MUTTI Adolfo

MUTTI Adolfo

(Brescia, 16 gennaio 1893 - 29 aprile 1980). Studiò dapprima presso la Scuola Moretto e frequentò lo studio di Arturo Castelli. Nel 1911, a 18 anni, si presentò dietro insistenti pressioni di amici, al concorso per il Legato Brozzoni e vinse il premio di primo grado con due nudi e lo studio di una testa, ritenuti notevolissimi per sicurezza di disegno, impasto di colore, per cui vennero in lui riscontrate qualità non comuni. Il Legato gli permise di frequentare per tre anni l'Accademia Carrara di Bergamo, dove ebbe per maestro Ponziano Loverini. Dopo la guerra, vinto nuovamente il Brozzoni, riprese a studiare pittura e dopo intenso lavoro, affrontò nel dicembre 1927 per la prima volta il pubblico e la critica, partecipando alla I Triennale Bresciana e soprattutto nel febbraio 1928 con una mostra personale alla Bottega d'arte, ottenendo un buon successo. Nel marzo dello stesso anno veniva ammesso con Vecchia e lo scultore Botta alla XVI Biennale di Venezia; nell'aprile era presente alla Galleria decorativa di Bergamo. Nel 1930 partecipava di nuovo alla Biennale, tornando con nuova personale a Brescia nel gennaio 1932 alla Galleria Campana, nel luglio 1933 alla Galleria Bravo e nel marzo 1935 di nuovo alla Campana, mentre non mancava alle mostre sindacali (come quella regionale lombarda dell'aprile 1933 e quelle del 1934 e 1938), a mostre di Torino, Milano, Firenze. Si dedicò anche alla pittura sacra. Nel 1924 dipingeva un S. Stefano nella cappella di Villa Pace a Brescia. Nel 1931 riproduceva per la Basilica di S. Faustino le stazioni della Via Crucis, dipinte dal Tiepolo per la chiesa dei Frari di Venezia. Nel 1934 eseguiva ad olio per la chiesa del noviziato delle Ancelle della Carità sui Ronchi «La Madonna delle grazie» e «S. Francesco di Paola». Ma presto volle rientrare nel silenzio partecipando solo ad alcune poche collettive, tornando con una personale solo nel 1964 alla Galleria A.A.B. Nel 1966 partecipava alla mostra dei «Sette pittori della realtà». Ultime mostre della sua vita operosa, ma anche nascosta, furono quelle del settembre 1976 alla Galleria S. Gaspare, quella alla Galleria A.A.B. del 5-17 novembre 1977. A cinque giorni dalla sua morte una mostra venne organizzata nella scuola di viale Piave, mostre si tennero nel novembre 1983 alla Galleria S. Gaspare e nel marzo 1990 alla Galleria A.A.B. Negli Anni Trenta era stato collaboratore di giornali e periodici locali. Sue opere sono in Gallerie pubbliche (Pinacoteche di Brescia e di Milano) e case private nelle quali vi sono anche ritratti fra cui quelli del dott. Giorgio Nicodemi, del co. Teodoro Lechi, del notaio Bonicelli, del sig. Felino Micheletti e della moglie Ernesta, ecc. Un centinaio di opere sono state raccolte dal figlio arch. Giacomo Mutti. Attilio Mazza ha ricostruito due stagioni dell'attività pittorica del Mutti. «La prima è di pennellata più asciutta e sovrapposta, più tesa a dar corposa, lombarda tangibilità all'immagine; la seconda è di tocco più rapido e spezzato, di più fluida condensazione percettiva, di un lirismo che talvolta sbocca in cantabile sciolto e facile. La prima, la più grande stagione di Mutti, è quella troncata a metà degli Anni Trenta in risentito arricciamento (solo nel 1952 tornerà a esporre al Premio Brescia, ma la prima personale sarà solo nel 1964). È, soprattutto, la stagione dei ritratti, dove si possono ricercare riferimenti pittorici di non ristretta latitudine nel secondo Ottocento settentrionale, da echi luministici scapigliati... a domestico crepuscolarismo; in sede locale si risale soprattutto a Bertolotti ed a Filippini... Negli Anni Trenta si ha una particolare maniera abbozzata che punta meno sulla fusione cromatica e più su una tavolozza a tocchi rapidi, più spavalda, che cerca di trasmettere la vitalità del quadro, prima che della persona ritratta... Inseguirà sempre di più la fascinazione dell'istante, del transitorio variare delle luminosità atmosferiche (o cogliendo nei frequenti ritratti di bambini questa stessa schietta provvisorietà d'incanto)».