NAVAZZO (2)

NAVAZZO (in dial. Navash, o Naas)

Frazione di Gargnano e parrocchia autonoma è a 496 m s.l.m. sul cosiddetto Monte di Gargnano o Montegargnano, sui più alti dossi a NO del paese sul fianco destro del torrente Listrea. L'abitato giace in una specie di ripiano o terrazzo a forma di anfiteatro, chiuso a NO dal monte culminante con la cima di Avertis (918), da dirupi selvatici, a S dal Pizzocolo e da ardue balze. A E il lago e il Monte Baldo. La piana, tutta coltivata, è larga circa 300 m e lunga dai 600 ai 700 m. Verso la valle del Toscolano la piana termina con il valico o bocchetta di Verzellina così denominata dalla cascina omonima (m 499). Per la bocchetta passa la strada per la Valvestino.


ABITANTI (Navazzesi): 300 circa nel 1500, 360 nel 1566, 431 nel 1677, 487 nel 1691, 501 nel 1686, 457 nel 1706, 532 nel 1713, 512 nel 1728, 600 nel 1929, 448 nel 1969, 410 nel 1971. Il nome deriva forse dalla voce celtico-iberica «nava» o piana (v. Nave). Sembra che sia invece etrusca la denominazione di Burs, dato al bosco di castagni che si stende sotto la chiesa di S. Rocco di Liano. Il territorio fece parte del pago romano di Gargnano o di quello di Toscolano-Maderno del quale fece parte un «fundus Aelianus» da una «gens Aelia» il cui nome ricorre in una lapide di Toscolano. Il cristianesimo arrivò forse attraverso la predicazione di S. Vigilio di Trento e di S. Erculiano. Vi esistette forse una decania longobarda, dipendente dalla Giudicaria di Gargnano nell'ambito del ducato di Brescia. Tra gli abitanti nacque poi una vicinia, e l'organizzazione di base per l'amministrazione di beni comuni e la regolamentazione di reciproci rapporti. La consistenza della vicinia è indicata dal numero di consiglieri che facevano parte del comune di Gargnano. Tre consiglieri erano di Navazzo e quattro di Formaga. La popolazione del resto fu nei secoli in continua, anche se lenta crescita, salvo che negli ultimi decenni. Probabilmente non ebbero che echi lontani le guerre tra i Della Scala, i Visconti, Venezia e le beghe tra ghibellini e guelfi. Poche le annotazioni documentarie fra le quali l'esenzione, in data 22 dicembre 1468, dall'obbligo di dare alloggio ai militari. Micidiale dovette essere la peste del 1630, come rivelano le numerose cedole testamentarie a favore di «cause pie», per la maggior parte non adempiute. Anche queste terre furono toccate dal grave fenomeno del brigantaggio che imperversò sul Garda, come del resto in tutto il Bresciano, nei secoli XVII-XVIII. Dal 1796, anche Navazzo venne sempre più coinvolto in avvenimenti militari. Il 22 giugno il territorio venne perlustrato da seicento soldati francesi, guidati dal gen. Rusca, alla ricerca di tedeschi. Di Navazzo era don Giuseppe Catazzi, arciprete di Vobarno che, per aver benedetto gli armati valsabbini antigiacobini, venne fucilato a Salò il 30 maggio 1797. Più agitati furono gli anni del Risorgimento nazionale. Ai primi di febbraio del 1849 un centinaio di disertori dall'esercito austriaco, guidato dai terrazzani di Navazzo liberò, di notte, dalle carceri di Gargnano un certo Ferri, oste di Navazzo ed un suo compagno arrestati