Brescia di Luigi XII, la Fortezza apre ad un presidio francese e al provveditore Sebastiano Montemerlo. Tuttavia nel 1512 Orzinuovi è tra le borgate che per prime insorgono contro i francesi, e riconfermano la fedeltà a Venezia. Giacomo Isnardi che ha capeggiato una sommossa deve però mettersi sotto la protezione di Venezia. Da Orzinuovi, il 1° febbraio, partono contigenti dell'esercito veneto per occupare Brescia e certo non mancano orceani coinvolti nella terribile strage guidata da Gastone di Foix. Caduto questo sotto Ravenna il 10 aprile e ritiratosi l'esercito francese dall'Italia, Orzinuovi invia ambasciatori (Piero Bissoli e Francesco Gadasco) a Venezia per riconfermare la fedeltà alla Serenissima, ottenendo attestati della candida e sincera fede e la riconferma il 16 giugno 1512 degli antichi privilegi. Nel luglio il provveditore veneto Emo cercherà di ristabilire un'autorità sicura. Il 19 novembre dello stesso anno la Fortezza accoglie "con esultanza" il Vicerè di Spagna e subisce, nel 1513, le incursioni dei Cremonesi che costringono il provveditore Lodovico Querini, il connestabile e i fanti veneti a rifugiarsi in Pontevico. Nel 1513 si scatena terribile la peste. La comunità si raccoglie nelle chiese e fa voto di celebrare la solennità della B.V. con digiuno la vigilia con messa e processione il giorno della festa; di santificare pure con vigilie di astinenza le feste di S. Giov. Battista, S. Caterina, S. Giorgio; e di solennizzare la festa di S. Bernardino con una processione col clero alla sua Chiesa per assistere alla S. Messa cantata. Dal canto suo il Consiglio Generale, interprete dei sentimenti della popolazione, convocato nella Parrocchiale, decreta di tributare pubbliche preghiere a S. Vincenzo Ferreri, martire e confessore, il 5 di aprile, nella chiesa di S. Maria delle Grazie, al suo altare con larga elemosina. A ricordare la pestilenza nel 1514 il Consiglio Generale commissiona al Bagnatore un quadro rappresentante la B.V., S. Rocco e S. Sebastiano, conservato nella cappella di S. Antonio di Padova e al Foppa lo stendardo in cui è raffigurato su di una faccia: la Vergine col Bambino in grembo in mezzo a S. Caterina ed a S. Bernardino da Siena; sull'altra, S. Sebastiano in mezzo a S. Giorgio e a S. Rocco. Rimasto in potere degli Spagnoli Orzinuovi viene di nuovo, nel 1515, liberato dai Veneziani, ora alleati con i francesi, mentre molti orceani si offrono per la liberazione anche di Brescia. Screzi con il provveditore Gritti e proteste probabilmente da lui malintese provocano una dura repressione, con imprigionamenti e uccisioni di soldati da parte dell'esercito veneto, che viene poi arrestata da ambasciatori di pace mandati al Gritti dal Consiglio Generale riunito d'urgenza.


Stipulata nel 1516 la pace, Orzinuovi può di nuovo ottenere con ducale del 17 marzo 1517 la riconferma degli antichi privilegi. Negli anni che seguono è attivo a Orzinuovi il Tribunale dell'Inquisizione che ha ambiti di sorveglianza e repressione contro l'eresia e la stregoneria fino in Valcamonica. E non mancano testimonianze di presenze illustri come quella del celebre umanista Pietro Bembo il cui stemma è riprodotto a Coniolo, nell'Abbazia e alla Rossa. Nel 1521 la Fortezza vede presente il generalissimo Colonna, capo dell'esercito alleato di Carlo V del Papa, dei Medici e di Milano e schierato contro Venezia alleato dei francesi e diretto alla riconquista di Milano. Il Colonna vi pone un suo provveditore e concede a Orzinuovi un provvidenziale salvacondotto che lo mette al riparo di spogliazioni e saccheggi. A Orzinuovi il Colonna incontra un cardinale romano; il celebre Giovanni dalle Bande Nere (un cadetto della famiglia Medici), col cardinale di Sion organizzano la marcia su Milano, sostenuta, non solo dagli Svizzeri, che sono al soldo di Giovanni dalle Bande Nere, ma anche da altri allontanatisi dal francese Lautrech che ritarda loro il pagamento. Nel 1525 vi sosta il Duca di Urbino, comandante della Lega contro Carlo che vi ritorna nel giugno 1526, La Fortezza viene di nuovo potenziata. Nel 1527 Orzinuovi corse un serio rischio per la sollevazione di truppe territoriali venete fra le quali erano arruolati mercenari tedeschi che Bartolomeo Palazzo non esitava a definire "luterani" e che vennero poi collocati a Ludriano, Roccafranca, Comezzano e poi a Pontevico. Gabriele Lantana che era stato incaricato di provvedere ai loro alloggi viene poi l'8 maggio 1527 processato per prevaricazione. Al fatto è stato dato l'appellativo di Vespri di Orzinuovi anche per la voce che si sparse, secondo la quale la sollevazione sarebbe scoppiata in seguito alle attenzioni di un soldato di presidio verso una formosa donzella. Questa si spaventò e si adontò a tal punto che in pubblica piazza prese ad urlare come un'ossessa. Accorsero i compaesani ed al grido «a la zapa! a la zapa!» dettero mano alle armi. Accorsero anche i militi del presidio e la lotta si ingaggiò a colpi di randello, di spiedo e di archibugio. Combattevano perfino le donne, i fanciulli, i preti e i frati. A tarda sera il pandemonio si concluse con questo bilancio.. quaranta soldati uccisi e molti feriti; degli orceani qualche ferito ed un solo morto.


Intanto per decisione presa dal 1526 al 1528 di Francesco Maria I della Rovere, capitano generale della Repubblica, di rendere Orzinuovi una moderna fortezza, Antonio da Castello, ingegnere e capitano delle artiglierie prepara in proposito un progetto "pentagonale" che viene avviato nel 1530, al quale pone mano, a quanto sembra il celebre Michele Sanmicheli, che per "sminuir la spesa" lo ridimensiona su "quattro baluardi angolari e cavalieri al centro delle cortine". A parte il controverso intervento del Sanmicheli, sicura è la direzione dei lavori affidata a Pietro Cleri Isabello da Bergamo che li condusse saltuariamente fino al 1546 e poi stabilmente fino al settembre 1549. Sorgono i bastioni, la nuova Porta di S. Andrea (1542), quella di S. Giorgio (1544), il baluardo della Rocca (prima del 1549). Collaborano anche architetti come Agostino da Castello e Giangirolamo Sanmicheli, Leonardo qd. Pietro Isabello. Nel 1548 viene spedito a Orzinuovi Stefano Tiepolo col titolo di Provveditore Generale il quale «unito con sé il Duca di Urbino, generale delle armi in Venezia, dà principio a ridurre in fortezza questa importantissima Piazza quale è ridotta nella più bella e nella più forte che abbi la Serenissima Repubblica, eccettuatane Palma, et la più ragguardevole che sia in Italia di qua dai monti». È poi sempre più riconosciuta l'importanza della Fortezza la quale pur legata alla città e ai suoi statuti, nel 1551 e poi nel 1690 vedrà confermati i privilegi del 1442. Un catastico del tempo la dice retta da 48 consiglieri con 5-6 famiglie di nobili bresciani. Intanto nel 1550, 1556, 1558 il progetto della fortezza prende forma con la costruzione dei baluardi (di S. Francesco, di S. Chiara, di S. Michele), delle cortine, rivellini, depositi, ecc. Il 20 dicembre 1569 veniva istituita una scuola dei bombardieri. Ormai quasi del tutto terminata la fortezza veniva così descritta nel catastico del Da Lezze del 1609-1610: "E forma de' cinque angoli situata per il lungo da monte a mezzogiorno e per largo da levante e ponente, con sette balluardi" chiamati: Soncino, Donado (costruito nel 1602), Granaro, S. Chiara, Cattaneo, Bargnasco e la Rocca.


Tra guerre e periodi di pace cresceva la vita comunitaria, contrassegnata da intensa religiosità e carità. Dal Cinquecento alla fine del Settecento sono numerosi i legati in favore dei poveri. Il Mor ne elenca alcuni: di «Maria Maddalena Guerri» - 1570 - di una casa, perché col frutto annuo del capitale si comperi del panno per preparare abiti per i poveri nella rigida stagione invernale; di «Giov. Battista Obici» - sul finire del 1500 - di una lama sita a mezzanotte della Fortezza per assegnazione anche di doti a fanciulle; a cui seguiranno in appresso legati; di «Bartolomeo Cividati» - 1609 - di una sua casa; di «Pier Giacomo Palazzoli» - 1621 - della cascina omonima e di tutti i suoi beni mobili; di «Giacomo Marchetti» - 1622 - di una sua casa in Canton Cattaneo, in contrada detta attualmente Savonarola; del canonico Broglia che - nello stesso anno 1622 - dispone di tutta la sua sostanza con l'espressa condizione di vestire i poveri della parrocchia; di Antonio Foresti, dottore - 1638 - di una sua casa a benefizio dei poveri; di Catterina Bertese - 1770; di Stefano Bottiro - 1771; di Bianca Bianchini Corniani - 1772; di Giambattista Foglia - 1775; dei coniugi Albini Parisenti - 1775 - sotto il nome, ora, di «Pio Luogo Commissaria Albiri», per soccorsi a poveri, ad infermi, e per doti a fanciulle; di Laura Begni 1777; di Bartolomeo Corniani - 1780; di Anna Maria Zani - 1782; di Bernardina Facchini - 1787; del canonico Nicola Leali - 1787; di Camillo Lodoli - 1788; di don Bartolomeo Zambotti - 1788 - di lire milanesi 7000 per vestire i poveri; di Giuseppe Dossena - 1789 - di una casa ed una pezza di terra; di Alessandro Manfrotti - 1790 - di tutto il suo vistoso patrimonio; di Barbara Facchini Corniani - 1793; di Maddalena Cortese - 1794; di Laura Moro Cortese - 1797; di don Fausto Badinelli, arciprete - 1797 - della cascina Cortese con 36 piò di terra. In favore di studenti lasciò un legato, morendo nel 1540, Baldassare Asmondi. Roberto Boario ha documentato che nella seconda metà del sec. XVI soggiornò a Orzinuovi nel Palazzo Gualtieri, Emanuele Filiberto di Savoia che avrebbe mostrato agli Orceani la Sindone. Dall'agosto 1575 infierì di nuovo la peste che mieté fra le prime vittime il provveditore veneto, e poi due mercanti e, infine, molti altri. Per voto la Comunità commissionò all'orceano Bagnadore il quadro con la Madonna col Bambino e i S.S. Giorgio e Bartolomeo e decise di fabbricare una chiesa a S. Rocco della quale pose la prima pietra il 3 maggio il prevosto Nassini.


Non mancavano tuttavia segni di progresso, quali l'istituzione nel 1582 della Accademia dei Nascenti che ebbe però vita breve, e soprattutto la presenza di eminenti personalità dell'arte e della cultura quali Bartolomeo Montagna (1450-1523), Grazio Cossali (1563-1627), Pier Maria Bagnadore, p. Domenico Codagli. Segni lascia anche l'interdetto del 1606 che comporta la chiusura dei conventi locali, e le proteste del clero locale, ma anche fatti sacrileghi come lo sfregio ai dipinti sulle mura del convento di S. Francesco. Questi gesti provocano l'intervento del vescovo e dell'Inquisizione, mentre le autorità venete riescono ad insabbiare ogni cosa. Satire contro le autorità venete comparvero ancora nel 1609 con nuovi contrasti fra autorità civili e religiose. Pesava soprattutto il mantenere le soldatesche di quartiere che nel 1609 salivano a 860 fanti, causando un grave indebitamento. Fin dagli inizi del '600 anche Orzinuovi risentì della crescente debolezza e decadenza della Serenissima. Sempre più compromessa l'Amministrazione pubblica e comunale e della Giustizia. Nel 1605 si sparse perfino la voce che qualche nobile bresciano fosse intenzionato, per facilitare un colpo di mano di spagnoli guidati dal Fuentes, non solo su Brescia, ma anche su Orzinuovi, per cui vennero rafforzate le difese della fortezza. Un quadro riassuntivo della situazione di Orzinuovi del. 1610 si evince dal catastico del Da Lezze che registra l'esistenza di: «Un monte di pietà volontario con capitale di somme trenta formento, 29 miglio, che ogn'anno vi si aggiunge qualche cosa, le quali biave vengono ad esser dispensate a poveri di essa terra ad imprestido con piaderia, et il Massaro ha di salario L. 24 all'anno di detto monte. La Disciplina con entrata de circa L. 300 governata dalli confrati istessi. Ha una confraternita intitolata la concettione della Madonna del S.mo Sacramento, et è nominata la Madona della Carnera con entrata di ducati 200, quali si dispensano per essi confrati in maridar putte, et elemosine a poveri infermi di essa terra (...). Un'hospitale per un legato fatto per il qd. Agostino Trebandi, qual lasciò a questo effetto li suoi beni, che poi sono stati venduti già due anni et riddoto tutto in tanti livelli, che sono lire 800 in circa. Il maneggio è in mano de cinque deputati eletti ad esso governo dalla M.ma comunità, nel quale si alloggia poveri infermi, così terrieri come forestieri. La compagnia di confrati di S. Giosef con buona entrata governata da essi, et dispensata a poveri suoi. Una compagnia di S. Pietro Martire con honesta entrata dispensata et governata chiese di S. Vittore e di S. Rocco senz'entrata. Il Monasterio delli padri zoccolanti detto di S. Francesco di Pace senza entrada con legati et elemosine quotidiane vi stanno 20 frati in circa. Monasterio di S. Domenico con cinque frati da Messa Domenicani con entraua di lire 400. Monasterio di Monache di S.ta Chiara osservanti povere, et sono circa 20. Fuori della fortezza in campagna vi è un convento de frati di S. Maria dell'Aguzzane, dove vi stà circa 12 frati zoccolanti senza entrada (...). Vi sono solamente cinque o sei famiglie de gentil'huomini bresciani (...). Il numero dei campi descritto in detto estimo (della città di Brescia, nota autore) è di piò 5794 (...). Parte delli terreni sono buoni da lini senza vide, essendone pochi che siano fertili, et in particulare nella parte verso il fiume Oglio sono sterili et cattivi. Li beni comunali possono esser intorno a piò 1500, d'ogni qualità. La società locale, come ha rilevato V. Tolasi, è sostanzialmente povera, o appena benestante; non conta famiglie patrizie e nemmeno eccessivamente facoltose, perché nel trambusto dei secoli e specie nel '400 e '500, i fatti d'arme piuttosto frequenti e la indisponibilità di terre da comperare, il succedersi dei privilegi che garantiscono soprattutto il mantenimento della situazione, impediscono l'inserimento o l'attecchimento dei potentati, sia militari che civili. Il centro è abitato da qualche famiglia danarosa, che esercita le attività professionali o gode dei benefici delle piccole proprietà terriere; vi si installano i bottegai, ai quali si aggiungono in buon numero gli artigiani dei mestieri inerenti ai bisogni della, campagna (sellai, fabbri-ferrai, falegnami, torcitori, cordai) ed alle richieste degli abitanti in generale (materassai, edili, ecc.). Ai margini s'incontra una piccola folla di lavoratori occasionali, di pescatori e cacciatori meno esigenti degli altri e viventi alla giornata, fiduciosi nella generosità delle opere caritative e dei conventi per gli anni magri. Nel contado le piccole proprietà terriere dei professionisti e dei "ricchi" del centro sono condotte dagli affittuali e dai massari, con l'aiuto dei poveri braccianti e con un patrimonio zootecnico ridottissimo, con prodotti miseri, salvati a stento tra un'epidemia e l'altra. La proprietà terriera è ammassata nelle mani del comune, della chiesa, e di monasteri delle opere di beneficenza. Il vertice politico è rappresentato dal Provveditore veneto, massima autorità, alle cui dipendenze opera il capitano delle milizie ed amministra la legge il podestà; i reati militari e penali sono di competenza del consiglio centrale dei "Dieci". La potestà amministrativa, tranne la parte che riguarda ovviamente le fortificazioni militari, è affidata al consiglio comunale, composto da orceani genuini e retto da consoli. Sulla popolazione non gravano eccessivi pesi fiscali, e non per motivi occasionali, quali le malattie, le carestie, i fatti d'arme; si richiedono il pagamento delle gabelle e dei dazi a favore del Comune e la partecipazione al mantenimento del presidio militare ed alla manutenzione della fortezza, voci quest'ultime che spesso originano controversie con ricorsi pressanti all'autorità centrale ed ai reggenti locali, specie perché la comunità si ritiene esonerata, a mente di privilegi sempre rinnovati e mutati, rilasciati a suo favore.


Nelle avvisaglie di nuove guerre negli anni 1614-1616, fra il duca di Savoia, Francia e Spagna per la questione del Monferrato la Fortezza viene visitata dai responsabili dell'esercito veneto Priuli e Cornaro per prendere straordinari provvedimenti in vista di un allargarsi del conflitto. E dalla loro Relazione si ha notizia del lamentato scarso numero del presidio, ridotto a soli 200 soldati, ripartiti in tre compagnie; in quella vece è elogiata la popolazione dalla quale «se ne può promettere ogni buon servizio, zelanti, pronti alla difesa dei pubblici interessi e nelle occorrenze ne sarebbero vicini a 200 legali, se di essa se ne tenghi quel conto che merita la loro buona inclinazione». È del 1616 la visita di Carlo Malatesta accompagnato dal capitano di Brescia. Minacce di guerra ritornano nel 1626 per la successione al ducato di Mantova. In vista di contrasti il 12 giugno 1627 Venezia dispone che vengano rimesse in ordine le fortezze di Asola, Pontevico e Orzinuovi. Questa da parte sua manda al campo di guerra 680 fanti al comando del capitano Splaudiano di Lanzi. Una grave carestia nel 1629 e dall'aprile 1630 aggravano la situazione. Vengono tagliate tutte le vie di comunicazione col Cremonese e aperti i lazzaretti. Incredibile il numero delle vittime. La popolazione dai 3000 abitanti nel 1631 si è ridotta a 841. Un pellegrinaggio nel 1631 sulla tomba della B. Stefana de Quinzani in S. Domenico a Soncino e l'erezione nel 1636 di una chiesa alla Madonna del Carmine ai Borghetti chiudono uno dei più terribili momenti della storia orceana. Valido contributo Orzinuovi offre in uomini e armi alla compagnia di Venezia contro gli Uscocchi, che grava soprattutto in tasse e balzelli che suscitano lagnanze e ricorsi, onde alleggerire la portata delle contribuzioni imposte. Dal 1637 al 1690 i rappresentanti di Terraferma della Serenissima, nella veste di inquisitori, di capitani e di Provveditori, si interessano con insistenza dell'andamento amministrativo della "Comunità di Orzi Novi", indicato come carente, disordinato, difficile da raddrizzare, specie per quanto riguarda i gettiti da evolvere alla tesoreria statale, allora chiamata "Camera". Le relazioni degli inquisitori e le ordinanze dei reggenti accusano gli amministratori locali di malversazione, di incapacità e persino di scarso amore patriottico, perché questi non avvertono la necessità di obbedire alle richieste del paziente, ma esigente governo centrale, bisognoso di finanze. Non pochi orceani dal 1644 al 1669 combattono sotto le bandiere di Venezia in Oriente e specialmente a Candia. Per arginare la povertà crescente il 12 nov. 1673 viene confermato al Borgo il diritto «al mercato» settimanale, decretandogli ampia libertà all'introduzione ed all'estradizione di granaglie, esente di ogni aggravio. Ed è pure decretato dalla stessa autorità il «mercato del bestiame», sempre al Tezzon di Salnitro, dirimpetto alla Porta di Sotto (la Porta S. Giorgio), fuori, dunque, della Fortezza, distante dalla «Spianata» un quarto di miglia, dove si trovano alcune cascine vicine «atte a dar ricovero a gente ed a roba in occasione di pioggia». (E lo spazio tra il Molino Assi, la Pattina, i due Nosotto , la Gheba). È pur sempre decretato che sia tenuto nei tre giorni di lunedì, martedì, mercoledì nella terza settimana di ciascun mese «sotto la sorveglianza e direzione degli eccellentissimi capitani, prescrivendo le regole che stimino proprie a tutela delle fraudi in materia specialissima di dazio e per il buon incamminamento di esso Mercato; non derogando, però, con ciò alla giurisdizione di questa magnifica Città rispetto al podestà che vien mandato nella Fortezza». Nel 1683 il Comune rivendica beni posseduti in antico nel territorio di Leno. Nonostante perduri oltre ogni speranza la pace, fin dal 1600 è stato ricostruito ed ampliato il Quartiere a mattina della Cittadella che prende il nome di "Quartiere Nuovo". Nel 1601 viene ampliato il Magazzino detto la "Munizione" mentre nel 1680 vengono compiute ampie opere di restauro a tutto il complesso difensivo come ricorda un'iscrizione.


Pochi gli avvenimenti di rilievo nel sec. XVII: fra questi il passaggio nel 1649 di Maria Anna d'Austria figlia dell'imperatore Ferdinando III e fidanzata al re di Spagna Filippo IV e aucat a le visite pastorali dei vescovi di Brescia. Per l'avversione invece del provveditore Pio Bolani o Bollani non mettono piede nel 1676 a Orzinuovi i missionari Paolo Segneri e Giovanni Pietro Pinamonti che pure attirano immense folle in tutta la bassa e anche nei dintorni.


