ONO S. Pietro

ONO S. Pietro (in dial. Dò, in lat. Honi S. Petri)

Centro montano agricolo della media Valcamonica, sulla destra del fiume Oglio, a m. 516 s.l.m., fra Cerveno e Cemmo do Capodiponte, sotto la Corna della Concarena. Ha una superficie di 13,94 Kmq.L'abitato, il cui nucleo più antico si raccoglie intorno alla chiesa parrocchiale , degrada su un ondulato pendio ai lati della rotabile che lo collega con la statale del Tonale. E' a 78 Km da Brescia. Ha come frazioni: Monte, Sfandite,Dil. Stupenda la conca Bait del Mella a 1500 mm s.l.m. con malghe in attività.


ABITANTI (Onesi): 240 nel 1562, 480 nel 1567, 360 nel 1573, 480 nel 1597, 430 nel 1602, 335 nel 1737, 390 nel 1815, 500 nel 1932, 703 nel 1951, 747 nel 1961 (pop. att. 212, di cui agric. 38, ind. 145), 790 nel 1963 (di cui 240 emigrati), 880 nel 1991. Il paese si denominò Ono fino al R.D. 29 marzo 1863 n. 1260, che aggiunse la denominazione S. Pietro per distinguerlo da Ono Degno in Valsabbia. un legato in in Valsabbia. Qualcuno come l'Olivieri e il Salvioni, fa derivare il nome dal latino "donum", nel senso di "patrimonio totale" (v. Ono Degno). Altri hanno pensato a un nome euganeo.


Il territorio si estende sul conoide del Blesotto, costituito da alluvioni sovrapposte a frane glaciali primitive, digradando sulla piana verso Cemmo e sulla conca a N del Glera. É solcato dalle acque del Bleno che più volte deviò, devastando Ono. Il territorio è ricco di depositi  fluvio glaciali del Quaternario, in grande quantità derivanti dall'intensa erosione della massa di Esino fratturato, che  costituisce la Concarena. Sopra il paese, verso la contrada Duil, si scorgono avvallamenti del terreno detti degli "Abissi" causati da fenomeni geologici simili a quelli  che si riscontrano ad Esine. Nel sec.XIII è ricordato fra i beni del monastero di S. Eufemia. Appartenne poi al Vescovo di Brescia che lo diede in feudo al conte di Cemmo. I possedimenti e le rendite vescovili continuarono più a lungo di quelli monasteriali. Redditi vescovili in Ono vengono registrati nei suoi  atti dal notaio vescovile Giacomo Ferrarini nel 1299. In un altro registro sotto la data 12 aprile dello stesso anno è riportato l'elenco di possedimenti del vescovo in Ono e in Cricolo nella pieve di Cemmo. Decime nel territorio  di Ono vengono registrate dal camerario del vescovo Berardo Maggi, Cazoino, nel 1308. Pochi decenni più tardi il 14 ottobre 1336 investe "jure feudi" dei diritti di decime e relativi proventi in territorio di Cerveno, Ono, Cricolo, Esine e Paisco, Oprandino Codeferri da Cemmo , procuratore di Giacomo e Bertolino, figli dei fratelli Giovanni e Francesco, figli di Giacomo Assandi, tutti di Ono, dietro il pagamento di un canone annuo di decime nel territorio di Ono come di Pescarzo e Breno; il 24 ottobre seguente vengono investiti  Rinaldo e Carnevalino Carnevali. Conferme di diritti di decime vanno il 17 gennaio 1337 a Giovanni Tancredi di Cime e a Graziolo Boccacci dello stesso luogo. Già  nel 1337 compare in piena efficienza il comune di Ono che firma una transazione con quello di Cerveno circa l'uso dell'acqua del Poleno. Tra le investiture di decime vescovili e di altri proventi compaiono l'11 gennaio1350 quelle in favore di Zanino Federici da Gorzone e il giorno appresso quelle per Oprandino Codeferri di Cemmo. Investiture di decime vanno il 13 dic. 1350 in favore di Armando e Antonio Federici. Nel 1415 i Federici di Edolo sono proprietari di ferro e case. Nel frattempo investiture vanno nel 1374 ai fratelli Albertino e Andriolo Ambrosi di Saviore, il 27 novembre 1374 a Bettino, Bartolomeo, Maifredino e Fachino, Bartolino e Comino Botelli qd. Giacomo di Nadro. Investiture del 17 settembre 1423 vengono fatte a Bertolino de la Torre di Cemmo. Come ha rilevato Enrico Tarsia, tutta la documentazione ci dice la forza e l'egemonia del vescovo di Brescia; ma ancor più l'alternarsi sull'orizzonte di Valle di alcune nobili famiglie che ebbero un ruolo nelle vicende politiche valligiane: i Bottelli di Nadro, i De La Torre di Cemmo, ma soprattutto i Federici. La tradizione vuole che fosse una borgata molto popolata, divisa in due contrade: Cricolo (con la chiesa dei SS. Pietro e Paolo) e Dò (con la chiesa di S. Alessandro). Agli inizi del sec. XV causa alluvioni e smottamenti del monte Concarena e del torrente Poleno (che si trova ai confini con Cerveno) le due frazioni vennero dette "ruinàcc" (rovinate) per cui degli abitanti lasciarono la zona, così che le due chiese  e relative cure pastorali finirono col costituire una sola parrocchia con riferimento alla chiesa di S. Alessandro.


