NASSA Paratico

NASSA Paratico

Nassa fu una sassaia o diga con la quale i pescatori lasciano un solo piccolo varco dove collocano la rete per prendere il pesce. Nel sec. XIV la nassa venne trasformata in un'opera stabile consolidata con palificate e manufatti e sostituendo la rete con gabbia di legno e ferro. La Nassa Paratico sorgeva sulla sponda sinistra dell'Oglio all'uscita del lago d'Iseo, mentre su quella di destra, per concessione, dalla metà circa del secolo XVI, venne costruita una diga o nassa per la derivazione dell'acqua che, alimentando il mulino Alessandri, venne chiamata Diga Alessandri. La Nassa Paratico animava una fucina e un molino, in località Fusia a Rivatica. La Nassa e forse l'officina appartenevano già nel 1298, per metà, a Giovanni Goici di Capriolo e per l'altra metà a Pietro della Corte. Dalla Nassa venne derivata la grandiosa roggia denominata Fusia (v.). A causa della sopraelevazione del lago in occasione di piene con conseguenti pericoli nel 1669-1670 la Nassa venne in parte distrutta dalla Repubblica veneta, per allargare la bocca dell'Oglio da 9,5 m a 33 metri. In seguito nel 1680, la terminazione Donato regolò il flusso delle acque. Provocando pericolose alluvioni, allagamenti e danni, di varia natura, gli ingombri dello sbocco del lago mossero i rivieraschi a chiedere provvedimenti. Essi ottennero con decreto della Delegazione Provinciale in data 10 maggio 1859 di poter costituire un particolare comprensorio che regolasse il flusso delle acque. Ma l'anno seguente, poiché il lago era salito ad un'altezza minacciosa, una turba di persone esasperate si portò a Sarnico e fece saltare con la dinamite la Nassa Paratico. In seguito avendo il Comprensorio acquistato i diritti del molino Alessandri nel 1884, distrussero anche la diga che serviva il molino benché fosse stata dichiarata legittima nel 1680. Contro tali interventi insorsero, com'era naturale, gli utenti dell'Oglio inferiore i quali si vedevano così esposti a piene improvvise e pericolose ed a magre lunghe e dannosissime per l'industria e per l'agricoltura e con tutti i mezzi protestarono contro la manomissione dello stato di fatto, reclamando il ripristino della nassa e della diga distrutte. Diversi tecnici, idraulici valenti si occuparono seriamente della cosa, fra i quali il Lombardini verso la metà del secolo scorso e, più recentemente, gli ingegneri Ravelli e T. Bresciani e fu anche tentato un accordo in base ad un progetto di quest'ultimo. Solo nel maggio del 1903 il Ministero comunicò agli interessati le sue idee in proposito colle quali, pur riconoscendo indebitamente distrutte la nassa e la diga, non credeva possibile la loro ricostruzione e riteneva invece dovesse approntarsi un progetto per l'impianto di opere provvisorie mobili da sostituirsi alle opere distrutte. Contro questo provvedimento ricorsero gli utenti inferiori nel luglio 1903 alla IV Sezione del Consiglio di Stato sostenendo che tanto la nassa Paratico quanto la diga Alessandri, essendo opere legalmente stabilite nell'interesse del buon regime delle acque, dovevano essere conservate nelle condizioni prescritte dalle terminazioni Donato; che in seguito alla loro distruzione il Ministero, mentre la riconosceva arbitraria, non aveva da parte sua provveduto in altro modo ad imporre opere che ne tenessero luogo. E domandavano o la ricostruzione della nassa e della diga, oppure che si ordinasse la immediata compilazione di un progetto di opere che potessero sostituirle. A questo ricorso si oppose il Consorzio del lago risollevando completamente tutte le questioni di fatto e di diritto riguardanti questa secolare controversia. La questione rimase sospesa dal 1903 al 1908 quando, la V Sezione del Consiglio di Stato, pur respingendo il ricorso degli utenti inferiori, stabilì che le opere mobili da eseguire in base al progetto debitamente approvato, avessero carattere definitivo e non provvisorio e che fosse fissato al Consorzio un termine perentorio per la compilazione e la pubblicazione del progetto, diffidandolo che in caso di inadempimento, il progetto sarebbe stato compilato d'ufficio a spese del Consorzio. Però mentre le discussioni tecnico-legali continuavano e sembrava non promettessero una sollecita soluzione, le magre dell'Oglio inferiore continuavano, malgrado che annualmente si provvedesse con cavalletti provvisori, cosicché gli industriali e rappresentanti delle numerose rogge d'irrigazione che traggono vita dall'Oglio inferiore si riunirono e fecero compilare all'ing. Bresciani un progetto di costruzione di una diga mobile all'emissario del lago. Questo progetto fu presentato al Governo, in rappresentanza di tutti, dal senatore Vigoni, presidente della Società Italiana dei Cementi e delle calci idrauliche in Bergamo. In tal modo essi, ai quali tanto premeva che si procedesse in qualche modo alla regolazione delle acque, toglievano di mezzo una delle difficoltà, la compilazione del progetto, assumendosela integralmente, ed assoggettandosi anche ad eseguire le opere. Si era dunque alla fase risolutiva. Con decreto 29 luglio 1908 fu provveduto alla pubblicazione della richiesta Vigoni, e il 22 settembre 1908 fu effettuato il sopralluogo. In questo sopralluogo furono sollevate al progetto Bresciani parecchie opposizioni. Per primo si opponeva il Consorzio del lago a mezzo dell'ing. Zuccoli, non ritenendo sufficientemente garantiti gli interessi dei rivieraschi ed insistendo nella necessità di abbassare maggiormente la soglia dell'emissario e sgombrare l'alveo dell'Oglio dai depositi del torrente Guerna. Si opponeva inoltre il Comune di Iseo a mezzo dell'ing. Dabbeni il quale con uno studio accurato e diligente sostenne che la soglia dell'emissario era troppo elevata, che la pendenza del fiume sottostante veniva ad essere molto minore di quello che era all'epoca delle terminazioni Donato, che la luce libera della traversa era insufficiente, che l'invaso era troppo forte; e quindi le opere, come erano progettate dall'ing. Bresciani,


