ODORICI Federico

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ODORICI Federico

(Brescia, 27 agosto 1807 - Trobiolo di Volciano, 12 settembre 1884). Di Odorico e di Teresa Fornasini qd. Carlo. Nacque a Brescia nella casa di corso Palestro, 14. Educato con il fratello Giuseppe nel collegio Peroni sotto la guida dell'abate Giuseppe Taverna che ebbe di lui viva stima. Si trasferì nel 1824 con la famiglia a Milano, dove il padre era stato nominato deputato di Brescia alla Congregazione Centrale Lombarda. Nel 1827 completò il corso di belle lettere appassionandosi anche agli studi di pittura presso l'Accademia di Brera conquistando la grande medaglia d'argento, premio di invenzione nella classe della figura. A Milano, nel 1831, sposò la contessa Clementina Tarsis di Novara. Perduto nel 1831 il padre, si trasferì con la famiglia nella villa di Trobiolo dove si dedicò agli studi storici, specie locali, archeologici senza trascurare il disegno. A vent'anni pubblicò i primi versi «Il viaggio nella Valsabbia», e altri negli anni seguenti. Dedicatosi sempre più all'archeologia e alla storia antica, nel 1845 pubblicò in appendice al Museo, le «Antichità Cristiane in Brescia» da lui stesso illustrate con accurati disegni e completate poi nel 1858. Con sistematiche ricerche specie su documenti e manoscritti della Biblioteca Queriniana si preparò a sempre più importanti pubblicazioni. Nel 1845 scrisse anche due commedie «La Metamorfosi» in due atti e «La figlia della terra d'esilio» in tre parti, donate all'Ateneo di Brescia, che nel 1846 lo accolse tra i soci. Poco dopo si assumeva il compito di riordinare le pergamene della Biblioteca Queriniana che fruttò alla stessa nel 1852 una collezione di 8 volumi di documenti intitolata: «Codice diplomatico bresciano dall'VIII secolo al cadere del XIII, arricchito di autografi, compilato per divisamento de' Presidi della biblioteca da Federico Odorici». Nello stesso anno assicurava alla Biblioteca il «Liber Poteris» e gli Statuti di Brescia. Nel frattempo andò preparando, fra molte altre minori, sempre più importanti opere quali nel 1851 «Brescia Romana» e particolarmente, nel 1853, il primo volume degli undici volumi delle «Storie bresciane», completate nel 1865 che egli scrisse in gran parte alla Noce dove si rifugiava spesso. L'opera ebbe successo fin dai primi volumi, tanto era attesa. Egli, in un primo tempo, si era proposto soltanto di continuare i cinque volumi "Delle storie bresciane" di D. Pietro Bravo (Brescia, 1839-1843, in 8°), cioè dalla morte del vescovo Berardo Maggi (1308) in avanti, e pubblicò difatti alcuni fascicoli; ma poi trovò necessario di rifare a fondo e con nuovo metodo il lavoro del Bravo, che egli giudicava troppo antiquato e tradizionale, mettendosi sopra una strada che gli sembrava nuova e anche la più sicura per ricostruire criticamente le vicende storiche della sua patria. Nacquero così le «Storie bresciane dai primi tempi sino all'età nostra, narrate da Federico Odorici (Brescia, tip. Pietro di Lorenzo Gilberti, 1853-1865), undici volumi in 8° con tavole illustrative, pubblicati per iniziativa di un gruppo di sottoscrittori (v. elenchi in fine a volumi I, I e III) che si erano costituiti in Società editrice a favore dell'Istituto Pavoni. I volumi uscirono in quest'ordine di tempo: I-1853, II-1854, III-1854, IV-1856, V-1856, VI-1857, VII-1858, VIII-1858, IX-1860, X-1864, XI-1865. Addolorarono lo storico, che le ritenne «bassa persecuzione», le riserve annunciate dalla «Sferza» (del 16 giugno 1855) ed espresse dalla Curia attraverso una commissione costituita dal canonico Luigi Bianchini e dai prof. don G.B. Vivenzi e don Giov. Maria Turla, che riscontrarono «parecchi errori di dottrina, dovuti ad un'imperfetta conoscenza della Dottrina ecclesiastica, insinuazioni maligne e tendenziose nei confronti dei Papi e del loro governo temporale, esaltazione del governo popolare espressa in modo tale che giustifica la ribellione e la liceità della uccisione dei tiranni». L'Odorici protestò al can. Tiboni di non aver meritato tanto e gli scriveva: «La religione che io venero forse al pari di qualcheduno ed a cui mi glorio di appartenere, non solo parrebbemi anche rispettata, il che per uno storico non basta, ma posta in cima ad ogni umana cosa». Al vescovo di Brescia, mons. Verzeri, il 18 luglio 1855, professava la sua piena adesione agli insegnamenti della Chiesa ritrattando «checché d'acerbo e di falso o almeno di controverso in fatto» avesse pubblicato «come vero e certo contro alcun papa».