L'esistenza di influenze ebraiche sono state segnalate da Franco Bontempi in una pietra scolpita in via delle Bariselle e anche in una bibbia ebraica conservata nella casa parrocchiale. Nel 1599 il rettore don Gregorio Camadini istituisce un legato in favore dei "poveri infermi". Vengono distribuite "Regole per la Disciplina o Congregazione o Scuola per la Misericordia o Monte della Pietà" istituita il 20 maggio 1609. Momenti particolarmente difficili Ono dovette affrontare nella seconda metà del sec. XVIII quando il parroco don Paolo Maria Tosi dovette farsi garante verso i vari binaroli che prelevavano i prodotti della terra, assicurando di restituire in loro luogo, se non l'avessero fatto. In epoca napoleonica Ono venne unito a Cerveno, riconfermando sotto l'Austria la propria autonomia. Nell'ottobre-novembre1738 vari straripamenti recarono gravi danni. Nuovi danni vennero prodotti da alluvioni nel dicembre del 1739. Il 22 aprile 1848 fece sensazione l'uccisione del parroco don Bortolo Tosi. Un incendio sviluppatosi il 20 aprile 1867 distrusse 15 case, arrecando danni per 30 mila lire del tempo. A scuole elementari maschili si trovano accenni nei primi decenni del sec. XIX tenute da cappellani del luogo come don Giovanni Mariotti (1823), mentre alle ragazze dedicò le sue cure la sorella del parroco don Tosi, Caterina. Nel 1906 venne edificato un nuovo edificio scolastico. Nel 1908 venne aperto l'asilo nei locali della Cappellania Vaira. Particolarmente in voga era il gioco della palla a mano, cui si prestava particolarmente la piazza lunga 100 m. Una squadra quasi sempre vittoriosa sui paesi circostanti fu capitanata, nei primi decenni del secolo, da Andrea Vaira.


Il R.D. del 18 ottobre del 1927 n. 2015 aggregava il comune di Ono a quello di Capodiponte. Come segno della nuova situazione nella borgata veniva avanzato nel 1927 un progetto dell'ing. Pederzini di collegamento con Capodiponte. Un nuovo grave incendio devastava il 10 novembre 1932 dieci case, gettando sul lastrico 12 famiglie, con un danno valutato sulle 800 mila lire del tempo. Echi vivi ebbe il 7 luglio 1939 la scalata da parte dell'alpinista Riccardo Cassin dello spigolo E del Gölem nel gruppo della Concarena.


Duri momenti il paese visse nel 1943-1945 e negli anni seguenti per vivaci contrasti politici. Triste fu la vicenda del parroco don Giovanni Maria Recaldini (1941-1944) "Spiato e perseguitato, è stato scritto, dai fascisti e dai tedeschi ebbe grandi dispiaceri, che gli amareggiarono estremamente la vita e gli sconvolsero alla fine il cervello" e lo portarono , nonostante il sostegno offertogli da don Giuseppe Cappellini di Cerveno, alla rinuncia nel 1944 della parrocchia.