Il nuovo secolo si apre invece con nuovi frastuoni di guerra, dovuti alla questione della successione al trono di Spagna nella quale Venezia si dichiara neutrale ma di cui subisce gravi conseguenze. Anche da Orzinuovi dal 1701 al 1706 e oltre mentre vengono rafforzate le difese è un continuo passaggio di eserciti gallo-ispano, piemontese, francese, ecc. che impongono taglie, somministrazioni di viveri e di foraggi. Sotto Orzinuovi nell'agosto 1701 si accampa Eugenio di Savoia con 8 mila soldati che si abbandonano a continue scorrerie. In una delle numerose scorrerie il gen. Vaudonne, diretto a Pontevico, incontrandosi il 15 settembre, presso Orzinuovi con contingenti dell'esercito francese, riuscì a disperderli, mettendo fuori combattimento 300 tra morti, feriti e prigionieri. Il 7 ottobre lo stesso generale, dirigendosi verso Orzinuovi, incontratosi con un forte corpo di nemici, attiratili in una imboscata, semina nuove vittime che egli addirittura in una sua relazione determinò in 800. Scorrerie continuano anche dopo la battaglia di Chiari. Probabilmente, anche in seguito a queste vicende, nel 1710 un inventario dell'artiglieria della fortezza registra 86 pezzi di artiglieria tra falconetti, sagri, colubrine, tra bocchi e mortai con una scorta di 28.407 palle di ferro e 2.901 bombe. Nuovi reclutamenti hanno luogo nel 1715-1718 nella guerra contro i turchi e ancora nel 1733 per la guerra nel Peloponneso, negli anni seguenti per nuovi passaggi di armate. Mancando le occasioni di guerre o anche in ragione della decadenza economica generale nessun intervento sostanziale o progettuale venne fatto alla fortezza, salvo interventi di riparazioni. Carestie, intemperie, epidemie epizootiche, tribulano le popolazioni rimaste senza quasi tutela della Repubblica in continua decadenza. Alla crescente decadenza economica si cerca di far fronte con opere di bonifica e miglioramenti agricoli. Ritornano antichi contrasti sulla terra lungo la riva sinistra dell'Oglio che vengono risolti dal nuovo trattato di Vaprio d'Adda del 17 agosto 1754 fra Venezia e il Governo austriaco di Maria Teresa. Le due potenze poi nell'agosto 1763 decidono, dopo ispezioni, di aprire un nuovo cavo di irrigazione, scavato nell'inverno seguente sotto la direzione dell'ing. Francesco Bossi. Fallito il nuovo progetto in forza di nuove alluvioni, ne viene tentato un altro di minore portata, che pure fallisce, mentre si aggrava il problema della navigazione e specialmente dei trasporti sul fiume e si prospetta la costruzione di un nuovo ponte fino a quando dopo lunghe pratiche, il 20 aprile 1792 si tiene un'altra conferenza presieduta dall'arciduca Ferdinando, nella quale si stabilisce che tanto la costruzione del nuovo ponte, quanto la successiva manutenzione dello stesso, si abbiano a ritenere a comun carico tra Brescia e Soncino, i quali alternativamente, ne percepiranno i redditi. Si determina, anche che, siccome la metà del fiume costituisce il punto di confine fra i due Governi, così alla corrispondente metà del ponte nuovo si collochi un cancello da chiudersi con chiave, la notte, non solo, ma ogni qualvolta occorra, a tutela di ciò che riguarda polizia e finanza. Il 25 di luglio giungono in luogo l'Ingegnere camerale Giussani e il capitano Cristiani; si stabilisce il posto per impiantare il ponte e si traccia anche il progetto della nuova strada Orzinuovi-Soncino, che fa parte del grandioso progetto di riforma stradale fatto studiare dall'imperatore Giuseppe II fin dal 1782. Il tronco di strada Soncino all'Oglio viene completato il 31 di gennaio 1794; ma non si fa nulla per la costruzione del ponte, pur sollecitato da molti ricchi cittadini soncinesi che tengono anche sul Bresciano considerevoli possessi; e non fa nulla la Repubblica per quanto riguarda il prolungamento della strada tra l'Oglio ed Orzinuovi. Nonostante tutte queste controversie come ponte ideale fra le due sponde nel 1759 viene completato il santuario della Madonna dell'Oglio, iniziato nel 1752. Come scrive il Tolasi: «nella incertezza generale dei primi giorni della "liberazione" gli entusiasmi sono timidi ed i conservatori o fautori del vecchio regime non sono proprio così convinti della bontà del passato sistema da strapparsi i capelli per la disperazione. I giovani cosidetti liberali, anticlericali stanno a piardare insieme con il partito di una volta, finchè arriva in paese a prendere possesso della fortezza ed a catechizzare il popolo, il podestà Marco Antonio Cavalli inviato dal Governo provvisorio con poteri eccezionali ma con lo specifico incarico di mettere le mani sulle armi, sui cannoni e quanto altro potesse reperire, e questo per recuperare i mezzi di difesa e di offesa in caso di necessità, per la città di Brescia». Nessun incidente o inconveniente segna i primi mesi tanto che il commissario Carlo Fisogni mandato dal Governo provvisorio testimonierà la concordia dei due vecchi partiti di questa comunità: "tutti, scrive, sono divenuti amici, il tutto ha spirato armonia, concordia e pace. Gli evviva alla Libertà acquistata furono innumerabili, e questi si solenizzarono colo sparo di cannone sui spalti della Fortezza. Ho creduto bene di far trasportare alla città quattro pezzi di cannone di campagna, opportuni per gli affari presenti".


Ingenti le soppressioni di beni ecclesiastici e monastici fra i quali, per quanto è documentabile attraverso gli atti pubblici, gli espropri riguardano il monastero di S. Chiara, di S. Francesco, la rettoria di S. Antonio, il primiceriato di S. Marco, la congregazione dei Disciplini, la mensa del Duomo di Brescia, il canonicato del Duomo di Brescia, alcuni chiericati e canonicati. Vengono inoltre iscritti come "pubblici" e perciò di proprietà comunali: 1) Santuario della Comune di Orzinuovi "Madonna di Caravaggio". 2) Oratorio S. Bernardino. 3) Oratorio di S. Bernardino del soppresso convento dell'Aguzzano. 4) Comune di Orzinuovi: "Madonna dei Borghetti" con casa. 5) Ministero delle Finanze: Soppresso convento dei Padri di San Francesco. 6) Oratorio di S. Giuseppe: "Chiesa, sacrestia e cortile in vicolo San Giuseppe". 7) Oratorio di S. Maria del Suffragio in contrada del Duomo. Chiesa con casa del custode. 8) Congregazione della carità, detta "La Congrega", oratorio con casa. 9) Chiesa parrochiale "Il Duomo", con casa parrochiale, giardino e cimitero. 10) Chiesa "Madonna del Carnero" con oratorio. 11) Oratorio del Crocifisso della Disciplina. 12) Oratorio di S. Rocco, in contrada dell'Ospedale delle milizie, con chiesa, sacrestia e cortiletto. 13) Chiesa di S. Domenico "S. Maria delle Grazie", in contrada S. Barbara, con sacrestia e piazzale ed ampio terreno. Il Comune continuò ancora ad essere proprietario di 1440 piò di terra mentre le grosse famiglie feudali o della nobiltà quali i Caprioli, i Martinengo, i Rossa non perdettero bene alcuno. Particolare accanimento il Governo Provvisorio riserva alla Confraternita di S. Pietro Martire, eretta nella chiesa dei Domenicani, per il fatto, come si legge nel decreto del 3 giugno 1797, che le confraternite dette di S. Pietro Martire, nella loro istituzione non sono che un'unione di soldati Croce-Segnati per combattere gli eretici a braccio armato. Nel proemio delle loro regole si legge che prestavano il voto d'obbedienza al Padre Inquisitore, dal quale dipendevano. Il Popolo Sovrano Bresciano ordina che sia immediatamente abolita assieme a quella di Brescia, "che siano distrutte le loro insegne, abili a quanto potesse contrassegnare la loro passata esistenza" e che siano naturalmente sequestrati tutti i beni. A Orzinuovi la Repubblica Cisalpina pose un forte presidio di francesi che al sopravvento degli austro-russi nel 1799 cercò di opporre una certa qual resistenza ma che fu costretto ad arrendersi il 30 aprile 1799. Durante l'occupazione austro-russa dall'agosto 1799 al giugno 1880, si distinse invece tale Domenico Bordogni di Ovanengo, già bandito dal governo veneto per misfatti compiuti e condannato dal Governo provvisorio il 25 agosto 1797 come "capo controrivoluzionario". Da parte sua l'Austria si accontenta di far dipingere alcune aquile bicipiti. Instauratasi la Repubblica Cisalpina il 5 maggio 1801, veniva bandito da tutto il territorio e su lui veniva posta una taglia. A riparare i danni provocati da un terremoto del 1802 viene chiamato l'arch. milanese Cagnola. In seguito alle leggi napoleoniche dell'allontanamento dei cimiteri dagli abitati, viene costruito nel 1811-1813 un nuovo cimitero in località Foppone. Figura eminente dell'epoca napoleonica fu Pietro Pavoni (1784-1837), tenente colonnello e partecipe della congiura antiaustriaca detta dei colonnelli e perciò arrestato il 20 gennaio 1815 e rimesso in libertà il 9 novembre 1815. Nel 1815 l'Austria costituisce Orzinuovi a capo distretto con 15.057 ab. (nel 1834) comprendente 16 comuni e cioè, il capoluogo, Aqualunga, Barco, Cremezzano, Farfengo, Gabbiano, Gerola, Ludriano, Oriano, Orzivecchi, Padernello, Pedergnaga, Pompiano, Roccafranca, Scarpizzolo e Villachiara. Gli indebitamenti contratti durante l'epoca napoleonica, nonostante tutti gli incameramenti di beni ecclesiastici, sembrarono minacciare fin dal 1816 il patrimonio comunale, assommante a 1440 piò di terra che tuttavia non venne intaccato nel 1830 in seguito alle ingenti spese comportate dalle demolizioni delle fortificazioni decise dal governo austriaco nel 1821 e realizzate nel 1827. Per farvi fronte vennero venduti i terreni del Ranazzo d'Oglio e del fondo "Finiletto" e si dovette ricorrere a prestiti dei Martinengo. Vi sono nuovi tristi momenti come il colera del 1835 e poi del 1855. Non mancano però segni di progresso, come l'illuminazione pubblica nel 1823. Nel 1839 certo Pedrini acquista l'ex chiesa di S. Giuseppe, già trasformata in abitazione privata, e ne ricava un teatro con palcoscenico, 28 palchi e platea. Fallito il Pedrini dopo tre anni il teatro viene gestito dai suoi creditori, Sperandio Maffeis e Albina Musleti ved. Malugani che nel 1872 lo cederanno al Comune. Nel 1835 il Comune di Orzinuovi riservò all'imperatore Francesco I di Austria solenni esequie. L'arciprete Lorenzoni tenne, tuttavia, le distanze con il commissario austriaco Celli, non senza screzi. Don Francesco Perini ha testimoniato per diretta conoscenza e partecipazione gli entusiasmi che accompagnarono, dal 1846 al 1848, i pronunciamenti di Pio IX. La trasformazione urbanistica ed edilizia si accentua dal 1837 in poi. Quando poi il 20 marzo 1848 il Consiglio comunale si riunì per prendere atto della rivoluzione, l'arciprete venne unanimamente invocato e accolto poi con applausi e fregiato della coccarda tricolore. Sua preoccupazione fu, tuttavia, quella di mettere in salvo il commissario austriaco Celli, che accompagnò al sicuro. Da Orzinuovi come da Chiari, vennero inviati a Milano a rinforzo degli insorti colonne di volontari che vi giunsero però dopo la ritirata austriaca. Arrivati gli austriaci in ritirata, la chiesa della Madonna ospitò prigionieri politici che essi trascinavano con sè e che l'Arciprete cercò in ogni modo di soccorrere. Ad essi vennero aggiunti il conte Barni e il corriere bresciano Lorenzo Parfumi. Affidati al commissario tirolese Maurizio Di Betta, vennero poi trascinati alla fortezza austriaca di Kufstein. Nel 1849 fu don Francesco Perini ad avere difficoltà. Nominato, alla morte del prevosto Lorenzoni, vicario economo, erano noti i suoi sentimenti patriottici. Alcuni suoi viaggi in ragione di tale incarico, suscitarono sospetti nella polizia austriaca la quale lo accusò di aver nascosto un proclama del barone Appel, del 27 luglio 1848, relativo ai disertori. Per questa ragione il 12 agosto il Perini venne arrestato e rinchiuso nel carcere di S. Urbano di Brescia. Venne successivamente liberato il 19 agosto, giorno onomastico dell'imperatore.


Il ritorno degli austriaci portò ad Orzinuovi il 2 novembre 1853 la pretura ma allontanò dalla borgata e dal distretto 14 persone considerate profughi politici. Nell'aprile del 1859 Orzinuovi fu tappa delle truppe austriache in ritirata dal Piemonte e dirette verso S. Martino e Solferino. Queste truppe sostarono infatti per alcuni giorni nel nostro paese, accampandosi con la cavalleria lungo gli spalti, nella vasta piazza e sotto i portici. Anche l'Imperatore Francesco Giuseppe, venuto un giorno ad ispezionare le truppe, sostava una notte in via Roma in casa Pavoni. Nel locale cimitero esiste tuttora una lapide che ricorda quattro soldati francesi, che feriti a Solferino il 24 giugno 1859, venivano trasferiti a questo Ospedale, ove poi decedevano: quindi vennero qui seppelliti. Un orceano, Rinaldo Bontempo seguì Garibaldi nell'impresa dei Mille e sacrificò la sua vita a Palermo il 27 maggio 1860. Sul Palazzo Municipale gli venne dedicata un'epigrafe che suona: «A Rinaldo Bontempo / orceano / Uno dei Mille morto a Palermo / combattendo / il 21 marzo 1860».


Profonda è la trasformazione sociale che avviene dal 1859 in poi anche per il seguente fatto rilevato dal Tolasi. Nelle campagne appaiono i primi coltivatori proprietari, e in larga misura i cosiddetti mandriani nomadi, i quali, qualche decennio dopo, divengono acquirenti dei fondi lasciati dai signori di prima. Alcune leggi sociali costringono gli agricoltori tradizionalisti ad abbandonare le proprietà od a rinnovarsi con grossi sacrifici; nel centro i bottegai si organizzano in iniziative varie, come sollecitati da nuova fiducia. Compiuto il primo decennio della costituzione del Regno d'Italia (1861 - 1871), gli entusiasmi si smorzano ed il paese ritorna alla solita routine, anche se qualcosa di nuovo sembra essere impostato dalle iniziative sociali del Dott. Secondo Martinelli, autore e presidente della prima "Società Operaia" locale, e da Don Giuseppe Perini, delle scuole sostenute con i lasciti di persone generose specie per la preparazione dei giovani nelle attività manuali ed operative o per l'assistenza ai bisognosi, allargata con donazioni consistenti, come nel caso di Pastori e Maffeis.


Dopo l'Unità d'Italia la vita politica ed amministrativa è dominata dal liberalismo locale impersonato dall'avvocato scrittore Eugenio Maestrazzi, dall'ing. Enrico Tenca, dall'ing. Giuseppe Pavoni, dall'avv. Eugenio Gnaga, dal medico Secondo Martinelli (questi due particolarmente vicini a Zanardelli fin dal 1859), dal dott. Giuseppe Pastori, e ancora dai Longhi, Musleti, Perini e dopo qualche tempo dai Gorio e dai Maffeis. Numerosi i pronunciamenti in favore dell'Unità d'Italia e le celebrazioni patriottiche. Diventato capoluogo di mandamento Orzinuovi ospitò oltre la Pretura l'ufficio Imposte dirette, l'Ufficio Registro ecc.; tra i segni nuovi è la fondazione nel 1860 del Corpo filarmonico o Banda della Guardia Nazionale che avrà notevole sviluppo. Il 12 aprile 1862 fu a Orzinuovi Garibaldi ricevuto con la banda. Montava un cavallo bianco e giunto in piazza, salì in Municipio e affacciatosi ad una finestra, arringò la folla invitandola a cooperare, a liberare il suolo della patria dallo straniero, caldeggiando l'istituzione del Tiro a segno. La visita è ricordata da una lapide posta sul Municipio che suona: «Il 12 aprile 1862 / Giuseppe Garibaldi / da qui / arringava il popolo / per riscatto di Roma e Venezia». L'entusiasmo suscitato spinse parecchi orceani a partecipare alle nuove imprese garibaldine. Fra essi si ricordano Giovanni Laffranchi, Annibale Boselli, detto "Fenaról", Giuseppe Bezzi, Tommaso Maestrazzi, Giuseppe Zambelli, Francesco Bettinzoli detto "Ceco Pöa", Francesco Turotti. Ultimo fra i garibaldini sarà Bartolomeo Fioretti che prenderà parte alla battaglia delle Ardenne.


Si susseguirono numerosi segni di progresso. Nel 1867 per iniziativa di don Domenico Stocchetti ed offerte di privati veniva aperta in via Codagli una prima sala di custodia. Sostenuta da don Francesco Perini venne nel 1883 assunta in proprio dal Comune che nel 1885 la trasformava in asilo dedicato a Garibaldi. Ottenne il 10 febbraio 1887 l'erezione a Ente Morale. Nel 1863 era già presente la Società di mutuo soccorso liberale. È del 1869 la nascita della Società del tiro a segno di Orzinuovi. Seguiva nel 1871 la trasformazione della Società di M.S. in Società operaia agricola d'Orzinuovi che dopo anni di crisi si riprese negli anni '80, raggiungendo nel 1888 i 160 soci. Nel 1871 il dott. Secondo Martinelli, lasciava morendo i suoi libri per l'istituzione di una biblioteca pubblica che tuttavia verrà realizzata solo nel 1936. Nel 1872 il Comune compera il teatro e nel 1873 costituisce l'Ente Teatro", amministrato da rappresentanti del Consiglio comunale e dagli esponenti delle famiglie locali, che concorrono all'assegnazione annuale, dietro asta, dei palchi. La commissione mista organizza manifestazioni liriche e drammatiche, esibizioni operettistiche ed attività ricreative, con programmi onerosi e con disavanzi colmati dalla cassa pubblica del comune. Nel 1876 veniva fondata la Scuola di disegno "Sperandio Maffeis". Leggi laicizzatrici del 1867 e del 1876 aprirono i primi vivi contrasti sul piano religioso suscitando profonde reazioni da parte del clero orceano circa la proibizione delle processioni, la precedenza del matrimonio civile su quello religioso. Continuano le opere di sviluppo fra le quali si annovera nel 1879, il ponte Soncino-Orzinuovi. A differenza di altre località Orzinuovi fu particolarmente colpito dal colera del 1884. Contro i due casi di Chiari, nel solo 15 settembre si registrarono a Orzinuovi sette casi (di cui due letali) e tutti in cascinali lungo la roggia Formana, che, proveniente da Cizzago, passava per la casa di certo Lanfranchi che era morto di colera e dalla quale gli abitanti della zona attingevano anche acqua da bere. Pure pesante ad Orzinuovi fu nel 1885 la presenza del vaiolo. La maggioranza comunale fino agli anni '80 è liberal moderata con aperture al mondo cattolico, per orientarsi, poi, in maniera più marcata verso lo zanardellismo, sempre più intransigente, che avvia anche un progresso amministrativo. La nuova classe politica afferma il suo credo politico con i riti della festa del 20 settembre, l'erezione, per iniziativa della Società operaia, di un busto a Garibaldi, il primo eretto in provincia, inaugurato il 12 aprile 1885 alla presenza di Zanardelli. Il busto verrà poi nel maggio 1903 sostituito con uno in bronzo, opera dello scultore Claudio Botta. In seguito a ciò sempre negli anni Ottanta, si va delineando una sempre più netta distinzione tra liberali moderati e zanardelliani. Questa si delineò netta nel luglio 1882 quando il presidente della Società Operaia di M.S. si oppose, sostenuto dal conte Roberto Corniani, ad una partecipazione della Società stessa alle feste per l'inaugurazione in Brescia del monumento ad Arnaldo. Detta partecipazione era invece caldeggiata dall'avv. Pavoni, dal dott. Giovanni Cantù e dagli zanardelliani che ebbero il sopravvento. Il nuovo indirizzo impresso alla Società operaia e il sopravvento degli elementi zanardelliani, ebbe un suo nuovo pronunciamento con l'inaugurazione il 12 aprile 1885 di un medaglione a Giuseppe Garibaldi e l'inaugurazione della bandiera della Sezione dei Reduci delle Patrie Battaglie. La prevalenza zanardelliana fu sanzionata con la nomina a sindaco di Luigi Gorio. Come ha rilevato V. Tolasi, nell'ultimo decennio del secolo si realizzarono i primi investimenti pubblici per i quali è costruito il nuovo edificio delle scuole elementari, viene potenziato il rudimentale tiro a segno, sono sistemate alcune strade interne e si compiono i primi sparuti tentativi dell'iniziativa privata in materia edilizia. Il comune è servito con una linea tranviaria elettrica e con una ferrovia per la Vallecamonica e Cremona; il centro viene illuminato. Nel 1877, grazie alla decisione assunta dai Consigli Provinciali di Brescia e di Cremona di concorrere a metà della spesa, venne costruito tra Soncino e Orzinuovi, un ponte in cotto sull'Oglio. I lavori, affidati alla ditta Trezza di Verona, vennero terminati nel 1879. Nel 1880 venne realizzata la tramvia Brescia-Orzinuovi, parallelamente a quella Lodi-Crema-Soncino, realizzata nell'87. Nel frattempo, negli anni '80, veniva posto il problema della bonifica degli ultimi 90 ettari di terreno paludoso dei Lamazzi. E, intanto, la borgata subiva le più rapide e sostanziali trasformazioni, e l'espansione sulle aree lasciate libere dall'abbattimento delle mura e sempre più verso l'esterno. Tassazioni e necessità di spese comportano l'alienamento di fondi comunali fra i quali 550 piò del fondo Malpaga, 130 piò del Fenil Nuovo (nel 1864), dei fondi "Terraverde" (nel 1908) e Carossi (nel 1911). Le suddette operazioni seguirono all'alienazione, dal 1899 al 1930, della Spianata. Infine nel 1969 furono alienati i restanti beni del Fenil Nuovo. In compenso migliorarono servizi e opere edilizie. Nel 1889 nasce il corpo dei Vigili del fuoco. Nel 1893, su progetto dell'ing. Giovanni Quarena venivano costruiti un nuovo e grande edificio scolastico inaugurato il 4 novembre 1894, tra polemiche e dissensi, specie dei maestri presenti contrari all'esaltazione di Zanardelli e alla denigrazione dell'istruzione elementare tenuta fino ad allora. Segno di un nuovo progresso nel settore dell'istruzione fu la fondazione nel 1892 della Scuola comunale di disegno "Sperandio Maffeis" con un'ottantina di allievi. Sempre nel settore scolastico nel 1898 veniva fondato il Patronato Scolastico che quasi subito allestiva la refezione per gli alunni frequentanti la scuola elementare e residenti nei numerosi e popolosi cascinali di Orzinuovi. Nel 1897 la Congregazione di carità dava vita al Ricovero di mendicità e cronicità Umberto I istituito con decreto regio ed eretto in Ente Morale il 2 maggio, grazie ai contributi del Comune di Orzinuovi, della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, dell'ospedale orceano, dei pii luoghi elemosinieri di Coniolo e Ovanengo ed alle offerte sempre indispensabili dei benefattori. Il Ricovero veniva inaugurato il 29 aprile 1900.