Ma non mancarono le critiche. Implacabili furono quelle della «Sferza» diretta dalla spia austriaca Luigi Mazzoldi. Critiche vennero da Luigi Lechi che le ribatté più volte, da Rodolfo Vantini, dall'abate Pietro Zambelli che tuttavia si riferirono quasi solo al suo stile ridondante. Riferite invece al contenuto storico furono le critiche dell'ab. Giuseppe Brunati che preparò ma non riuscì a pubblicare per il sopravvenire della morte «Alcune osservazioni sulle storie bresciane di F. Odorici». Severo fu anche l'abate Mattia Cantoni di Salò che stese un ponderoso lavoro critico. Equilibrato il giudizio di Francesco Bettoni Cazzago che nel 1889 scriveva: «Quest'opera, soggetto di lodi vivissime e di biasimi acerbi, non è di sicuro perfetta, ma, a mio credere, contiene pregi indiscutibili. Essa non potrà dirsi invero una storia concepita e scritta tutta d'un tratto, o con ben ponderato concetto di proporzioni, tale insomma da cattivarsi l'attenzione e meritarsi il plauso della più parte de' leggitori, perché scritta a periodi or troppo vasti, or brevi, ora dettata a grandi tratti, or resa meschina per troppe minuziosità di particolari (pecca, del resto, quasi inevitabile in una storia cittadina), e, infine, perché scritta con istile poco in armonia coll'odierna letteratura, spesse volte gagliardo, qualche volta tronfio o rasente la volgarità; ma è però una storia completa e rimarrà una miniera inesauribile di notizie a cui dovrà necessariamente ricorrere ognuno che intenda trattare argomenti storici bresciani».


La pubblicazione delle «Storie bresciane» gli attirò critiche per lo stile definito «affettato e contorto» e per aver dato credito alla «Historiola» di Rodolfo Notaio che il Wüstenfeld e il Bentham dimostrarono spuria, come lo stesso Odorici ebbe a riconoscere più tardi. Nel 1854 perdeva la moglie che gli aveva dato due figli e sette figlie. Nel frattempo allargava i suoi interessi di studioso anche alla storia dell'arte (nel 1853 pubblicò una «Guida di Brescia» ripubblicata nel 1882) ed altre discipline, quali la numismatica, mentre continuava a coltivare la poesia con parecchie composizioni. Cadde anche sotto la censura austriaca che nel 1851 intervenne con tagli nello studio su «Valerio Paitone», nel quale egli aveva inteso «di adombrare nel 1512 il 1848» e che egli aveva dedicato a Cesare Balbo.


Mentre lavorava intorno alle «storie bresciane», l'Odorici viveva con partecipazione le vicende politiche e civili del suo tempo. Qualcuno ne ha decantato il patriottismo, mentre il conte Luigi Lechi lo avversò implacabile per i suoi «tentennamenti politici». Anche le pagine riguardanti il 1848-1849 sono state valutate non rilevanti dagli storici, perché scontate nelle notizie e dallo stile ampolloso. Ugo Bonicelli invece lo dice «sorvegliato dall'Austria», che tentò invano di attirarlo a sé offrendogli anche la presidenza dell'Ateneo, che egli rifiutò. Sul decennio 1849-1859 lasciò inedito un vasto e preciso diario ricco di notizie e ora conosciuto solo in minima parte.