Il 24 marzo 1946 in segno di protesta contro la mancata ricostituzione dell'autonomia comunale , venivano disertate le urne. Con decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 968 del 20 agosto 1947, Ono riconquistava l'autonomia amministrativa. La nuova amministrazione con a capo il sindaco Giuseppe Vaira, oltre a collegare il paese con la statale n. 42 (1953), sistemava gli uffici comunali, migliorava la rete stradale e avviava nel 1952 la costruzione di un asilo infantile. Nel dicembre 1958 veniva inaugurato l'acquedotto comunale. Negli anni '60 venne edificato un nuovo edificio scolastico, posta in opera la fognatura, sistemati gli uffici municipali, sistemata la malga Covolo, l'asfaltatura delle strade. Nel dicembre 1976 veniva inaugurata la nuova sede municipale con biblioteca, ambulatori, ufficio postale. Nuove abitazioni venivano realizzate negli anni seguenti. Attiva la sezione del P.C.I. "Guido Rossa" che nel 1979 pubblicava come supplemento a "Brescia domani" un giornaletto dal titolo "Ono domani". Nel 1980 la Comunità montana avviava il progetto della strada delle malghe di 7 chilometri e mezzo da Ono a Bait del Mella (collegata poi con il Bergamasco) che doveva valorizzare la montagna, avvantaggiando inoltre il Consorzio per l'alpeggio e il Caseificio di Capodiponte. Nel 1980 venne inaugurato sotto la Concarena il Rifugio Iseo. Vivaci polemiche accompagnarono il progetto di aprire una cava per l'estrazione del gesso in una zona a cavallo dei Comuni di Ono e di Capodiponte. Il 20 giugno 1982 venne inaugurato un monumento ai caduti di guerra e sul lavoro, su bozzetto dello scultore biennese Giacomo Ercoli, in due pannelli di marmo della Concarena. Attivo negli anni '80 il Gruppo sportivo che nel 1982 inaugurò una manifestazione ippica, rilanciando anche la "bala a tet" gioco tradizionale. Di rilievo nel 1987 la creazione del gruppo bandistico di una trentina di elementi, diretto dal brenese maestro Aleandro Antonelli, sotto la presidenza di Maria Luisa Masnovi. Il 12 settembre 1993 veniva inaugurato il campo sportivo, nel quale per l'occasione debuttava in Terza categoria per la prima volta la Calcio Mobili Spadaccini presieduta dall'ing. Elena Broggi.


