ORFANOTROFI

ORFANOTROFI

Già esistenti nell'antichità classica, almeno sotto l'aspetto dell'assistenza ed educazione di bambini rimasti senza tutt'e due o uno solo dei genitori, ed in condizioni disagiate, ebbero sviluppo fin dai primi secoli del Cristianesimo in seguito alle vive sollecitazioni già presenti nell'Antico Testamento e specialmente nel Nuovo Testamento (Lettera di S. Giacomo).


In BRESCIA E PROVINCIA. Raccolti dapprima in locali annessi ad ospizi, ospedali, trovarono a Brescia la loro vera e propria istituzionalizzazione con l'Orfanotrofio maschile Ospedale dei poveri della Misericordia (v.), fondato da S. Girolamo Emiliani nel 1532 e nell'Orfanotrofio femminile o Pio Luogo della Pietà (v.) voluto dal Consiglio Generale della città dietro sollecitazioni di "alcune devote persone". All'orfanotrofio femminile si aggiunse, nel 1551, per iniziativa del cappuccino p. Mattia Bellintani l'Istituto delle Zitelle di S. Agnese, promosso per accogliere bambine orfane e no, già esposte prima dei 12 anni a particolari pericoli morali. Di notevole rilievo in Valcamonica la trasformazione di un antichissimo ospizio o ospedale di Malegno, che abbandonato dagli Umiliati nel sec. XV venne più tardi riservato al soccorso dei figli illegittimi ed abbandonati e chiamato poi Ospizio degli esposti di Valle Camonica e più recentemente "Pia Fondazione per gli abbandonati della Valle Camonica". L'esempio della città venne nel 1585 imitato da Salò e forse da altre parrocchie, sia pure in modi più rudimentali e spontanei. Altri orfanotrofi nacquero specialmente in provincia dalla fine del sec. XVIII come quello femminile di Montichiari promosso nel 1793 da don Paolo Vaschini, quelli, pure femminili di Castegnato (per decreto governativo) e di Gavardo, su iniziativa di don Antonio Zanardi, nel 1807.


I PII LUOGHI. Con la Repubblica Cisalpina e con il Regno Italico venne operata una risistemazione della vasta rete degli istituti di beneficienza, concentrando con gli ospedali, i luoghi Pii, i fondi di beneficienza in un unico organismo, decretato il 21 gennaio 1807, chiamato Congregazione di Carità. Ma salvo la proposta del 1837 da parte di Francesco Reina, consigliere dell'I.R. Tribunale Provinciale, di un Istituto ad "esclusivo favore" delle povere vedove tutrici e per gli orfani pupilli ed una proposta analoga di mons. Clemente Di Rosa, l'assistenza anche riguardo agli orfani rimase di iniziativa delle parrocchie e dei privati, salvo poi l'intervento di regolamentazione e di controllo dell'ente pubblico. Vengono affidati con D.R. del 21 febbr. 1861 ad una Commissione la quale pubblicava nel 1867 un resoconto patrimoniale e poi convogliati nell'Amministrazione degli Orfanotrofi e delle Pie Case di ricovero (v. Pii Luoghi, poi Pii Luoghi degli Orfanotrofi e Pie Case di ricovero). Iniziative varie. Nel 1812 l'abate Morcelli fondava a Chiari il Gineceo femminile e nel 1821 l'Orfanotrofio maschile. Nel 1834 ne seguiva l'esempio il prevosto don G. Gaspari di Lonato. Assistenza anche agli orfani, oltre che ai ragazzi del popolo, avviandoli oltre tutto a sicure attività artigianali promosse il ven. Lodovico Pavoni nel 1812 e dal 1818 in poi. Un'analoga esperienza verrà ripetuta dal 1886 da un altro grande apostolo della gioventù, p. Giovanni Piamarta. Di mezzo alla loro esperienza è l'Istituto Derelitti (v.) fondato nel 1854 da un umile ma attivissimo sacerdote, don Luigi Apollonio. A don Apollonio fa eco Caterina Rossi che aprì poco tempo dopo alle fanciulle derelitte un analogo ricovero che passerà poi alla Casa della Provvidenza gestita nel 1882 dalle Suore della Carità. Il ripetersi del colera oltre che la diffusa miseria spingevano l'ab. Carlo Angelini a fondare nel 1836 l'Orfanotrofio di Rovato e poi nel 1867 quello di Pontevico. Nel 1846, nel 1855, nel 1878 venivano aperti orfanotrofi rispettivamente a Manerbio, da parte di Mostiola Travaglia, a Palazzolo (da don Domenico Bettinelli) e a Marone dalla contessa Teresa Fe' d'Ostiani e dalle sorelle Elisabetta e Maddalena Girelli. Il loro esempio veniva seguito da Madre Elisa Baldo a Gavardo, ma soprattutto da don Egisto Melchiori a Brescia nel 1912. Provvidenze particolari per gli orfani degli operai morti sul lavoro vengono predisposte attraverso l'Istituzione nazionale "Umberto e Margherita" fondata nel 1893 e gestita dalla Prefettura. Altri piccoli orfanotrofi nascono via via a Ghedi, Iseo, Cividate ecc. Gli orfanotrofi maschili e femminili si moltiplicarono anche per intervento statale con la I' guerra mondiale a Calcinato (1917), a Palazzolo (1917), presso l'Istituto Artigianelli (1917), ad Adro (1918), a Comezzano (1920) a Lograto (1922). Una nuova fioritura ebbe luogo con la I guerra mondiale e negli anni difficili che ne seguirono. Nacquero orfanotrofi per iniziativa di sacerdoti, della Pontificia Opera di Assistenza e specialmente di mons. Luigi Daffini e della Caritas vescovile guidata da don Angelo Pietrobelli, ed anche con il sostegno governativo, a Rovato (1941), a Lumezzane (1945), a Bogliaco (1946), a Brescia (Collegio Orfani di Guerra 1946), a Desenzano (P. Rogazionisti 1947), a Cotogne, (1949), a Darfo (1950), a Nigoline (1951). Prima del 1850 esistevano 7 orfanotrofi cui se ne aggiunsero 19 dal 1851-1900, 24 dal 1901-1950, 7 dal 1951 al 1966. Nel 1966 erano aperti 57 orfanotrofi, dei quali 9 in città e che ospitavano 3.588 orfani, dei quali 1.313 in città.