Anche il tempo libero trova sempre più attenzione e interesse. Continuano i successi della Banda musicale, oltre alle serata di beneficienza e le recite; presente spesso la "Perseveranza" di Brescia e altre compagnie. Nel dicembre 1894 fece la sua comparsa il cinema con proiezioni "al naturale" nel teatro comunale attraverso il cinematografo Giganti di Antonio Cini, che ebbe "grandioso" successo. Più qualificato il tempo libero speso al tiro a segno il cui campo veniva inaugurato nell'ottobre 1896 con gare che attirarono grandi folle. Tuttavia le vittorie elettorali furono per qualche anno appannaggio degli zanardelliani, anche se già nel 1905 in quelle provinciali Gorio con 353 voti era incalzato da Ambrogio Vertua, moderato con 301 voti. In effetti incominciarono a farsi sentire anche i cattolici sempre più organizzati. Intanto ha fatto la sua comparsa il socialismo che nel 1904 registrò le prime scissioni a causa di un gruppo di socialisti definitisi "giovani turchi" che, tuttavia, non presentarono una lista propria. 


A ribadire il credo liberale di sinistra ed in spirito di polemica con i cattolici e i moderati, che andavano alzando la testa, la Società operaia inaugurava il 14 ottobre 1906 una lapide a Felice Cavallotti. Questa era stata modellata dal prof. Miglio e scolpita dallo scultore Veneziani, ambedue orceani. All'inaugurazione tenne il discorso Demetrio Ondei, alla presenza di altre società operaie e di autorità politiche. Ad un anno di distanza i cattolici orceani rispondevano il 29 settembre 1907 con una festa ancora più solenne, presenti una trentina di associazioni cattoliche, e il giovane avvocato cremonese Guigo Miglioli, in occasione della benedizione della Società Operaia Cattolica. Nel novembre 1907 la stampa laicista denunciava violente campagne contro l' "Asino", organo dell'anticlericalismo. Quasi a controbattere gli sforzi di rivalsa dei cattolici nel dicembre 1907 il Consiglio Comunale decideva l'abolizione dell'insegnamento religioso nelle scuole, nonostante 400 firme di genitori che lo richiedevano. Continuano fra polemiche e contrasti le opere pubbliche. Nel 1905 viene costruito, sul viale Regina Margherita, il nuovo asilo; vengono inaugurate le nuove scuole comunali, si sviluppa grazie all'officina di Giovanni Pavoni l'illuminazione pubblica, mentre la piazza Vittorio Emanuele si va arricchendo di nuovi e "ricchi" negozi. Nel 1908 viene stabilito il primo servizio automobilistico Brescia-Orzinuovi. Grazie alla Società Operaia nasce nel 1907 una Società cooperativa per la costruzione di case popolari. Nel 1907 la nascita della "Società operaia cattolica", le sottoscrizioni per l'insegnamento religioso nelle scuole, respinto con forza dall'amministrazione comunale liberale, la propaganda dell' "Asino" di Podrecca e perfino la partecipazione della banda civica alle manifestazioni religiose, offrono continui pretesti per rinfocolare le polemiche. Nel 1909 è il santuario dell'Addolorata o della Madonna del colera ad offrire motivi di contrasto, in quanto si vuole utilizzare l'annessa casa del curato per la guardia civica o per aprirvi un lazzaretto. Un segno del cambiamento del vento politico è dato il 18 giugno 1911 da un banchetto di 600 coperti, organizzato per festeggiare l'on. Longinotti, cattolico, che aveva conquistato il seggio parlamentare nel collegio di Verolanuova, sostituendo Carlo Antonio Gorio, deputato liberale da molte legislature. Il banchetto era stato organizzato dal consigliere provinciale dott. Longhi. L'anno seguente, in febbraio, preceduta dalla costituzione di una Lega Calzolai, nasceva l'Unione Cattolica del Lavoro. In piena ripresa appare anche il Movimento Giovanile Cattolico che il 12 maggio 1912, con solenne funzione religiosa, festeggiava la benedizione della bandiera della "Giovane Orzinuovi". Nel frattempo si rassodava la Società Sportiva Orceana. Nel novembre 1912 il Consiglio Provinciale, oltre al miglioramento della strada Verolanuova-Oriano-Orzinuovi, decideva l'elettrificazione delle tramvie della Bassa e la costruzione del tronco ferroviario Rovato-Orzinuovi-Soncino. Negli stessi anni viene molto migliorato e ampliato l'ospedale, che si segnala anche per la presenza di un chirurgo particolarmente apprezzato, il prof. Giovanni Volterrano. Sotto la pressione dei cattolici, animati dal curato don Pietro Santi e sempre più impegnati sul piano politico ed amministrativo, nel 1913 incominciava a sfaldarsi il blocco zanardelliano. Le elezioni amministrative dell'agosto 1913 ne confermarono, infatti, il declino. Il blocco della sinistra liberale, ovviamente, cercò di resistere e di riorganizzarsi. Tra l'altro il 15 settembre 1913 il gruppo anticlericale studentesco fondava il "Circolo Anticlericale Arnaldo da Brescia", nominandone consiglieri Bonfiglio Pina, Girolamo Appiani, Francesco Callegari, Giuseppe Pellegrini e segretario Umberto Usardi. Sono gli ultimi tentativi di resistenza alle nuove forze popolari e moderate. Queste, infatti, nel 1914 conquistano la maggioranza comunale, portando Rinaldo Longhi ad occupare il seggio di sindaco.


Durante la I Guerra mondiale sorsero e si rivelarono molto attive varie associazioni assistenziali. Operò l'Ufficio Notizie e il Centro delle opere di assistenza civile, che il 13 giugno 1918 inaugureranno la loro bandiera. Agirono anche una Sezione del Fascio Nazionale di Resistenza e il Comitato di assistenza civile. Nel gennaio 1916 venne aperta la Casa del soldato. La popolazione è fondamentalmente contro la guerra, tanto che non mancarono nel novembre 1917 proteste nei riguardi dell'arciprete don Fiora che ebbe a leggere il proclama di Vittorio Emanuele III che chiamava il popolo alla resistenza. La guerra costò a Orzinuovi caduti, ai quali verrà dedicato il 16 ottobre 1924 un monumento. Il dopoguerra, dopo il passaggio devastatore della spagnola, porta alla ribalta il socialismo che nelle elezioni amministrative del 17 ottobre 1920 vede prevalere la propria lista, guidata dal giovane maestro Pietro Alberti. La nuova amministrazione mentre punta sui problemi della casa, dell'istruzione, dell'assistenza, dimostra aperture anche ad elementi cattolici in commissioni comunali. Istituisce scuole serali, viene avviata la costruzione delle scuole di Ovanengo, dei lavatoi pubblici ecc. Contrastano la prevalenza socialista soprattutto i cattolici particolarmente attivi anche tra i giovani attraverso il Circolo giovanile S. Luigi che nel 1921 costituisce anche la squadra Audax di football. Contro la prevalenza socialista oltre ai cattolici si schierano i fascisti, mentre il 13 febbraio 1921 si costituisce l'"Associazione Proprietari di case e fondi".


Il fascismo fa la sua comparsa nella primavera del 1921, preannunciato dall'attività pubblicistica dell'ing. Ignazio Maffeis, il quale, dal giornale "Fiamma" ha cercato di smuovere le acque, anche con accuse ai "pescecani di guerra" che, per salvare quanto avevano accumulato durante il periodo bellico, appoggiavano il socialismo più estremista. Ma fu un comizio di Augusto Turati sulla piazza di Orzinuovi, il 10 aprile 1921, finito in uno scontro fra socialisti e fascisti, che consolidò la presenza fascista nella borgata. Da quel momento scontri verbali e anche fisici non mancarono e il gruppo fascista si andò infoltendo, senza, tuttavia, riuscire a sventare la vittoria socialista. Dopo un periodo di stasi, nella primavera del 1922, il fascismo riprese vigore con la fondazione, in una riunione all'albergo "Scudo di Francia", del Fascio di Orzinuovi affidato a Francesco Appiani quale Segretario Politico; membri del Direttorio; Provezza Giacomo, Moroni Mario, Franguelli Leandro, Chiodo Carlo, Tenca Enrico. Inoltre Orzinuovi diventava anche centro di zona, affidato a Giovanni Azzolini. La centuria e le squadre d'azione ebbero modo di scontrarsi quasi subito con gli arditi socialisti del popolo, a sassate, e non senza esclusione di colpi di rivoltella e di moschetto. Spalleggiati da squadre d'azione, provenienti da Brescia, i fascisti diventarono in pochi giorni padroni della piazza, costringendo all'esilio il maestro Alberti. L'inaugurazione del gagliardetto del Fascio il 24 settembre 1922 sanzionò la completa prevalenza fascista. Agguati reciproci, accompagnati da revolverate, si ripeterono nell'ottobre 1922, con ferimenti più o meno gravi. Il 22 dello stesso mese il fascismo orceano inaugurava il gagliardetto con una adunata di 800 fascisti. In funzione antisocialista nelle elezioni amministrative del 21 gennaio 1923 si battè una lista di moderati cattolici, di giovani intellettuali, di nazionalisti e simpatizzanti fascisti, che stravince le elezioni (con 14 consiglieri fascisti e 6 popolari) ed elegge sindaco il rag. Cesare Azzolini, agricoltore e commerciante. Auspice don Ferraresi "pur rimanendo, come sottolineava "Il Popolo di Brescia" il 15 marzo 1923, distinti e ligi ciascuno al proprio programma, col proprio partito" popolari e fascisti si strinsero cordialmente le destre "allo scopo di cooperare al bene del paese". Il 6 luglio 1924, per rivalità personale, il segretario politico Francesco Pezzola venne ferito a morte a Ovanengo dal cugino Giuseppe Gorno. Gli aveva negato, infatti, la tessera fascista. Alla sua morte, avvenuta il 25 luglio, venne considerato come martire fascista e ricordato con una lapide apposta sul Municipio nel 1932, mentre il feritore venne arrestato in Francia nel novembre 1925. Il fascismo si è ormai definitivamente affermano e quando nel 1925 il sindaco rag. Azzolini morirà, verrà sostituito dall'assessore Francesco De Ambrogio. Alla fine del 1926 emarginati tutti gli altri partiti viene nominato un commissario prefettizio in Renzo Moroni, diventato poi podestà nel 1927. In seguito come podestà si susseguirono Giovanni Calcini, agricoltore, nel 1934 Leandro Franguelli, fino al 1942.


Nonostante gli accesi contrasti Orzinuovi segnò nuovi progressi. Tra il 1920 e il 1930 vengono aperte due sale cinematografiche (il "Concordia" dei fratelli Cassini viene inaugurato nel gennaio 1924) che segnano il declino del teatro comunale. Passato al Dopolavoro e intitolato, nel 1934, ad Ermete Zacconi, verrà abbandonato nel 1972 per inagibilità. Già verso la fine degli anni Venti è particolarmente attiva la Società Filodrammatica Orceana, mentre si distingue la Società Sportiva collegata con il Dopolavoro. Nel 1925 viene avviata l'elettrifica zione della linea tramviaria Brescia-Orzinuovi. Nello stesso anno all'Andreana l'Istituto S. Famiglia fonda una scuola professionale di avviamento al lavoro, particolarmente attiva. Nell'aprile 1926 venne decisa la creazione di un Dispensario antitubercolare, aperto definitivamente il 15 gennaio 1929. Nello stesso anno viene decretato l'avvio di cure balneo-termali. Seguirà negli stessi anni la colonia fluviale. Fu deciso il miglioramento urbanistico ed edilizio sulla fine degli Anni Venti con nuovi viali e abitazioni. Inoltre venne ampliato l'edificio scolastico e furono costruiti quelli di Coniolo e Pudiano; venne attivato, infine, il campo sportivo del Littorio. Nel 1928 venne aperta la Scuola Secondaria Professionale di avviamento al lavoro che ebbe poi ampio sviluppo; furono riordinati gli uffici comunali, ampliato l'Ospedale Tribaudi-Pavoni. Singolare la creazione a Milano nel marzo 1928 della "Famiglia Orceana" segno di una attiva presenza di orceani nella metropoli lombarda. Presidente venne nominato l'ing. Luigi Fioletti, vice presidente il chimico Guido Bordiga, consiglieri Rodolfo Ratti, Luigi Manfredini, Giuseppe Battaglia, Angelo Pasolini, Cesare Zana. Nel 1929 la classe sesta integrativa veniva trasformata in corso secondario biennale di avviamento al lavoro agricolo e femminile. Si apre nello stesso anno all'Oglio la Colonia elioterapica che ospita ben 350 bambini e bambine. Nel 1930 vengono inaugurati il nuovo Tiro a segno, la ferrovia Soncino-Rovato di 26 km. in raccordo, a Rovato, con la Rovato-Iseo-Edolo, nonché la sede della Cassa di Risparmio delle Provincie lombarde. Veniva inoltre avviato il Comitato dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia. Nel 1934 veniva inaugurato il ricreatorio dell'Opera Nazionale Balilla. Grazie ad un comitato fra la Provincia di Brescia e parecchi comuni veniva sistemata la strada Orzinuovi-Lonato che, nel 1937, verrà ampliata. Nel 1935 veniva sistemata la strada Brescia-Orzinuovi. Nel campo assistenziale si distinsero l'Istituto per orfane Martinelli-Bertelli e l'Orfanotrofio Sacra Famiglia fusi poi, almeno in parte, nell'Ente Comunale di Assistenza. Negli anni di maggior consenso (1935) il fascismo reclutava 264 fascisti, 80 donne, 243 giovani, 40 giovani fascisti, 170 massaie rurali, 130 avanguardisti, 830 balilla, 540 piccole italiane, 150 dopolavoristi. Il gruppo mutilati e invalidi di guerra contava 80 iscritti, gli ufficiali in congedo erano 24. La sezione combattenti aveva 220 iscritti. Esistevano una sezione bersaglieri, una sezione artiglieri e stava per essere costituita una sezione del fante. Il sindacato contadini aveva 1230 iscritti, quello operai 397 (di cui 200 donne), quello del commercio 43 iscritti. Nell'ottobre 1936 veniva avviata, finalmente, la biblioteca civica "Secondo Martinelli" in seguito al lascito di questi dei suoi libri, avvenuto fin dal 1871. Ne fu affidata la cura a Bortolo Zanotti, caduto poi nella Campagna di Russia. Ampliata con l'incorporazione della biblioteca della Società Operaia, nel 1942 la biblioteca contava 3.500 volumi. Per l'anno 1937-1938 veniva istituito un corso di ginnasio integrato, primo passo verso l'istituzione di una regolare scuola media inferiore. Nel 1938-1939 l'arch. Felice Fioretti eseguiva il primo progetto di restauro delle strutture rimaste della fortezza rinnovandolo completamente nel 1949. Nel giugno 1938 veniva posta la prima pietra della torre del nuovo acquedotto costruito su progetto degli ingg. Guido e Bruno Bellometti e del geom. Francesco Appiani ed entrato in funzione nell'agosto 1939 con l'impiego di 18 mila giornate lavorative e 10 km. di tubazioni. La vasca serbatoio venne contenuta in una torre detta Littoria alta 34,30 m. L'anno appresso nel 1940 venne ampliato l'Ospedale Tribandi Pavoni e furono istituiti reparti ambulatoriali e operatori. Nel 1938 veniva avviata la ristrutturazione dell'O spedale Civile di Orzinuovi che aveva visto salire dal 1933 al 1937 i ricoverati da 457 a 637. Con il I marzo 1938 la Società "Autoguidovie italiane" istituiva un autoservizio Milano-Orzinuovi-Quinzano. Nel 1939 su progetto dell'ing. Barbieri dell'Ufficio Tecnico Comunale veniva avviata la ricostruzione del teatro comunale chiuso fin dal 1930 per decisione dell'autorità di P.S. Inoltre dal 1930 al 1942 veniva costruita la fognatura, ampliati gli edifici scolastici del centro e costruiti quelli di Coniolo, Barco e Ovanengo. Fu costruita, inoltre, una nuova facciata del cimitero con il viale d'accesso. Durante i lunghi mesi di guerra Orzinuovi vive momenti difficili. Momenti di terrore vivono nell'estate 1944 i bambini della Colonia Elioterapica dell'Oglio mitragliata da aerei alleati. La prima vittima della Resistenza è Andrea Arcaini, della brigata G.L. Barnaba, dedicatosi con altri, ad assistere e a portare in salvo in Svizzera attraverso le Fiamme Verdi di Collio, ex prigionieri alleati dispersi dopo 1'8 settembre 1943. Una imboscata di fascisti (12 novembre 1943) gli costa la vita. Durante il 1944 mentre si intensifica la diffusione della stampa clandestina, si forma il C.L.N. Nell'autunno del 1944 un gruppo di giovani, che fa capo a Ottorino Negri ("Falco"), comandante di battaglione della brigata Fiamme Verdi T. Secchi, si dedica a raccogliere armi e a sistemarle in depositi clandestini. Tali operazioni sono rese difficili per la presenza di alpini della divisione della R.S.I. Monterosa negli ambienti dell'Oratorio. Affannosi momenti Orzinuovi vive nei giorni della Liberazione. Il 26 aprile 1945 i militi della brigata nera di Soncino, giunti a Orzinuovi per prelevare materiale dal deposito della Monterosa, si imbattono in Severo Micheli di Orzivecchi, e su segnalazione di qualche spia lo individuano come antifascista e, fingendo di avergli trovato addosso una bomba a mano, lo freddano con una raffica di mitra appendendo al cadavere un cartello con la scritta «Bandito trovato con le armi». Nel pomeriggio dello stesso giorno agli inizi dell'insurrezione, i patrioti si armano e al comando del ten. Giulio Micheli, arrestano i tedeschi presenti, costituiscono posti di blocco mentre le campane suonano a stormo e le finestre vengono imbandierate. Verso sera il gruppo armato affronta alla Madonnina pattuglie di tedeschi che proteggono la colonna Farinacci. Il gruppo si ritira dopo aver lasciato sul campo tre morti (Andrea Mainardi e Annibale Moneta di Orzinuovi e Camillo Grazioli di Frontignano di Barbariga). Il giorno dopo 27 aprile e il 28 seguente per tutto il giorno i giovani volontari catturano un migliaio di tedeschi e fascisti che si arrendono senza combattere. Il 27 aprile, intanto, verso le ore 16.40, entrano in paese le truppe alleate.


Nel dopoguerra Orzinuovi divenne centro del collegio provinciale omonimo comprendente i comuni di Orzivecchi, Pompiano, Borgo S. Giacomo, Villachiara e S. Paolo. Ai partiti prevalenti (D.C., P.C.I., P.S.I. ecc.) si affianca nell'estate 1946 l' "Uomo Qualunque" che crea in Orzinuovi uno dei suoi centri più attivi di propaganda. Nei primi anni di amministrazione democratica, vennero migliorate la viabilità, collegate telefonicamente le frazioni, ampliati e migliorati i cimiteri, compiute opere di fognatura, allestite nuove aule scolastiche sia nel centro, che nelle frazioni e furono ampliate le strutture sportive. In continua espansione l'edilizia scolastica. Nel 1950 veniva affrontato un vasto progetto di collegamento tra Orzinuovi e i comuni vicini. Ricostruito il ponte sull'Oglio si incrementano le comunicazioni, attraverso il treno, con Cremona e la Valcamonica e, per mezzo di autolinee, con Brescia, Milano, Bergamo, Cremona, Montichiari e Verolanuova. Sorge l'albergo Impero e si moltiplicano locande e trattorie. Nel 1960 venne eretto l'Istituto Professionale di Stato Moretto. Nel gennaio 1970 veniva inaugurata la biblioteca comunale. Nel 1972 viene ampliata la casa di riposo che verrà poi ristrutturata nel 1985. Nel 1973 veniva lanciato il Piano urbanistico riveduto poi nel 1987. Nell'aprile 1973 veniva inaugurata l'ala di completamento della scuola elementare, nel 1977 venivano ristrutturate le vecchie scuole, rimaste inagibili per tre anni. Avvenimento di eccezione è nel 1977 la mostra del pittore Grazio Cossali. Nel 1979 veniva affrontata la ristrutturazione del centro storico e nel contempo veniva affrontato il restauro della porta di S. Andrea. Sempre nel 1979 veniva dato il via alla costruzione del Polivalente sportivo. Nel quinquennio 1980-1985 venne sviluppato un ampio piano per insediamenti produttivi nella zona PIP di via I Maggio e un altro piano di edilizia privata di circa mille vani. Grandi sforzi vennero compiuti per il ricupero del centro storico. Venne edificata la nuova caserma carabinieri, ristrutturata la chiesa. Il 27 ottobre 1985 veniva inaugurato in via Montegrappa un nuovo Centro sociosanitario con ambulatori, centri prelievi, palestra, servizi. Venne ceduto in uso all'USSL 41 e diventò sede del Distretto Sanitario di Base n. 11. Nel 1980 veniva avviata in prossimità del santuario della Madonna dell'Oglio la costruzione di un Centro scolastico polivalente per 700 studenti. Nel 1986 si procedette al restauro del Municipio. Dal 1981 veniva ricostruito ex novo il teatro trasformato in Biblioteca Civica e Centro Culturale. Nel contempo venivano realizzati alloggi per anziani. Nel 1981 veniva aperto l'Istituto Tecnico per geometri, abbinato al già esistente Istituto per Ragionieri. Nel 1986 veniva preso in esame il problema del restauro del Castello al quale concorsero con progetti gli architetti Gregotti, Belgioioso e Zamboni. Il rilancio dell'istruzione ha inizio nel 1968 con la istituzione di Ragioneria, sezione staccata dell'Istituto di Verolanuova che dopo aver migrato per vari locali nel 1980 si insedia nel nuovo Centro scolastico polivalente. A ragioneria si aggiungono nel 1981 l'Istituto per geometri e poi il liceo scientifico; anche la Moretto, da molti anni ad Orzinuovi, si insedia nel Centro portando, complessivamente, a 744 il numero dei frequentanti in quell'anno scolastico: 352 ragioneria, 184 geometri, 113 liceo, 95 Moretto. Il 19 dicembre 1987 viene intitolato a Grazio Cossali l'Istituto tecnico per ragionieri e geometri. Il 30 maggio 1987 veniva dedicata a Salvo d'Acquisto la scuola elementare. Nel 1989 otteneva il riconoscimento legale la scuola media dell'Istituto S. Famiglia all'Andreano. Presso lo stesso Istituto l'Amministrazione ha creato per i ragazzi un centro ricreativo per l'estate. Il I maggio 1990 veniva inaugurato dal ministro Prandini l'ultimo tratto provinciale della strada statale 235 tra Orzinuovi e Orzivecchi. Nel 1980 nasceva la comunità della Porta, con sede nel Castello, per la lotta alla tossicodipendenza. In movimento, specie dagli anni '70, anche il settore sanitario soprattutto con la creazione nel 1976 del Consorzio Sanitario zonale Oglio 3 con sede ad Orzinuovi. Sempre nel settore sanitario nel 1982 veniva affrontato un nuovo progetto per l'ammodernamento dei locali e delle attrezzature del vecchio Ricovero finalizzato alla realizzazione di una struttura protetta per l'assistenza agli anziani. Affidato all'ing. Giacomo Borio ed all'architetto Virgilio Turotti, il progetto è stato realizzato su una superficie di 3.257 metri quadrati, con una spesa per opere edilizie di circa 2 miliardi e mezzo di lire, cui si aggiungono 600 milioni per l'arredamento e le attrezzature. L'opera è stata possibile con i contributi della Regione Lombardia, del Comune, dell'Opera pia «Enrico Nolli», con l'alienazione del patrimonio della Casa di riposo e ancora grazie alla generosità degli orceani. Il recupero del vecchio stabile e la nuova struttura vennero inaugurati il 22 aprile 1990. Sforzi vennero compiuti fino al 1990 nella salvaguardia dell'Ospedale del quale vennero riconosciuti nell'ambito del Piano regionale la validità dei reparti ospedalieri. Sempre più viva la sensibilità ecologica specie nei riguardi dell'Oglio. Avviati particolari studi geologici fin dal 1979 con una carta di utilizzazione del suolo, Orzinuovi partecipava alla creazione del Parco dell'Oglio, mentre nel 1990 nasceva l'Associazione Amici dell'Oglio. Nell'agosto 1991 veniva approvato lo Statuto comunale, prescritto da un'apposita legge del 1990 mentre alla fine del 1992 si formava un gruppo chiamato "Orzinuovi 2000" che organizzava la fine della giunta monocolore D.C. e l'avvento di una giunta composta da varie forze politiche. Nell'ottobre 1993 il gruppo si trasformò in associazione culturale.


