MUSSOLINI Benito

MUSSOLINI Benito

(Predappio, 1883 - Giulino di Mezzegra, 1945). Uomo politico. Esponente del Partito Socialista, interventista, fondatore del «Popolo d'Italia» e del Partito Nazionale Fascista, capo del governo dal 28 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, e fondatore della Repubblica Sociale Italiana. Conobbe Brescia nel settembre 1915 quando vi arrivò come arruolato nel VII reggimento bersaglieri. La sera si presentò all'albergo Due Leoni di corso Magenta, gestito dai Bosatta, dove chiese una stanza accontentandosi di una molto disagiata, e vivendovi per alcuni giorni, quasi sempre isolato, disciplinato, suscitando invece viva curiosità in caserma, data la sua fama di direttore del «Popolo d'Italia» e di interventista, dopo essere stato acceso socialista. Partì da Brescia il 10 settembre per raggiungere l'XI reggimento e partire per la prima linea. Per ricordare il breve soggiorno venne posta sulla caserma del VII Bersaglieri, nell'ottobre 1934, una lapide con la seguente epigrafe dettata da Angelo Canossi: «Di qui / dove già s'affrontarono a morte / l'ira dell'austriaco / e l'impeto delle Dieci Giornate / Benito Mussolini / addossatosi lo zaino del bersagliere / e il destino d'Italia / partiva robusto e sicuro per suprema contesa / e la decisiva vittoria. / Di qui / moveva il primo passo la marcia su Roma / Anno 1915». Più tardi, già caporal maggiore, soggiornò qualche tempo a Cisano nella grande villa trasformata in caserma. Passò da Brescia altre volte, fermandosi pochissimo tempo. Il 5 aprile 1921 ebbe a Gardone Riviera un importante colloquio con D'Annunzio, salutato da un gruppo di fascisti bresciani. Ai primi di settembre dello stesso anno fu presente al circuito automobilistico di Montichiari. La sera del giorno 3 aprile non avendo trovato alloggi a Brescia, accettò l'ospitalità a Iseo della famiglia Antonioli, visitando la sezione fascista dove rilasciò «alato messaggio». Per quell'occasione fu anche a Sirmione da dove scriveva, il 2 settembre 1921, dopo aver magnificato la penisola di voler serbare «per sempre nel seguito» della sua anima la nostalgia di una terra «così squisitamente italiana». Singolare il fatto raccontato nel numero dell'8 novembre 1925 sulla «Nuova Gazzetta» di Palazzolo da Gian Marco Vezzoli. Nel settembre 1922 mentre nel municipio di Palazzolo aveva luogo un ricevimento al segretario agli Interni Fumarola, Mussolini passò per Palazzolo «sulla sua automobile». Durante una «sosta forzata» il Vezzoli lo mise «al corrente del fatto», gli presentò alcuni fascisti e lo invitò «a fermarsi brevemente in paese». Ma Mussolini con una risposta «allegra, franca e simpatica» rispose «Vado sul Garda a respirare aria pura». Giunto ormai all'apice del potere, dopo che nel maggio 1924 la città e molte amministrazioni comunali lo avevano acclamato cittadino onorario, promise una sua visita alla città per il 26 ottobre 1924, mancando all'appuntamento per il fatto che «le cose di Brescia non promettevano di sistemarsi tanto facilmente» specie per la resistenza al fascismo. Poco più tardi ribadirà la necessità di pulire angoli ancora infestati dai suoi avversari. Fu invece di nuovo a Gardone R. ospite di d'Annunzio il 26 e 27 maggio 1925, salutato da luminarie. Il 27 maggio venne salutato da un'imponente adunata di fascisti bresciani, ripartendo il 28 per Forlì. Grandi accoglienze ebbe in stazione il 24 ottobre 1925 di passaggio in treno. Nel 1927 la sua effige venne riprodotta nel recto di una medaglia, opera del Mistruzzi, con la sola parola Dux in occasione della battaglia del grano della provincia di Brescia per l'annata 1926-1927. Una vera apoteosi, non senza alcune spine (per i dissapori di fascisti rimasti favorevoli ad Augusto Turati da lui defenestrato dalla Segreteria del P.N.F.), ebbe a Brescia l'1 novembre 1932. Giunto in stazione percorse in macchina le vie: Foppa, XX Settembre, S. Martino, Mazzini, le piazze Duomo e Loggia. Fermatosi nel palazzo comunale per il ricevimento alle autorità si portò a piedi in piazza Vittoria dove tenne il discorso, davanti ad una folla immensa. Fu di nuovo a Brescia e a Gardone R. in occasione della morte di Gabriele d'Annunzio (2 marzo 1938). Raggiunta Gardone Riviera il 2 marzo rese omaggio alla salma del Comandante. Alle ore 18 era a Brescia, in forma assolutamente privata. Raggiunta la Prefettura (allora detta Palazzo del Governo) ricevette le autorità, mentre numerosa folla lo acclamava all'esterno. Si mostrò di cattivo umore anche per uno scivolone dovuto alla troppa cera data sul pavimento. Pernottò in Prefettura e il mattino appresso raggiunse di nuovo Gardone R. per assistere ai funerali di D'Annunzio. L'8 ottobre 1943 raggiungeva Gargnano, direttamente in auto da Rocca delle Caminate (dove era giunto dalla Germania il 22 settembre). Abitò a Villa Feltrinelli, che ospitò anche il governo della Repubblica Sociale Italiana detta impropriamente Repubblica di Salò. Riempitasi dal novembre 1943 la villa di famigliari, il 23 novembre 1943 Mussolini trasferì il suo ufficio a Palazzo Feltrinelli in piazza Vittorio Veneto a Gargnano, chiamato impropriamente Villa delle Orsoline, utilizzando inoltre per le sedute del Governo la Villa Bettoni di Bogliaco, sede della Presidenza del Consiglio. Da Gargnano, Mussolini, si mosse poche volte, salvo che per il viaggio in Germania (nel luglio 1944) o altri più frequenti a Milano e in poche altre località. Ebbe scarsi contatti con i bresciani. Salvo alcuni fedelissimi, venne avvicinato dal vescovo Giacinto Tredici, che riuscì a strappargli concessioni per sacerdoti e per partigiani arrestati. Il medico tedesco che lo assistette, Georg Zachariae ebbe a raccogliere da lui parole di repulsione per il lago di Garda e di noia per la vita che era costretto a trascorrervi. Egli che in una lettera del 2 settembre 1921 aveva chiamato Sirmione «il fiore della penisola» non si stancò di chiamare il lago un «budello», un «budello cieco», un «buco», «triste e opprimente». Compì pochi viaggi, specie a Milano. Tra gli spostamenti in provincia di Brescia sono ricordati quelli dell'11 marzo 1945 quando transitando sulla strada da Lonato a Castiglione la colonna, nella quale si trovava la sua macchina, venne mitragliata da aerei alleati. Il 7 marzo 1945 con Barracu, Pavolini e Farinacci e un migliaio di camicie nere, fece sosta in un roccolo alle Coste di S. Eusebio dove Giuseppe Annibale Boschiroli, colono degli Sbardolini, teneva nascosti tre partigiani. Ormai convinto di una sorte irreparabile, il 18 aprile 1945 lasciò Gargnano per Milano, da dove andò incontro, il 28 aprile, a tragica fine.