ECCLESIASTICAMENTE appartiene da sempre alla pieve di Cemmo, dalla cui vicaria dipese per secoli. La parrocchia risale probabilmente al sec. XV ed ebbe il suo centro in S. Alessandro, ma aveva un beneficio (di sei lire planet) insufficiente a mantenere il sacerdote. Per questo su richiesta di Fachino Bonfadini, procuratore del comune di Ono e di Cricolo, il 29 marzo 1438 l'arciprete della Cattedrale di Brescia e il vicario generale Alberico Lupatini, con il consenso del Capitolo, univa il beneficio di S. Alessandro con quello di S. Pietro in Cricolo in un unico beneficio parrocchiale. Il nome di quello che potrebbe essere indicato come il primo parroco di Ono lo si fa in un documento del 12 novembre 1471, in cui si fa un'ampia esposizione dei beni di Sant'Alessandro in Ono: don Massimo. Ma solo in documenti del 1511 e 1517 si trova indicato precisamente don Martino Maggiori da Ossimo come «Benefitialis ecclesiae Sancti Alessandri de Hono». Non si sa a cosa si riferisca p. Gregorio quando accenna all'esistenza di "venerabili santuari sotterranei". Un documento del 20 gennaio 1459 elenca le "possessiones et bona Ecclesiae S. Alexandri de Ono". Il primo censimento dei beni della parrocchia rimasto è del 12 novembre 1471. La Confraternita del Ss. Sacramento nel 1573 contava ben 100 confratelli, la Disciplina, 10 confratelli su 360 anime. Agli inizi del sec. XVII per iniziativa del parroco Camadini venne istituita (1599-1640) la Regola della disciplina, detta anche Congregazione o Schola della Misericordia o Monte di Pietà, con lo scopo di aiutare i bisognosi con prestiti di granaglie e con elargizioni gratuite delle stesse. Per la raccolta e la custodia dei grani offerti fu promossa la costituzione di un oratorio o cappella, probabilmente quella di S. Rocco, poi ampliata e chiusa con adatti cancelli in occasione della visita pastorale del 16 agosto 1620. Sempre dalla carità del parroco, professata fino all'ultimo, sorse il legato Camadini, in favore dei poveri infermi, istituito col testamento steso il 25 giugno 1639. In quegli stessi anni venivano celebrate le feste dei SS Fabiano e Sebastiano, Rocco, Giuseppe, Defendente, (due volte), Sette Fratelli, Pietro in Vincoli, Giorgio. Grazie al successore, don Giovanni Clementi (1640-1673), nascono per sua iniziativa: il 20 maggio 1641 la Schola del S. Rosario e nel 1655 la Schola del SS. Sacramento; congregazioni che diedero poi in prosieguo di tempo ottimi frutti. Il 2 ottobre 1682 è registrata dalla Schola del Rosario per la prima volta una cappellania tenuta da don Giovanni Bonfadini che aveva, fra l'altro, anche l'obbligo di fare scuola dal primo novembre fino a Pasqua. Su tale confraternita istituiva un giuspatronato don Andrea Vaira con testamento dell' 11 febbraio 1713, avvalorato da un nuovo lascito disposto da Giovanni Francesco Gamba di Ono con testamento del 23 ottobre 1718. Accurata attività di riforma amministrativa svolse don Giacomo Bazzana (1719-1745), assieme al riordino dei registri anagrafici e delle varie confraternite. Il suo successore, don Bartolomeo Cortellini (1746-1766), dedicò invece le sue attenzioni alla salvaguardia del beneficio parrocchiale e delle opere pie particolarmente beneficiate da Giovan Battista Galedini. Egli si oppose, ricorrendo in persona, a Venezia contro le contestazioni dei parenti. Cura particolare all'istruzione religiosa dedicò don Bortolo Tosi (1809-1848), in tempi difficili. Oltre che spendere la sua attività nel sostenere economicamente i parroci di montagna raccogliendo ben 61 firme di parroci ad una petizione (6 dic. 1815) all'imperatore d'Austria, egli si adoperò ad una riforma di feste votive, al rilievo dato alla festa patronale, al riordino della Confraternita del SS. Sacramento, alla diffusione degli esercizi spirituali al popolo. Morì per una archibugiata sparatagli a bruciapelo e venne finito a colpi di calcio di fucile sulla via da Ono a Cemmo il 22 aprile 1848. Benemerita anche l'opera della beata Annunciata Cocchetti che nell'Ottocento apriva a Ono una sezione dell'Opera di S. Dorotea, per l'istruzione religiosa delle fanciulle povere. Intensa opera di restaurazione materiale, morale e spirituale svolse dal 1902 al 1940 don Giovanni Maffezzoli. Oltre che abbellire la chiesa parrocchiale promuoveva l'asilo infantile e dava tutto il suo appoggio alla costruzione di nuove scuole. Promosse nuove associazioni religiose quali la Confraternita del Suffragio, eretta il 21 maggio 1903, e la Pia Unione del Transito di S. Giuseppe, eretta nel 1917. Fu vittima di campagne diffamatorie che sopportò con fede e coraggio e con sostegno dei confratelli. All'asilo infantile dedicò cure particolari don Giovanni Ruggeri (1945-1953) che fondò anche il circolo ACLI. Particolarmente rilevante fu il parrocchiato di don Giovanni Rizzi (1953-1979). Oltre che restaurare ed abbellire la chiesa parrocchiale e quella di S. Pietro completò l'asilo infantile, costruì il teatro, la casa parrocchiale e nel fabbricato della Cappellania Vaira, le opere giovanili. Grazie al parroco don Franco Bontempi si sono moltiplicate le iniziative ed attività culturali attraverso convegni sull'«Economia del ferro camuno» (1989), su «Legge e feste nella storia camuna» (ottobre 1990), le mostre di testi antichi fra i quali le opere del Tartaglia "Volti di ieri" (maggio 1991), la fondazione del circolo culturale S. Alessandro, del "Radu's Theatre" e di una rivista, "Angelus novus". Grazie a don Bontempi e al Circolo S. Alessandro, Ono è diventato uno dei centri culturali più attivi della Valcamonica sia sotto il profilo locale che generale. Per la promozione turistico-culturale del territorio della media Valcamonica (1989) fu promossa la "Cooperativa Concarena". Dal 1983 un presepio vivente che coinvolge tutta la popolazione richiama gente anche dalla valle.


