OCHI

OCHI

Antica famiglia ghibellina bresciana. Il Lechi la fa derivare dalla zona della Franciacorta vicina al lago d'Iseo e la mette in relazione con altre famiglie quali i Lantieri, i Caleppio, i Fenaroli, i Foresti, le quali erano sorte a potenza sulle due sponde del lago e dell'Oglio, mentre due famiglie più potenti, gli Isei (Oldofredi) e i Suardi forse di un lontano ceppo comune, roteavano in una sfera superiore, nel rango della gerarchia feudale (quelli erano valvassori e questi diretti vassalli). E' una ipotesi, una supposizione, che meriterebbe di essere studiata in profondità. Sono citati come Hochis tra i nobili di Capriolo nel sec. XV. Secondo un albero genealogico ricostruito dal Fé, capostipite sarebbe un Corrado vivente nel 1180, padre di Oddo o Odolo o Ottone (nome eminentemente ghibellino) «de Oco» che, nel 1206, fu tra i firmatari del patto di amicizia concluso tra Brescia, Bergamo, Cremona e Parma: da lui sarebbero nati Martino e Bonincontro e la famiglia si divise per qualche generazione; sopravvisse il ramo del secondo, che con Donato (padre di Fachino, padre di Donato o Donadino, vivente sulla fine del sec. XIV) inizia la discendenza. Pandolfo Malatesta concedette privilegi a Lantiero degli Ochi sul territorio di Mossiga in Capriolo: egli tuttavia partecipò alla congiura dei Boccacci contro il suo protettore. In seguito a ciò, banditi dalla città, gli Ochi si ritirarono in Capriolo e vi ebbero proprietà e residenza fin verso la metà del secolo XVI. Nel 1434 vi si trovano Donadino, Lanfranco e Fiorino. I pronipoti di Donadino (Donato n. 1547, Federico n. 1447, Nicola n. 1492, Fiorino n. 1495, figli di Francesco) avevano estese proprietà: 421 piò a Capriolo e 540 a s. Pancrazio con «in più sedumi et corpi de casa con brolo, orto, corte, riva, caneva, torcolo etc. per loro et altre case in Capriolo una delle quali per il Cappellano». Verso la metà del sec. XVI ritornarono ad abitare anche a Brescia. Con Donato, Federico, Nicola, la famiglia si divise: Donato rimase nella casa paterna. Dalla moglie Susanna, ebbe, fra gli altri, Francesco (n. 1518) che sposò Camilla Mazzola qd. Alessandro dalla quale nacque Donato (n. 1546). Nel sec. XVI con le ripetute suddivisioni la famiglia segnò, al confronto del passato, una certa decadenza e vivrà piuttosto modestamente sino alla fine. Alessandro (n. 1586) uno dei figli di Donato fu padre di Francesco ( n. 1624): questi ebbe Carlo Donato (n. 1648) che comperò dai Barbisoni una casa in Brescia in Mercato Nuovo, chiese ed ottenne (1682) l'iscrizione della famiglia al Consiglio generale: egli possedeva in Capriolo, indivisa con lo zio Giulio sacerdote, una casa (Palazzo Ochi), un centinaio di piò e altri 40 piò fra Adro e Cologne. Dalla moglie Barbara Aleni ebbe Alessandro (n. 1686) che, a sua volta, dalla moglie Giulia Covi ebbe Francesco (n. 1718) e Luigi, padre dell'Oratorio. Da Apollonia Moretti, Francesco ebbe Alessandro e Donato (n. 1775-1845): questi, da Maria Secco d'Aragona, non ebbe che tre figlie mentre Alessandro (1827-1910) (v.) qd. Francesco, venduta la casa di Capriolo, si trasferì a Ghedi. Egli non ebbe dalla nob. Giulia Medalli che due figlie: Maddalena in Maccarini e Isabella in Bartoli. Morirono senza famiglia anche i fratelli Giuseppe e Mario. Stemma: «Di rosso, all'oca d'argento, posata su un terreno di verde».