Nel 1860 partecipò più direttamente alla vita pubblica entrando in Consiglio Comunale ed accettando l'elezione al Parlamento nel Collegio di Salò per la VII Legislatura (2 aprile - 17 dicembre 1860). In Parlamento, sedette alla sinistra intervenendo solo per interpellare il ministro dei lavori pubblici e caldeggiare nuove linee telegrafiche nonché per riferire sull'elezione del Collegio di Chieri. Dopo la votazione del trattato di unione di Nizza e della Savoia alla Francia, scrisse per far sapere che se fosse stato presente avrebbe votato contro. Negli stessi anni sposava la nob. Annetta Saini di Asola (29 ottobre 1818 - 17 marzo 1901). Non sentendosi tagliato alla politica militante nel 1862 accettò la nomina a direttore della Reale Biblioteca Palatina di Parma. Ad essa si dedicò con passione e cura particolare compilandone inventari e cataloghi, aprì una sala di letture, aperta anche nelle ore serali. Inoltre ottenne l'aggregazione della Palatina alla Nazionale. Su Parma e le sue opere d'arte e la sua storia scrisse anche diverse opere importanti. Nel frattempo non dimenticò la patria d'origine. Nel 1869 si opponeva decisamente alla messa all'asta del Castello di Sirmione riuscendo a sventare tale pericolo. Nel 1875 veniva trasferito da Parma a Milano come prefetto della Biblioteca di Brera. Logorato nel fisico da fatiche e malattie, riuscì a pubblicare nel 1882 il «Compendio di storie bresciane». Sopraffatto dal male, si volle ritirare a Trobiolo. Come disegnatore lasciò oltre alle illustrazioni dell' «Antichità Cristiane» anche «Le vedute del Lago di Garda», illustrate dal vero. Fu nel 1847 in contatto con il Manzoni al quale fornì notizie su Ermengarda e su fra Paolo Bellintani. Ebbe con il Manzoni una elegante questione storica a proposito del nome di Ermengarda. Come ha sottolineat Claudio Cesare Secchi le lettere reciprocamente scambiate fanno pensare ad altri rapporti, forse orali, tra di loro, quando non si vogliano supporre lettere che siano andate perdute. Grande ammirazione e amicizia lo legò allo studioso e politico conte Luigi Cibrario, che ammalato accettò la sua ospitalità a Trobiolo. Giuntovi il 28 settembre 1870 vi moriva l'1 ottobre. A lui dedicò, nella stanza in cui morì, una lapide e nel 1872 una voluminosa biografia. Fu in rapporti epistolari con numerosi studiosi del tempo quali Carlo e Ignazio Cantù, l'abate Giuseppe Brunati, Carlo Troya, Francesco Scipione Fapanni, Pompeo Litta (alla cui opera «Famiglie Celebri italiane» collaborò attivamente) la contessa Maria Teresa Gozzadini. Aiutò con larghezza anche gli studiosi locali fra i quali Antonio Valenti, Francesco Bettoni Cazzago. I servizi resi alla cultura gli meritarono la nomina ad ufficiale della Corona d'Italia e dei SS. Maurizio e Lazzaro, mentre la Repubblica di S. Marino gli assegnò la Commenda e il Patriziato in riconoscenza della biografia del Cibrario, benefattore della Repubblica stessa; fu membro della deputazione di storia patria di Parma, di Bologna, della Società storica Ligure, socio corrispondente della Reale Accademia delle scienze di Torino, di Parigi, di Berlino e di S. Pietroburgo; membro degli Atenei di Brescia, di Firenze, socio della Reale Accademia di Roma e di quelle Ercolanense e Pontoniana di Napoli; delle Regie Accademie di belle arti di Roma, Parma, Lucca e Milano; membro delle società archeologiche di Milano e Napoli e di quella Lombarda di Milano e del Museo nazionale di Mosca. Si dilettò anche di disegno e nel 1884 all'Esposizione Generale Italiana in Torino vennero esposti i suoi disegni e schizzi relativi alla campagna 1859. Il maggiore tempo che poté lo passava al Trobiolo. Ammalatosi, nel luglio 1883, a Milano di seria malattia di petto, quando si sentì rimesso in salute a fine agosto del 1884 raggiunse Trobiolo dove sembrò ricuperare le forze. Colpito da violenta febbre il 10 settembre in breve si aggravò fino a morirne il 12. Dei 9 figli (due maschi e sette femmine) avuti dalla prima moglie contessa Clementina Tarsis gli sopravvissero solo due figlie: Ippolita, che nel 1860 sposò il maggiore Pier Luigi Perdono, e Lucrezia. Dalla seconda moglie la nob. Annetta Saini di Asola ebbe quattro figli, due maschi e due femmine, di cui sopravvissero un maschio ed una femmina.


Dopo la sua morte, nel 1888 alcuni eredi si misero in contatto con una ditta libraria di Milano per la vendita di 240 circa volumi, miscellanee, zibaldoni, manoscritti. A sventare tale alienazione si intromise il conte Francesco Bettoni, presidente dell'Ateneo di Brescia che riuscì ad assicurare all'Ateneo di Brescia il materiale. L'Odorici venne sepolto nel cimitero di Volciano e sulla tomba venne posta la seguente epigrafe: «Federico Odorici / storico insigne della sua Brescia / anima soave intelletto profondo / ch'ebbe e non curò splendidi onori / a Dio alla Patria alla Famiglia devoto / qui dorme / e qui la vedova e i figli / pongono questa memoria / di venerazione e di pianto / n. il 27 agosto 1807 / m. il 12 settembre 1884». L' 1 marzo 1904 su proposta di Ugo Da Como il Consiglio Comunale decideva che venisse messa una lapide sulla casa natale a Brescia.