CHIESE. S. ALESSANDRO: la prima chiesa risaliva almeno al sec. XV. Nel 1562 il visitatore mons. Pandolfi non trovava che da rimarcare sulle suppellettili, mentre visitandola il 22 settembre 1567 il vescovo Bollani disponeva che venisse imbiancata, che si preparasse il tetto e che venissero costruiti due sepolcri nell'attiguo cimitero. I decreti della visita pastorale del 26 settembre 1573 disponevano che venisse tolto l'altare di S. Antonio e si restaurassero pavimento e altare maggiore; quelli del 1580 della visita di S. Carlo assieme a molte disposizioni marginali ingiungevano il restauro dell'altare della Madonna e quelli del 1603 la costruzione di un nuovo battistero. Già nel 1639 don Camadini predisponeva capitale per edificare una nuova chiesa e p. Gregorio nel 1698 nei suoi "Curiosi trattenimenti" registrava, come nuovo, il campanile della chiesa. Nel 1730-32 l'intagliatore Clemente Buccella di Vezza d'Oglio eseguiva l'icona dell'altare maggiore e provvedeva ad altri restauri, Nel 1731 la chiesa veniva dotata delle stazioni della Via Crucis. Nel 1747 Bernardino Albrici di Vilminore eseguiva gli affreschi intorno alla pala dell'altare maggiore. Nel 1748 Bortolo Cappellini di Cerveno costruiva nuovi banchi. Dal novembre 1749 all'ottobre 1750 venne costruita su iniziativa del parroco don Cortellini la sacrestia, abbellita di un quadro del pittore Chizzola. Nel 1749 Bernardino Bono dipingeva le medaglie del coro. Abbellimenti alla chiesa parrocchiale apportò don Tosi (1772-1794) che commissionò a Michele Rusca la predella dell'altare maggiore,


S. ALESSANDRO: verso la fine del '700 e più precisamente nel 1754 venne dal parroco don Pietro Quistini avviata la fabbrica della nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Alessandro che diventò poi la preoccupazione del successore don Francesco Maria Priuli, il quale soccombette agli sforzi compiuti. Venne realizzata nel 1809. Nel 1804 la chiesa si arricchiva di quattro reliquari e tavolette e due croci in ottone inargentato del maestro milanese Bortolo Gasoli. Intensi i restauri e gli abbellimenti del primo decennio del sec. XX. Nel 1901 veniva benedetta la statua del S. Cuore, nel 1902 è rinnovato il pavimento del presbiterio, il 9 aprile 1904 inaugurata la statua della Madonna del Rosario; nel 1904 l'organo fu rifatto dalla ditta Porro; il 21 gennaio 1906 inaugurata la statua di S. Agnese. Nuova anche la statua di S. Alessandro. Di rilievo particolare la costruzione nel 1908-1909 del nuovo altare maggiore, in marmo policromo da parte della ditta Barbieri di Bergamo cui seguivano, nel 1910, le balaustre e il rifacimento dell'altare di S. Rocco. Nel 1937 l'intagliatore Rivetta di Rovato costruiva il nuovo altare di S. Rocco, mentre lo scultore tirolese L. Koner provvedeva alla statua di Gesù morto. Di grande interesse sono gli affreschi delle sagrestie nei quali sono raffigurati i parroci del luogo a partire da don Martino Maggiori di Ossimo, nominato in documenti del 1511 e 1517. Nell'autunno 1925 veniva inaugurato un nuovo concerto di otto campane fuso dalla ditta Francesco d'Adda di Crema. Per l'occasione il muratore Giacomo Giorgi di Breno rifaceva la parte superiore del campanile. Su iniziativa del parroco don Rizzi nel 1958-1960 la chiesa venne affrescata dal pittore Giacomo Olini di Quinzano d'Oglio, venne rinnovato l'altare della B.V., abbellito di marmi l'altare del S. Cuore. L'esterno venne rifatto dalla ditta Casalini. Inoltre venne collocato un nuovo battistero in rame, opera della ditta Caprini di Lovere. Nel 1960-1962 veniva rinnovato dalla ditta Remussi di Bergamo, l'altare della Madonna. Quasi contemporaneamente la ditta Zucca di Vercelli approntava un nuovo tabernacolo.


