NAPOLEONE I, Bonaparte

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NAPOLEONE I, Bonaparte

(Ajaccio, Corsica, 1769 - Sant'Elena, 1821). Imperatore dei francesi, re d'Italia. Conobbe Brescia durante la campagna di Italia, e precisamente il 27 maggio 1796, questo dopo una breve sosta a Ospitaletto. Arrivò in città, in «tiro a quattro» proveniente da Crema. Entrato per la porta di S. Nazaro, si fermò in piazza Duomo. Avendo chiesto di alloggiare il più vicino possibile alle sue truppe accampate fra le porte di S. Nazaro e Torrelunga, l'abate Mauro Soldo gli cedette il suo appartamento nel Monastero di S. Eufemia. Si fermò a Brescia due giorni, dettando dispacci. Alcuni bresciani fra i quali i fratell Olini ottennero subito di essere incorporati nelle truppe francesi. Alle ore 10 del giorno seguente con il suo stato maggiore raggiunse il Broletto e fece visita al capitano vice podestà veneto Alvise Mocenigo, che gli offrì un sontuoso ricevimento. Il 29 emanò un proclama (che verrà chiamato il «manifesto di Brescia») con il quale, pur con parole di «rispetto» «confidenza» «amicizia» lanciò l'ultima sfida alla decrepita Repubblica veneta. Dopo l'occupazione di Verona, la sconfitta degli austriaci sul Mincio, iniziato l'assedio a Mantova, dove si era concentrato il grosso dell'esercito austriaco, il 5 giugno ritornò a Brescia, dove concluse in S. Eufemia, con il principe Pignatelli di Belma, un armistizio con il re di Napoli. Lasciati ordini severi di perquisizioni, ripartì per il campo e fu a Bologna per trattative con il legato pontificio e a Firenze in visita al granduca. Tornato a Brescia ai primi di luglio se ne partiva il giorno 11 per ritornare con Murat e lo stato maggiore il 16 luglio, fermandosi all'albergo Gambero per conferire con le autorità venete e specialmente con il provveditore Battaggia. Il 25 luglio veniva raggiunto in Brescia dalla moglie Giuseppina Beauharnais, con la quale si alloggiò a palazzo Fenaroli (oggi Bettoni, in via Marsala). Si fermò tre giorni, visitando ospedali, assistendo a spettacoli e partecipando il 28 con Giuseppina, il fratello Giuseppe e Murat ad una serata di ballo in Broletto. Ricevette anche il legato pontificio card. Mattei, che confinò nel Monastero di S. Faustino. Giuseppina fece passeggiate in carrozza con la contessa Barbara Fenaroli e talvolta con il marito. Nuove minacce austriache lo costrinsero il 28 luglio a riprendere le azioni di guerra, mentre il 30 luglio Brescia veniva occupata dagli austriaci. Nel frattempo Napoleone si era spostato a Lonato.


Il 30 luglio, mentre si trovava assieme ai suoi ufficiali a Lonato con una esigua guardia, giunse la notizia dell'arrivo in paese di una divisione austriaca. Napoleone non si perse d'animo e all'ufficiale austriaco che gli intimava la resa fece intravvedere la presenza vicino a Lonato di tutto l'esercito francese, minacciando la cattura della divisione austriaca, che si ritirò subito. Il 31 luglio era a Desenzano da dove diresse la rioccupazione di Salò e di Brescia. L'1 agosto batteva gli austriaci a Lonato e si racconta che trovandosi sul monte Rova, presso il fienile Bariselli a dirigere le operazioni militari, avvertito del sopraggiungere di un centinaio di austriaci, venne nascosto da certo Pezzotti sotto un mucchio di fieno e sterpaglie, sfuggendo alla cattura.