PUBBLICAZIONI: «Viaggio nella Valsabbia. Versi sciolti.» (Milano, Rivolta, 1827, in 16°); «La solennità della Vergine del Rio. Versi sciolti» (Milano., Rivolta 1827, in 16°); «Il Sacerdote. Carme a Luigi Malvezzi» (Milano, tip. Bernardoni, 1830, in 16°); «Oggetti di antiquaria, raccolti dal cavallerizzo Sailer» (in «Gazzetta provinc. di Brescia», 1845); «Antichità cristiane di Brescia, in appendice al Museo bresciano (Brescia Tip. Vescovile, 1845, in foglio, con tavole disegnate dall'autore, parte I: il monastero di S. Giulia e i suoi monumenti, parte II: le sacre edificazioni bresciane anteriori al sec. XIII, con tavole» come sopra (Milano, tip. Pogliani, 1858, in folio); «Analogia fra due celebri oppugnazioni, sostenute dalla città di Brescia negli anni 1512 e 1849» (Estr. dal periodico l'«l'Opinione» di Torino, 1849, in 8°); «Storie bresciane dai tempi di Arrigo VII al 1850» (Brescia, tip. Venturini, 1850, in 8°); «Una vendetta di Sciarra Martinengo» (da «La Domenica» di Milano, 1850); «Racconti Patri (Giovanni Ronzone, Bettino Zanone, Uberto Gambara, Carlo V a Peschiera, Ercole Martinengo, Giostra del 1548, Sciarra Martinengo)» in «Strenna bresciana (Brescia, tip. Speranza, 1850, in 8°); «Falsa opinione del Guicciardini sulla fede volubile de' nostri padri nel 1509» (Ibidem, 1850); «I bresciani del 1512. Ricerche storiche intorno ai congiurati di quell'anno contro i Francesi. Valerio Paitone» (Brescia, tip. Speranza, 1851 in foglio, 150 esemplari); «Le cronache di Brescia», (in Strenna del 1851, anno I, Brescia, tip. Speranza, in 8°); «Brescia Romana», 1851 (parte I, Brescia, tip. Gilberti, in 8°, edizione di 40 esemplari); «Le cronache di Brescia» (in Strenna del 1852, Brescia, tip. Speranza, 1852, in 16°); «La Fede e la Speranza. Statue colossali della cattedrale di Brescia» (in Letture di famiglia del Lloyd di Trieste, 1853, anno II, puntata VII e in «Strenna italiana» Milano, Ripamonti Carpano, 1853, anno XIX). «Fra Paolo Bellintano. Storia del secolo XVI» (in «Strenna italiana», di Ripamonti Carpano, 1853 ed in quella del 1857); «Alessandro Bonvicino pittore, ovvero la Scuola bresciana» (in Letture di famiglia del Lloyd, Trieste an. II, 1853); «Il lago d'Idro. Versi sciolti». (In Letture di famiglia ecc., 1853, puntata VII; in «Cronaca» di Ignazio Cantù, Milano, 1854. Seguono un'ode "Dante e Petrarca, ed altri versi: Nembo"). «Storie bresciane dai primi tempi fino all'età nostra, XI vol.» (Brescia, tip. Gilberti, in 8°, 1853-65, con tavole e coll'aggiunta di un Codice diplomatico Bresciano), «Guida di Brescia, rapporto alle arti ed ai monumenti antichi e moderni» (Brescia, 1853, per Cavalieri, in 8°); «Brescia Romana e sue cristiane memorie». (Brescia, tip. Gilberti, 1854, in 8°, ediz. di soli 25 esemplari); «La Galleria Tosio, ora Pinacoteca comunale di Brescia (Brescia, tip. dell'Istituto Pavoni, 1854, in 16°); «Faustino Joli pittore» (in «Gazzetta prov. di Brescia», 1854, Estr., Brescia, tip. Gilberti, in 8°, in Cantù Ignazio «Cronaca», Milano, 1855); «Il Laocoonte di Luigi Ferrari nella Pinacoteca comunale di Brescia» (Brescia, tip. Gilberti, 1854, in 8°); «La Dottrina cristiana. Decasillabi» (in Cantù Ignazio «La Cronaca», Milano, 1854); «L'antico Duomo di Brescia. Memoria del cav. Giulio Cordero dei conti di S. Quintino» (Brescia, tip. Venturini, in 8°, 40 esemplari); «Il Ferramola. Storia bresciana del secolo XV (in «Strenna italiana» del Ripamonti di Milano, 1854, in 8°); «Codice Diplomatico Bresciano, più parti distribuite nei volumi delle Storie» - (Brescia