Un motivo di rilancio dell'attività amministrativa è stata nel settembre la celebrazione solenne dell'ottocentesimo anniversario della fondazione della cittadina che ha costituito l'occasione di nuove opere come il progetto di ricupero delle strutture del borgo fortificato, l'utilizzazione per l'edilizia economico popolare dell'area dell'ex macello, la ristrutturazione di scuole elementari ecc. Nei progetti più ampi, ha significato anche quello più modesto ma valido di una Scuola bottega aperta nel settembre 1994 nella frazione Coniolo. La vita culturale orceana ha conosciuto negli ultimi decenni alcuni significativi avvenimenti culturali quali il Premio di pittura Comune di Orzinuovi istituito nel 1954, ripetuto poi nel 1956, nel 1957, nel 1958. Nel 1961 veniva ripristinata la Biblioteca comunale. Successo notevole ebbero nel 1977 la mostra dell'orceano Grazio Cossali e la mostra (dal 26 agosto al 16 ottobre 1983) di Antonio Ligabue (che con Orzinuovi ebbe rapporti); nell'agosto 1987 la mostra "Inediti da una collezione d'arte moderna". Nel 1991 la Biblioteca organizzò un concorso nazionale di videoamatori. Nel 1976 presso l'oratorio maschile si formò il gruppo teatrale dialettale "Settembre insieme". Attivi da alcuni anni l'Università Popolare, il Centro culturale "Aldo Moro". Per coordinare i vari gruppi operanti nella cittadina dal dicembre 1992 è stato pubblicato un foglio bimestrale dal titolo: "Dal fare al dire". La musica ha avuto un posto d'onore fin dal 1846 quando venne creata la prima Banda Musicale. Nel 1860 veniva istituito con delibera comunale il Corpo filarmonico da incorporarsi nella Guardia Nazionale. Dal 1888 al 1910 fu diretta da Giovanni Brunelli e raggiunse 60 elementi. Molti i premi in concerti interprovinciali. Un corpo bandistico veniva istituito nel 1935 affidato a Pierino Micheletti. Il 26 aprile 1925 veniva inaugurato il Circolo Mandolinistico Orceano, diretto dal maestro Cortelazzo. Nel 1932 per iniziativa di Silvio Viviani veniva fondata la Fanfara bersaglieri che ancora oggi opera. Negli anni '80 nasceva, sotto la guida del prof. G. Battista Fiammetti il gruppo corale Santa Maria Assunta. Attivo, sotto la guida del maestro Provezza, anche il gruppo corale "De Urceis" che nel febbraio 1985 avviava un corso di musica corale. Attivi i gruppi mitologico e astrofilo (fondato a Coniolo dal dott. Nobilini). Fra i circoli culturali sono da segnalare quelli dedicati a Aldo Moro e a Pietro Nenni (1989). Nel 1984 comparve il primo numero de "La Piazza" al quale periodico nel gennaio 1991 si aggiungeva "Orzi notizie" bimensile dell'Amministrazione comunale. Tra le Associazioni d'arme, oltre all'Associazione Combattenti nata nel 1928, nasceva la Sezione Artiglieri che il primo giugno 1938 inaugurava il proprio gagliardetto; la sezione risorgeva nel maggio 1962. Tra le associazioni di volontariato sono da segnalare l'AVIS fondata nel 1958 e che ha assunto carattere ospedaliero, l'AIDO. Nel 1989 la Croce Bianca trova sede nei locali dei Vigili del Fuoco. Il 1° gennaio 1991 veniva costituita la Croce Verde.


SPORT E TEMPO LIBERO. Il tempo libero ha avuto fino a pochi decenni fa il suo centro nelle osterie e poi nei bar. Antiche la "Busa", la "Lanterna", la Locanda di Abigaille o della rosa. Si aggiunsero i bar "Centrale", "Motta", "Giardino", "Rossi", "Commercio", "Solzi". L'attrezzatura alberghiera è oggi offerta dall'albergo "Milano" e dalle trattorie "Dell'aria", "Della Rosa", "Italia", "Due Leoni" ecc. Negli Anni '50 esistevano tre cinema: Comunale, "Concordia" e "Trieste" e il Dancing Bellometti. Per la borghesia orceana e dei dintorni l'attrazione più elitaria fu il Tiro a segno esercitato nel vecchio poligono che sorgeva da viale Mazzini a viale Piave. Nel 1928-30 l'Amministrazione comunale ne costruì uno nuovo su progetto dell'ing. Angelo Buizza in via Milano lungo le rive dell'Oglio. Chiuso per ragioni belliche nel 1943 rimase inattivo ed abbandonato fino al settembre 1961 quando alcuni appassionati ne curarono il ripristino, inaugurato il 2 aprile 1962. La risorta Sezione conquistò negli anni seguenti alcune medaglie d'oro nella gara interregionale di Verona e nel trofeo Conte Augusta di Gallarate. Sempre in auge la caccia; Orzinuovi vantò abili catturatori di civette e barbagianni. Attivo il Club ornitologico che dal 1985 ha organizzato in occasione della Fiera mostre didattiche, presentando, nel 1988, fino a 150 famiglie di canarini. Fin dai primi del secolo il calcio fu fra i primi sport veri e propri ad imporsi, interpretato soprattutto dall'«Orceana foot ball club», divenuta poi l'Orceana, squadra che ebbe notevoli successi e che nel 1945 scalò la serie C. Nel 1991, venne poi ceduta dal proprietario Claudio Correnti al Club Azzurri di Brescia che nell'estate 1991 fondò la "Vecchia Orceana" la quale vinse nel 1991-1992 il campionato di III' categoria e allestì anche una squadra di esordienti. Nel 1990 vide la luce la A.S. Orzinuovi la quale riorganizzò le forze più giovani del calcio orceano . Caratteristico, dal 1924, il Circuito per "biciclette a motore" corso sul triangolo Orzinuovi-Cesarina Orzivecchi - Orzinuovi. La passione per l'automobilismo ha avuto la sua espressione più alta in Camillo Stanga e nei figli Gianfranco e Tomaso. Nel 1959 nasceva il Tennis Club che nel 1993 ha organizzato il "Torneo tennistico Polidoro". Nel 1961 venne organizzato lo sport della Pallacanestro o basket che si sviluppò nelle formazioni Amatori O.D.O. e Jolly e poi nella Jolly Basket Italmarket che nel 1986 raggiunse la Promozione. Nel 1968 il prof. Claudio Briola importava ad Orzinuovi la Pallacanestro che ebbe notevoli successi. Nel 1980 veniva organizzata la Società "Pallavolo Orzinuovi" che nel 1983 creava squadre giovanili femminili e che nel 1986 schierava sette compagini, cinque delle quali in campo giovanile. La formazione Pallavolo Fa.Ma. Vit. Orzinuovi militava nel 1986 in prima Divisione femminile. Diffuso negli ultimi anni il calcetto. Nel 1982 nasceva il CAI Orzinuovi. Nel 1987 si diffuse l'ippica attraverso l' "Orcean Horse". Attivo l'aeroclub. Singolare il sodalizio "Cinqueblu" che raggruppa giovani subacquei. Molto praticato il nuoto grazie alle due piscine dell'Istituto Sacra Famiglia. Nel secondo dopoguerra Orzinuovi si è andato arricchendo di notevoli strutture sportive. Nel 1963 veniva costruita la prima piscina. Nel marzo 1987 veniva inaugurato un bocciodromo con quattro campi, spogliatoi e centro ristoro. Attivo anche il Centro ricreativo estivo per anziani lungo le rive dell'Oglio. Nel 1993 a Orzinuovi erano ben 22 le società (calcio, ciclismo, pallavolo, pallacanestro, Karate, bocce, calcetto, pesca, caccia, tiro a segno, pugilato) con 1300 iscritti che aspettavano nuove strutture fra cui un palazzetto dello sport. Tra le particolari feste è da segnalare dal 1976 "Settembre insieme". Singolare la festa del "Paesét" un vecchio e storico quartiere iniziata nel 1979 ripetuta nel 1990. Nell'aprile 1994 si tenne, primo in provincia di Brescia, il I° Trofeo "Free body sporting club", una gara a carattere ufficiale di kick boxing.


FORTEZZA. Della fortezza, distrutta in gran parte nel 1828 per ordine della autorità austriaca, rimane visibile nel tracciato delle strade moderne il profilo pentagonale dell'antico perimetro. Della fortezza veneta si sono salvate invece la cittadella, o rocca propriamente detta sede della guarnigione e del Provveditore, due porte e qualche avanzo minore come il baluardo Granaro a NO. La cittadella, che è il primo monumento che si incontra venendo da Brescia, è un complesso di edifici e di sovrastrutture di vario genere dominato specie da chi la osserva da sud da un possente e tozzo torrione che, secondo Fausto Lechi, potrebbe essere il mastio dell'antico «castrum» con la sua corona di merli. In basso vi è una parte della cittadella cinquecentesca nella quale vennero aperte più tardi delle finestre, e sull'angolo un piccolo torrione a pianta circolare. La porta, resa pedonale con gradini, è formata da un arco a tutto sesto semplicissimo sostenuto da due colonne di mattoni. Il lato esterno (nord) della cittadella presenta scoperte le possenti sottostrutture che sostengono Sammicheli. La porta di S. Andrea è aperta presso la cittadella, quindi a nord della città e la sua fronte principale è volta verso la strada che conduce a Brescia; ad essa è stato dato un aspetto più imponente, sottolineato dalla scura pietra di Sarnico con cui è costruita non solo, ma, data la sua importanza, venne affidata all'opera del celebre architetto veronese. Lo denunciano quelle possenti quattro grosse lesene con spalla, formate di grandi bugne, che sostengono l'attico superiore fatto di specchiature e pilastrini sul quale sono stati espressi alcuni dubbi. Effettivamente tutti quei riquadri portano a un eccessivo frammentato, che però potrebbe anch'essere stato pensato ad arte al fine di alleggerire l'insieme architettonico. Al centro dell'attico campeggia un riquadro col leone di S. Marco. Verso l'interno semplicissimo, in muratura di cotto, un riquadro porta l'effige del santo cui è dedicata la porta. Alla parte opposta la facciata della porta S. Giorgio è tutta in marmo di Botticino bianco, e tutta a bugne regolari uniformi fra le quali si aprono due porte laterali murate e quella centrale per soli pedoni, cui corrispondono in alto due nicchie e il grande riquadro del leone veneto. Un frontone triangolare abbraccia tutta la facciata sopra il cornicione. Stentiamo ad attribuire al Sammicheli quest'opera e crediamo, col Peroni, che ci troviamo di fronte ad un caso di interpretazione da parte di costruttori locali o di epoca più tarda. Secondo il Perogalli, non si tratta di un vero e proprio castello. "È anzi esempio di fabbrica sorta, si direbbe quasi per successive germinazioni, attorno ad un primitivo nucleo fortificato quattrocentesco, anzi primieramente medioevale, che andò arricchendosi quasi ogni secolo, e specialmente nel Seicento, sino a raggiungere una finale caratterizzazione stilisticamente poco coerente tuttavia formalmente risolta". Quanto all'architetto, gli studiosi sono sempre più concordi ad assegnare a Michele Sammicheli la sistemazione nella seconda metà del sec. XVI. Una relazione del provveditore militare della Repubblica Veneta, Giulio Savorgnan, scriveva nel 1589: «Questa fortezza degli Orzi fu eseguita dal ingegnero Michele da S. Michele» il quale, convinto della soluzione - continuava il Savorgnan - propose di ripeterne lo schema per la fortificazione di Canea, nell'isola di Creta. Il Savorgnan articola ampiamente la notizia fornendo un dato che può ben dirsi attendibile essendo egli uno dei più celebri personaggi della gloriosa équipe di architetti militari della Repubblica Veneta e quindi ben al corrente delle competenze progettuali del suo ambiente, delle paternità e delle situazio ni. Nella fortezza, come rileva Fausto Lechi, non esistettero costruzioni di particolare pregio architettonico non essendo comodo l'abitarvi. In effetti fra le famiglie più distinte vi abitarono in contrada S. Francesco, i Nassini la cui casa passò poi ai Coradelli, i Pilati, i Pulusella. Negli anni Ottanta venne deciso il recupero del castello e lanciato un concorso urbanistico per un'area di 33 mila mq. che però non ebbe esito definitivo. Tesi di laurea e convegni hanno alimentato il dibattito tuttora aperto nel 1992.


Fra le migliori costruzioni di Orzinuovi il Lechi nelle "Dimore Bresciane" segnala per la sua eleganza il PALAZZO OBICI MAFFEI che pone alla fine del Cinquecento e che il Peroni ed altri, fra i quali Ottino Della Chiesa, ritengono del Bagnadore. Il palazzo - come scrive il Lechi - a pian terreno ha cinque arcate di portico alte e di buone proporzioni che servono di pubblico passaggio. Le lesene incorporate nei pilastri di muratura salgono a sostenere una forte fascia marcapiano sulla quale appoggiano quattro finestre e le lesene joniche che sostengono un possente cornicione. Al centro, invece della finestra, si apre sul balcone una «serliana» trifora con colonnette pure joniche. Il palazzo ha poi un'ampia fronte anche sulla strada laterale verso nord, senza ingresso, con sei finestre, il ritmo delle quali è interrotto da due bifore con archi a tutto sesto. Sono le luci dello scalone. La bifora inferiore, più grande, è protetta da un'inferriata ricurva in basso o inginocchiata (a Napoli chiamano questo genere di inferriata «a petto di colombo»).


Luciano Anelli assegna al Bagnadore anche la palazzina al n. 69 di via Vittorio Emanuele. Interessanti i palazzi o case Pavoni (di via Roma), Nolli. PALAZZO CORNIANI sulla piazza centrale venne costruito sulla fine del sec. XVI dai fratelli Francesco e Simone Corniani q. Ludovico, su preesistenti case sempre di proprietà Corniani. Di interesse la casa ritenuta del Provveditore veneto. Singolari sono i portici della piazza centrale, e di alcuni palazzi ed edifici. Interessanti anche alcuni cortili (come quello della Trattoria del Sole). Viene segnalato di interesse urbanistico e architettonico il Villaggio Allende (1972). Una piccola pinacoteca è il Municipio nel quale si trovano tele del Bagnadore "L'Offerta di Orzinuovi a Maria V.", del Mombello cui l'Anelli attribuisce "S. Lorenzo" e "S. Giorgio e il drago" di Bartolomeo Montagna.


MONUMENTI. Oltre al monumento a Garibaldi e ai Caduti già ricordati, il 22 giugno 1975 veniva inaugurato un monumento all'Aeronautica consistente in un autentico ricognitore tattico fotogrammetrico R.F. 84F innalzato su un'agile struttura di cemento. Il 22 novembre 1981 veniva inaugurato in piazza Torretta il monumento al carabiniere, consistente in una stele sormontata da una statua di bronzo, raffigurante la gloria, la patria e la pace. Il 24 aprile 1983 veniva inaugurato sul piazzale per Brescia il monumento al bersagliere, opera dello scultore Paolo Perotti.


ECCLESIASTICAMENTE. Il territorio appartiene alla pieve di Bigolio che vi ebbe alcune chiese sparse nel territorio attuale, fra le quali quella di S. Giorgio in Faira o in Fera, dei S.S. Cosma e Damiano, di S. Maria e S. Lorenzo all'Aguzzano, di S. Bartolomeo ai fanghi, dei S.S. Giacomo e Filippo all'Ingriana. L'importanza assunta dalla nuova fortezza nei confronti di Orzivecchi ebbe riflessi anche nella vita religiosa ed ecclesiastica. Gradatamente prima e definitivamente nel 1380, veniva trasferito nella fortezza d'Orzinuovi il Capitolo della pieve già esistente da lungo tempo e assieme il titolo di S. Lorenzo e quello dell'Assunta che divenne poi titolare della chiesa unica. Il Capitolo che, con decreto del vescovo beato Guala dell'11 maggio 1237, era stato con fermato e fissato a nove membri (l'arciprete, tre preti, un diacono, un suddiacono e tre chierici), venne poi riconosciuto dal Governo veneto e da S. Carlo nel 1580 il quale impose l'aggiunta di un canonico teologo per le lezioni scritturali festive. Nel 1421 la tradizione vuole la presenza in Orzinuovi di S. Bernardino da Siena. A ricordo della sua predicazione rimasero, a quanto scrive il Codagli, sulla piazza un "pergamo di pietra" che ai suoi tempi esisteva ancora, ma soprattutto un convento francescano. Con permute siglate nel 1459 tra l'arciprete Benvenuto Zanucca e il co. Cesare Martinengo, prendeva consistenza definitiva il beneficio parrocchiale o Arciprebenda arricchito poi da altri lasciti. Nuovo riordino del capitolo della Collegiata e del servizio parrocchiale veniva predisposto dal vescovo De Dominci nel 1470. Nel frattempo, purtroppo la parrocchia veniva sempre più lasciata in balia di arcipreti commendatari e, a volte, di preti concubinari e simoniaci. Contro di essi si ribellava come nel 1500 il Consiglio Generale, che ne otteneva l'allontanamento. Non mancarono, tuttavia, buoni sacerdoti che oltre alla cura pastorale curavano chiese e opere di carità. Cure particolari andarono alla chiesa parrocchiale mentre vennero via via erette varie chiese. Nel 1512 fra Taddeo Battezzi fondava il Monte del Grano. Senza attendere le disposizioni del Concilio di Trento, fin dal 1546 si teneva il Libro dei nati. Rigorosa la vita religiosa orceana sulla fine del sec. XV. Nel 1470 è testimoniata la presenza attiva dei Terziari francescani, che avevano la direzione e l'amministrazione di un fiorente istituto di beneficienza, cioè un Consorzio di poveri e di miserabili. Nel 1487 venivano chiamati i domenicani per predicazioni e nel 1499 avviata la costruzione di un convento, allargato poi nel 1519. L'organizzazione della comunità parrocchiale è testimoniata dall'esistenza dei registri (rimasti) del battesimo dal 1546 (mentre quello dei matrimoni esiste dal 1586 e quello dei morti solo dal 1658). Un segno della religiosità del tempo è dato dalle sei confraternite già esistenti nel 1565 all'epoca della visita pastorale del Bollani e cioè la Scuola de S.S. Sacramento che aveva la cura del culto eucaristico, la Disciplina che attendeva all'assistenza dei pellegrini e dei poveri viandanti di passaggio, e le altre quattro Scuole di S. Giuseppe, di S. Pietro martire, di S. Bernardino da Siena e di S. Benedetto. Sempre nel sec. XVI si sviluppò attorno alla preziosa reliquia della S. Croce (della quale vi sono accenni in una delibera del Consiglio Generale che prescriveva che la chiave della custodia fosse affidata al cappellano della Comunità), una viva devozione che venne presto espressa in quella solenne processione del Venerdì Santo che ancora oggi richiama grandi folle. Ad essa si riferisce una delibera del Consiglio dell'8 febbraio 1586 di dare una torcia di quattro libbre a ciascun consigliere che fosse intervenuto alla processione. E nella tradizione popolare che anche nei Venerdì Santi, quando la più incessante pioggia sembrava rendere impossibile la processione, all'apparire della reliquia, il cielo si rischiarasse, così da permettere lo svolgimento. Il baratto del beneficio parrocchiale, acuitosi nel sec. XVI e nemmeno debellato dal vescovo Bollani, venne definitivamente interrotto da S. Carlo nella sua visita apostolica del 28-30 giugno 1580 con tutta la fermezza di cui solo egli era capace. Riconobbe la Collegiata, sospese l'arciprete Massini per simonia e incapacità, nominando un vicario con tutti i diritti propri del parroco. Da quel momento Orzinuovi ebbe validi curatori d'anime, che oltre a restaurare e ampliare la chiesa parrocchiale (1601-1604) curarono la vita pastorale e soprattutto la predicazione. L'interdetto del 1606 non ebbe effetti sulla vita parrocchiale. I sacerdoti continuarono a celebrare senza tener conto delle drastiche proibizioni, schierandosi con il Consiglio Generale che il 25 aprile prendeva le difese di Venezia. Inutili furono invece gli sforzi per avocare al Consiglio la scelta dell'arciprete. Nel 1609 vennero fissate le solennità (Natale, Pasqua, Assunzione, S. Bartolomeo, S. Giorgio, S. Marco, S. Vincenzo, considerati protettori), e regolate le processioni istituite per voto. Nel 1612 una bolla di Paolo V risolveva finalmente l'annoso problema della Collegiata, eliminando ogni motivo di discordia con il Comune. Dopo la parentesi della peste del 1630, che sembra abbia ucciso tutti i preti del luogo, la vita parrocchiale riprese a fiorire. Oltre ad opere di restauro della chiesa parrocchiale, vennero nel 1636 eretta la chiesa della Madonna dei Borghetti, nel 1638 la chiesetta di S. Biagio alla Navighera. Il 18 giugno 1684, per impetrare la protezione divina e dei santi sulla Repubblica Veneta, minacciata dai turchi, vennero indette solenni funzioni e una processione con le reliquie "raramente vedute... per moltitudine di popolo e... sfarzo". Altrettanto lo furono le funzioni e la processione indetta il 9 giugno 1712 in onore di S. Francesco Saverio, come voto pronunciato durante una epidemia di bovini. Di contro beghe fra il Capitolo e il comune, contrasti fra l'arciprete e la Confraternita del S.S. Sacramento e privati per diritti o privilegi di sepoltura e contrasti tra clero secolare e regolare, appesantirono la vita religiosa per lunghi decenni. Tuttavia sempre maggiore attenzione venne posta all'assistenza religiosa della popolazione delle campagne, all'istruzione religiosa e alla predicazione durante particolari circostanze e in Quaresima. Cura particolare dal 1697 venne posta al Viatico ai moribondi. Non vi ebbero luogo invece nel 1676 le Missioni dei gesuiti Paolo Segneri e Pinamonti per l'opposizione decisa del provveditore veneto Giovanni Bollani. Questi tanto brigò da far sospendere le Missioni che avevano avuto nella Bassa bresciana e nella stessa vicina Orzivecchi, immenso successo. Lo stato della parrocchiale è delineato nel 1697 dal cav. Lodovico Cattaneo nel suo enfatico "Tractatus Basilicae Urcearum Novarum". Il '700 è contrassegnato da solennità particolari e voti per pestilenze bovine, per siccità e piogge continue, dall'erezione di nuove Confraternite (come quella di Maria del Suffragio nel 1716, di S. Giovanni Nepomuceno nel 1750), e di chiese come la chiesa dei Morti e della Madonna di Caravaggio. Registrò inoltre la beatificazione di Stefana Quinzani, accolta con grandi solennità. Nel 1716 venne eretta una nuova Confraternita sotto il titolo di S. Maria del Suffragio che poi edificò la già citata chiesa dei morti. Solennità grandi si tennero nel 1740 per la beatificazione di Stefana Quinzani. Alla Beata venne eretto nel 1744 un altare nella chiesa parrocchiale. Nel 1750 veniva eretta e intitolata a S. Giovanni Nepomuceno una nuova confraternita. Vennero inoltre istituiti legati per l'assistenza religiosa degli ammalati dell'ospedale (tra i quali quelli dei coniugi Albini Parisenti del 1775), per l'assistenza a domicilio (con farmaci ed altro) e per le giovani da marito. Ai contadini fu dato un curato di campagna. Sul finire del '700 si intensificarono le Missioni al popolo. Nel 1770 venne soppresso il convento di S. Domenico. Né la rivoluzione giacobina del 1797 rallentò la vita parrocchiale di Orzinuovi, nonostante l'impoverimento dovuto a confische di beni e l'appoggio ad essa dato dal sacerdote Domenico Zani. Alcune chiese (S. Pietro Martire, S. Rocco, S. Biagio, S. Bartolomeo alla Spianata, S. Bernardino, la Disciplina) vennero demolite o profanate e molti beni ad esse collegati, confiscati. Alla povertà e alle ricorrenti sventure provvide l'arciprete don Pietro Bologna (1800-1806), che soccorse i poveri con larghe elemosine ed istituì una scuola per fanciulle.


