OBIZI (2)

OBIZI (Obici, Obizzi, Obizzoni) de' Pazzi

Famiglia che dalla Toscana si sarebbe trasferita nel Bresciano. Suoi membri ricoprirono cariche di pubblici amministratori, imparentandosi con famiglie nobili. Sarebbe appartenuto forse a questa famiglia quel Graziadio (nato nel 1112) che da Brescia si trasferì a Niardo forse come gastaldo del monastero di S. Giulia. Fu padre di S. Obizio da Niardo (v.). Gli Obizi (poi Obici) sono presenti in Valcamonica a Niardo e in altri paesi. Un Luchino degli Obici, milite bresciano nel 1330 si segnalò con Faustino Maggi al torneo cavalleresco che si tenne in occasione delle nozze di Azzone Visconti con la sabauda Caterina di Ludovico. Tra gli Obizi di Valcamonica vengono ricordati: nel 1338, Bertolino qd. ser Giovanni qd. ser Castelli di Niardo, con la consorte, è investito della Decima di Niardo, già posseduto dai suoi antenati, e da Obizone degli Obizi di Niardo; nel 1327-1330, «Tancredinus filius qd. Jacobini ditti Nigri qd. domini Joannis qd. domini Jacobi de Obizoni de castro (del castello) de Niardo» paga annualmente 3 soldi imperiali per le decime dei novagli di Niardo; nel 1400, «Jacopo de Niardo» fu investito dal vescovo di tutte le Decime di Niardo; nel 1452, una nobildonna della famiglia degli Obizi sposò un Damiolo di Sonico, della famiglia Federici e ne ebbe un figlio; nel 1478, «Jacobus de Niardo» è nominato Sindaco della Valle; nel 1553, Eleonora, figlia del conte Fortunato Martinengo, sposa il «gentiluomo» Pio Enea degli Obizi di Niardo; nel 1652, Don Pietro Antonio Obizio (de Obiciis) è promosso arciprete della Pieve di Sale Marasino e vi rimane sino al 1660, dopo esser stato rettore della parrocchia di Marone; nel 1733, Don Simone Obizi, laureato «dottore in teologia» all'Università di Padova, viene nominato arciprete della Pieve di Rogno. Vi resterà sino al 1737, poi si ritira, per motivi di salute, a Sale Marasino, ove muore nel 1745 a 53 anni di età. A Orzinuovi gli Obizi costruirono sul lato NO della «piazza Grande» un palazzo che gli storici dell'architettura attribuiscono al Bagnadore. Il palazzo passò poi ai Maffeis. Tra tanti si segnala Pier Mattia Obizi de Pazzi (v.). Da Orzinuovi un ramo si trasferì a Soncino.