due giorni prima perché sospettati di detenzione d'armi e di aver aiutato i disertori. Il Ferri riprese la via dei monti e nonostante che a Gargnano fossero stati inviati, via lago, dalla fortezza di Peschiera, centocinquanta boemi, non vennero ripresi. Sono episodi sporadici per un paese tranquillo e sereno. I monti di Navazzo segnarono, dopo l'armistizio di Villafranca dell' 11 luglio 1859, i confini provvisori tra Italia e Austria e videro per questo movimenti di truppe. Soltanto nel 1913 Navazzo uscì dal secolare isolamento quando fu costruita la strada Gargnano-Navazzo-Liano-Formaga. Iniziata nel novembre 1908 dall'ing. Giuseppe Feltrinelli, nell'ottobre 1910 raggiungeva già il Monte di Gargnano. Nel 1913 il comm. Giuseppe Feltrinelli fece anche della villa Feltrinelli di Sostaga, residenza estiva della sua famiglia. Durante la I guerra mondiale la strada venne, dal genio militare, prolungata fino a Costa di Gargnano. Si deve ancora alla famiglia Feltrinelli la costruzione delle scuole nel 1914. Nel 1920 fu posto dai comuni di Armo, Bollone, Magasa e Turano e dall'ing. Giuseppe Feltrinelli il problema del prolungamento della strada Gargnano - Navazzo con la Valvestino. Approntato nel 1923 dal prof. Arturo Cozzaglio e dagli ingegneri Cozzaglio e Brusa il progetto di massima, trovò avvio con la costituzione il 17 novembre 1930 di un apposito Consorzio. Con l'inizio dei lavori, nel maggio 1931, su definitivo progetto dell'ing. Federico Cozzaglio, assunto finanziariamente dal Comune di Gargnano e per Navazzo da Giacomo Feltrinelli, nel dicembre 1932 la strada era in parte percorribile e venne completata nel 1936. All'entrata in Navazzo a sinistra, all'ombra degli abeti del piccolo parco Comboni si erge un cippo con la seguente dedica: «Strada per Valvestino costruita dalle province di Brescia e Trento e dai comuni di Gargnano e Valvestino con munifico contributo di Giuseppe e Giacomo Feltrinelli A. XII - E.F.». Tra le ultime realizzazioni si deve segnalare l'erezione nel 1958 del monumento ai Caduti, su progetto del geom. Natalino Franzoni di Villanuova sul Clisi. Navazzo è conosciuto dal 1974 per la «Caminàa» gara podistica entrata nel calendario nazionale della Federazione di atletica leggera. Dal 1989 vi si disputa un torneo calcistico notturno a ricordo di Massimo Cavesti.


Da eminentemente agricolo il paese ha conosciuto recentemente un notevole sviluppo turistico specie con l'apertura della strada Gargnano- Navazzo-Valvestino. Nel 1928-1929 venne sempre più rivalutata la località di Bocca di Navazzo (m 800) dove vennero costruite due locande e una chiesetta. Ad esse si aggiunsero poi altre strutture alberghiere come l'albergo «Alle scuole» e nel 1988 il «Roccolino». Negli anni '70 il paese ha conosciuto un primo sviluppo industriale con le confezioni «Kissyline» e con la fabbrica di utensili per il legno «U.W.M.». Negli anni Ottanta ha ripreso vita la «Cooperativa latteria sociale turnaria» con ruolo e nuovo spirito, aprendosi ai «nuovi e vecchi mestieri che hanno radici nel territorio» e, in seguito, all'agriturismo. Il 20 novembre 1990 la cooperativa inaugurava una sua scuderia.