Il risveglio di vita religiosa si andò accentuando agli inizi del '900. L'arciprete don Fiora avvia dal 1903 e realizza nel 1905, tra via Arnaldo e via Donzelloni, la costruzione dell'oratorio maschile. Nel 1909 le suore canossiane si trasferivano nel palazzo Longhi-Pastori, inaugurandovi nell'ottobre un ampio salone per recite. Nel 1914 in palazzo Musleti, veniva aperta una biblioteca circolante cattolica, diretta specialmente agli operai. Tra le grandi solennità si devono elencare quelle per il centenario della B. Stefana Quinzani del '930. Nel maggio 1947 folle enormi (si contarono centomila persone alla sola processione del finale giorno 18) partecipavano al Congresso Eucaristico. Grande successo ebbe la Peregrinatio Mariae del marzo-aprile 1949. Dal 1955 venivano edificate per impulso di don Santi, su progetto dell'ing. Buizza, le aule di catechismo, le sedi dell'A.C. in via Palestro, la sede delle Acli unita all'Albergo Italia. Le opere suddette furono benedette il 3 novembre 1957 dal vescovo mons. Tredici. Nel 1965, per impulso dell'arciprete don Giuseppe Treccani veniva completamente ristrutturato l'oratorio maschile dal quale venne ricavato il centro giovanile "Jolly". Anche l'assistenza aveva un nuovo rilancio nella fondazione, nell'ottobre 1988, della Caritas parrocchiale avente come scopo di raggruppare tutti gli impegnati a livello parrocchiale nel volontariato. Sempre in campo assistenziale la borgata doveva tuttavia registrare il 9 aprile 1994 l'abbandono, dopo 90 anni di presenza nella Casa di Riposo, delle Ancelle della Carità. Nonostante i forti impegni per i restauri delle chiesa parrocchiale, nel 1990 veniva avviata l'ampia e per qualche aspetto radicale ristrutturazione dell'oratorio e del centro giovanile Jolly, compiuta nel 1993. Mentre venivano avviati gli imponenti restauri della chiesa, si provvedeva a sistemare modernamente e a riordinare l'archivio parrocchiale, dedicato al prof. Vittorio Tolasi.


ARCIPRETI della pieve di Bigolio, trasferita intorno al 1380 nel castello di S. Giorgio m. di Orzinuovi, insieme col capitolo dei canonici: Azzone di Calvisano arciprete (archipresb. de Urceis) e canonico della Cattedrale di Brescia (21 settembre 1275); Cabrino o Gabrino, milanese (1327); Prevosto da Pisa (nominato in docum. del 1374); Corrado Roveglia (1416); Cristoforo Ferrari o Ferreri, orceano (m. 11 maggio 1444); Benvenuto Zanucca, orceano (1444-1486); Francesco Santini, orceano (eletto dal Cons. comun. rinuncia); Girolamo Loredan, patrizio veneto, eletto dal Papa, (rinuncia); Zaccaria Trevisan, patrizio veneto (1487-1546); Lodovico Lombardo, orceano (1546-1565); Claudio Nassino, nobile bresciano (1566 - m. nel 1590); Narciso Festa, orceano (15901618); Bartolomeo Garzoni (1619-1623); Bartolomeo Pennacchio di Lozio (1623-1624); Luigi Bernardi (16241630); Francesco Pesce, orceano (1631-1652); Francesco Prati (1652-1657) Francesco Pontoglio, orceano (1657 - m. nel 1675); Francesco Gennari (1676-1678); Lorenzo Bordonali di Verolavecchia (1679-1697); Vincenzo Savia di Gabbiano (1698-1714); Pietro Antonio Legnazzi, orceano (1714-1731); Apollonio Busi di Gabbiano (1731-1738) passò prevosto di Quinzano; Orazio Soldi di Gabbiano (1738-1739); Francesco Svanini di Ospitaletto (1740-1742); Giuseppe Corniani, orceano (1743-1780). Faustino Badinelli di Bogliaco (1780-1797); Pietro Bologna di Gavardo (1800-1806); Tomaso Maria Terzi di Soncino (1807-1820); Giacomo Lorenzoni di Bedizzole (1821-1848); Giovanni Magri di Verolavecchia (1850-1862); Carlo Apostoli di Botticino (18631884); Fernando Spinoni di Pontevico (1884-1902); Omobono Fiora di Borno (1902-1928); Giovanni Giudici di Sale Marasino, dal 1928; Pietro Santi; Giuseppe Treccani (rin. 30 giugno 1991).


LA CHIESA PARROCCHIALE. Nel territorio di Orzinuovi esistevano prima della costruzione del castello (1193) alcune chiesette dipendenti dalla antica Pieve di Bigolio: fra esse quelle di S. Maria e di S. Dalmazzo all'Aguzzano, affidata ai Cluniacensi del Monastero di Argono sulla fine dell'XI sec., di S. Giorgio, di Fara affidate nel 1184 ad un monastero bergamasco di Val Serio, di S. Maria Maddalena (poi in vicolo Morto) e di S. Maria. Esse continuarono, almeno per due secoli a gravitare nell'ambito della Pieve di S. Lorenzo (poi di S. Maria) di Bigolio mentre in Orzinuovi andava prendendo sempre più importanza la chiesa di S. Maria la cui prima pietra venne posta nel 1191, retta da sacerdoti nominati dal pievano di Bigolio. Nel 1286 nella piazza di S. Maria "de Urceis" si riuniva il Consiglio Generale. Nel 1306 circa conosciamo Cabrino da Milano il sacerdote che dimora presso la chiesa, rimanendo alle dipendenze della pieve. Il nome della chiesa ricorre negli Statuti di Orzinuovi, promulgati nel 1341. La dedicazione all'Assunta è, come ha osservato Angelo Chiarini, forse "per creare un vincolo anche religioso con la città, in un tempo in cui l'autorità del vescovo aveva una forte rilevanza politica". La chiesa "vicinale" di S. Maria, rimase tuttavia alle dipendenze della Pieve di Bigolio, fino alla fine del sec. XIV, quando la Pieve venne gradatamente abbandonata e la cura pastorale del castello e del territorio di Orzinuovi venne trasportata a S. Maria anche se per decenni (1433-1526) l'arciprete che ormai risiede in Orzinuovi verrà sempre detto arciprete della Pieve di S. Lorenzo di Bigolio e di S. Maria, o di S. Lorenzo e della chiesa di S. Maria "de Urceis Novis".


La chiesa, come scrive il Codagli, venne ingrandita e arricchita di nuove fabbriche e consacrata il 19 ottobre 1383. Doveva essere di stile romanico (gotico, scrive il Perini), con facciata a sera, col campanile addossato al fianco destro e con il Battistero separato. Misurava m. 16 x 24, era divisa in tre navate e decorata. Ampi restauri anche per intervento della comunità vennero operati nel 1490 con l'aggiunta forse, come sospetta il Perini, delle due cappelle grandi. Nel 1494 a sera del Battesimo la Confraternita del SS. Sacramento iniziava la costruzione di una chiesetta dedicata a S. Maria della Concezione e al S.S. Corpo di Cristo, adornata nel 1562 con una pala di Luca Mombello raffigurante in alto l'Eucaristia e, sotto, l'adorazione dei Magi. Nel 1527 veniva costruito l'organo, posto un nuovo tabernacolo con relativi arredi. Poco più tardi la travatura della navata di mezzo venne ridotta a volta di mattoni. Ma la chiesa era in cattive condizioni, tanto che vi pioveva all'interno. Oltre ai necessari restauri, pertanto, nel 1558 venne proposto di rivoltare la facciata verso la piazza, costruendo il coro in luogo di quello esistente. Tale progetto e restauri vennero imposti dal vescovo Bollani nella visita pastorale del 1565. Nel frattempo fin dal 1561 era stata posta sull'altare maggiore una nuova pala raffigurante l'Assunta, mentre nel 1580 la chiesa risultava ricca di ben undici altari, e nel 1588 venne collocato, nella annessa cappella di S. Giovanni Battista, il nuovo Battistero.


Il consiglio comunale l' 11 febbraio 1566 decideva di fare eseguire il progetto da un ingegnere di Brescia. Rimandata l'esecuzione a causa dei dissensi fra l'arciprete e il Consiglio comunale sulle quote delle spese di intervento e per la peste del 1576-1577, il progetto venne ripreso nel 1592.


Ottino Della Chiesa ha attribuito al Bagnadore il progetto realizzato. Nel 1576 si era già provveduto ad innalzare il campanile che rimarrà fino al 1989. I lavori del rifacimento della chiesa terminarono nel 1604. Il 30 ottobre 1613 il Consiglio Comunale stabiliva di innalzare un altare a S. Carlo, affidandone al Cossali la pala che rappresentasse il Santo nell'atto di presentare la fortezza, in sembianze di giovane donna con veste dal colore dello stemma comunale, alla B.V. che il pittore firmò: "Gratius Cossalis fac. MDCXIII". Nel 1635 vennero rifatte le porte della chiesa. L'anno dopo per iniziativa dell'arciprete Pesce veniva eretta accanto a quella. dell'Angelo Custode una cappella nella quale venne riposta un'immagine della Madonna esistente sopra una colonna di contro all'altare dell'Angelo Custode, particolarmente venerata dalla popolazione, cappella che poi presto scomparve. Ampi restauri vennero realizzati nel 1638. Utilizzando i fondi stanziati durante la peste del 1630 come voto, commutandone con il permesso vescovile la destinazione, anzichè alla riedificazione della chiesetta di S. Bernardino, per la chiesa parrocchiale, si operò su questa con radicali riforme. Ottenuta nel 1672 una reliquia di S. Giorgio, questa venne collocata sull'altare di S. Rocco, il cui quadro venne posto sull'altare di S. Giuseppe. Agli inizi del 1700 venne costruito un nuovo altare maggiore in marmo (lo stesso che ora si trova nella cappella della Madonna del Rosario) e nel 1717 venne eretta l'attuale sagrestia. Nuovi restauri vennero compiuti nel 1729 mentre negli anni seguenti la parrocchiale venne arricchita di damaschi, argenteria, ecc. e nel 1737 veniva decisa l'erezione di due nuovi altari: a S. Francesco Saverio e a S. Bartolomeo. Nel 1740 venne restaurata la facciata e nel 1744 eretto un'altare alla B. Stefana Quinzani.


Le cure per la chiesa continuarono negli anni seguenti. Nel 1760 venne rifatto l'organo, decorate le cantorie e il pulpito, dipinto nella controfacciata l'affresco di S. Giorgio. Nuovi interventi si dovettero compiere nel 1773 quando il tetto venne alzato dando maggiore sicurezza alla volta, mentre l'anno seguente fu rifatto il pavimento in marmo, ed eretto, pure in marmo, un nuovo altare nella cappella di S. Francesco. In più nel 1775 a ricordo del Giubileo veniva costruito dall'arciprete Giuseppe Corniani un nuovo maestoso altare maggiore. Il precedente venne posto nella cappella della Madonna del Rosario. Nel 1829 i Serassi di Bergamo costruivano (n. 459 della loro produzione) il grande organo poi restaurato dalla ditta Pacifico Inzoli di Crema e dalla stessa completamente rinnovato nel 1893 a due tastiere (op. 104). Nel 1833-1834 l'altare della B. Stefana venne eretto di nuovo nel luogo di quello di S. Carlo e nel 1860 veniva rifatto il pavimento del presbiterio. Dopo progetti di ristrutturazione ed interventi: ing. Enrico Tenca (1870), Giuseppe Raineri (1874), Alessandro Degrà di Lodi (1876), Pietro Valperta di Orzivecchi (1883), arch. Carlo Maciacchini di Milano (1884), arch. Antonio Tagliaferri, Faustino Valperta (1887), viene accettato il progetto di quest'ultimo ma nella stesura definitiva e con intervento determinante dell'arch. Carlo Melchiotti che nel 1887-1888 verrà considerato come autore del progetto, che poi verrà eseguito. La chiesa venne ampliata di una nuova campata.


Un progetto non realizzato della facciata venne fissato e non eseguito. Il 31 maggio 1953 per ricordare la proclamazione del dogma dell'Assunzione veniva inaugurata a fianco della parrocchiale una stele marmorea con la statua dell'Assunta, opera di Angelo Righetti. Alla B.V. vennero consacrati il comune e la parrocchia.


Nel dicembre 1963 e gennaio 1970 sotto la direzione dell'arch. Virgilio Turotti, veniva demolito, perché pericolante, il campanile come ebbe a rilevare un'attenta relazione tecnica dell'ing. Nello Brunelli. Un comitato di volontari avviò a partire dal 1984, su progetto dell'arch. Luigi Pezzoni, un radicale restauro che coinvolse oltre l'edificio, anche gli affreschi, le tele, gli arredi in legno, gli impianti, il pavimento ecc. per oltre un miliardo di lire. Opere tutte inaugurate il 10 marzo 1991 dal vescovo mons. Foresti. L'attuale facciata, dopo l'inversione verso mattina, realizzata agli inizi del '600 venne, dopo diverse proposte e progetti di Luigi Fava (1810), di Bortolo Valperta (1821), di Paolo Pavoni (1851), di Carlo Melchiotti (1887), realizzata su progetto di Luigi Melchiotti (1909-1913) ed inaugurata il 7 marzo 1915 dal vescovo mons. Gaggia. Entrando sulla sinistra si incontra il Battistero adorno di una tela raffigurante il "Battesimo di Gesù" assegnato da L. Anelli al Bagnadore, databile agli ultimi anni del '500 per "certe affinità" con l'Annunciazione" del santuario dei Miracoli a Brescia. Il primo altare, sempre salendo da sinistra, è quello della B. Stefana Quinzani costruito nel 1930, in stile neogotico di Enrico Biondi e Santo Bono in marmo di Botticino. Del Botta è il busto in marmo della beata. Il secondo altare di sinistra è dedicato all'Angelo Custode (m. 2,50 x 1,70) attribuito da L. Anelli al Bagnadore. Un grande angelo, "di modi emiliani", campeggia al centro del quadro, con corazza e gonnellino verde, e manto rosso, in cui le pieghe falcate rimandano al Bagnadore. L'angelo accarezza un bimbo a destra (che è tutto quello dell'Ecce Homo a Quinzano) e gli indica la SS. Trinità figurata in tre palle entro una più grande, infuocata, al centro in alto. A sinistra, in basso, il Demonio cornuto, atterrato e, dalla parte opposta, ritratto del donatore. L'altare (terzo sulla sinistra) è dedicato alla Madonna del Rosario, il cui simulacro venne trasferito nel 1838 dalla chiesa di S. Domenico. Il quarto altare di sinistra è dedicato a S. Antonio di Padova, costruito nel 1830. Al quinto altare di sinistra nella campata aggiunta nel 1887-1888 venne posto l'altare della Disciplina dedicato al Crocifisso, bellissima opera lignea secentesca, portata in processione il Venerdì Santo. Il presbiterio è dominato dalla pala della Madonna Assunta, commissionata nel 1591 e attribuita di solito al Bagnadore e ora dall'Anelli a Luca Mombello. È raccolta in una cornice in stucco, ideata da A. Tagliaferri e realizzata dal Cremonini. Il maestoso altare del Corniani venne posto nel 1888 e consacrato dal vescovo mons. Tredici il 15 aprile 1950. Il presbiterio è stato dipinto con decorazioni e figure di santi dai pittori Giuseppe e Vittorio Trainini, coadiuvati da Mario Pescatori. La mensa dell'altare liturgico, collocata nel 1991, è adorna del paliotto dell'altare di S. Pietro Martire proveniente dalla chiesa di S. Domenico, opera splendida di intarsio dei Corbarelli di Rezzato, consacrato il 10 marzo 1991 da mons. Foresti. Scendendo da destra si trova in una cornice marmorea un Cristo che sorge dal sepolcro di scuola veneta. Segue l'altare al S. Cuore di Gesù, già dedicato al S.S. Reliquie. Gli affreschi raffiguranti S. Paolo e S. Maria Alacoque sono di V. Trainini (1925) e sull'arco S. Alfonso de Liguori e S. Teresa di Lisieux sono dipinti dallo stesso Trainini nel 1956. Sull'altare dedicato a S. Giuseppe nel 1883 venne sostituita la pala di S. Giuseppe con una statua. L'altare a S. Antonio di Padova è stato dedicato nel 1830. L'altare a S. Francesco Saverio venne eretto agli inizi del 1700. In luogo del campanile demolito nel 1970 venne costruita una cappella dedicata a S. Bartolomeo, compatrono di Orzinuovi. Vi è stata collocata la mensa già della chiesa dei Morti. La statua, proveniente dalla chiesa di S. Bartolomeo, è stata restaurata dai Poisa. Sono scomparsi via via nei secoli altari dedicati a S. Afra, S. Marco, S. Giovanni B., S. Rocco, B.V. della Colonna, S. Carlo B., Addolorata, S. Giorgio. Caratteristica sul lato sinistro della chiesa parrocchiale, ingresso un tempo delle donne, una nicchia incastonata nel muro di cinta della casa parrocchiale con una statua di S. Antonio di Padova invocato non solo per ritrovare oggetti smarriti, ma anche dalle ragazze per trovare marito.


Il patrimonio artistico di Orzinuovi elenca opere di P.M. Bagnadore (S. Rocco e gli appestati, ora nella chiesa del l'ospedale), di G. Cossali (S. Carlo B. che presenta alla B.V. Orzinuovi nelle vesti di una nobildonna), di F. Monti (la B. Stefana Quinzani ecc.). Il Paglia registra presente una tavola raffigurante la Madonna col Bambino, S. Pietro e altri santi "opera singolare" del Moretto.


