NASSINO, Nassini o Nasini

NASSINO, Nassini o Nasini

Antica famiglia che il cronista Pandolfo fa addirittura venire «de Constanapoli (Costantinopoli?) de Romania, et lo principio fo del suo habitar a S. Vizilio, loco Bressano, et trovasi uno epitaphio, et visto per mi Pandolfo f. qm. dn. Iacobo Nassino, qual dise le litere a questo modo: D - M -/ P - NASSINVS P - F - NAXIVS / C - HELVIDIAE - C - F - / PVDENTILLAE / CONIVGI / SANCTISSIMAE». Il cronista non andò oltre, lasciando nel suo manoscritto una pagina in bianco, ripromettendosi forse di completarla con altre notizie. A parte l'epigrafe chiaramente apocrifa, altri hanno fatto derivare la famiglia dalla Romagna. I Nassini non figurano nella Matricola malatestiana del 1406, ma sono fra i firmatari del patto di unione con Venezia del 1426. Baldassare Nassino, peraltro, fu decapitato, quale partigiano dei Visconti, l'8 agosto 1440. Ebbero beni a Cailina, Villa Cogozzo, S. Vigilio e Concesio dove rimangono alcune propaggini di condizione borghese. Un Emiliano di Bertolino inscritto a Brescia negli estimi del 1430 come abitante nella parrocchia di S. Faustino era già morto nel 1434 e lasciò quattro figli Giorgio, Apollonio, Giovanni e Pasino, che ebbero tutti discendenza. Giovanni di Emiliano (già morto nel 1442) fu padre del notaio Nassino Nassini (1418 c.- 6 agosto 1498) che occupò dal 1463 fino alla morte l'ufficio lucroso di Cancelliere della città, e fu più volte mandato ambasciatore a Venezia per trattare col Doge e il Senato affari molto importanti. Nella votazione del giorno 8 gennaio 1469 veniva sospeso dall'ufficio, ma riammesso due mesi dopo. Nassino fu padre del dott. Lodovico, giureconsulto che estese le sue possidenze a Sarezzo e si portò ad abitare nella Quadra I di S. Giovanni, cioè nella parrocchia di S. Lorenzo; Lodovico era già morto nel 1517. Secondo Paolo Guerrini la sua tomba doveva esistere nella chiesa o nel chiostro di S. Apollonio sui Ronchi e poi traslocata nella nuova chiesa di S. Giuseppe, dove gli fu eretta nel 1540 una nuova tomba con un'iscrizione dei figli Gerolamo e Giovanni Paolo. Forse fu figlio di Lodovico anche don Francesco presente nel luglio 1512 a Iseo fra i fuorusciti fedeli a Venezia. Dei due figli avuti dalla moglie Violante (n. 1472 vedova dopo il 1533) il primogenito Gerolamo (1493-1565) non lasciò discendenza, sebbene avesse avuto due mogli, Paola Fisogni e Felicita Calini di Alessandro; il secondogenito Giov. Paolo (n. 1495-1568 c.) dalla nob. Susanna di Giovanni Sala ebbe sei maschi e cinque femmine, estendeva le sue possidenze a Borgo Poncarale (la Nassina) e comperava una nuova casa in via Larga (oggi via Gramsci), dove la sua discendenza si estingueva, dopo due generazioni, nelle 13 figlie di Ettore qd. Lodovico, suo abbiatico, e nell'unica figlia Vittoria di Giorgio qd. Luzio, altro suo abbiatico. Il patrimonio di questa famiglia passò per matrimoni alle nobili famiglie Uggeri, Lana, Barbisoni e Martinengo. Una «Cà de Hector Nasì» è segnalata a Mompiano alla fine del sec. XVI. Gabriella, figlia di Ettore, sposava il nobile Pietro Francesco Uggeri, già ricchissimo, portandogli in dote casa Calini di Mompiano e 25 piò a Cogozzo. Ad un altro ramo appartenne il cronista Pandolfo. Suo bisnonno, Antonio, era stato seguace di Pandolfo Malatesta signore di Brescia che lo mandò con altri gentiluomini ambasciatore a Rimini guadagnandosi l'investitura di un ufficio. Il Malatesta tenne a battesimo il primogenito di Antonio che ebbe nome Pandolfo (v.). Dal figlio di questo, Giacomo Nassino, nacque il cronista che ebbe pure, come il nonno, il nome di Pandolfo (v.). Giacomo abitava in contrada degli Averoldi o di Monzie (oggi via Marsala), fu vicario a Gavardo, sposò Isabella Caetani. Oltre a Pandolfo ebbe altri figli fra i quali Luigi e Vincenzo, che si adoperarono assieme al padre per riscattare il fratello Pandolfo catturato dal capitano Francesco Saint-Dieu. I Nassino furono vicari oltre che a Gavardo, a Pontevico, Quinzano, Orzinuovi. Altri furono notai come il dott. Emiliano Nassino di Nuvolera (atti rogati tra il 1573 e il 1583). Agli inizi del sec. XVI si distinsero i fratelli Gerolamo e Giovanni Paolo. Un loro servo nel 1527 uccise il conte Luigi Martinengo della Motella. Tra i Nassini vi furono eminenti religiosi. Alfonso Nassini fu per quarant'anni, dal 1565, abate del monastero di Lograto; Giulio Cesare Nassini fu abate nel 1577 della abbazia olivetana di Rodengo, seguito dal nipote Pio Nassini (v.) abate nel 1603, 1608, 1614, 1627. I nobili Nassino si estinsero nel sec. XIX con Giovanni Battista e Pietro qd. Angelo. Famiglie Nassini vivono ancora a Concesio, S. Vigilio, ecc. Stemma: «D'azzurro, al giglio coronato d'oro», oppure «Troncato: nel capo d'azzurro a un giglio d'oro, ed in punta partito, di verde al giglio d'oro, e d'argento, al giglio di verde».