NAPOLEONE III

NAPOLEONE III

(Parigi, 1808 - Chislehurst, Inghilterra, 1873). Carlo Luigi Napoleone. Di Luigi e di Ortensia Beauharnais. Imperatore dei francesi dal 1852. Probabilmente conobbe più ampiamente Brescia da Giovanni Battista Cavallini, un patriota bresciano in esilio, frequentando a Zurigo la sua scuola di scherma. Nella campagna di Italia trovò grande appoggiò nel conte Ercole Oldofredi Tadini che, direttore delle ferrovie piemontesi transalpine, aveva assecondato i disegni di Cavour circa l'alleanza francese. Entrato in provincia di Brescia il 17 giugno, sorpassato Chiari si fermò con il suo Quartiere generale a Travagliato, ospite in casa Cadeo, che era già stata dei Martinengo Cesaresco. La sera dello stesso giorno, come ricordano due lapidi poste sotto il portico del Municipio, venne raggiunto da Castegnato, da Vittorio Emanuele II con il quale certo discusse della strategia da adottare contro l'esercito austriaco. Il giorno appresso, 18 giugno, l'imperatore venne accolto a porta S. Nazaro da Vittorio Emanuele II, attraversò con lui la città per fermarsi in contrada Offelin del pesce (oggi via Marsala) ospite nel palazzo dei conti Fenaroli-Avogadro, che già aveva ospitato Napoleone I. Il giorno appresso (19) domenica, ascoltò messa alle Grazie, trovandosi poi a mezzogiorno con il re d'Italia a palazzo Valotti in contrada S. Barnaba (oggi corso Magenta, 20) incamminatosi a piedi verso il Castello, accompagnato dal re che lo ebbe a raggiungere, lo visitò, interessandosi soprattutto agli spalti, chiedendo soprattutto, al maggiore Chinca, notizie sulle fabbriche d'armi bresciane. Il 21 giugno partì verso mezzogiorno da Brescia e di passaggio sul corso del Teatro (oggi Zanardelli) venne colto dall'obiettivo di uno dei primi fotografi bresciani, Giuseppe Allegri. Nel pomeriggio e la notte si fermò a Castenedolo in casa Filippini (oggi Fanti). Raggiunto il 22 da Vittorio Emanuele, assistette al passaggio delle ultime sue truppe verso Montichiari, che egli raggiungeva la sera del 22 giugno. A Montichiari era ospite nella villa di Achille Bonoris, (ora dell'Istituto Maria Immacolata). Il 23 festa del Corpus Domini assistette in Duomo alla messa, il Municipio gli presentò i resti del monumento eretto nel 1805 per ricordare la battaglia di Castiglione e semidistrutto nel 1818. Si incontrò poi a Lonato con Vittorio Emanuele II, osservando dalle alture lo schieramento dei due eserciti. Fecero colazione assieme a casa Zambelli, poi Napoleone III tornò a Montichiari dove verso sera venne raggiunto dal re d'Italia, preoccupato di grossi nuovi movimenti di truppe segnalati dagli avamposti piemontesi, senza che l'imperatore vi facesse molto caso. Il mattino seguente, mentre l'imperatore assisteva, prestissimo, nel Duomo di Montichiari, alle esequie del suo generale aiutante di campo De Cotte, morto di sincope, venne avvertito che le sue truppe erano dalle ore quattro, da Solferino fino a Medole impegnate in battaglia da quelle austriache. Alle ore 7 lasciava Montichiari e raggiungeva in vettura Castiglione. Salito a cavallo sul Monte Fenile, dopo avere con un potente cannocchiale esplorato la zona, decise di dirigersi verso Solferino, ponendosi ben in vista delle sue truppe già impegnate, seguendo e dirigendo sotto l'acqua e un fortissimo temporale la battaglia fino alle ore 20 coronata come egli stesso scrisse a re Vittorio da un «vero successo». Lasciato il campo a sera tardi, Napoleone III si ritirava a Cavriana nella villa Pastore, trasferendosi poi a Volta Mantovana e a Valeggio nella villa Maffei (poi Sigurtà), ritornando nel bresciano solo il 13 luglio per una sosta a Rivoltella in villa Brunati e il 14 luglio a Desenzano dove presenziò al varo di una scialuppa cannoniera. Ritornato in Francia, non dimenticò Brescia dove, nel febbraio 1861 inviò l'architetto Viette, perché eseguisse un modello del palazzo della Loggia che avrebbe voluto riprodurre a Parigi. Volle anche una copia della «Vittoria». Consiglio, interpellato, assentì e per rendere più solenne il dono, deliberò che, eseguita la copia per l'Imperatore, la forma avesse ad essere distrutta. Ci fu chi prontamente sostenne che, se si consentiva a dare una copia della «Vittoria» a Napoleone III, altra se ne dovesse eseguire per Vittorio Emanuele II. Intervenne nella polemica anche la Commissione conservatrice del Museo, allora composta dal conte Luigi Lechi, da Pietro Zambelli e da Pietro Vergine, che ricordò il divieto di eseguire calchi. A scorno delle polemiche, l'opera, eseguita dal Pierotti, riuscì perfetta e venne posta sullo scalone del Louvre. Napoleone espresse la sua riconoscenza donando alla città due preziosi vasi di Sèvres che adornano ora la sala ovale dell'Ateneo di Brescia.