tip. Gilberti 1854 e seguenti. La parte II, dall'800 al 900, è pubblicata anche in "Historiae Patriae Monumenta"; «Preparazione alla famiglia Malaspina e compimento della genealogia» (in «Famiglie celebri italiane» del Litta, Milano, 1855, in foglio); «Melilupi» (in «Famiglie celebri italiane del Litta», ibidem); «Il Codice Diplomatico del Capitolo cremonese, raccolto e conservato da «mons. Primicerio» Antonio Dragoni e documenti che vi si conservano dal VII al IX secolo. Dissertazione corredata da alcuni di essi (in «Archivio storico italiano», Firenze 1855, S.II, 11.3-44); «Landriola dei Poncarali. (tragedia patria; frammento in «Cronaca» di Ignazio Cantù); «Ricerca storica di G.B. Guadagnini, arciprete di Cividate, in cui si mostra che in Valcamonica mai fu l'Oglio confine del territorio Bergamasco (Brescia, tip. Venturini, 1855, in 8°); «Gian Francesco Gambara di Maffeo» («Letture di famiglia» del Lloyd di Trieste, 1855, in 8°); «Il cantico dei Bresciani per la vittoria di Rudiano. Documento inedito del 1191» («Strenna italiana» di Ripamonti, 1855, in 4°); «Delle antichità di Ninive e della descrizione fattane dal Layard, tradotta dal conte Malvasia Tortelli»; ibidem, 1855); «Un sogno» (in Rossi, album alla memoria di Bianca Battistini, 1855); «Di un antico Sarcofago cristiano in Mantova». Lettera al conte Carlo d'Arco in «La Lucciola» Mantova, 1855, in 4°, con tavole). «I Bresciani del 1512. Giangiacomo Martinengo» (seguito al Valerio Paitone già ricordato) (Brescia, tip. Speranza, in 4° grande); «I Bresciani Roberto e Camillo dei Martinengo all'oppugnazione di Garlasco» (Brescia, tip. Gilberti, 1855, in 8°); «Carattere del popolo bresciano nelle pubbliche calamità; (in «Cronaca» di Ignazio Cantù); «Pietro Gambara. Storia Bresciana (le Letture di famiglia nel Llyod di Trieste, 1855); «Codice Diplomatico Bresciano. Parte II che arriva sino al 1000» - (Brescia, tip. Gilberti, 1855, in 8°), «Camillo Ugoni. Cenni biografici (Brescia, tip. Speranza, 1855, in 8°). «Di un cristiano sepolcro scoperto in Brescia presso i gradini del tempio di Vespasiano» (in «Cronaca» di Ignazio Cantù, 1856, Milano, in 8°); «Arti e lettere bresciane dell'età nostra, I: Il monum. Dossi. II: le false interpretazioni» (ibidem, 1856); «Il cardinale Uberto Gambara da Brescia 1487-1549). Indagini di storia patria, con lettere inedite di Carlo V, di don Giovanni re di Portogallo, di Gaston de Foix e del Guicciardini» (Brescia, tip. Gilberti, 1856, in 4°, ediz. fuori commercio); «La battaglia di Rudiano, detta di Malamorte (an. 1191), narrata e corredata da documenti inediti» (in «Archivio storico italiano» Firenze 1856, 5. II, III. 3-28); «Reminiscenze cremonesi. La piazza, il teatro» - (in «Cronaca» di Ignazio Cantù, 1856, in 8°); «Memorie Volcianesi e dell'antica pieve di S. Pietro Liano dal XII al XVI secolo» (Salò, tip. Capra, 1856, in 8°); «La Risurrezione. Versi sciolti alla tomba di Elvira Ripamonti» (Brescia, tip. Venturini, 1856, in 8°); «I Congiurati bresciani del 1512, ed il processo inedito che li riguarda, con documenti (nel vol. II dei Cronisti e documenti Lombardi pubblicati da Giuseppe Müller) (Milano, tip. Francesco Colombo, 1856, in 8°); «L'assedio di Brescia del 1438» (in «Strenna italiana» per il 1856, Milano, in 8°); «I due Laocoonti. Cenno critico». Venezia, tip. Cecchini, 1856, in 8° (Estratto dalla Rivista veneta); «L'esilio di Dante. Romanzo storico» (il solo capitolo I): in «Cronaca triestina» del Gallo,Trieste, 1856, in 4°); «Di un'antica lapide esistente a Maderno (riviera di