ECCLESIASTICAMENTE il territorio gravitò nell'ambito della pieve di Gargnano. La prima cappella venne dedicata a S. Maria che ebbe grande fama in tutta la Riviera; tanto che gli Statuti Criminali della Riviera di Salò, emanati il 15 dicembre 1425, che poi proibirono in genere e severamente i giochi d'azzardo, li permettevano per la festa della Madonna di Navazzo. Assunse probabilmente il titolo a Maria Assunta, quando del territori fu investito nel 1035 dall'imperatore Corrado II il vescovo di Brescia Ulderico I ed i suoi successori. Lo sviluppo demografico ed economico del retroterra gardesano coincidente con i tranquilli decenni della dominazione veneta crearono anche a Navazzo l'esigenza di un'autonomia parrocchiale, dato che la popolazione alla Degagna di Navazzo, Formaga e Liano era agli inizi del '500 di 300 anime, e la distanza di Gargnano si faceva sentire sempre più pesante per le condizioni delle strade. L'erezione della parrocchia si deve all'iniziativa di un domenicano di Brescia, il nobile fra Giorgio Maggi, destinatovi anche come primo rettore parroco, e fu concessa con bolla di papa Alessandro VI del 16 settembre 1500. L'indipendenza contrastata attraverso una lunga lite venne confermata con bolla di papa Leone X del 25 giugno 1516. Navazzo ebbe spesso ottimi parroci che rassodarono la vita religiosa tanto che nella sua relazione per la visita pastorale del 1756 il parroco poteva attestare che «moltissimi dei suoi parrocchiani si confessano e comunicano due volte al mese, altri nelle solennità maggiori e sette o otto alla sola Pasqua». Se poi espresse giudizi negativi lo fece perché li riteneva «facilissimi a rompere il vincolo della perfezione cristiana che è la carità». Un rilancio ed aggiornamento della vita parrocchiale si ebbe negli ultimi decenni del sec. XIX. Verso il 1880 venne fondata la confraternita del SS. Sacramento delle Consorelle e il 25 marzo dello stesso 1880 il vescovo Verzeri erigeva la compagnia delle Figlie di Maria Immacolata sotto la protezione di S. Agnese. Nel 1924, il parroco don Fermo Assoni fondava il circolo maschile dell'Azione cattolica e l'anno seguente l'Unione uomini cattolici. Seguì nel 1934, per iniziativa del parroco don Bernardo Almici, la fondazione dell'associazione femminile di A.C. Egli fece rivivere nel 1935 la compagnia della Dottrina Cristiana suddivisa in due sezioni con 10 zelanti maestre di catechismo, 18 soci benemeriti, 39 sostenitori e 156 ordinari. Si deve ancora a lui la costruzione di un ampio campo per il gioco del pallone, di giochi di bocce, ingentiliti da un grazioso monumento alla Madonna e nel 1937 l'apertura di scuole di catechismo e di una sala di ricreazioni che ebbero impulso con nuove costruzioni sotto il parrocchiato di don Valerio Polotti, che ridiede vita all'azione cattolica nelle sue diverse branche. Come quasi in ogni parrocchia bresciana, anche i parroci di Navazzo furono sempre all'avanguardia nelle opere sociali e assistenziali. Il paese ebbe la ventura di veder nascere uno dei più appassionati e intrepidi apostoli del progresso economico-sociale della montagna, che l'Italia abbia conosciuto. Si tratta di mons. Giacomo Zanini, nato il 20 dicembre del 1886 e morto parroco di Vesio il 18 aprile 1937. Egli fu uno dei più intrepidi, intelligenti, instancabili pionieri del progresso economico sociale della montagna e della promozione umana della popolazione gardesana. Fondatore di Casse rurali, di latterie sociali, di ogni forma di cooperazione si deve a lui il rilancio e il progresso dell'entroterra del Garda. Furono mons. Zanini e il parroco don Giulio Samueli a costituire nel 1900 a Liano la «Latteria sociale di Sasso e Navazzo» che nel 1902 raccoglieva già 49 soci ed aveva un patrimonio sociale di L. 595,03. Alla loro iniziativa si deve la costituzione a Navazzo, a Liano e a Sasso di una Unione agraria cooperativa che costituiva depositi o magazzini e spacci. Si deve invece a don Valerio Polotti l'apertura dell'asilo nella casa annessa alla chiesa di S. Rocco, mentre don Franco Della Torre si faceva promotore di una nuova scuola materna di cui fu posta, a Liano, la prima pietra nel maggio 1973 e che, portata a termine, venne aperta il 7 ottobre 1974 accogliendo i bambini di Monte Gargnano.


