OFFICINE Riunite Italiane

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OFFICINE Riunite Italiane (O.R.I.), ORI-Martin Acciaieria e Ferriera di Brescia

Costituite il 25 marzo 1909 con la fusione delle ditte «Ceschina, Busi e C.» (fondata nel 1863) e «Ing. G. Conti e C.» (fondata dall'ing. Conti nel 1899), già legate da stretta collaborazione e dopo che un furioso incendio aveva distrutto tutti i modelli e parte dell'officina che sorgeva in via Milano dove poi sorse la caserma dei Vigili del fuoco. Il nuovo stabilimento sorse tra via S. Carlo e via S. Eustacchio su un'area di 28 mila mq che poi divennero 80 mila con raccordo ferroviario con la stazione di Borgo S. Giovanni. Lo stabilimento abbracciò una grande fonderia per la fusione di grosse incastellature di macchine, di ogni dimensione, attrezzamento moderno e perfezionato, un grande salone di cemento armato per la costruzione delle macchine, nonché un grande numero di fabbricati minori per modellisti, falegnami, verniciatori, imballatori, spedizioni, gabinetto chimico e sperimentale, ufficio tecnico per studi, disegni e progetti, ecc. Tutto lo stabilimento venne collegato con binari e decauville e servito da argani e da gru elettriche a ponte per la manovra dei pezzi pesanti. L'azienda andò costruendo via via turbine motrici idrauliche per l'utilizzazione dell'energia idraulica e per ogni opificio industriale e per stazioni generatrici di energia elettrica; trasmissioni; presse, pompe, decumulatori, magli, trafile per ferriere e officine metallurgiche; mulini e frantoi per saline e industrie diverse; mulini a cilindri e a macine da grano per alta e bassa macinazione, con tutte le macchine di pulitura, laminatoi, stacciatura e accessori di serie che entrano nell'impianto di un mulino. Ma la produzione per la quale l'azienda si fece conoscere fu quella delle macchine per pastificio e mulini che ebbero larghe esportazioni. Ne fu primo direttore amministrativo lo stesso ing. Giovanni Conti, mentre la direzione tecnica venne assunta dall'ing. Marsilio Ferrata. Da 150 nel 1908 i dipendenti salirono nel 1923 a 300. La morte dell'unico figlio, in un incidente aviatorio appena dopo la laurea, convinse l'ing. Conti a mettere in liquidazione l'azienda nel dicembre 1930. Nel 1939 viene revocata la liquidazione della società e interviene la Trafileria Ferretti Martin che della O.R.I. acquista il marchio e gli immobili (venduti in anni successivi alla OM), dopo che già dal 1936 aveva iniziato una modesta azienda di forgiatura a San Bartolomeo, dove per merito del belga Oger Martin si allarga l'attività siderurgica favorita dalla richiesta di tondino nel secondo dopoguerra. L'originaria denominazione sociale fu modificata nel giugno 1962 come «Ori-Martin, Acciaieria e Ferriera di Brescia», attivando aggiornamenti tecnologici, occupando nel 1963 185 operai oltre ai tecnici e impiegati. Nel 1973 l'azienda di S. Bartolomeo assume la partecipazione maggioritaria nella Ori-Martin Sud di Ceprano (Frosinone). Le varie crisi della siderurgia hanno abbassato temporaneamente il tono dell'azienda.


Alla morte del Martin, la gestione è stata continuata dalle figlie e dai rispettivi consorti: Roberto de Miranda, ex ufficiale dell'esercito ed attuale presidente del consiglio d'amministrazione, e Walter Magri, vicepresidente. Nel 1965 fu la prima azienda ad introdurre la colata continua. Nel 1979 aveva 535 milioni di attivo, venne poi colpita dalla crisi edilizia e del tondino; superò la crisi nel 1980-1981, ricuperando nel 1982 con 300 milioni di attivo, grazie all'attività dello stabilimento di Ceprano. Polemiche sull'inquinamento montarono nel 1984, ma non rallentarono la ripresa che nel 1984 dava un utile di 342 milioni per la O.R.I.-Brescia e 274 per la O.R.I.-Sud, con un fatturato di 104 miliardi. In tal anno contava 444 dipendenti (di cui 325 a Brescia e 119 al Sud). Nuovi investimenti incrementarono l'azienda nel 1985, che nel 1986 produceva 450mila tonnellate di vergella e prodotti per forgia ed un fatturato di 203 miliardi. Nel 1988 l'azienda oltrepassava i cento miliardi di fatturato che salivano nel 1991 a 142 miliardi.