Salò)», (in «Cronaca» di Ignazio Cantù, Milano, 1856); «L'ab. Giuseppe Brunati. Cenni biografici» (ibidem, 1856); «Il Dr. Francesco Robolotti e i documenti bresciani dei secoli XII e XIII scoperti nell'archivio secreto di Cremona». (Nella Strenna di Cremona di Ignazio Cantù, 15 febbraio 1856); «L'ab. Giuseppe Brunati. II edizione» (Brescia, tip. Speranza, 1856); «La pia Signora. Racconto storico» (in Strenna Italiana di Ripamonti, Milano, 1856); «Sulle osservazioni di un Benacense ai versi di Dante "Luogo è nel mezzo là ecc."» (ibidem, 1856); «Visione. Versi sciolti per nozze di Rosa Luzzago» (Brescia, tip. Gilberti, 1856); «La Sicilia militarmente descritta nel 1545 da Ferrante Gonzaga suo vicerè. Inedita relazione a Carlo V.» (Milano, tip. Redaelli, 1856, in 8°); «I due Bellintani da Salò, ed il dialogo della peste, di fra Paolo governatore in quella del 1530 al Lazzaretto di Milano» (Milano, tip. Colombo, 1856); «Di alcuni monumenti cremonesi dell'età romana e del medio evo. Memoria pubblicata in «Robolotti Fr. Documenti storici e letterari di Cremona» (Cremona, tip. Feraboli, 1857, in foglio, con tavole); «Il Dr. Francesco Zane di Salò» (Salò, tip. Capra, 1857); «Fra Paolo Bellintano. Storia del secolo XVI» (in Strenna italiana, Ripamonti Carpano, Milano, 1867, in 8°); «Il Piccolo Indicatore della città di Brescia rapporto alle arti ed ai monumenti» (Brescia, per Girolamo Quadri, 1857, in 16°, estratto dalla Guida civile ed ecclesiastica della città di Brescia); «Memorie storiche della Valcamonica di G.B. Guadagnini arciprete di Cividate, e di Federico Odorici» (Brescia, tip. Venturini, 1857, in 8°, ediz. di 150 esemplari); «Una trama del cardinale Ippolito dei Medici. Cenno storico (in Strenna italiana di Ripamonti, Milano, 1857); «L'esposizione bresciana del 1857» in «Imparziale» di Firenze, 1857, n. 38-41; «Il lago di Brienz nel cantone di Berna (quadro di C. Prinetti, in «Strenna italiana di Ripamonti, Milano, 1857); «La materna rassegnazione (quadro di Domenico Induno, ibidem); «Brescia ai tempi di Berardo Maggi e di Tebaldo Brusato (an. 1275-1315, Estratto dalle Storie Bresciane», Brescia, tip. Gilberti, 1857, in 8° con tav. inc.); «Le Monache di S. Caterina in Brescia e il loro processo del 1632. Racconto (in «Strenna italiana, Milano, Ripamonti, 1858, in 8°); «Bianca Cappello. Nuove ricerche con lettere inedite della stessa ed altri documenti che la riguardano» (ibidem, 1850-1860); «L'avv. Antonio Sajni (in «Cronaca di Ignazio Cantù», Milano, in 8°, anno IV); «Famiglia Gambara da Brescia» - (in «Famiglie Celebri» del Litta, Milano, Ferrario 1858, dispensa 137); «Biografia di Francesco Gambara» (in «l'Imparziale fiorentino», n. 9); «Fra Fulgenzio Micanzio. Biografia scritta dall'archeologo Giovanni Labus» (in «Era presente» periodico di Venezia, 8 febbraio 1859); «Archivio di note diplomatiche. Proclami ecc. relativi alla guerra contro l'Austria in quell'anno»; «Della cronaca di Rodolfo notaio a proposito di un recente lavoro di Teodoro Wüstenfeld» (in Archivio storico. Nuova serie, parte II, pag. 109-207, 1859); «Ancora della cronaca di Rodolfo Notaio. Risposta a Cesare Cantù», «Archivio storico» N. S., tomo XII, parte II, 175-178; "Lettere inedite dell'abate Giuseppe Taverna per nozze Cazzago-Andreis", Brescia, tip. Gilberti, 1859, in 4°; «Addio all'armata francese», Brescia, 21 luglio 1859, tip. Gilberti, in foglio volante; «Laura Cereta da Brescia (an. 1469-1499), (Brescia, per Girolamo Quadri 1859, in 16°. Estratto dalla Guida civile eccles. di Brescia); «Paolo V e le