LA CHIESA: la prima cappella di Navazzo fu con tutta probabilità in origine l'attuale piccola cappella a sinistra del presbiterio, alla quale ora si accede attraverso una porticina vicina all'altare del SS. Sacramento. Un tempo essa aveva due ambienti, su lati NE e N e una volta a crociera. Sul lato S, sulla parete di fondo, rimangono resti di affreschi del '300 in parte coperti da altri affreschi del '400, oggi in gran parte scomparsi. La volta presenta, ancor oggi, quattro simboli degli Evangelisti divisi da finti costoloni. Un quadrilobo presenta busti di santi con motivi classicheggianti tutti quattrocenteschi. Si tratta nell'insieme di affreschi di valore decorativo. L'attuale cappella potrebbe essere una delle navate della primitiva chiesa rifatta alla fine del Cinquecento. Verso la metà del sec. XVI venne eretta la nuova chiesa parrocchiale. La trovava in costruzione mons. Girolamo Cavalli che visitò Navazzo in nome del vescovo Bollani, il 24 settembre 1566. Tra i vari provvedimenti il visitatore disponeva che quando fosse stata costruita la cappella dell'altare maggiore (ossia il presbiterio) si costruisse un altare anche sul lato destro, oltre che su quello di sinistra e che si togliessero gli altari di S. Lucia, presso il presbiterio, e di S. Rocco. Come nuova, di patronato degli homines di Navazzo, Formaga e Liano, la registrava lo «Status et jura ecclesiarum» del 1578. Era di proprietà della Vicinia. Vi esistevano la «scuola» del Corpo di Cristo e quella della dottrina cristiana. Nonostante che la chiesa fosse ormai finita, S. Carlo nella sua visita del 1580 imponeva che il presbiterio fosse prolungato e chiuso, entro un anno, da un cancello di ferro. Disponeva, inoltre, che venisse tolto l'altare di S. Rocco e gli oneri ad esso annessi trasferiti all'altare maggiore; che si ornassero i due altari laterali e che venissero provvisti del necessario e chiusi di cancelli almeno di legno, e, infine, che Pietro de Borghi provvedesse ai cancelli di ferro dell'altare di S. Giuseppe. Da parte sua il vescovo Marino Giorgi nella visita pastorale del 4 maggio 1608 imponeva che la cappella «a latere evangelii» e cioè l'antichissima chiesa di S. Maria, o parte di essa, venisse entro sei mesi, distrutta o chiusa e adibita a deposito degli utensili della confraternita del SS. Sacramento. La parrocchia andava intanto arricchendosi di una nuova chiesa, quella di S. Rocco e di altre nuova iniziative. Il 7 luglio 1619 con rogito del notaio Giulio Chiuccherra, i padri domenicani erigevano la confraternita del S. Rosario. Nel 1625 il visitatore ordinava che la volta della chiesa a monte, venisse decentemente riparata, che dall'altare di S. Giuseppe venisse rimossa la pala ormai rovinata e che a tutti gli altari si facessero le cornici per i palii. Numerose opere vennero compiute in seguito. Gli atti della visita del 25 settembre 1673 registrano l'esistenza di un nuovo altare quello dedicato a S. Giovanni Battista e la ricostruzione «sotto il titolo della pace» di quello di S. Giuseppe. Consacrata nel 1683, la chiesa venne restaurata e quasi riedificata dal 1722 al 1733. Nel contempo venivano superati nuovi contrasti con l'arciprete di Gargnano. La chiesa venne fatta dipingere intorno al 1876-78 da don Giovanni Brunori, mentre il suo successore don Domenico Triboldi fece restaurare l'altare della Madonna. Si deve al parroco don Santo Antomelli la trasformazione dell'altare di S. Giovanni Decollato in quello del S. Cuore di cui procurò la statua. Tale collocazione è durata poi fino al 1975, quando il parroco ha ricostruito l'antico altare, ricollocando