ADDOLORATA O MADONNA DEL COLERA. Costruita adattando la parte meridionale dell'antica fortezza detta "en zò" (cioè "in giù"). Ebbe origine dalla pressione popolare, dietro suggestione di una presunta apparizione della Madonna a certo Francesco Monetti di Malnate (Varese) che egli disse avvenuta il 20 giugno 1836 prima fuori la porta per Brescia, poi continuamente contraddicendo e per assecondare i fraintendimenti del popolino, presso la porta meridionale dove esisteva una immagine della Madonna con in grembo il Figlio morto e con la Croce sullo sfondo. Contro la volontà dell'arciprete, fu subito un accorrere di folle sempre più imponenti che incominciarono ad attingere acqua che sgorgava da una sorgente presso detta porta, attribuendo ad essa poteri taumaturgici. Nel giro di pochi giorni fu un accorrere di gente dalla Bergamasca, dal Milanese, dal Lodigiano, dal Cremasco, dal Cremonese, dal Mantovano, dal Piacentino, dal Veneto, dalla Valtellina ecc. Avendo il Monetti affermato che la Madonna aveva assicurato la cessazione del morbo, quando le fosse eretta una chiesetta, si raccolsero gran numero di offerte, spese subito per sistemare la fontana con una scala di 19 gradini in pietra di Sarnico. Lo sperpero del denaro non permise la realizzazione di un tempietto neoclassico disegnato dall'architetto Rodolfo Vantini, firmato il 6 agosto. Venne invece ricavata una chiesa nella porta che serviva a deposito di carrozze. Abbassato il suolo interno, venne arretrato il muro sul quale era dipinta l'immagine della Madonna che venne ritoccata dal pittore Giulio Motta, e vi venne eretto un altare di marmo. Nel 1845 venne eretto il campanile. La chiesa attirò nuova gente in seguito alla minaccia di colera dal 1849, ma soprattutto nell'epidemia colerica del 1855 che imperversò micidiale per due mesi. Con le nuove offerte nel 1855 vennero poste le campane fuse dalla ditta Crespi. Motivo di contese fra autorità civile ed ecclesiastica, specie per gli ambienti annessi, affidato nel 1887 dal comune alla parrocchia, abbandonato e ripreso dal Comune che voleva farne un lazzaretto, fatto segno, come nel 1911, a battaglie amministrative il santuario conobbe anni di ripresa dal 1927 al 1940. Di nuovo in auge dal 1962, venne restaurato, nel 1974, a cura di un comitato che ebbe come promotrici Antonia Brescianini, Maria Motta e Lucia Arnoldi e che riuscì a ristrutturare la fontana, a rifare il tetto, e il pavimento, i numerosi ex-voto. In luogo dell'affresco scomparso venne posta una tela dipinta da Giacomo Olini di Quinzano d'O. Tali restauri furono compiuti nel 1973 - 1974 ed inaugurati nel novembre 1974. Riporti rovinati in parte da un incendio doloso, vennero completati nel 1985. Il santuario si trova ora al centro del Parco De Gasperi.


S. DOMENICO ALL'OSPEDALE. Costruita intorno al 1899-1900 in luogo della precedente molto più ampia e bella. Ha accolto alcuni quadri (come la Madonna del frutto da qualcuno e con decisione da Vittorio Sgarbi nel settembre 1990 attribuita al Moretto e posta sull'altare maggiore, l'Addolorata, S. Giacinto, S. Rocco) e la pregevole statua di S. Antonio abate. Nell'ottobre 1956 vennero inaugurati i nuovi affreschi, voluti dall'Amministrazione dell'Ospedale ed eseguiti dai pittori Olini e Capitanio, una grande pala dedicata a S. Maria Crocifissa di Rosa, e le stazioni della via Crucis, in terracotta.


S. FAMIGLIA ALL'ANDREANA. Costruita nel 1960.


S. CARLO. Cappella dell'Oratorio Maschile costruita nel 1955.


S. FRANCESCA ROMANA ALLA CERADINE. Elegante chiesetta costruita tra una cascina in piena efficienza ed una casetta semidistrutta. È dedicata a S. Francesca Romana. La perla rappresenta la Madonna con angeli, S. Francesca Romana, S. Francesco, Firm. Jo. Jac. Barbellus.


MADONNA DEI BORGHETTI. Piccola chiesa sulla via di Roccafranca a tre Km a N di Orzinuovi. Come annota Francesco Perini «è stata innalzata prima del 1650. Da un consiglio speciale del 1693 si rileva che sotto di essa passava il fosso che porta l'acqua sui fondi a sera, che gli Arcipreti perciò non vi avevano mai accordata la messa, e che soltanto nel detto anno venne costruito il canale che a monte rasenta la chiesetta. Esisteva essa ai tempi del Cattaneo che la annovera tra le chiese campestri. É dedicata alla B. Vergine del Carmine». L'altare come ricorda una lapide è stato realizzato nel 1720 a seguito di testamento di Giulia Uberti. La chiesa venne restaurata nel 1993. Vi si festeggia la Madonna del Carmine (16 luglio).


MADONNA DI CARAVAGGIO o MADONNINA DELL'OGLIO. Sorge presso le rive del fiume omonimo a metà strada tra Orzinuovi e Soncino, sulla scia di una viva devozione alla Madonna di Caravaggio, sull'itinerario dei pellegrinaggi al celebre santuario. Già nel sec XVII sorgeva una cappella campestre, abbandonata "fra spine e ortiche" sulla quale venne dipinta l'immagine dell'apparizione del 1432 a Giovanetta de Varchis, la veggente di Caravaggio. Non essendo piaciuta la prima immagine ne venne commissionata un'altra ad una pittrice dilettante, che la Vergine ricompensò salvandola poi da un gravissimo pericolo di morte. La devozione alla nuova immagine ebbe il suo momento fortunato quando nel 1745, fu attribuita a preghiere, fatte davanti ad essa, la scomparsa di un'epidemia di bovini. A tale grazia, molte altre seguirono, fra le quali la preservazione di Orzinuovi dalle conseguenze di un terribile temporale, scatenatosi il 22 giugno 1750. La devozione crebbe talmente che nel 1751 il Vicario Generale della diocesi concedeva al popolo orceano di celebrare con grande solennità e sfarzo la festa dell'apparizione del 26 maggio. Non bastando più le pareti a raccogliere gli ex-voto e a contenere la folla dei devoti, un romito del luogo, Bartolomeo Zorzi, si fece interprete presso l'arciprete del luogo don Giuseppe Corniani, della necessità di costruire un nuovo santuario. Fu stesa una supplica al governo veneto per ottenere il necessario nulla-osta. La supplica approvata dal consiglio della Magnifica comunità il 2 gennaio 1752 ed accompagnata da una commendatizia del provveditore veneto Zuan Benzon, veniva accolta dal Senato della Serenissima il 22 marzo dello stesso anno. Ottenuta la ducale entro pochi mesi fu posta dal conte Giuseppe Fava la prima pietra con grande solennità, presenti autorità e popolo e con sparo di mortaretti, mentre l'arciprete celebrava all'aperto pronunciando un discorso di circostanza. Il progetto del tempio fu approntato dall'orceano Pier Antonio Macagnini, che con l'aiuto del fratello Pasquale, diresse anche i lavori di costruzione. Grazie alle offerte, anche in natura, raccolte dallo Zorzi e i contributi della Comunità il santuario fu approntato in soli sette anni. Morto il 16 aprile 1767, lo Zorzi fu sepolto, per particolare concessione vescovile, nel santuario stesso. Morto lo Zorzi la chiesa passò sotto la guida di una Commissione che provvide alla costruzione del porticato esterno. Il trasferimento nel 1759 di un beneficio semplice permise il mantenimento presso il santuario di un sacerdote stabile. Processione e feste solenni si ripeterono per varie circostanze (epidemie di bovini, colera ecc.). Nel 1880 furono restaurati con stucchi dai fratelli Peduzzi di Brescia i due altari laterali. Dopo la seconda guerra mondiale il Santuario, dove il 6 maggio 1944 si era portata ancora una volta la popolazione a chiedere protezione e che era stato danneggiato dalle incursioni aeree, venne completamente restaurato grazie al concorso della popolazione e del Comune. Dietro suggerimento di p. Felice Murachelli, instancabile promotore della devozione mariana in diocesi, veniva anche posto un nuovo gruppo statuario che dopo essere stato portato processionalmente in 43 paesi della bassa bresciana occidentale in occasione della Peregrinatio mariana veniva posto 1'8 maggio 1949 nel santuario, presente il cardinale di Milano, Ildefonso Schuster. Nel dicembre 1978 su iniziativa di Pino e Libera Colombi, Giulio e Santina Passeri e altri ancora vennero raccolte offerte per un nuovo ampio e accurato restauro, incominciando dal campanile. Nel 1990 venne realizzata una pista ciclabile da Orzinuovi al santuario. Nel santuario esiste una pala dell'Ascensione di Santo Cattaneo.


MADONNA DEL CARNERIO O DEL CARNIERO O DEL SAGRATO. La prima denominazione si riferirebbe al fatto di essere stato eretto accanto al cimitero. Invece il secondo titolo deriva dal luogo su cui la chiesa un tempo sorgeva, ai margini, cioè, del sagrato della parrocchiale allora situata press'a poco là dove sorge l'altare maggiore. Il Codagli nella sua "Historia" scrive: «Correva l'anno 1494 quando Paolo Dandolo e Bartolomeo Calzaveglia Rettori degli Orci hauta licenzia dal Vescovo Trevisano, loro Arciprete, fabbricarono a canto il Duomo per decoro della Piazza, una bellissima loggietta. Fu di poi iniziata la Chiesa di Santa Maria del Carnerio». Ma durante i lavori di restauro compiuti sono venuti alla luce frammenti di affresco, addirittura trecenteschi, e notevoli parti di muratura che risalgono sicuramente a data ben anteriore, per cui si deve ritenere che vi esistesse un altro edificio di culto o due o forse quel S. Bartolomeo de Urceis, già ricordato in documenti del 1410 e una cappella forse dedicata alla B.V. Immacolata. Conglobandole o trasformandole, vennero poi erette le due chiesette nel 1494 e delle quali scrive il Codagli, con l'innalzamento della bellissima loggetta. Come ha rilevato Angelo Cicognini, è certo che i due edifici erano separati da uno spazio adibito a pubblico transito, perchè nel salone superiore della loggetta sono tuttora ben visibili tre finestre che prospettavano su quello che poteva servire da piazza, via o sagrato. Nel corso del secolo XVI tale spazio venne richiuso e le due costruzioni tra di loro collegate, come tutt'oggi si può vedere, formando unico corpo di architettura e stile non omogenei, ma tuttavia piacevole e soprattutto originale. Sopra il loggiato vennero ricavati due vani ed un vasto salone (oggi adibiti a magazzino) le cui finestre si affacciavano sulla piazza e sulle vie adiacenti. Anche se in seguito murate, ne è ancora riconoscibile la traccia sulle pareti interne della chiesa. Qui ebbero sede la Scuola del Corpo di Cristo o del SS. Sacramento e quella dell'Immacolata Concezione, fra le prime a sorgere in diocesi. Questa Confraternita teneva banca o seduta nel fabbricato superiore della chiesa, era aggregata alla Arciconfraternita di Roma ed aveva regole proprie. Nel 1526 acquistò fama miracolosa un'immagine della Madonna che allatta il divino Bambino dipinta in una cappella che dal 29 dicembre 1526 al 1 gennaio 1527 fu vista piangere per tre giorni e dirottamente. La notizia del miracolo si sparse fulminea e subito fu un accorrere di gente anche da lontano e continuò a lungo tanto che il vescovo card. Cornaro nel 1533 concesse l'indulgenza di 140 giorni a chi avesse pregato davanti alla venerata immagine nella festa della Natività della Vergine. Per «onorarvi, come scrive il Perini, con più decenza la s. immagine che prima era esposta a tutte le intemperie, fu costruita una cappella, incorporata poi nella chiesa, dove fu sostituita con una copia dell'immagine mentre quel la miracolosa fu trasferita nell'altare maggiore, ritagliando nella pala dello stesso un rettangolo per poterla in essa inserire. Nel 1562 la pala fu sostituita con un dipinto firmato da "Lucas Mombel de Orci Vecchi MDLXII" rappresentante l'Epifania e il trionfo dell'Eucarestia. Anche in esso fu inserita l'immagine cui fu fatta nel 1597 una cornice dorata. La pala stessa è inquadrata da una ricca cornice cinquecentesca. A destra dell'altare maggiore fu murata una custodia con reliquie dei capelli della B.V. e del pallio di S. Giuseppe e a sinistra un'altra con le reliquie delle S.S. Croci, veneratissime dagli orceani. Quelle dei capelli della B.V. vennero esposte raramente: per la siccità del 1823, il colera del 1836, 1855, 1867, e per la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione (1855). Quella della S. Croce era prima conservata su un altare apposito e fu talmente venerata che nel 1611 il vescovo Marin Giorgi dispose che venisse portata in processione la sera del Venerdì Santo. L'entità della Reliquia destò sospetti, sui quali, tuttavia ebbe sopravvento il culto sempre prestato. Per chiudere il presbiterio fu costruito un maestoso cancello «per meglio assicurar - come scrive il Perini - la reliquia (delle Croci) che per la quantità della materia (...) e per la devozione del popolo era tenuta come palladio della patria», e che gli austriaci portarono via durante la ritirata. In due nicchie erano esposte le statue di s. Biagio e della Madonna di Loreto, detta anche Madonna del Camino, forse per la sua tinta nerastra e'sostituita nel 1922 con quella di s. Luigi e s. Agnese. Un'iscrizione ricorda come Pietro Maria Obici dopo molte donazioni fatte alla Madonna in vita lasciò - con testamento del 13 ottobre 1597, rogato in Roma - un legato per le giovani prossime a sposarsi assieme ad altri legati per Messe. Un tempo la chiesa era anche ricca di quadri fra cui due del pittore orceano Cossali poi trasferiti in parrocchia. Particolarmente suggestivo un affresco del Cristo sofferente con sullo sfondo il Calvario e ancora la figura di Gesù seduto e riposante sopra la Croce, e per questo chiamato "Il santo riposo" e qui probabilmente trasportato da altro luogo. La raffigurazione insolita dell'affresco quattrocentesco ha richiamato la viva devozione degli Orceani che specialmente accendevano ceri per gli agonizzanti. Sempre nella chiesa della Madonna vi era anche una specie di deposito scavato nel pavimento per raccogliere i resti di cose sacre deteriorate. La chiesa servì anche per accogliere tombe gentilizie dei Corniani, Zorzi ecc. Servì pure come ricovero di detenuti politici durante la ritirata austriaca dalla Lombardia. Nel 1922 la chiesa fu ampiamente restaurata con apertura di finestre, dipintura di pareti, illuminazione elettrica. Interessanti sono il portale cinquecentesco in pietra e il campanile su cui la piccola campana chiamava un tempo i ragazzi alla dottrina cristiana, impartita appunto nella chiesa della Madonna prima che venissero costruiti i grandiosi oratori. La campana fu poi rifusa e sostituita. Oggi il quadriportico costituisce l'ingresso della chiesa, a cui si accede attraverso il bel portale in pietra che si affaccia sulla via Arnaldo da Brescia. Anche il portale, come l'edificio, denuncia un processo costruttivo articolato in tempi diversi, infatti l'elemento originario cinquecentesco, caratterizzato dalle linee severe e dalla semplice eleganza dello stile Rinascimento, è stato, verso la fine del 600 o nei primi decenni del 700, incastonato in una struttura formata da due colonne laterali sovrastate da un'architrave a mezzaluna. A breve distanza di tempo dalla costruzione della loggia fu innalzata, 10 m. circa a sud di essa, la cappella vera e propria, in puro stile rinascimentale, dalla cupola esternamente racchiusa in un ottagono di buona fattura, opera tecnicamente ardita per l'architettura del tempo. L'altar maggiore, (diverso da quello settecentesco in uso attualmente) venne adornato, nel 1562, della preziosa cornice in legno dorato entro la quale è accolta la grande tela di Luca Mombello di Orzivecchi, allievo del Moretto, intitolata «Il trionfo dell'Eucarestia». Alla base del dipinto, entro un riquadro appositamente praticatovi, venne collocata l'immagine della Madonna delle lacrime, oggetto un tempo di profonda venerazione per il miracolo del pianto da essa sgorgato per tre giorni ininterrottamente, dal 30 dicembre del 1525 al 1° gennaio del 1526. Purtroppo l'affresco oggi osservabile entro la tela del Mombello non è l'originale, che si ritiene invece disperso o trafugato. Settecentesca è la bellissima cancellata che separa il presbiterio dalla parte sottostante riservata ai fedeli; venne forse pensata a difesa della reliquia della SS Croce, custodita per alcuni secoli in una delle nicche poste ai lati dell'altar maggiore. La cappella e il quadriportico ebbero vita autonoma finchè vennero congiunti nel 1600 mediante una serie di volte a vela sostenute da arcate a tutto sesto e da colonne (verosimilmente diverse dalle attuali in pietra di Sarnico stilisticamente posteriori e adattate in qualche modo alle dimensioni degli archi). Contemporaneamente fu eseguita la chiusura del portico. Opere di restauro vennero compiute dal 1980 - 1981 su iniziativa del notaio Angelo Cicognini con il recupero non solo del suggestivo ambiente ma anche di tele e sculture abbandonate da gran tempo.


Sono presenti a Orzinuovi le Ancelle della Carità (Casa di Riposo) le Suore Canossiane (Scuola Materna e opere parrocchiali), le Suore da Cemmo (Scuola Materna) e l'Istituto S. Famiglia (v.), collegio Andreana, di Orzinuovi, fondato dalla Beata Paola Elisabetta Cerioli, figlia di una contessa Corniani di Orzinuovi. Questo Istituto grazie alla munificenza di don Giuseppe Musletti, parroco di Ovanengo può acquistare l'8 maggio 1925 dai fratelli Provezza la cascina Andreana nella quale è stata creata un'azienda agricola modello, un collegio per l'istruzione e la formazione di ragazzi appartenenti a famiglie povere ed un istituto di agraria.


CHIESE SCOMPARSE: S. ANDREA D' OSSIGNOLA. Molto antica. Trovata dal visitatore mandato da S. Carlo, indecente, ne venne decretata la distruzione, ciò che avvenne in tempi posteriori. Aveva legati due chiericati uno dei quali venne per ordine del vescovo Nani aggregato al beneficio parrocchiale in favore di un curato che dedicasse il suo ministero alla vasta campagna.


S. BARTOLOMEO AI FANGHI O INFANGATO. Sorgeva presso la seriola Comune. È citata negli Atti della visita del Bollani (1565) come S. Bartolomeo Infangato. Non si sa quando sia stata distrutta.


S. BARTOLOMEO ALLA SPIANATA. Esisteva sulla via per la Cesarina alla sinistra del Vaso Villachiara, a fianco della strada provinciale, vicino alla Fortezza; da ciò il nome. Doveva essere particolarmente antica ed aveva tre altari. È citata come "S. Bartolomei de Urceis" nel 1410. Il Codagli racconta che nella peste del 1513 intorno a questa Chiesa vennero scavate grandissime fosse nelle quali «a centinaja, horribile spettacolo, si coprivano» e a questo provvedimento si era venuti perché «né bastavano le Chiese o Pieve sacre a dar sepoltura a «tante ch'ogni dì perivano». Ricorda anche che «vi si praticava un'usanza de' primi tempi cristiani: i divoti concorrenti usavano passar la notte nella Chiesa cantando salmi ed altre orazioni, il che dicevasi far la veglia». La chiesa era affidata alla Confraternita di S. Pietro Martire. La festa del Santo (25 agosto) veniva celebrata con grande solennità e con una fiera che riesumata più tardi continua ancora. Inoltre i devoti oltre alle elemosine facevano l'offerta del sale. Da un processo del 4 ottobre 1584 si rileva che nella festa del Santo si teneva in contrada del Duomo una pubblica rappresentazione del martirio del S. Apostolo «con concorso di molto popolo del paese e d'altrove», mentre un proclama del 23 agosto 1620 del Provveditore proibiva assolutamente il ballo. Venne distrutta dopo il 1797 e la statua di S. Bartolomeo venne trasferita in S. Pietro Martire e in seguito in parrocchia.


S. BENEDETTO ALLE LAME. Sorgeva in località lame verso Barco. È citata negli Atti della visita del Bollani nel 1565. Distrutta, è stata sostituita da una semplice santella.


S. BERNARDINO O I MORTI DI S. BERNARDINO. Sorta anticamente su un rialzo di terreno dirimpetto alla montagnola di S. Bernardino probabilmente per influenza dei francescani. Il Codagli dice che era stata della Famiglia Corniani e ai suoi tempi era degli Agazzi. Il popolo la indicava come la chiesa dei Morti di S. Bernardino. Nel 1580 S. Carlo la trovava "tutta diroccata e distrutta". Nonostante ciò la popolazione continuò a lungo a portare fiori e ceri lungo i muri semidistrutti della chiesa. Il comune fece voto, in tempo di peste, il 14 settembre 1630 di ricostruirla, ma in seguito chiese ed ottenne di commutare il voto e di impiegare i capitali nel "fabbricar et hornar" la chiesa "maggiore" o parrocchiale. Nel 1836 a ricordo del colera vi venne eretta una cappella.


S. BIAGIO. Sotto tale titolo esistettero due chiese. La prima sorgeva sull'area poi occupata dal cimitero vecchio e venne demolita per ragioni di difesa, per essere troppo a ridosso degli spalti. Una nuova chiesa dedicata al santo venne edificata in via Navagera (così chiamata in onore del provveditore veneto Navagero) nome storpiato poi in Navighera e benedetta il 31 gennaio 1638. Officiata da una Confraternita, era dotata di una cappellania istituita con testamento di G.B. Nicoli del 21 febbraio 1626, che comportava quattro messe settimanali. Demolita alla fine del '700 le reliquie e la statua del santo, che la Confraternita portava alla processione del Corpus Domini, vennero trasferite in parrocchia.


S. CHIARA. Sebbene nel 1508 il Consiglio si fosse manifestato contrario al fatto che alcune monache clarisse avessero posto una croce in una località da loro scelta per indicare la volontà di fondare un monastero, l'anno seguente suor Geronima Farini di Caravaggio con le consorelle Caterina, Monica e Marta e con la protezione dei francescani e su invito del comune, riuscirono ad avviare la costruzione del convento stesso a Canton Bagnolo sull'attuale via Cossali. Apparteneva alla prima regola di S. Chiara, sotto la cura spirituale degli Osservanti di S. Francesco della Pace. Vi entrarono subito alcune fanciulle della famiglia Fegati e di altre distinte famiglie del paese, gli stemmi dei quali vennero dipinti sulla porta dell'ingresso. Sulla fine del '500 il monastero accoglieva una trentina di suore. Soppresso il monastero nel 1797 e secolarizzate le monache, il complesso venne venduto e demolito e il sito trasformato in vigneto.


DISCIPLINA O EPIFANIA DI N.S.. Fondata in seguito alla predicazione di S. Bernardino da Siena, da una confraternita di Disciplini. Era dedicata all'Epifania. Non si conoscono le date della costruzione e della distruzione. La Confraternita usava distribuire a Pasqua carne d'agnello arrostito e tre pani benedetti; ai poveri in certo tempo dispensava anche del panno. Della distruzione della chiesa non si sa nulla di preciso.


