OFFICINA del Gas

OFFICINA del Gas

Venne costituita il 17 marzo 1858 con la firma del preliminare dell'atto di concessione tra il podestà di Brescia, Angelo Averoldi e Luigi Augusto Redinger di Augusta; definitivamente firmato il 6 marzo 1859. Con tale contratto il Comune, che si preoccupava quasi esclusivamente dell'illuminazione pubblica, concedeva al Redinger l'appalto della fornitura del gas alla città per 30 anni impegnandosi a consumare per 700 lanterne a gas almeno 1.430.000 ore di illuminazione all'anno (il che a 130 litri per becco equivaleva a mc 186000 in un anno) al prezzo di lire austriache 0,046 per ora e per lanterna. L'appaltatore s'impegnò poi a cedere gas ai privati al prezzo di lire austriache 0.60 il mc. A norma del contratto il Comune concedeva all'appaltatore per 30 anni l'esclusiva per la fornitura del gas o di qualunque altro mezzo di illuminazione; alla fine del trentennio il Comune sarebbe stato libero di prendere possesso dell'officina a prezzo di perizia. L'officina cominciò a funzionare regolarmente nel 1861 sviluppando la rete di tubazioni di Km. 27 e con 364 utenti. Nel gennaio 1864 al Redinger subentrava la «Società per l'industria del gas di Augusta» di cui il Redinger era uno dei capi. L'esercizio continuò normalmente e con perfetta regolarità fino al 1886 quando, avvicinandosi la scadenza del contratto d'appalto la questione del gas venne ridiscussa tra vivaci polemiche, dato il profilarsi di una concorrenza dell'energia elettrica. Per tre anni s'interessarono Commissioni e Consiglio Comunale ai numerosi progetti presentati dalla Società Augusta, dai fratelli Barbieri di Brescia nonché quella di una delle stesse Commissioni che proponeva la municipalizzazione riscattando l'Officina al prezzo di L. 550.000. Dopo molte incertezze si pervenne al contratto del 2 maggio 1889 col quale veniva concesso alla Società stessa l'appalto della fornitura del gas per altri 25 anni, ossia fino al 31 dicembre 1914. Alla scadenza del contratto l'Officina con tutte le tubazioni doveva passare gratuitamente al Comune di Brescia. La Società si impegnava a costruire entro il 1890 le tubazioni che portassero il gas a Borgo Milano, S. Francesco di Paola, Borgo Trento, Forcello, Borghetto S. Nazzaro, e alcuni tratti di circonvallazione. In base ad un articolo del contratto che garantiva la Società in caso di sostituzione di altro sistema di illuminazione e siccome dal 1894 l'illuminazione elettrica pubblica era andata sostituendo quella del gas comunale, presieduta dal conte Francesco Bettoni Cazzago dovette, per mantenere il diritto di entrare in possesso dell'Officina allo scadere dell'appalto, venire ad una nuova convenzione, firmata il 3 agosto 1898 dal Sindaco e dal direttore Federico Laeng, con la quale la scadenza del contratto 1889 veniva prorogata dal 31 dicembre 1914 al 31 dicembre 1924 ottenendo tuttavia riduzioni di prezzo e facilitazioni. Indirizzandosi l'uso del gas, piuttosto che per l'illuminazione, per il riscaldamento, il consumo dello stesso andò dal 1897 sempre più aumentando, ed estendendosi alle zone periferiche così da esigere un potenziamento dell'Officina. Ciò andò sempre più convincendo l'amministrazione comunale a municipalizzarla anche in forza della legge del 1903 che autorizzava un tale indirizzo. Per ottenere ciò nel 1910 l'Amministrazione notificava alla Società d'Augusta l'intenzione di effettuare il riscatto immediato dell'Officina ed annessi. In seguito alla diffida, la Società cercò di venire ad un compromesso e frutto ne fu la convenzione del 13 settembre 1910, firmata dall'Assessore Ambrogio Vigorelli e da Federico Laeng; nella convenzione medesima si riteneva come non avvenuta la diffida e la Società Augusta si impegnava a eseguire ampi lavori, specie nei quartieri nuovi e la costruzione di una nuova batteria di forni.