al posto della statua la pala. Si deve invece a don Giulio Samueli, parroco dal 1896 al 1909, la costruzione del nuovo cimitero che fece ornare di pini, e il trasporto in esso delle ossa dell'antico cimitero fino allora raccolte sul sagrato. Sua cura fu anche la sistemazione del sagrato stesso, con un nuovo muro di cinta, il rimodernamento della canonica e i restauri al campanile. Quasi nello stesso tempo vennero poste le stazioni della Via Crucis donate da don Pietro Feltrinelli. Ma l'opera più importante eseguita sotto il parrocchiato di don Antomelli fu, nel 1892, il nuovo concerto di cinque campane che sostituirono le due antiche, fuse per l'occasione. Nel 1888 lo stesso parroco procurò alla chiesa un nuovo baldacchino ed altre suppellettili. Agli inizi del secolo venne sistemato il sagrato con la costruzione di una nuova cinta, e con la piantagione di piante ornamentali. Nello stesso 1908 ad iniziativa del Comune e grazie all'opera generosa degli abitanti del luogo venne «selciata a nuovo e resa più comoda e larga» una strada «più facile e conveniente» che conduceva alla parrocchia. Riparazioni straordinarie vennero eseguite nel 1919 su iniziativa di don Fermo Assoni e della popolazione. Egli fece porre le balaustre all'altare maggiore e rinnovò il pavimento del presbiterio e poi della chiesa. Nel 1920 fece riparare l'organo e aprì una nuova porta laterale. Altre opere egli compì nella sagrestia e nella sistemazione della canonica. Il suo successore, don Bernardo Almici, rinnovò la facciata scrostata dal gelo. Sostituì le statue della Madonna e di S. Luigi con altare in legno di artigiani della Val Gardena, e acquistò la statua di Cristo morto. La chiesa, come ricorda una iscrizione, venne restaurata ancora nel 1930. Nuovi interventi compirono don Giuseppe Guarnieri, che dotò la chiesa di nuovi paramenti, e don Valerio Polotti che fece affrescare la facciata e la chiesa e restaurare tutte le tele e riparare gli armadi artistici della sagrestia. Gli ultimi parroci migliorarono anche la canonica, mentre don Polotti, grazie al concorso di Giacomo Feltrinelli, fece costruire due strade d'accesso alla chiesa parrocchiale e sistemare il monumento ai Caduti. Nuove opere ha promosso il parroco don Ottorino Castellini, che nel 1971 provvide al riscaldamento della chiesa, nell'agosto-settembre 1974, per mezzo della ditta Bontempi di Navazzo, alla risistemazione del tetto e nel gennaio 1975 fece, molto opportunamente, sistemare la statua del S. Cuore nell'ultimo altare a sinistra, di fronte a quello della Madonna mentre al posto della statua del S. Cuore fece sistemare di nuovo la pala raffigurante S. Giovanni Battista decollato. L' 11 settembre 1977 venne consacrato l'altare maggiore. Dopo gli ultimi restauri la chiesa si presenta in tutta la sua imponenza ed eleganza, quale è difficile pensare in un piccolo paese segregato dal mondo come è Navazzo. La chiesa è ricca di ben sette altari. Quelli laterali sono raccolti in eleganti cappelle. Partendo da sinistra si trova il battistero cui seguono l'altare del S. Cuore, l'altare di S. Giovanni decollato. Segue, sulla porta laterale, una tela raffigurante S. Luigi e subito dopo l'altare del SS. Sacramento con una interessante ed affollata tela del Bertanza, firmata «Bertancia F.». Segue l'altare maggiore dominato dalla bella pala della Madonna Assunta raccolta in una bella ancona. Scendendo per la navata di destra, si trova l'altare della Madonna del Rosario, raffigurata nella pala con S. Domenico e S. Caterina, contornata dai misteri del Rosario, e raccolta in una bella soasa, opera, come indicano