modificavano il regime del lago a danno dei rivieraschi. Arrivava però alla conclusione che nella migliore ipotesi potesse ammettersi un invaso fino a m 0,60 sullo zero dell'idrometro di Sarnico. Il Consorzio dei comuni per l'irrigazione del territori cremonese fece anch'esso delle riserve sul modo di regolazione delle acque e la Società esercente la ferrovia Iseo-Edolo fece pure riserve sugli eventuali pericoli che poteva correre la ferrovia e specialmente il piazzale di Pisogne in caso di piena. L'ing. Antonio Torresani, capo del Genio Civile locale, si prese a cuore seriamente questa grave questione che tanto interessava la riviera del Sebino, molti importantissimi stabilimenti ed un immenso territorio agricolo della provincia, e con un accurato e profondo studio, anche nei riguardi della navigazione, sia dei precedenti sia degli ultimi progetti, sia delle questioni tecniche ed idrauliche inerenti, sia anche delle opposizioni sollevate dalle diverse parti, propose una soluzione che il Ministero, sentito il parere favorevole del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, approvò. In base alle proposte del Genio Civile, all'emissario del lago si costruì una diga mobile provvisoria lunga m 60, tipo Poire a palconcelli di legno. Per mezzo di essa si poté elevare l'acqua del lago fino a cm 60 sullo zero dell'Idrometro di Sarnico, salvo sopraelevarla a cm 80 qualora dall'esperienza venisse dimostrata la innocuità di un maggiore invaso. In tal modo si poté ottenere che la portata dell'Oglio inferiore, anche nelle massime magre, non si abbassasse troppo, venendo a sopperire alla sua deficienza l'acqua invasata con la sopraelevazione del lago durante le piene. Dalla Nassa ha preso il nome nel comune di Paratico un complesso edilizio di oltre 16 mila metri quadri al centro di vivaci polemiche nel 1984.