S. FRANCESCO DELLA PACE. Convento e Chiesa. A ricordare la pace di Bagnolo (7 agosto 1484), i frati di S. Maria di Aguzzano concepirono l'idea di erigere un loro nuovo e grande convento all'interno della borgata di Orzinuovi, nella località dove già esisteva una chiesetta dedicata a S. Bernardino da Siena. La loro proposta venne presentata nel Consiglio della Comunità da Barnaba de Millis il 30 maggio 1486 e approvato all'unanimità. Acquistate le case di Venturino Boccazzi, si pensò di utilizzare per le prime spese i molti legati dell'Aguzzano deputando alla fabbrica degli orceani Bartolomeo Torta, Carlo Codagli e Francesco Festa. E il 27 giugno 1488, premesse le sacre cerimonie e alla presenza del Provveditore Veneto Francesco de Ca' Ferro, si dette inizio al grandioso monastero che doveva avere ben tre chiostri destinato ai Padri Zoccolanti sotto il titolo di S. Francesco della Pace. Come ricordava un'iscrizione, erroneamente interpretata dal Gonzaga, in favore del convento e contro certo Francesco Vitali che aveva aperto nei pressi una locanda, intervenne Ludovico XII. In seguito la chiesa venne ingrandita "con un superbissimo choro sufficiente a capirvi quando ci fossero dattorno le sedie al meglio di cento frati". Secondo lo stile caratteristico degli Osservanti, a quanto pare dalla pianta riportata dal Mor, era ad una sola navata, divisa in due parti, l'una per i religiosi e l'altra per i fedeli. La grande parte divisoria, solitamente affrescata con episodi della vita di Cristo incentrati nella crocifissione, poggiava su tre arcate: le due laterali contenevano ognuna un altare, mentre la centrale serviva di passaggio tra le due parti della chiesa. Lungo le pareti della navata v'erano, cinque a destra e cinque a sinistra dieci altari, in tutto tredici, tutti chiusi da cancellate di ferro. Degli altari sappiamo che uno era dedicato all'Immacolata, e vi si custodiva in una parte un frammento della Colonna cui fu legato Cristo, un altro a S. Orsola e alle sue compagne, un terzo era sede della Confraternita dei Cordigeri, un quarto dedicato a S. Antonio di Padova, la cui statua si trova ora nella Parrocchiale. V'era poi in sacrestia una particella della croce del buon ladrone. Il pennello dell'orceano Pier Maria Bagnadore l'aveva abbellita con i suoi dipinti. Nella Chiesa esisteva una colonna, come dice il Codagli, nella quale venivano conservate molte reliquie. La Confraternita dei Cordiglieri vi aveva un altare. La chiesa aveva un'alta torre che finiva a guglia. I frati ricevevano gli Olii Santi dall'Arciprete e predicavano la quaresiama in parrocchia alternativamente coi Domenicani. Da questo Convento era dipendente quello dell'Aguzzano e quello delle Monache di S. Chiara. Dal convento uscirono fra' Giulio Passirani, teologo al Concilio di Trento e fra' Aurelio Griani, divenuto vescovo di Velletri. Soppresso nel 1797, la chiesa e parte dei chiostri vennero demoliti, la torre atterrata e sui ruderi ricavata un'ortaglia. Un terremoto del 1802 fece crollare la volta della chiesa. Rifatta, nel disarmarla cadde di nuovo. Rifatta dopo la nuova soppressione del 1810 l'intera chiesa venne abbattuta. Notevole era la biblioteca del convento, ricca di codici e incunaboli, in parte salvati e che oggi si trovano custoditi nell'archivio dei Padri Cappuccini di Milano. Un importante e interessante codice miscellaneo, segnalato dal Guerrini, è quello appartenuto all'orceano P. Raffaele Campione, che nell'ultima Carta aggiunse il ricordo e la data (2 agosto 1523, Festa del Perdon d'Assisi) della sua vestizione: "Memoria como me fra Raphael da lorci fo vestuto da fra, adì doi de avosto da mite et cincent e 23 dal pader fra Batista di Gati nel logo da san Francescho in Iorci Novi". Illustrato da molti frati del paese fattisi qui religiosi, possiamo ricordare specialmente P. Giulio Passirani, che fu teologo al Concilio di Trento, P. Aurelio Griani, nominato da Pio V Vescovo di Lettere (Napoli) e P. Stefano Quinzani, che il Codagli chiama "famoso poeta dell'Ordine dei Minori", forse parente della Beata domenicana Stefana Quinzani ( + 1530), e che nel 1545 compose una sacra rappresentazione in versi sulla Passione di Cristo. Va pure ricordato che proprio in questo convento fu tenuto un Capitolo Provinciale di fondamentale importanza per la legislazione interna di tutta la Provincia Bresciana degli Osservanti, il cui testo fu dato alle stampe. Il Capitolo fu presieduto dal P. Claudio Midolla da Lacchiarella, ministro provinciale degli Osservanti di Milano, e il documento ha questo titolo: "Statuta et Decreta capituli Provinciae Brixiae in Conventu S. Francisci Urcearum 18.11.1588. Mediolani Apud Pacificum Pontium M.D. LXXXVIII". A reggere la comunità francescana di Orzinuovi fu primo guardiano P. Bernardino Roba da Orzinuovi nell'anno 1492, mentre ultimo fu P. Stefano da Orzinuovi nel 1797 quando il convento fu soppresso. Nuovamente soppresso nel 1810 la chiesa fu abbattuta, e il convento adatto ad abitazione privata: oggi vi sono le Suore Canossiane.


S. GIUSEPPE. Nel 1517, come riferisce il Codagli, fu dato principio alla chiesa di S. Giuseppe assai frequentata in quel tempo dagli orceani. La confraternita della S.S. Trinità aveva l'obbligo di far celebrare tre messe la settimana, e distribuire pane e candele come le altre. Concorreva alle solenni processioni tenendo il posto dopo quella di S. Biagio e della B.V. del Carnerio. Possedeva inoltre un monte di miglio da prestarsi ai poveri del paese. Profanata nel 1797, come tante altre, fu l'altare trasportato in Parrocchia. Passata ancora poi in diverse mani fu convertita in teatro conservandola nel suo stato primitivo; poi variamente costruita nell'interno fu pigionata ad uso abitazione, sicché del vecchio fabbricato non era rimasto che le quattro mura; e nel 1839 l'interno fu del tutto demolito per alzarvi poi l'attuale Teatro Comunale.


S. FAMIGLIA ALL'ANDREANA. Cappella dell'Istituto completamente ricostruita su progetto dell'ing. Zamboni, inaugurata 1'11 giugno 1961 da mons. Giacinto Tredici. Venne decorata da don Rosario Folcini di Cremona.


S. GIACOMO D'INGRIANI. Dedicata ai S.S. Filippo e Giacomo, anche ai S.S. Giacomo e Marziale (1565), esisteva già nel 1416. Appartenne alla famiglia Avogadro e poi ai Domenicani di Orzinuovi. Il Codagli ha scritto che fu «posta in grande venerazione. Dicesi che dalla detta Chiesa furono asportate molte reliquie de Santi e i Brevi dell'Indulgenze con le argenterie da un falso romito in una chiesa del Veronese, detta ancora lei S. Giacomo d'Inghriani: servasi tuttavia il costume antico di visitarla tutto il mese di Maggio e il dì dell'Epifania; ne quali per ciascuna volta che si visita, dicono essersi la liberazione d'un'anima dal Purgatorio. Ed io (il buon Codagli) talvolta viddi così coperta quella via de Scalzi, de Romiti, de Peregrini et altre divote persone, che parvemi d'essere presente alle Stationi di Roma e di Loreto». S. Carlo la trovò indecente. Fu meta delle Rogazioni. Vi esisteva un quadro dipinto dal Cossali nel 1512 raffigurante i S.S. Apostoli Giacomo e Filippo trasferito poi nella chiesa di S. Domenico. Nel 1630 vi vennero sepolte le vittime della peste per cui venne detta dei "Morti di S. Giacomo d'Ingriani". Il Perini aggiunge che «durante il cholera del 1836 qui vi fu concorso di divoti per la frottola di una donna, la quale avea sognato d'aver veduto i Morti di S. Giacomo andar in processione vestiti di bianco all'attuale Camposanto. Perciò vi corsero delle elemosine, colle quali fu fatto dir loro del bene».


S. LORENZO DI BIGOLIO. Così si chiamava una chiesetta a poca distanza dal paese e che fu parrocchia del luogo fino al cadere del secolo XVI. Riferisce il Guerrini che, nel 1565, l'Arciprete don Lodovico Lombardo, con autorizzazione pontificia e con la condizione di una torcia di due libbre di cera da presentarsi nella festa dell'Assunta, la cedette ai Padri Francescani. Risulta poi da un atto del notaio vescovile Francesco Benaglio che il giorno 10 dicembre 1668 i detti Frati la retrocesssero all'Arciprete con tutti i diritti dei quali erano stati investiti. Forse l'Arciprete l'aveva affidata ai religiosi per salvarla da sicura rovina, ma poi anche essi videro e reputarono inutile il funzionamento di tale chiesetta campestre, lontana dall'abitato, e la rinunciarono. Ma eccone il testo latino: "a. 1668, die 10 decembris a Ministro Provinciali P. Magistri Francisci Antonii Fogarno de Brixia, Provinciae Minorum Conventualium Mediolani retroceditur archipraebitero Urceorum Veterorum (Dioc. Brixiensis) Ecclesiam S. Laurentii in Bigolio cum adnexis, quam a. 1565 concesserat et hoc in praesentia Episc. Brixiae Zorzi, ex rogito notarii episcopalis Francisci Benaglio". Una cappella a S. Marco veniva eretta nel Cimitero o sagrato di Orzinuovi per legato del settembre 1435 da Recuperato Membrini da Martinengo.


S. MARIA ASSUNTA ALL'AGUZZANO. Convento. Mentre la tradizione lo vuole eretto da S. Bernardino di Siena nel 1421 in occasione di una predicazione ad Orzinuovi, una iscrizione citata ma non riportata da documenti veneziani lo vuole eretto nel 1436. Un'iscrizione invece del chiostro di S. Giuseppe in Brescia e lo storico dell'Ordine, Gonza, lo assegnano invece al 1438 sempre per iniziativa di S. Bernardino degli Osservanti; venne costruito accanto ad una chiesetta di S. Maria e S. Dalmazzo, antica dipendenza cluniacense del priorato di Argon (Bergamo). La chiesetta era allora officiata da una Confraternita di Disciplini e venne completamente trasformata e ingrandita nel 1461 e nel 1470 arricchita di una Confraternita o Scuola del S.S. Sacramento o dell'Immacolata Concezione, fondata da fra Pacifico da Novara. Pur essendo un convento capace di una decina di frati il 21 giugno 1467 ospitò il Capitolo Provinciale dell'Osservanza di Milano, nel quale vennero richiamati all'obbedienza i frati Gabriele Malvezzi e Bonaventura di Milano, che volevano la secessione da Milano. Il convento venne ampliato nel 1470. Comprendeva un orto, una vigna, un bosco e una pescheria, che il Codagli decanta con enfasi. La Comunità di Orzinuovi che aveva donato il terreno per l'erezione del Convento, ogni anno elargiva una consistente elemosina, e, inoltre, donava gli alberi per ricavarne la legna necessaria. Il convento acquistò la fama di luogo ove vigeva una esemplare disciplina religiosa, ma poi decadde fino a suscitare la meraviglia e i richiami della comunità. Il Consiglio Comunale del 2 settembre 1642 osserva che fino a tanto che i Guardiani dell'Aguzzano erano stati del paese si mantenne ordine e decoro, ma quando vennero i Padri forestieri le cose cominciarono a non andar bene. Nel 1796 anche questo convento è colpito dalla soppressione e con la seconda soppressione del 1810 tutto viene venduto a privati che non lasciarono in piedi se non una parte del fabbricato e una chiesetta in attività la domenica. In sostituzione della Disciplina, trasferita presso la parrocchia nella nuova chiesa del convento dell'Aguzzano vi entrò una delle prime confraternite dell'Immacolata Concezione che perdurò floridissima fino alla soppressione del convento. Nel 1993 venne costituito tra gli abitanti della zona un comitato per il finanziamento dei restauri agli immobili.


S. MARIA AL CIMITERO. Di giuspatronato della famiglie Archi e Lombardi. Nel 1565 vi si celebrava due volte la settimana.


S. MARIA ASSUNTA ALL'AGUZZANO. La chiesetta ormai in decadenza venne nella parte posteriore trasformata in casa colonica. Passate le proprietà e gli stabili detti di Belprato a Marietta Bisleri, moglie del nob. Girolamo Pezzani di Soncino, venne alquanto restaurata e arricchita di una cappellania per assicurare la messa festiva e la dottrina domenicale. Divenutone proprietario il comm. Daniele Palazzoli, oltre a vaste opere di bonifica promosse la ricostruzione della chiesa e vi fece dipingere dal pittore Rino Ferrari di Paderno Cremonese un affresco che facesse da pala riproducendo l'Assunzione, e un affresco sulla facciata raffigurante S. Rocco. La Chiesa venne benedetta il 27 settembre 1936 da mons. Ernesto Pasini.


S. MARIA MADDALENA. Esisteva in vicolo Morto.


S. MARIA DELLE GRAZIE O S. DOMENICA. Convento e Chiesa. Del Convento venne posta croce in segno di possesso il 3 marzo 1499 e la prima pietra il 13 settembre. Ne furono considerati fondatori fra' Angelo ed alcuni suoi confratelli domenicani. Il convento venne poi allargato nel 1519, comprendendovi la strada di porta Catania e i fondi a monte della stessa. Il Codagli nel 1592 scriveva che « benché da principio fosse humile et angusto, si è non di meno così pian piano ampliato (massime dopo che gli è stato concesso il Terraglio et la strada di porta Catania) che ora quantunque sia imperfetto si può nondimento annoverare fra gli ampli e belli edifici di questa terra degl'Orci». Il Perini annota che i padri domenicani godevano gli stessi privilegi di quelli del vicino convento di S. Francesco degli Osservanti, e predicava alternativamente con essi la Quaresima e l'Avvento in Duomo, assistevano gl'infermi tenendo gli Olii Santi, come si può vederne ancora il ripostiglio aperto nella parte posteriore dell'altare maggiore. Al convento era aggregato l'ufficio dell'Inquisizione; ne rimane ancora lo stanzino sotto il tetto, dove, dicesi, facessero vedere il diavolo, e uno stemma in sagrestia con queste parole: «R.P. Pius Hen.us Martinengus Inquisitor Bergomensis filius contrus» (forse «filius conventus huius»). Tra i vari legati spicca quello di Michele Carabelli (2 giugno 1604) che lasciò beni per una messa quotidiana e con la condizione che il numero dei frati venisse portato a sette. Essendo in grave decadenza la disciplina conventuale il 10 giugno 1684 il Consiglio generale «per la ecedente dilapidazione delle rendite et de supeletili minacciando la total caduta (del convento), perché il danno si è reso irrimediabile et le persone incorreggibili» e visto esser tornato inutile lo zelo dei Provveditori che hanno procurato di richiamare i detti frati al loro istituto, deliberò di far ricorso al governo affinché «sieno sindacate le scandalosità corenti et consolata questa Comunità fedelissima con mandarvi numero di Religiosi di tutta osservanza, con Superiori d'incontaminato zelo e fruttuoso esempio». Appartenevano al convento la Chiesa di S. Giacomo d'Ingriani e il fienile detto dei frati di S. Domenico. Dal convento uscirono alcune rilevanti personalità dell'ordine tra le quali il generale dell'Ordine p. Serafino Cavalli (m. a Siviglia in Spagna nel 1578 in concetto di santità), il teologo p. Girolamo Accetti (poi vescovo di Fondi), Agostino Codagli, Cornelio Tiraboschi, Cherubini, Festa, Pietro Martire Festa, Luigi Festa, Lattanzio Randolfi, il musico Francesco Gaffuri, Serafino Festa che il Codagli dice "peritissimo Maestro di orologi", lo storico di Orzinuovi p. Domenico Codagli ecc. Il convento venne soppresso dal Governo veneto il 2 agosto 1770 e comperato nel 1772 all'asta dalla Presidenza dell'Ospedale Tribandi che lo trasformò in ospedale. La chiesa costruita assieme al convento dal 1499, con l'aiuto della Comunità ebbe aggiunto nel 1650 anche lo slanciato campanile. Di linee cinquecentesche sobrie ma eleganti, lunga 30 m., larga 10 aveva 9 altari in quattro cappelle su ciascun lato, oltre all'altare maggiore, un coro in legno ben intagliato, una sagrestia ricca di paramenti e argenterie. Sulla controfacciata e sopra la bussola esisteva l'Incoronazione della Vergine (m. 2 x 22,60) del Bagnadore, databile secondo l'Anelli al 1590 circa. Gli altari erano così disposti e intitolati: a destra 1) S. Vincenzo Ferreri, 2) S. Domenico, 3) Madonna del Rosario, 4) S. Antonio Abate; a sinistra 5) S. Rocco, 6) Madonna Addolorata, 7) S. Giacinto, 8) San Pietro Martire. Ognuno aveva belle soase di legno intagliato e tele di buoni autori, e alcune di queste si conservano ancora nella nuova chiesa più piccola edificata per il servizio religioso dell'Ospedale, come La Madonna col frutto e S. Giuseppe del Moretto, L'Addolorata, i santi apostoli Giacomo e Filippo. La Madonna col Bambino e S. Girolamo tre opere del pittore orceano Grazio Cossali: altre furono disperse o vendute. Soprattutto in grande onore la Madonna del Rosario grazie anche ad una Confraternita e S. Vincenzo Ferreri in seguito al ricordato voto della peste del 1512. Nel 1575 il p. Serafino Cavalli visitando Orzinuovi fece regalo di un bellissimo "tabernacolo" in cui erano molte reliquie, trasportate alla chiesa con grande solennità. Il Codagli poi scriveva che vi fosse sepolto anche il corpo di p. Marco da Modena. Sul campanile vi erano due campane: la più piccola era la più antica e pregevole. Portava le immagini della Madonna delle Grazie e dei quattro evangelisti con la dedica «Christus venit in pace et deus homo factus est - MDXXIV - Bagnator», dono della famiglia orceana Bagnadore; fu venduta per poche lire. Quella più grande, che resta, porta la dicitura Benedetto XIII anno V - Fortunato Carara de Brescia 1709. La Chiesa conteneva tombe di distinte famiglie orceane come quelle dei Landriani, Biasoli, Carrara, Gianni Lodoli ecc. Passata all'Ospedale Tribandi continua ad essere officiata. Crollata a causa del terremoto del 12 maggio 1802 il volto venne rifatto a spese della Repubblica Italiana. Nel 1851 passò alle Ancelle della Carità in servizio all'ospedale. Venne atterrata nel 1899, "col pretesto, scrive Paolo Guerrini, di ingrandire l'ospedale, ma in realtà per spirito anticlericale dell'amministrazione democratica e massonica che dominava allora in Orzinuovi».


S. MICHELE. Sorgeva sulla strada per Brescia, quasi di fronte alla via che conduce alla Cascina Fabbrica. Antichissima, forse di origine longobarda, sorse su un cimitero creatosi dopo uno scontro armato e perciò dedicata a S. Michele patrono dei morti. Venne distrutta dietro permesso del vicario generale Pietro Durando, agli inizi dell'ottobre 1516, essendo diventata covo e riparo di malandrini e taglieggiatori.


S. ROCCO. Nella contrada ononima ora Viale Margherita. Venne eretta in seguito per voto pubblico della peste del 1575 e l'arciprete del Duomo di Brescia pose la prima pietra nel giorno di S. Croce. Vi è tradizione che nella peste del 1630 nessuno della Confraternita fu colpito dal morbo nonostante che ad Orzinuovi morissero 2300 persone.


S. MARTINO. Chiesetta antichissima esistente dirimpetto alla Cittadella, demolita; in suo luogo venne costruita la nuova Chiesa di S. Pietro Martire.


MORTI DI S. BENEDETTO E S. VITTORE. Sorgeva nei pressi del fienile Lame. Nel 1577 per ripararla venivano usate pietre e cologne di un palazzo Martinengo sulla cui area venne innalzata la chiesa di S. Rocco. Aveva due altari e veniva officiata da una Confraternita. Era dotata di un beneficio semplice di 11 piò, annesso alla Collegiata. Era sorta sul monastero femminile di S. Vittore già distrutto ai tempi del Codagli il quale sosteneva che di esso veniva fatta menzione in un Privilegio concesso da re Enrico, figlio del Barbarossa. Il Perini accenna ad un altro tentativo di impiantarvi un convento del Terz'ordine carmelitano compiuto da certa suor Oliva nel 1484 ma che non ebbe conseguenze.


I MORTI DI S. MARTINO. Come riferisce Francesco Perini, con questo nome sono indicate tre diverse località.. la cappella che sorge sul lembo di un campo a mezzodìsera dalla Gavazza, quella sulla via di Coniolo da cui sono denominati i due fenili vicini, e quella che s'incontra sopra un piccolo dosso tra la Motta e Colombaja. Questa forse sarebbe indicata dal Codagli col titolo unito dei S.S. Martino e Tommaso. Nella visita di S. Carlo si legge d'una chiesa di S. Martino di Manieniga, campestre, indecente, disadorna, con un chiericato di lire bresciane duecento cinquanta circa, goduto allora dal segretario del Vescovo di Brescia: perché la strada che mette a Coniolo anticamente era detta di Manieniga, si può ritenere che la Chiesa in discorso sia ricordata adesso dalla cappelletta che esiste su quella via poco oltre i due fenili di S. Martino. Il Codagli ricorda anche una piccola chiesa del Santo che era in paese, e che fu distrutta per dar luogo a quella di S. Pietro Martire.


MORTI DI S. GIORGIO. Sorgeva poco oltre il Fenil Grosso, sulla sponda sinistra della roggia Savoria, il cui nome sarebbe stato una corruzione di S. Giorgio. Da documenti antichi si evince che la roggia si chiamava Sancti Georgii: fu poi scritto S. Ieorgii. Unita la S. al nome divenne Seorgii e abbreviata in Seorji, Seiore; si italianizzò in Savoria e nel dialetto la cappelletta dicesi "I Morcc de Seiore", corruzione come si è veduto derivata dal vario modo di scrivere e pronunciare la abbreviazione del nome primitivo. Profanata nel 1445 venne riconciliata. All'epoca della visita di S. Carlo era già in rovina. Godeva di un chiericato. Venne poi sostituita con una santella. Nel campo, come ricorda il Perini «furono in diverse epoche trovate delle monete d'oro e d'argento di vecchia data dai contadini che ne lavoravano la terra. Bisogna che un tempo vi si seppellisse, perché è detta dei Morti di S. Giorgio».