documenti dell'archivio parrocchiale, di Antonio Montanino (contratti dell'1 e dell'11 giugno 1641), noto per altre opere compiute in città. Sopra la porta laterale si trova una tela raffigurante la Madonna, S. Antonio, S. Giovanni Battista e altri santi. La tela è stata qui trasferita dalla chiesa di S. Giuseppe, distrutta per far posto alla diga che si trova all'imbocco della Valvestino. Il secondo altare sulla destra è dedicato alla Natività di Gesù o alla Sacra Famiglia, il terzo alla Madonna raffigurata in una statua che dovrebbe risalire agli ultimi decenni del '700, dato che il 28 luglio 1774 il vescovo permetteva che l'antica statua della Madonna, ormai «rovinata dalle ingiurie del tempo» venisse sostituita con altre. Nella sagrestia si conservano due mobili a cassettoni in legno di noce intagliato del sec. XVIII e un grande mobile a cassettoni con alzata intagliata di buona fortuna attribuibile al sec. XVII, di fattura artigianale locale. Vi è pure conservato un bell'ostensorio, in argento sbalzato e cesellato con un angioletto e vari ornamenti, donato il 13 maggio 1733 da don Agostino Samueli di Liano, abitante a Barletta (Napoli) «Pro partiali recognitione».


S. ROCCO: esclusa ogni credibilità per la data «anno 1066», incisa sulla facciata, alla chiesa, accennano, la prima volta, gli atti della visita pastorale del 1625. Beneficata dai Samueli e con il solo altare maggiore venne arricchita verso la metà del sec. XVII di un nuovo altare dedicato a S. Giuseppe sul quale nel 1658 venne posta la pala raffigurante la Madonna del Rosario col Bambino, S. Antonio, S. Giuseppe, S. Domenico, S. Nicola da Bari e S. Margherita, opera firmata, di Stefano Celesti, probabile figlio del grande Andrea Celesti. Rubata e recuperata dai carabinieri, la pala venne nel 1977 restaurata nella bottega Scalvini-Casella di Brescia. L'altro altare dedicato a Gesù Giudice o al Giudizio Universale, è ricordato solo nel 1673. La chiesa venne restaurata negli anni Cinquanta dal parroco don Valerio Polotti, grazie al lascito Antonini. Don Polotti adibì la casa annessa ad asilo. L'interno della chiesa è a capanna. L'altare maggiore è adorno di una pala (m 2,60 x 1,90) firmata d «Gio. Andrea Bertancia F.» raffigurante la B.V. con i SS. Rocco, Carlo Borromeo e Bernardino di Siena. Nella navata si aprono due cappelle. A destra sta una singolare e bella pala raffigurante il Giudizio universale con Cristo giudice. Campeggia S. Francesco di Assisi con una gran Croce. Ai lati il purgatorio e l'inferno. La composizione è ricca, varia e efficace. Sul lato sinistro c'è l'altare con la pala di Celesti. L'altare venne privilegiato il 13 agosto 1831.


S. ANTONIO DI FORMAGA: anche a Formaga esiste una semplice, ma elegante chiesetta dedicata a S. Antonio di Padova. L'idea dell'erezione della chiesa risaliva fin dalla metà del sec. XVII. Ma il parroco don Chierighini nel 1667 si era dichiarato assolutamente contrario «essendo che riuscirebbe di grave pregiudizio della Parrocchiale ed vicino hanno l'oratorio di S. Rocco et in quel borgo non sono più di cento anime e non sono lontani dalla Parrocchiale se non mezzo renlio». La chiesa venne eretta intorno al 1726 e arricchita di un piccolo beneficio di sole 17 lire amministrato dal sindaco di quella terra, mentre la cappellania veniva «governata» dai commissari della frazione. Gli ultimi interventi di restauro alla chiesetta vennero compiuti da don Bernardo Almici, parroco dal 1926 al 1939, quando fu ridipinta, pavimentata e dotata di luce elettrica, di porta, banchi, confessionali, balaustre nuovi, donati da Giuseppe Maffizzoli.