S. PIETRO IN CRICOLO: si trova sulla strada per Cemmo. Costruita probabilmente nel sec. XIV presenta mediocri affreschi quattrocenteschi. Nel 1567 il vescovo Bollani la registrava come unita a quella di S. Alessandro. Era consacrata e si celebrava la domenica, ma era aperta a tutti. Nel 1573 il visitatore mons. Pilati la indicava come consacrata. Nel 1580 il visitatore a nome di S. Carlo, ingiungeva che venisse restaurata. La chiesa veniva agli inizi del '600 provvista di una tela raffigurante la Madonna del Rosario con i S.S. Antonio ab., Domenico, Caterina e Rocco, della scuola di Palma il Giovane. Nel sec. XVII aveva un solo altare e vi si celebrava per devozione. Aveva accanto il cimitero ed il vescovo Morosini (1646) chiedeva che venisse circondata da muri. La chiesa venne, verso la metà del sec. XVIII, arricchita di quattro quadri posti nel coro, opera di Pietro de Antoni raffiguranti il castigo di Simone Mago, la predicazione di S. Pietro, S. Pietro che cammina sulle acque e il suo martirio. Paolo Corbellini nel 1769 dipingeva nelle navate: la Consegna delle chiavi a S. Pietro, la Guarigione dello storpio, la Predicazione di S. Pietro, le 4 virtù cardinali. Le statue di S. Pietro e di S. Paolo vennero collocate nei primi decenni del secolo. Nel 1740 veniva fusa dal Filiberti una nuova campana. Nel 1861 veniva registrato un oratorio del S. Crocifisso. Una cappella esiste nel Cimitero, restaurata nel 1960-1962 con la costruzione di loculi per la sepoltura dei sacerdoti.


ECONOMIA: la pastorizia e l'agricoltura furono per secoli la predominante attività economica. Nel 1609 registrava il Da Lezze che la terra produceva "buonissime biave et la maggior parte dei raccolti et anco vino ... non molto buono". Susseguenti crisi lasciarono specie nel sec. XVII la popolazione in grande povertà. Il rettore di Ono il 6 giugno 1660 attestava che Ono si trovava in "luogo pieno di sassi e di murache" e sottoposto a rovine che rendevano di quando in quando il terreno infruttuoso. Una nota nei registri parrocchiali offre nel giugno 1737 il seguente quadro nutrizionale. Su 350 abitanti «si cibano: di puro frumento, nessuna; di mistura di pochissimo frumento e segale, 9; di poca segale, surgo, miglio saracino, 48; per la maggior parte dell'anno, di soli minuti surgo, saracino, miglio, castagne, rape, legumi molli, 236». Patate, cereali e uva erano i prodotti rilevanti a metà dell'800. Apprezzato il "vinello" locale ancora nei primi decenni di questo secolo. Verso la fine del sec. XIX si sviluppò l'allevamento del bestiame. Conosciute le baite Plemort, Plasoplana, del Duil, Nuade, Plaureti superiore, Plaurecc, Fontanella del Mella e le località Cantagallo, Perzaniga, l'Abisso, S. Pietro. Verso il 1950 venne costruito un caseificio sociale. Una valorizzazione delle malghe venne dalla costruzione nel 1980 di una strada di collegamento, mentre si costituiva tra i Comuni di Capodiponte, Ono S. Pietro, Ossimo e Verveno (Bergamo), un consorzio intercomunale di valorizzazione Alpi (CIVA), mirante ad opere di bonifica, di ristrutturazione di edifici rurali, di sviluppo dell'agriturismo che viene rilanciato con un convegno tenuto nel 1988.