S. PIETRO E e DALMAZIO. Antichissima, sorgeva ai piedi della. cosiddetta Montagnola di S. Bernardino. Era già scomparsa alla fine del sec. XV o agli inizi del XVI. Nella visita di S. Carlo appaiono due chiese, poiché vi si legge che S. Pietro era oratorio campestre, senza tetto ed indecente, e S. Dalmazio pur esso in campagna e cadente: vi è l'osservazione che non vi si celebrava. Gli stessi atti ricordano un altro S. Pietro detto del Bailo, pur nel contado, piccola e disadorna: a questo era aggregato un beneficio semplice di lire trecento bresciane.


S. PIETRO MARTIRE O DISCIPLINA. La chiesa più antica venne eretta sulla via per la porta Catania su una via che dall'attuale porta dell'Ospedale portava al Terraglio ma che poi nel 1519 venne occupata dal Convento domenicano di S. Maria delle Grazie. In luogo di essa ne venne eretta in piazza Castello su luogo dove era esistita la Chiesa di S. Martino una nuova, la cui prima pietra venne benedetta e posta il 22 maggio 1538. Venne officiata da una Confraternita che aveva sepoltura in S. Domenico. Profanata nel 1797 venne ridotta ad altri usi. Venne edificata a partire dal 1517, come ha scritto il Codagli «sopra due ordini di colonne di pietra in tre navi avvoltate con bellissimo artificio, et essendo la sua faciata a dirimpetto di S. Francesco fanno quasi queste due chiese con la bella piazza in mezzo un vistoso teatro di se stesse». Era officiata da una confraternita aggregata all'Arciconfraternita della S.S. Trinità in Roma. Come ha sottolineato il Perini, la Confraternita aveva l'obbligo di farvi celebrare tre messe la settimana, e distribuiva pane e candele di cera come le altre. Concorreva alle solenni processioni tenendo il posto dopo quella di S. Biagio e prima di quella della B.V. del Carnerio. Al tempo di S. Carlo l'altare era adornato d'un quadro con figura «gestus inhonestos praeferentes» e fu fatto cambiare. I confratelli portavano nelle funzioni l'abito color celeste colla immagine del Santo. Possedeva un monte di miglio da prestarsi ai poveri del paese. Profanata nel 1797, come tante altre, l'altare fu trasportato in parrocchia. Passata per diverse mani, venne convertita prima in teatro poi in abitazione e infine nel 1839 demolita per costruire il teatro.


DISCIPLINA. Eretta dalla Scuola o Confraternita dei Disciplini, già esistente all'Aguzzano, esisteva già nel 1461. Era dedicata all'Epifania. La Confraternita distribuiva a Pasqua carne d'agnello arrostita e tre pani benedetti; nella festa della Purificazione dispensava candele ai confratelli e poi ai poveri. I confratelli praticavano in Quaresima la disciplina non senza abusi per promiscuità. Il Perini annota: «È ricordo dei sopravvissuti alla Confraternita, che tre Confratelli coperti persona e volto di tonaca bianca e talvolta spruzzata di sangue si presentavano con una grande e pesante croce sulle spalle nella processione del Venerdì Santo». La confraternita aveva fondi. S. Carlo Borromeo trovò la chiesa in via di resturo e non ne approvò gli statuti. La chiesa venne distrutta dopo il 1797 e il Crocifisso che vi si venerava venne collocato nell'Oratorio dei Morti.


S. ROCCO. Venne eretta per voto fatto durante la peste del 1575-1577. La prima pietra venne posta il 3 maggio 1577, poco distante dal palazzo Martinengo. Vi fu ammessa una Confraternita. Aveva un altare sul quale vi era una statua del santo. Il Perini ricorda che la Confraternita portava l'abito dei pellegrini: nella solennità di Pasqua distribuiva ad ogni confratello la sua parte d'agnello arrostito e tre pani benedetti; nel dì della Purificazione dispensava una piccola candela. Alla sua soppressione nel 1797 possedeva in capitali la somma di piccole lire 7,031. Nel 1836 in luogo della chiesa venne eretta una cappelletta intorno alla quale la sera dell'Assunta veniva fatta l'illuminazione.


SS. COSMA E DAMIANO, S. GIULIA E S. AFRA. Dei S.S. Cosma e Damiano, di S. Giulia e di S. Afra non sono conosciuti che i nomi forniti dal Codagli.


B.V. ADDOLORATA-CANOSSIANE, S. CUORE- CASA DI RIPOSO, B.V. DEL CARMELO, B.V. DEL SUFFRAGIO, IMMACOLATA.


Orzinuovi presentava e presenta ancora sui muri e nelle santelle parecchie immagini devozionali. Una Pietà era sulla porta di S. Giorgio. Staccata, ora fa da perla al Santuario della Madonna Addolorata. Un bellissimo Cristo "paziente" è in una stanza di casa Sanzeni in via Munizioni 3. Una delle ultime santelle al centro di viva devozione è quella costruita nel 1958.


ECONOMIA. Ha dominato l'agricoltura e specialmente la coltivazione di cereali, foraggi, e poi lino ecc. L'agricoltura si è andata avvantaggiando di bonifiche continue essendo il terreno ancora in parte paludoso fino al sec. XV. Nomi come quelli della cascina Moglia (da moia, molle, cioè terreno intriso d'acqua) e altri toponimi lo indicano chiaramente. Tra le ultime bonifiche nella seconda metà dell'800 i Lamazzi. Alla metà del sec. XIX vennero trovate torbiere che tuttavia non vennero sfruttate. Alla fertilizzazione del terreno agricolo, nell'800, si adoperarono molto le orine appositamente raccolte. Aziende orceane concorsero negli anni Trenta alla battaglia del grano. Più recentemente ebbe spicco l'azienda Andreana dell'Orfanotrofio Sacra Famiglia. Sotto la guida dello SPAFA (Servizio provinciale agricoltura foreste e alimentazione) nel 1992, Orzinuovi e la zona circostante hanno conquistato il primato europeo nella produzione del mais. Coltivato fin dal sec. XVI il riso. Contro le coltivazioni troppo vicine all'abitato nel 1622 veniva fatto ricorso all'autorità, che però non intervenne con energia, tanto che verso il 1770 G.B. Corniani presidente dell'Accademia agraria di Brescia circa il distretto di Orzinuovi annotava che fra le colture del territorio specie nei terreni a ridosso dell'Oglio vi era il riso. Tolasi lo dice forse scomparso fra il 1930 e il 1940. Grande importanza ebbe fin dal XIII la coltura del lino, che con alterna fortuna era continuata ancora negli anni Trenta e che ebbe poi a Orzinuovi un suo particolare mercato. Durante le Sanzioni (1935-1936) si incominciò a coltivare anche il ricino. Sempre negli Anni Trenta fu in auge la coltivazione del tabacco per la cui lavorazione venne allestita nel 1933 in una ex filanda dal la Società anonima Magazzeni tabacchi "Gorio e C." laboratorio di prima lavorazione. Il tabacco più coltivato del genere Kentucky Brasile Gojano e Burlej, introdotto in tale anno ebbe momenti di notorietà, assorbendo nel laboratorio circa 180 operai. Nel 1977 Giacinto Giovannini attiva a Belprato a nord di Orzinuovi una itticoltura che poi ebbe notevole sviluppo specie per la coltivazione di storioni, trasferita poi a Torre Pallavicina. Tra le ultime colture dagli anni '70, quelle dei bonsai primo esperimento realizzato in Europa da Gunter Rube e fatto proprio dalla famiglia Bonomi. Sempre presente l'allevamento bovino che ebbe impulso specie sulla fine del sec. XIX e manifestazioni importanti in mostre di bestiame fra le quali di notevole risonanza quella dell'aprile 1900 che vide in rassegna 800 capi di bestiame. Tale allevamento ha avuto, nonostante la crisi agricola, notevoli recenti sviluppi specie nei grandi allevamenti avviati nel 1983 al podere Tenca, da Guido Bolzacchini, Adelino e Gianfrancesco Zanotti. Esperimenti d'avanguardia vengono compiuti nell'azienda Aldarina di proprietà di Giovanni Cesaretto e Luigina Ravazzolo. In continuo incremento anche l'allevamento dei suini che nel 1993 raggiungeva i 150 mila capi, contro i 50 mila capi di bovini. Per far fronte al continuo sviluppo nel 1993 è stato inaugurato in viale Adua il nuovo macello comprensoriale promosso da Mario Bonetti. Spinta al progresso agricolo è venuta fin dai primi anni del sec. XX dal Consorzio Agrario Cooperativo, di cui fu primo presidente l'on. Carlo Gorio. Il Consorzio, poi assorbito nel Consorzio Agrario Bresciano, ha creato depositi per il grano, il tabacco ed altri prodotti, mentre la Società An. Borghetto ha eretto nel 1932 un capannone per le Succursali della Provincia dei Magazzini Generali. L'agricoltura ha continuato ad avere un posto di privilegio così da occupare quasi del tutto la Fiera di agosto e richiamare manifestazioni importanti di categoria come la "Festa nazionale della Gioventù" della Coltivatori Diretti, il 30-31 agosto 1974. Notevole prestigio ha assunto fin dalla fine dell'800 l'attività casearia. Molto valutata sulla fine dell'800 la latteria stabile alimentata da bestiame stabile cui seguì un Consorzio che nel 1890 raggruppava il maggior numero di latterie della zona. Più recente, ma particolarmente attivo, il caseificio Arnoldi in località Gavazze. Per esso Lucia Arnoldi inventava un particolare congegno. Già negli Anni '30 funzionavano una centrale per la raccolta del latte fra i produttori ed altri caseifici minori. Nel secondo Dopoguerra ebbe particolare rilievo la Cooperativa Lattiero Casearia C.O.L.A.C. particolarmente sostenuta dal C.A. B. e passata poi alla Invernizzi di Melzo. Nel 1948 nasceva "Prodotti IGEA" per la produzione di grassi vegetali e in particolare di margarina che nel 1971 si trasformava nella IGOR dei fratelli Luciano, Igor e Adriano Zanesi e che si dedicò soprattutto alla produzione di margarina esportata largamente sui mercati esteri. Durante il periodo di maggior contrazione demografica e di spopolamento delle campagne (dal 1955 in poi) compare l'Industria Mangimi Brescia (s.a.s.) fondata il 12 febbraio 1957 dal dott. Sergio Tiraboschi. Senza avere riferimento con produzione locale nel 1947 veniva fondato l'Oleificio di Orzinuovi (O.D.O.) ora Nuova Odo (v.) per la produzione, attraverso l'idrogenizzazione dell'olio di cocco, di margarina a scopo alimentare e grassi industriali. Buon successo ebbe sempre nel settore alimentare l'Azienda Vinicola Azzolini fallita però nel 1973.


Ma specialità di Orzinuovi fu l'anesone triduo una specie di acquavite reputata e ricercatissima chiamata il "mistrà di Brescia" prima che Cristoforo Ruboldi di Orzinuovi, nel 1824, la preparasse con segreto processo e con triplice distillazione, per cui l'anesone d'Orzinuovi fu detto triduo. Il segreto venne trasmesso a Giovanni Rossi, sotto la cui ditta proseguì la fabbricazione della rinomatissima specialità, che già a metà '800 veniva esportata in tutte le parti del mondo sotto il nome d'anisette d'Orzinuovi. «Solo è a lamentarsi - scriveva lo Zanardelli nel 1857 - che in iscambio del triduo d'Orzinuovi si mandino da negozianti di qui, che s'impadroniscono di quelle commissioni, più scadenti liquori». La specialità ebbe numerosi concorrenti tanto che nacquero circa 30 fabbriche a Brescia e provincia. Ai primi del '900 a Orzinuovi nacque la ditta Fratelli Polisseni. Già nel 1890 esisteva una fabbrica di bibite di Della Giovanni alla quale un'altra se ne aggiunse nel 1899 dei fratelli Pelizzari.


Per lo più legate al mondo agricolo furono le prime attività artigianali. Sviluppo ebbero nel sec. XIX le filande tra le quali primeggiò quella di Bortolo Maffeis, cui nel 1908 un'altra se ne aggiunse che tuttavia non riuscì ad assumere tutta la manodopera femminile disponibile costretta ad emigrare nei primi decenni del secolo nelle filande di Soncino, fino a quando non venne aperto negli Anni '30 il laboratorio della essiccazione tabacco della S.A. Gorio. La raccolta di vimini lungo l'Oglio (dei tipi "sbri", "gora" e "pendol") alimentò un particolare artigianato di cestai. Nel 1904 esistevano due fabbriche di seggiole e di tavoli di vimini fra cui quella di Santo Garetti. Nel 1938 la bottega di Bortolo Falconi, continuata poi dal figlio Domenico, impiegava undici lavoranti. L'insufficienza del materiale obbligò poi ad importare vimini dalla Jugoslavia fino a quando la lavorazione languì e si spense a metà degli Anni '70. Attive alcune segherie come quella dei Maffeis, mentre Giovanni Polonioli si segnalava nel 1904 all'Esposizione di Brescia per lavori in legno tornito.


Per decenni è continuata e in parte continua la tradizione delle botteghe per il restauro dei mobili con i fratelli Arini, i Saia, Arminio, Ferrari, Gorlani ecc. quasi tutti usciti dal laboratorio artistico Beneduci aperto nel 1900. La tradizione è ancora continuata da alcune botteghe come quella degli Arminio, Gavazzoni, Pellegrini, Valotti, Curlo, Vailati, Manera, Salada, ecc. Già nel sec. XIX Adolfo Agnelli produceva finimenti per cavalli, carri, carrozze. Non mancarono artigiani geniali come i calzolai Luigi Tognoli, che fabbricava paia di scarpe con tacchi portaritratti, o Francesco Pancera che costruiva scarpe impermeabili per cacciatori esposte a Brescia nel 1904. Nel 1904 esisteva una piccola fabbrica di fiori artificiali. Di un maglio vi è ricordo in documenti del sec. XV. Fin dagli inizi del secolo è presente la fabbrica di biciclette di A. Calegari che espone a Brescia nel 1904. Ma la prima vera officina meccanica fu la Bellometti Fratelli già attiva negli Anni '30 e diventata negli anni '50 una s.a.s.


Più intensa l'industrializzazione negli anni '50 che ha visto nascere sempre più numerose aziende artigiane e piccole imprese come la ditta Casella per la fabbrica di posaterie e casalinghi, il pastificio Poli ecc. Ma il vero sviluppo industriale ha inizio a Orzinuovi nel 1960-1961 e specialmente dal 1969 quando sorgono la Legnoplast, la Ipra, la nuova concessionaria Fiat dei fratelli Stanga, il deposito COMA, la Gama di Mario Gavazzoni, la fratelli Sereni, il tubificio Spinoni, la Edil Orzinuovi. Ad essi sono da aggiungere la "Mossi" di Coniolo, le fabbriche di abbigliamento Star, Maci, Zucchini maglieria, ecc. Nel settore abbigliamento hanno poi preso rilievo la Simon Athis, la Orce-Pants che tuttavia dal 1985 al 1988 in poi subirono crisi di rilievo. Nel 1969 da Grugliasco trasferiva a Orzinuovi due dei suoi prestigiosi stabilimenti la Frendo e la Frendo-Abex produttrice dal 1926 di materiali d'attrito e guarnizioni freno e che nel 1988 ha introdotto la produzione di pastiglie freno senza amianto. Nello stesso anno nasceva la System Robot Automazione del gruppo Cervati, Della Bona, Saccone, Venturini. Notevole anche lo sviluppo commerciale che ha visto nel 1986 aprirsi sulla statale 235 un grosso supermercato dell'Italgros dei fratelli Odolini. Sempre sulla statale 235 veniva aperto un Motel 5 stelle, costruito da Mario Basalari. Numerosi gli istituti di credito. Nel maggio 1930 veniva aperta la sede della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Sempre più intenso il settore del credito. Nel novembre 1931 veniva aperta una nuova sede del Credito Agrario Bresciano, cui si aggiunsero poi le filiali della Cassa di Risparmio delle PP.LL., del Credito Agrario Bresciano, della, Banca S. Paolo, della Banca Popolare di Soncino, della Banca agricola di Palazzolo S. Oglio, e della Banca Provinciale Lombarda. Il 28 febbraio 1981 la Banca Provinciale Lombarda inaugurava la sua nuova sede. Nel settembre 1990 veniva aperto lo sportello della Cassa Rurale Artigiana di Borgo S. Giacomo. Antichissimo, come la fortezza, cioè fin dal 1193, il mercato di Orzinuovi si svolgeva attorno alla chiesa e all'Ospizio di S. Bartolomeo Infangato che sorgeva nei pressi delle spianate a nord del castello sulla strada proveniente da Brescia. Aveva luogo nella festa di S. Bartolomeo ed era detto anche la "fera del nedròt" giacché nell'occasione il piatto forte era l'anitra appositamente ingrassata. Il mercato che divenne fiera è ricordato in documenti del 1647. Un decreto imperiale del 1815 istituiva il mercato del venerdì che venne conosciuto oltretutto e particolarmente con quello di Verolanuova come il mercato dei suini; nella seconda metà del sec. XIX con Chiari e Rovato condivise il mercato del pollame. Il mercato si svolge in piazza Vittorio Emanuele. Di una Fiera di merci e bestiame si hanno documenti nel 1827 che ne registrano la tradizione e che ne fissano la durata per cinque giorni dal 3 ottobre. Nel 1845 un decreto imperiale confermava tale privilegio che andò coincidendo con la sagra di S. Bartolomeo dell'ultima domenica di agosto e che nel 1937 veniva chiamata la Fiera di S. Bartolomeo o dei "nedrocc". Un mitico stallone Bayardo, in attività a Orzinuovi dal 1889 e in concomitanza della crisi della mostra di Mantova, portò l'on. Carlo Gorio a farsi promotore di un concorso dei suoi "prodotti" che nell'ottobre 1892 divenne una mostra equina con speciale riguardo ai puledri e puledre da tiro pesante rapido con la partecipazione di 285 capi. Nell'aprile 1900 si svolge una mostra bovina, presenti 800 capi di bestiame. Nell'agosto 1907 a tali attività si aggiunsero la Fiera degli asini tenuta di domenica sotto i portici del Municipio. La Fiera di S. Bartolomeo che ancora oggi continua, ebbe inizio dal 1948. Il 13 giugno di tale anno l'amministrazione comunale di Orzinuovi, con alla testa il sindaco dott. Carlo Arici, deliberava, con verbale del Consiglio comunale, la istituzione di una fiera annuale da tenersi in località Madonna Addolorata, l'attuale Parco Alcide De Gasperi, facendola coincidere con la tradizionale sagra di San Bartolomeo. L'idea per la verità fu suggerita da un impiegato comunale, Remo Calzavacca, corrispondente del "Giornale di Brescia" e personaggio assai noto ad Orzinuovi per le sue indubbie qualità di "pubblic-relation man". L'istituzione della Fiera campionaria, così venne chiamata, ebbe lo scopo di concretare lo sviluppo di un insieme di manifestazioni che da anni si reclamavano, anche in rapporto agli importanti affari che ad Orzinuovi ogni anno si svolgevano in occasione della festa del Patrono ed anche in occasione del settimanale mercato del venerdì. Lo scopo primario che diede origine alla fiera fu quello di dare la possibilità agli agricoltori, essendo il centro ad economia prevalentemente agricola, di avere una vasta esposizione di prodotti di agricoltura e di animali da allevamento, facilitando gli operatori del settore ed indirizzandoli sia per quanto riguarda gli acquisti che le vendite. Ma la delibera consiliare parla anche dei vantaggi che ne deriverebbero ai commercianti, agli artigiani ed anche agli industriali oltre anche all'amministrazione comunale stessa che vedrebbe aumentato «l'introito relativo alla tassa per la occupazione del suolo pubblico». Il sostegno economico alla Fiera venne soprattutto da artigiani e commercianti locali fino a quando negli Anni Sessanta passata in mano all'Amministrazione Comunale che creò una apposita Azienda, orientatasi sempre più in direzione folcloristica e sportiva, ritornò ad avere una certa risonanza negli anni 1965-'66 e '67 con l'organizzazione di importanti mostre ovine, grazie anche all'aiuto dell'Associazione allevatori di Brescia. Poi un'altalena di alti e bassi dove si assistette in definitiva alla mancanza di una visione degli obbiettivi da perseguire con la manifestazione. Il 1975 è l'anno della «ciclica riscossa»: la fiera assume connotati specialistici che la portano al riconoscimento di manifestazione regionale.


PERSONAGGI. Numerosi personaggi hanno dato fama ad Orzinuovi: fra i santi la B. Stefana Quinzani; fra i letterati, scrittori e filosofi Antonio Savoldi detto Urceo Codro (seconda metà del sec. XV); Giovanni Bracesco; il grecista e medico Girolamo Donzellini; il poeta Stefano Quinzani; p. Lorenzo Torta (sec. XVII); il poligrafo G.B. Corniani (1742-1813); il romanziere Eugenio Maestrazzi (1823); gli storiografi p. Codagli, il can. Lodovico Cattaneo, don Francesco Perini (1811-1883), Carlo Antonio Mor, il biblista Francesco Vattioni (1922 - viv.); il tipografo Pietro Villa (considerato il primo fra i bresciani). I musicisti: fra' Illuminato Atignino (sec. XVI), Vittorio Brunelli, Franco Margola (1908-1992). I pittori: Bagnadore; Francesco degli Orzi (1519). Nel primo Novecento si sono distinti i pittori: Pietro Brognoli (n. 1908), Paolo Doldi (1907-1974), Mario de Manera (Angelo Luigi Manera, 1896-1931), Giovanni Ippolito Miglio (1874-1949), Andrea Zappelli (1920-1967), lo studioso di problemi amministrativi Mario Soardi. Numerosi gli artisti come: Grazio Cossali (1563-1629) forse di Orzivecchi, Bartolomeo Montagna, Pier Maria Bagnatore, P. Calzavacca, S. Maffeis, Giacomo Bergomi (1923 - viv.). Tra gli artigiani del legno si distinsero Beneduci (m. nel 1935). Nelle vicende di guerra e politiche si segnalarono: nell'assedio di Brescia del 1438 Albertino da Orzinuovi; nei moti risorgimentali i patrioti Pietro Pavoni, l'ammiraglio sen. Giuseppe Cantù (1873-1940), il politico Mino Martinazzoli, l'agronomo Pietro Stazzi (1887-1959).