Raggiunta il 2 agosto Brescia il giorno appresso si portò a Castenedolo, in casa Ruspini-Guidetti (ora Boschi). Scritte alcune lettere, ripartì per Lonato, ritornando la sera a Castenedolo. Il 4 agosto ripartì per Castiglione dove il giorno dopo batteva di nuovo e definitivamente gli austriaci. Dopo la battaglia di Castiglione (5 agosto 1796), durante il viaggio da Verona a Mantova, lo spettacolo dei morti e dei feriti sconvolse talmente Giuseppina che pregò il marito di deviare su Brescia. Ma quando la carrozza giunse a Ponte S. Marco, Napoleone venne informato che nei pressi di Nuvolento bivaccava il grosso dell'esercito austriaco del gen. Würmser e fu costretto a riportare Giuseppina in lagrime a Mantova. Il generale avrebbe esclamato «Würmser pagherà molto care queste lagrime». Nei giorni seguenti si spinse fino a Storo dove il 15 agosto visitò le truppe francesi. Di ritorno dopo essere passato per Brescia si fermò un giorno a Salò per visitare i feriti e palazzo Martinengo che era stato al centro di una strenua resistenza delle truppe francesi. Il 31 agosto e l'1 settembre 1796 fu a Desenzano. Fu di nuovo a Brescia il 6 ottobre mentre nel novembre 1796 si sarebbe fermato a Desenzano in casa del dottore Daniele Parini, dove la tradizione vuole che abbia, con il suo stato maggiore, studiato il piano della battaglia di Rivoli del 14 dicembre 1796. Sull'architrave dell'alcova, al primo piano della casa, sotto una decorazione in legno con medaglioni raffiguranti Napoleone, di bandiere, simboli e sotto la corona imperiale coll'aquila che sormonta la decorazione, sta la scritta: «Ici il réposà. Nov. 1796». Ritornò a Brescia per breve spazio di tempo il 17 maggio 1797 e di nuovo l'11 giugno 1805, dopo l'incoronazione, a Milano, di re d'Italia. Proveniente da Cremona fece il suo ingresso a Forca di Cane (via Cremona) o brolo del Vescovo dove venne eretto un grande padiglione, mentre rimase inutilizzato per il cambiamento di percorso l'arco eretto dai commercianti a porta S. Giovanni con statue ed emblemi napoleonici. Al presidente della Municipalità, Luigi Pitossi, che, con un breve saluto, gli aveva consegnato le chiavi d'argento della città, disse: «...rimetto volentieri ancora nelle vostre mani le chiavi che mi presentate, persuaso essendo che saranno ben custodite». Dopo queste brevi parole dell'imperatore, il corteo si rimise in moto. Ancora nella mattinata ricevette le autorità poi, dopo colazione, tutti i parroci del dipartimento. Più movimentato e divertente il ricevimento degli amministratori dei comuni della provincia; un diarista non poté far a meno di notare «le figure ridicole dei paesani in sciarpa tricolore». In piazza Loggia vide l'alta colonna eretta in suo onore sormontata da una statua che lo raffigurava e con agli angoli della base, assieme a epigrafi e trofei, le raffigurazioni dei fiumi Oglio, Chiese, Mella e Garza. Ebbe ospitalità ancora una volta in casa Fenaroli. Visitò poi la città. Il mattino appresso alle ore 4,30 era già sulla strada di Rezzato per visitarvi il parco d'artiglieria. Nel pomeriggio, sbrigate molte pratiche, fu a teatro e il giorno 3 alle ore 3,30, preso congedo dai Fenaroli, partì per Montirone dove fu ospite dei conti Lechi. Rimontato dopo una breve sosta, in carrozza raggiunse la brughiera di Montichiari, dove rimase per nove ore a cavallo assistendo alla rivista delle truppe. Tornato in serata a Montirone vi si trattenne fino al mattino del 15 partendo poi alla volta di Lonato, Peschiera e Verona. Fu di nuovo a Brescia con grande seguito il 26 novembre 1807 durante il viaggio da Milano a Venezia. A Brescia firmò il decreto di convocazione straordinaria per il 10 dicembre a Milano dei tre collegi elettorali del Regno. Il giorno dopo passò in rivista la divisione dei «Dragoni» partendo poi per Verona. Ripassò poi da Brescia ai primi di dicembre di nuovo ospite assieme al figliastro Eugenio di Beauharnais viceré di Italia e del suo gran maggiordomo, conte Giuseppe Fenaroli.