città di terraferma. nota istorica in appendice al giornale dal 22 ottobre 1605 al 9 giugno 1607, corredato di documenti ecc. per Enrico Cornet» (in «Archivio storico italiano», Firenze, 1859, Serie II, X, 171-180); "Lo zuavo" (quadro di Girolamo Induno), (in «Strenna italiana», Milano, Ripamonti, 1860, in 8°); «Indirizzo ai Valsabbini»,Brescia, Gilberti 4 marzo 1860, in foglio volante); «Indirizzo ai Benacensi»,(Brescia, tip. Gilberti, 23 marzo 1860, in foglio volante); «Un dono di Napoleone III alla città di Brescia», (in Gazzetta provinciale di Brescia, 22 marzo 1860); «Opuscolo politico di G.B. Bonfadini, sarto di Salò» (in «Corriere Cremonese», 25 aprile 1860); «Farnesi di Parma» (in «Famiglie celebri italiane» del Litta, Milano, Ferrario 1860, in foglio, parte V); «Dello spirito di associazione di alcune città Lombarde del medio evo. Ricerche storiche», (in «Ricerche storiche in «Archivio storico italiano», Firenze, Nuova serie, tom. XI, 73-108; 1860, in 8°); «Bianca Cappello. Nuove ricerche, con lettere inedite della stessa ed altri documenti. Parte II», (Milano, per Ripamonti Carpano, 1860); «Cenni storici sulle fabbriche d'armi della provincia bresciana», (Brescia, (s.n.) 1860, in 8°); «Della rivendicazione di alcune proprietà del comune di Brescia attualmente ritenute dello Stato» (opusc. di p. 14 in 4°); «Le monache di S. Caterina in Brescia e loro processo del 1682. Racconto» - (Brescia, Quadri 1861, in 16°); «Cesare da Ponte. Cenno necrologico» - (in «Gazzetta di Brescia», febbraio 1861); «Giovanni Pisani. Cenno necrologico», (in «Corriere dell'Adda, Lodi, 1861 19 ottobre); «Dono della signora Paolina Bravo Legnazzi alla biblioteca Queriniana», (in Gazzetta di Brescia, 4 novembre 1861); «Della Economia politica nel medio evo, di Luigi Cibrario. Recensione», (in «Corriere Cremonese», 7 settembre 1861); «Pietro Micca ed il Piemonte dei tempi suoi», (Milano, per Ripamonti Carpano, 1861, in 8°, di 70 pp.); «Arnaldo da Brescia. Ricerche storiche», (Brescia, tip. Romiglia, 1861, in 16°; «Le streghe di Valtellina e la Santa Inquisizione, con documenti inediti del sec. XVI, raccolti ed illustrati» (s . n. a., Milano, 1861); «Rinvenimento delle ossa di vittime bresciane della rivolta del 1849, e loro trasporto al cimitero nel 4 aprile 1861», (in «Rivista dei comuni italiani», Torino, giugno 1861); «Vittoria Accoramboni nipote di Sisto V. Cronaca contemporanea, pubblicata e corredata d'inediti documenti», (Milano, Ripamonti, 1862, in 8°); «Allocuzioni lette da alcuni membri della presidenza e rappresentanza nell'occasione che si inaugurava il Circolo popolare di Brescia», (Brescia, tip. Gilberti, 1862, in 8°); «Giuseppe Gelmini. Cenno necrologico», (in Voce del popolo», Brescia, 11 maggio 1862); «Paolo Perancini e le sue memorie intorno ai volontari salodiani che impugnarono le armi per la causa della nostra indipendenza», (in «Propugnatore», Bologna, 1862; «Lettera ad Alfredo von Reaumont intorno a Vittoria Accoramboni», (Archivio storico italiano, 1862); «I monumenti cristiani dei primi secoli e G.B. de Rossi», (in «Rivista contemporanea naz., Torino, 1863); «La Valle d'Usseglio. Versi sciolti per le nozze Cibrario-Carbonazzi», (Brescia, tip. Gilberti, 1863); «Barbara Sanvitale e la congiura del 1611 contro i Farnesi. Cenni storici con docum.»,(Milano, per Ripamonti, 1863, in 8°, di p. 84, edizione di 150 esemplari); «Memorie storiche della biblioteca nazionale di Parma», (in Atti R. Deput. st. pat., di Parma, 1863, in 4°); «Rosa Milesi e il padre Ireneo Affò», (Roma, tip. Ferrari, 