Con lo scoppio della prima guerra mondiale, essendo a capitale tedesco, l'officina, con decreto prefettizio del 25 agosto 1916 veniva sottoposta a sindacato. Il 12 febbraio la Giunta municipale deliberava la immediata presa di possesso dello stabilimento, posta sotto la presidenza dell'ing. Lodovico Cassa, con l'assistenza dell'ing. L. Drümel. Successivamente, il 19 marzo 1917, veniva sottoposta a sequestro. Fu nominato dal Governo un sequestratario, l'avv. Sartori, il quale terminò la sua gestione col primo luglio 1921, giorno in cui il Comune venne immesso, d'ordine del Ministero, nella proprietà e possesso di tutto il complesso. Durante quel periodo di tempo l'officina continuò la sua attività, sebbene sempre più deficitaria, in quanto gli organi statali impedirono la sua chiusura. Infatti, la produzione del gas era in stretta colleganza con la difesa del paese per i sottoprodotti (benzolo, toluolo, catrame, eccetera) necessari per l'approvvigionamento di munizioni. Chiuse le officine del gas, certe fabbricazioni per le quali si era sempre stati tributari della Germania, non sarebbero potute avvenire. La gestione in economia da parte del Comune affidata all'ing. Ottorino Marcolini e all'ing. Spada durò fino al 1924. L'1 gennaio 1924 l'Officina veniva aggregata all'Azienda Servizi Municipalizzati, divenendone la quarta sezione «Gas», affidata all'ing. Ottorino Marcolini (v.) poi religioso della Congregazione filippina. L'impegno posto nello sviluppo portò l'erogazione di gas, ferma agli inizi dell'anno a 2 milioni di mc, ai tre milioni e mezzo alla fine del 1924 e ai 4.216.000 mc alla fine del 1925. Dal 1926 si registrano le innovazioni più consistenti che portarono l'impianto a produrre in un'ora 550 mc di gas a 4.000 calorie. In seguito, nel 1929, la sezione gas veniva ampliata con l'acquisto dell'area a S della Caffaro in borgo Milano (usata poi per il magazzino comunale dei combustibili) e in seguito nel 1932-1934 veniva radicalmente trasformata con la creazione di una nuova sala macchine; di un macchinario di vagliatura e classificazione del coke e tettoie di deposito; di un gasometro a secco e con la installazione di due forni capaci di produrre in un'ora 900 mc di gas a 4.000 calorie, inaugurati il 28 ottobre 1934, secondo i progetti e i piani di trasformazione studiati dal direttore generale dell'azienda ing. Sorelli, coadiuvato dagli altri dirigenti di sezione. Il gasometro senz'acqua tipo «M.A.N.» venne installato, per ragioni di estetica urbana, in una zona quasi disabitata in fregio alla via Aurelio Saffi, distante dall'officina circa 800 metri e con questa collegato con due tubazioni, una ad alta pressione, del diametro di mm 200 ed una a bassa pressione diametro 500 mm. Il gasometro rappresentò una novità essendone in funzione simili solo a Bologna e a Fiume. Si trattava di un cilindro (esattamente un prisma dodecagonale) del diametro di m 22 circa ed altezza di m 40 circa. La totale capacità gasometrica dell'officina era in tal modo portata ad oltre 20 mila mc conferendo grande regolarità ed elasticità alla produzione. Gli impianti di cui sopra, salvo in pochissime parti, vennero compiuti in Italia e montati con maestranze bresciane. La batteria forni è stata fornita dalla Soc. An. per la costruzione di officine Gas di Milano che si valse per la carpenteria e le fusioni degli stabilimenti di S. Eustachio; il gasometro e gli impianti di trasporto, vagliatura e deposito coke dalla Soc. An. A. Badoni di Lecco; le opere murarie dall'impresa fratelli Paroletti di Brescia. Grazie ai nuovi impianti, nel 1935, le utenze salivano a 12.000 e la produzione si aggirava sui 5 milioni e mezzo di mc. Nel 1936 venne tentata dai Servizi municipalizzati l'utilizzazione del gas illuminante, attraverso bombole, per la trazione di veicoli. Intanto il gas si riduceva al solo utilizzo domestico, facendo tuttavia salire le utenze a 15.000. La scarsità di carbone dovuta alla guerra e poi i bombardamenti annullarono quasi del tutto l'erogazione del gas che venne ripresa solo nel 1946. Dal 1948 al 1951 la produzione venne potenziata, la rete prolungata di otto km, mentre il gasometro di via Malta veniva ricostruito grazie ad una spesa di 130 milioni da parte del comune. L'Introduzione del metano a Brescia nel 1952 e il suo espandersi in tutta la provincia rese infine inutile l'Officina Gas che venne definitivamente smantellata nel 1957. Alla sua chiusura l'officina occupava un'area di 9560 metri quadrati e comprendeva i seguenti fabbricati: sala dei forni, sala dei depuratori, uffici, magazzino del coke, un locale per la produzione del solfato d'ammoniaca, tettoie per deposito carboni e pece di catrame, un locale per la distillazione del catrame e verificazione dei misuratori, un camino alto 29 metri, vasche per catrame e acqua ammoniacale con fondamento di cemento, vasche dei gasometri in muratura, casa d'abitazione del direttore. Queste erano le istallazioni interne: forni per 42 ritorte coi relativi coperchi a chiusura d'argilla, caldaia a vapore completa di accessori, 3 pompe (una d'alimentazione e due per catrame ed acqua ammoniacale), un condensatore immerso nell'acqua, lavatoi composti di due cilindri di ghisa, un condensatore Polouse e Audouin, completo per 4000 centimetri cubici in 24 ore, 43 valvole a paratoie, due gasometri, un regolatore di pressione, un fotometro Bunsen con misuratore d'esperimento, 14 manometri, un indicatore di pressione grafico, una caldaia per la distillazione del catrame e produzione della pece completa di ogni accessorio, l'apparato per la fabbricazione del solfato di ammoniaca del dr. Feldmann. La lunghezza delle tubazioni esterne era di 23.225 metri, i sifoni in ghisa 75, le cassette di distribuzione 9. Altra officina del gas venne costruita a Salò nel 1907 circa dalla Società per l'industria del gas di Augusta, la stessa che aveva costruito quella di Brescia. L'edificio è ancora esistente in via Pietro da Salò e consiste in tre corpi principali: una palazzina con uffici al piano terreno ed abitazione del direttore al primo piano; due corpi componenti la vera e propria «officina del gas» e il gasometro.