MUZZARELLI Alberto Filippo

MUZZARELLI Alberto Filippo

(Brescia, 3 ottobre 1779 - Venezia, 15 aprile 1858). Quarto figlio di Giovanni e di Caterina Fontana. Educato dai Domenicani, si appassionò presto alle scienze. A 18 anni, il 16 ottobre 1797, ottenne dalla commissione centrale di Sanità costituita dal governo provvisorio della Repubblica bresciana l'abilitazione di esercitare la professione di chirurgo e con tale titolo entrò al servizio della milizia costituita dal governo. Si laureò poi brillantemente a Pavia. Dopo aver servito per qualche tempo nell'ospedale militare, seguì la legione comandata da Giuseppe Lechi quasi tutta formata da bresciani, con la quale fu nel Tirolo, in Romagna e nel Napoletano, distinguendosi in tal modo che nel 1805 il principe di Beauharnais, vicerè d'Italia, lo promosse chirurgo maggiore della Guardia reale italiana. Seguì poi l'esercito napoleonico a Ulma, Austerlitz, Jena, Lubecca e Friedland benvoluto dal grande chirurgo Larrey. Nel 1808 fu in Spagna con il IV reggimento di linea partecipando all'assalto di Stransulda, a Tortosa e all'assedio di Tarragona, dimostrando tanta capacità professionale e zelo da essere nominato cavaliere della Corona ferrea. Tornato in Italia il ministro della guerra Fontanelli lo nominava «medico ispettore degli spedali e delle ambulanze». Con tale titolo seguiva le truppe del gen. Pino in Russia rimanendo ferito sulla Beresina. Partecipò poi alla grande ritirata. Nel 1813 ebbe la legion d'onore e nel 1815 la medaglia di S. Elena. Caduto Napoleone, entrò nell'esercito austriaco, addetto al reggimento Wimpfen che seguì in Dalmazia e specialmente nel Montenegro dove lottò contro un'epidemia di tifo. Fu poi nel 1818 medico militare a Ragusa e nel 1833 a Klagenfurt, dove sposò Giuseppina Strusmann dalla quale ebbe tre figli. Infine fu medico dello stato maggiore di stanza a Venezia e medico ispettore della Marina da guerra austriaca. Conoscitore di cinque lingue, nel 1829 curava ed annotava per l'editore Locatelli di Venezia il «Trattato di polizia medico-militare» del prof. Giovanni Nepomuceno Isfordioen. Alcuni colleghi medici gli dedicarono in segno di stima propri scritti. Per le simpatie espresse per la rivoluzione del 1848 venne poi privato di decorazioni, titoli e pensioni.