Nel 1808 Napoleone volle una pianta della villa romana di Desenzano, che iniziata dal gen. Lacome di S. Michel venne completata dal maggiore del genio civile Menelli; il 3 maggio 1808, a pochi giorni del decreto di soppressione di congregazioni religiose, gli venne dedicata dai professori del liceo della città. Nel 1810 il tipografo Bettoni stampava un panegirico di Napoleone. Con decreto del 9 gennaio 1813 Napoleone cambiava lo stemma di Brescia introducendovi in luogo del leone rampante adottato dalla Municipalità il 6 luglio 1805, un leopardo rosso in campo d'argento e scrivendo in proposito: «La buona città di Brescia porta d'argento al leopardo illeonito di rosso colla coda rivoltata terminata dal capo di verde colla lettera N d'oro posta sul cuore e accostata da 3 rose a 6 foglie del medesimo. Cimato dalla corona murale a sette merli d'oro, sormontato dell'aquila nascente al naturale, tenente fra gli artigli un caduceo d'oro in fascia, il tutto accompagnato da due festoni intrecciati di oro e di quercia dell'ultimo diviso tra i due fianchi ricongiunti e pendenti dalla punta». Gli ultimi contatti con bresciani l'imperatore li ebbe nella primavera del 1815, quando, reduce dall'isola d'Elba,l incontrò su sua richiesta alle Tuileries p. Maurizio Malvestiti, aio dei figli del fratello Luciano Bonaparte principe di Canino. Parlò di Brescia come «la mia buona città», ne definì bravi gli abitanti e si vantò di averne «formato lo spirito». Ebbe inoltre parole di grande lode per Pio VII, ripromettendosi di «riconoscere tutti i suoi diritti». Napoleone ebbe accesi sostenitori bresciani fra i quali oltre ai generali Giuseppe, Teodoro, Angelo Lechi e a loro fratello Luigi, anche Giuseppe Fenaroli, i Chizzola, il col. Pietro Foresti, il conte Ettore Martinengo, il col. Francesco Gambara, Cesare Bargnani, Lucrezio Longo, il Beccalossi, Antonio Sabatti, Carlo Arici, il Fé, Carlo Antonio Gambara, Antonio e Rutilio Calini, Silvio Moretti, i Mazzuchelli, i fratelli Olini, Cherubino Francinetti e molti altri. Molti egli decorò delle insegne della Corona d'Italia. Apprezzamenti particolari espresse anche per il vicario capitolare mons. Angelo Stefani che pur l'aveva affrontato con energia. Rimase talmente colpito dalla sua saggezza e prontezza, da augurarsi di poterlo nominare vescovo. Dei bresciani ebbe più volte ad affermare «sono miei di cuore». Ma ebbe anche a Brescia nemici e detrattori fra i quali, in prima fila il lonatese Vittorio Bazzoni. Avversario fu anche il conte Carlo Roncalli che tuttavia nel 1804 cambiò l'asprezza dei suoi attacchi antifrancesi in ossequiosi e leziosi versi di esagerata adulazione espressa anche in epigrammi. Cortigianeria verso Napoleone venne espressa soprattutto nel giugno 1805 in un concorso internazionale bandito dal Consiglio Generale del dipartimento del Mella. Ancora vivo, venne eretto in suo onore nella brughiera di Montichiari un monumento a ricordo delle prime battaglie combattute nel bresciano (v. Montichiari). A Brescia finì anche un cimelio napoleonico. Una ciocca di capelli raccolta in una teca d'oro con il ritratto dell'imperatore pervenne nelle mani del conte Gerolamo Fenaroli e alla morte, da questi, in seguito ad asta, alla famiglia dell'orefice Frugoni. Nella teca una scrittura suggerisce: «Capelli di Napoleone tagliatigli nel 1811 dalla sorella Paolina e da questa regalati alla signora Lavretti Parra». Dalla signora Lavretti di Pisa, la «reliquia» passò ad una erede che appunto la donò al conte Fenaroli. Nel gennaio 1910 moriva a Brescia a 86 anni, investita dal tram una certa Angela Destrèe, figlia di un cuoco di Napoleone e ospite in Casa di Dio. Nel maggio 1978 vennero riprese a Brescia le scene di un film dal titolo: «Giuseppina o la commedia delle ambizioni» regista Robert Mazayer.


In occasione della visita dell'Imperatore lo stesso 11 giugno 1805 il Consiglio Generale del Dipartimento del Mella bandiva un concorso internazionale per raccogliere un lavoro letterario.«[...]degno dell'immortalità delle gesta ammirabili di Napoleone I imperatore dei francesi e re d'Italia». Il premio fissato fu di mille zecchini. Ma il concorso abortì per il ridotto numero di concorrenti (quattro soltanto, fra i quali l'avv. Giammaria Febbrari) per la povertà di contributi e per la contrarietà da parte dello stesso imperatore, che ebbe a dichiarare che «la storia de Sovrani deve pubblicarsi dopo la loro morte».