OBOLO di S. Pietro o Opera dell'Obolo di S. Pietro

OBOLO di S. Pietro o Opera dell'Obolo di S. Pietro

Venne così chiamata l'offerta spontanea fatta dai fedeli di tutto il mondo al Pontefice, perché l'adoperi per gli usi che ritiene più opportuni in favore della cattolicità. Sorto nel sec. VIII in Inghilterra, ove una antica tradizione ne vuole fondatore il re di Mercia Offa II, l'uso si propagò ben presto in quasi tutti i paesi d'Europa, dapprima come contributo volontario, quindi come canone obbligatorio, venendo a cessare solo durante il periodo della riforma protestante. Nella sua forma odierna, l'Obolo di S. Pietro fu riorganizzato in Francia per opera del conte di Montalembert, il quale nel 1859 istituì a Parigi un apposito comitato per la raccolta delle offerte da inviare al Papa. Tale iniziativa trovò subito nuovi aderenti in Italia ed in Austria, per estendersi in breve in tutte le nazioni europee ed extraeuropee e negli stessi paesi di missione, dando così luogo al costituirsi in ciascuna diocesi del mondo dell'Opera dell'O. di S. Pietro, la cui amministrazione venne affidata da Leone XIII (1878) ad una speciale commissione presieduta dal prefetto dei Sacri Palazzi Apostolici. In diocesi di Brescia l'obolo (o denaro) di S. Pietro venne soprattutto preso in considerazione nei primi anni dell'unità d'Italia come risposta alla politica ecclesiastica del nuovo stato e all'atteggiamento del clero liberale. Sebbene in decadenza negli anni seguenti venne tenuto vivo dal circolo dei S.S. Faustino e Giovita di Brescia (1873) e ripreso e rilanciato in seguito alla creazione dell'«Opera» specie attraverso la Pastorale del 12 gennaio 1879 del vescovo Gerolamo Verzeri che indicò come esempio di organizzazione «l'Opera della Propagazione della Fede»; fatto proprio anche dal Comitato Diocesano di Brescia si andò poi sviluppando sempre più. Lo stesso vescovo Verzeri veniva nel 1881 interpellato circa la costituzione di una apposita associazione a sostegno dell'Obolo. Tenuto vivo più tardi attraverso la festa o giornata del Papa, poi quasi abbandonato e di nuovo caldeggiato, sul piano diocesano, dal 1983.