Lo sviluppo dell'attività mineraria intorno al monte Largone, ricco di vene e di boschi, vide impegnato Ono nella difesa dei propri confini e diritti fin dalla fine del sec. XVI e lungo i secoli XVII e XVIII. Tra le miniere è nominata fin dal sec. XV la Tinerla. Per la prima fusione della vena esisteva nel comune di Ono una reglana. Ma ad Ono venivano soprattutto reclutati (per la "strada") i trasportatori di materiali ai forni di Cerveno e di Cemmo. Nominati in documenti del sec. XVII i Vaira e i Patti. Come luogo minerario Ono veniva registrato dal Catastico del Da Lezze del 1609. Un "trafficante" e lavorante di pietra, Antonio Mancini veniva segnalato a metà del '700. Due fabbri esistevano nella seconda metà del sec. XVIII. Ad Ono esistevano nel secolo scorso numerose calchere la cui calcina serviva anche all'attività mineraria, in agricoltura e in farmacia. Nell'aprile 1994 è stata riattivata a scopo dimostrativo la vecchia calchera di via Ronchi, inattiva da un ventennio, rimasta accesa ininterrottamente per otto giorni e otto notti, il tempo "canonico" per la cottura dei sassi (i "calcarocc", calcare chiaro della Concarena) che, a raffreddamento avvenuto, vengono frantumati per ricavarne calce. In Ono e Cerveno (1863) furono segnalati «moltissimi grossi macigni di un marmo a macchie bianchicce e nericce molto belli, di cui si fanno degli altari, caminieri e tavoglieri dei quali se ne vedono anche nel Palazzo Nazionale di Milano». Nel 1910 venivano segnalati giacimenti di zinco, nonché cave abbondanti di ardesia (cioé di piòde). Lastre di marmo provenienti da Ono venivano utilizzate per mobili. Nel territorio è stato definito un bacino estrattivo di gesso valutato su 18 milioni di mc iscritto nel capitolo delle "risorse" non essendovi attività estrattiva in atto. Scomparsa ogni attività estrattiva e manifatturiera, la povertà spinse la popolazione all'emigrazione anche stagionale, specializzata nel settore edilizio. Più tardi specie nel 1925 parecchi trovarono occupazione nella Società Esercizio Forni Elettrici (SEFE) di Sellero.


SINDACI. Dott. Enrico Guerrini (comm. pref. 21.11.1947); Odelli Pietro fu Giacomo (6.7.1948-27.9.48 per motivi di salute); Vaira Giuseppe (24.12.1948); Zana Bortolo (13.11.1960); Vaira Francesco (7.12.1960); Vaira Giuseppe (12.7.1969); Moncini Valerio (14.6.1970); Troncatti Giovanni (22.6.1975); Vaira Bianca (21.6.1980 - 1.8.1985); Moncini Valerio (19.5.1990-7.2.1992); Dott. Attilio Monte commissario prefettizio (8.2.1992); Vaira Bianca (20.6.1992).


PARROCI. Massimo in un documento del 1471. Martino Maggiori di Ossimo (1484); Gasparo Brunelli di Ono (1511); Martino Maggiori (1517); Gaspare di Corticelle (10 ott. 1518); Piero Sartori di Ono nel 1523; Giov. Battista Pelizzari di Santicolo (1557-1560); Valentino Enochi o Gnocchi di Cemmo (1560-1580); Giovanni Antonio del Pes o Gies di Nadro (1580-1584); Antonio Vincenti di Nadro (1584-1591); Antonio Cominelli (15911593); Giovanni Angeli (1593-1594); Antonio Pensi (1594-1599); Gregorio Camadini di Incudine (1599- 1639); Giovanni Clementi di Stadolina (1640-1673); Gregorio Albertoni di Edolo (1673-1719); Giacomo Bazzana di Cevo (1719-1745); Bartolomeno Cortellini di Cerveno (1746-1766); Gerolamo Vescovi di Novelle di Sellero (dal 1766-1771); Paolo Maria Tosi di Cemmo (1772-1794); Pietro Quistini di Gromo, Bergamo (1794-1804); Francesco Maria Priuli di Cemmo (1804-1809); Bortolo Tosi di Cemmo (1809-1848); Angelo Franzoni di Ossimo Inferiore dal 1849 al 1852, quando passò Canonico della Pieve di Cividate Camuno; Antonio Zampatti di Vione (1853-1856); Vincenzo Tiberti di Saviore (1856-1899); Paolo Lascioli di Capo di Ponte fece da Economo Spirituale dal 1899 al 1902 quando fu eletto il nuovo Parroco; Giovanni Mafessoli di Capo di Ponte dal 1902 alla morte nel 1940; Giov. Maria Recaldini di Cimbergo dal 1940 alla rinuncia per malattia nel 1944, dovuta alle sofferenze della guerriglia di quegli anni di lotte intestine, anche nei nostri paesi di montagna; Giovanni Ruggeri di Paspardo (1945-1952) sacerdote criterioso e prudente fece il possibile per la pacificazione delle parti in contrasto politico; Giovanni Rizzi di Montecchio di Darfo (1953 rinuncia nel 1979); Francesco Nodari di Esine (1979-1984); Franco Bontempi di Cedegolo dal 1984.