1864, in 8°); "Il teatro di Brescia dalle sue origini al compimento de' suoi restauri" (1564-1863), (Brescia, Apollonio, 1864, in 16°); «La cattedrale di Parma. Ricerche storiche ed artistiche», (Milano, tip. degli Ingegneri, 1864, in 8°, con tavole); «Pensieri sull'arte italiana nel medio evo», (in «Storia contemporanea», maggio 1865); «Giuseppe Bonora bibliotecario di Piacenza», (in «Gazzetta Piacentina», 1865); «Il Battisterio di Parma descritto da Michele Lopez. Note», (Parma, tip. Ferrario, 1865, in 8°); «Lettere Parmigiane (in Civiltà italiana, 1865, n. 54-149); «Lettere inedite Muley-Hassen re di Tunisi a Francesco Gonzaga vicerè di Sicilia per Carlo V (1537-1547), pubblicate da Federico Odorici ed illustrate da Michele Amari», (Modena, per Vincenzi, 1865, in foglio, e, in "Atti R. Deputaz. stor. patria di Parma e Modena"); «Sulla Roma sotterranea illustrata dal comm. G.B. de Rossi, (Milano, tip. degli Ingegneri, 1866, in 8° gr.); «L'architettura dell'Italia settentrionale durante il medio evo e l'opera del prof. F. de Dartein che la riguarda. Memoria.», («Milano, tip. degli Ingegneri, 1867, in 8° gr.); «I ritratti Farnesiani della cessata corte di Parma riacquistati dalla parmense biblioteca», (Parma, tipogr. Ferrari, 1868, in 8°); «Guida di Padova del Selvatico», (Gazz. di Padova); «L'Assedio di Brescia del 1438. Narrazione contemporanea del vicentino Nicolò Colzè, riveduta sul codice Marciano, da cui fu tratta e preceduta da un Cenno istorico dell'assedio stesso» (Parma, 1768, in 8°); «Paolo Maria Paciaudi, in Giornale delle biblioteche» (Genova, 1869, III°, 42, 69); «Nicolò Bettoni tipografo. Cenni biografici», (Torino, Negro Editore, tip. Oddenino e C., in. 8°); «Pier Luigi Farnese e la congiura piacentina del 1547», con documenti inediti, (Milano, Ripamonti Carpano, 1870, in 8° di pag. 142); «Gli ultimi momenti del conte Luigi Cibrario»,(Firenze, tip. Civelli, 1871, in 8°); «Il conte Luigi Cibrario e i tempi suoi. Memorie storiche con documenti inediti»,(Firenze, tip. Civelli 1872, in 8°, con ritratto, di pag. 320, edizione fuori commercio e rarissima); «Cessione della Venezia ai regi Commissari Cibrario e Colli seguita nell'agosto dell'anno 1848» (in «Archivio veneto», tom. III, parte I, Venezia, 1872); «Nuovo codice diplomatico bresciano. Sec. VIII e IX», (Torino, stamperia reale, 1871-72, vol.II, in 8°, edizione di soli 25 esemplari); «Di una pietra figurata a forma di stele, scoperta a Pesaro», (Perugia, tip. Buoncompagni, 1873, in 8°, con una tavola, estratto dal «Giornale di erudizione artistica»); «La nazionale Biblioteca di Parma. Relazione», (Torino, tip. C. Favale e comp., 1873, in 8°, con tavole, di pag. 92); «Arnaldo da Brescia. Discorso del prof. Guglielmo Giesebrecht di Monaco; tradotto dal tedesco e pubblicato»,(Brescia, tip. Apollonio, 1876, in 8°); «Statuti bresciani del secolo XIII, colla tavola dei Consoli, Podestà, Vicari, Capitani che ressero dal 1121 al 1329 la città», (Torino, stamperia reale, 1876, in foglio, fa parte delle Leges Municip. II, pubblicate nel volume XVI di H.P. Monumenta 484 (25-1915); «Carte geografiche anteriori al secolo XVI, presso la Biblioteca nazionale di Parma», (in Archivio storico lombardo, Milano, 1877, IV, 909-940); «Lo Statuto della Fraglia dei pittori di Padova», (in Archivio veneto, An. VII, 327); «Rapidi cenni di storia in appendice all'almanacco Brescia e sua Provincia, anno 1871-1885»,(Brescia, tip. Apollonio, in 16°); «Storie bresciane compendiate», (Brescia, tip. Apollonio, 1882, in 8°, di pag. 333).