NEMBER Tomaso

NEMBER Tomaso

(Quinzano d'O., 19 maggio 1871 - Venezia, 11 gennaio 1935). Di G. Battista e di Maria Cirimbelli. Laureatosi in legge a Torino esercitò la professione di notaio che poi abbandonò per dedicarsi all'agricoltura in campo cooperativo specie lattiero e all'assistenza civile, che gli valsero la commenda. Durante la prima guerra mondiale fu a Quinzano presidente del Comitato di preparazione civile di soccorso. Zanardelliano, fu particolarmente attivo. Fu a lungo consigliere, assessore e sindaco di Quinzano d'O. Fu inoltre consigliere della Camera di commercio, del Credito Agrario Bresciano e membro effettivo della prima Commissione Reale della Provincia, della Commissione straordinaria della Provincia (1924) e nell'amministrazione della Pastori (1925). Attivo nell'Associazione conduttori di fondi fondata nel 1916, ne promosse come presidente nel gennaio 1922 la trasformazione nel Sindacato provinciale agricoltori e nel maggio 1924 in Unione provinciale agricoltori. Nel 1920 fu tra i fondatori del comitato di redazione del «Lavoro bresciano». Consigliere nel 1920 del Credito Agrario, membro dal 1920 al 1925 della Commissione provinciale di agricoltura e del Consorzio agrario, consigliere nel 1922 della Camera di commercio. Fece parte della Commissione permanente per il patto colonico presso la Cattedra di agricoltura. Sindaco di Quinzano d'O. Collaborò attivamente alla «Provincia di Brescia», difendendo le posizioni degli agricoltori anche in polemica con socialisti e fascisti. Il 17 maggio 1921 lanciò dalla prima pagina del settimanale «Il Lavoro Bresciano» il Partito Agrario Bresciano che tuttavia non ebbe seguito. In effetti nelle elezioni politiche dell'ottobre 1921 era presente come candidato degli agricoltori nella lista del Blocco Nazionale per l'Unione Liberale Democratica senza riuscire eletto. Nel 1925 con l'aiuto del comm. Giovanni Gorio acquistava una vasta tenuta situata tra le foci del Piave e del Sile, di proprietà dell'Ordine di Malta e della quale erano usufruttuari i conti Porcia, donde il nome di Ca' Porcia. Allogatosi in una piccola osteria alle Conche del Cavallino, operò con il Gorio una vasta bonifica in una vasta zona compresa fra il Cavallino e la «Casa Bianca», mentre il dott. Mino Tempini ridava vita alla zona delle «Dune». Davanti alle vaste tenute venne realizzato il «Lido dei Lombardi» diventato poi Lido di Jesolo. Nel 1926 il Nember si trasferì in un baracchino sul mare e nel 1927 in una vera e propria azienda con al centro la Cascina Brescia, con fattoria, autorimessa, officina meccanica. Chiamò poi alcune famiglie bresciane che vennero distribuite in nuove fattorie fino a raggiungere circa trecento persone. La strada di dodici km costruita dall'Amministrazione provinciale, congiungente Punta Sabbioni, il Cavallino per sboccare nella provinciale, congiungeva Eraclea e S. Donà del Piave e rivalutò sempre più la spiaggia e la zona.


Fin dal 1927 il giornalista Lino Mirko Pacchioni propose il nome di Lido di Jesolo al posto del nome di Cavazuccherina che ricordava quasi solo malaria e desolazione. La rivista del Touring da parte sua chiamò la località anche «Lido dei Lombardi». Il Nember e il Gorio avviata la bonifica pensarono quasi anche allo sfruttamento turistico della spiaggia affidando al bresciano ing. Giuseppe Alberti un progetto che prevedeva uno schieramento di capannotti sul sabbioso tappeto limitato da un parapetto, dietro il quale, su un piano lievemente inclinato per consentire a tutti la vista del mare, si stenderanno allineamenti di ville e villette cinte da giardini, intersecate da viali alberati, servite di fogne e d'acqua, di luce e di posta, di telegrafo e di telefono, allietate di campi sportivi, fornite direttamente di verdure e di frutta, latte, uova, salumi, pollami dell'attigua azienda agraria. Il progetto previde ville col rustico e con un pezzo di terra intorno - un ettaro, un ettaro e mezzo - e verso la zona mediana della fronte a mare alcuni alberghi, «decorosi ma non di lusso, per essere accessibili alle medie borse e mantenere a questo Lido senza sfarzi un carattere simpaticamente familiare». Tale progetto era già in via di realizzazione nell'estate 1929. Il Nember fu inoltre tra i fondatori della Società P.L.I.T. di Caposile. Il nome di Nember è stato dato ad una piazza di Jesolo, mentre una delle vie principali è stata dedicata a Brescia. A Cavazuccherina gli moriva il 18 luglio 1927 per annegamento in mare il fratello Giuseppe (1870-1927) che lo coadiuvava nella direzione dell'impresa di famiglia.