ORSINI Paolo Giordano

ORSINI Paolo Giordano

(1521-1585). Duca di Bracciano. Condottiero, fu al servizio di Cosimo I di Toscana, che nel 1551 gli affidò il comando di tre galere con le quali combattè contro i Saraceni nelle acque di Tunisi. Nel 1553 passò al servizio della Francia e al comando di tre compagnie partecipò alla Guerra di Siena. Tornato al servizio del duca di Toscana come ammiraglio al comando di sei galere partecipò nel 1573 alla presa di Tunisi. Imputato di aver ucciso la moglie Isabella de' Medici, si invaghì di Vittoria Accoramboni (1557-1585) e nella notte dal 16 al 17 aprile 1581 fece assassinare nel giardino di Magnanopoli, alle pendici del Quirinale da suoi sicari fra i quali uno dei fratelli di Vittoria, Marcello, il marito della stessa, Francesco Peretti. Il matrimonio tra l'Orsini e l'Accoramboni celebrato poco tempo dopo, fu dichiarato nullo dalla Curia. Dopo che l'Accoramboni venne confinata in casa e poi più volte imprigionata ed esiliata, l'Orsini potè di nuovo sposarla a Bracciano il 10 settembre 1583 per intervento di S. Carlo Borromeo, che per convincerla sembra abbia fatto ripetere il rito quattro volte. Salito il 24 aprile 1585 al soglio pontificio con il nome di Sisto il card. Peretti, zio del defunto marito della Accoramboni, l'Orsini con la moglie ripararono a Bracciano, poi a Loreto, a Urbino e a Pesaro mettendosi poi sotto la protezione della Repubblica Veneta prima a Venezia, poi a Padova e infine a Barbarano di Salò nella dimora (ora Palazzo Terzi) fatta costruire da Pallavicino Sforza. Senonchè dopo poco tempo l'Orsini moriva, si disse avvelenato da Francesco de' Medici, il 13 novembre 1585 e veniva sepolto nella chiesa dei Cappuccini del luogo, accompagnato da un'epigrafe altamente laudatoria e da sonetti fra i quali uno del Gratarolo. Ma da Roma giunse l'ordine di disseppellirne il cadavere e di seppellirlo in luogo sconosciuto. Vittoria si rifugiò a Padova dove entrò in possesso dei beni che il marito le aveva lasciato per testamento. Ma il 22 dicembre venne uccisa a pugnalate da certo Paganello, capo di 25 ceffi mascherati, su ordine del cognato Ludovico Orsini protettore del nipote Virginio nato dalla prime nozze di Paolo Giordano. Le ultime sue parole: "Gesù, Gesù! vi perdono". Per il delitto vennero suppliziate trentanove persone, compresi il fratello di Nicolò, Marcello e l'indovina che lo seguiva. I cittadini di Padova posero una lapide in memoria dell'uccisa, alla quale Roma rispose con un oltraggioso epitaffio. L'Orsini sembra sia rimasto sepolto nella chiesa dei cappuccini con un epitaffio del prof. Pietro Alberti e onorato da un sonetto del Gratarolo. La tragica vicenda di Orsini e dell'Accoramboni ha ispirato la tragedia di J. Webster, "The White Devil" (1612), oltre a pagine di Stendhal, G.B. Roselli, ad un romanzo di J.L. Tieck (1840) tradotto in italiano dal Furzi. Anche il Guerrazzi si era proposto di far seguire al romanzo "Isabella Orsini" un racconto della vita della Accoramboni.