S. GIOVANNI BATTISTA ALL'ERA o LERA: nel sec. XVIII venne edificata un'altra chiesetta alla quale vi accenna la prima volta una relazione del parroco del 1756 in cui si legge di «un oratorio alla foresta in luogo chiamato l'Era di raggione di una famiglia che ivi abita concedutole per la lontananza di due grosse ore dalla parrocchia». Vi si celebra il giorno della Natività di S. Giovanni Battista e quando occorresse per gli infermi. Distrutta la chiesetta quando venne costruita la diga Enel, la pala venne trasferita nella parrocchiale, e posta sull'altare che era dedicato al S. Cuore che venne trasferito altrove.


CAPPELLE PRIVATE: una cappella privata dedicata all'Immacolata venne aperta in casa Samueli a Liano, il 18 ottobre 1937, su istanza di don Giuseppe Samueli, quiescente, e riconosciuta come oratorio pubblico. Una chiesetta a S. MAGNO, di proprietà di Silvio e Ida Fiorini, sita a Magno di Montagna, veniva benedetta nel 1929. Nella parrocchia esiste inoltre, nella villa Opera Pia Paradiso, una cappella dedicata al Cuore Immacolato di Maria.


PARROCI: Giorgio Maggi, domenicano (1513...); Domenico Morano (31 marzo 1530); Faustino Damiani (rinuncia il 9 febbraio 1564); Marco Vidalino, di Gazzane (9 febbraio 1564); Lorenzo Bella, di Villa (19 marzo 1564); Girolamo Turlini (1571 - maggio 1573); Domenico Morano (27 maggio 1573); Girolamo Zilioli (29 maggio 1609 - 29 settembre 1630); Giovanni De Mauris o Magro (?) (ottobre 1630 - morto il 17 luglio 1638); Michele Chierighini, di Villa (28 luglio 1638 - morto il 27 luglio 1668, a 75 anni); Romualdo Giovanni Battista Venturelli, di Piovere (8 settembre 1668 - 1678); Francesco Venturelli, di Piovere (4 febbraio 1678 - 1698); Donato Samueli, di Liano (24 gennaio 1695 - 1705); Benedetto Polotti, di S. Pietro di Liano di Volciano (3 marzo 1706 - rinuncia il 28 aprile 1742); Giovanni Andrea Riccobelli, di Bione (22 ottobre 1742 - 30 gennaio 1760); Carlo Baronio, di Vobarno (22 marzo 1762 - 22 settembre 1785); Giovanni Battista Brescianini (1 maggio 1786 - 1810); Giovanni Santini, di Soprazzocco (13 marzo 1811); Carlo Erculiani, di Toscolano (20 aprile 1837 - 24 ottobre 1851); Giacomo Amadei, di Bedizzole (30 ottobre 1852 - 1857); Felice Magri, di Bogliaco (29 ottobre 1857 - 1876); Giovanni Brunori, di Tremosine (26 gennaio 1876 - 1878); Domenico Triboldi (16 dicembre 1878 - 1883); Santo Antomelli, di Mazzano (5 febbraio 1884 - 1896); Giulio Samueli, di Gargnano (21 giugno 1896 - febbraio 1909); Fermo Assoni, di Nigoline (2 luglio 1909 - 1925); Bernardo Almici, di Zone (22 gennaio 1926 - 30 dicembre 1939); Giuseppe Guarnieri, di Remedello Sopra (21 marzo 1940 - 1 ottobre 1947); Valerio Polotti, di Lumezzane (19 maggio 1948 - 29 settembre 1963); Franco Della Torre, di Pralboino (11 aprile 1964 - 30 giugno 1971); Ottorino Castellini, di Maderno (1 luglio 1971 - 1979); Roberto Zappa, di Nave (1982).