MUSICA da Camera

MUSICA da Camera

Per «Musica da camera» s'intende quella che non richieda più di 8, 9 o 10 strumenti (il «doppio quintetto»); esclude generalmente i raddoppi strumentali: è quella musica nella quale ogni strumento possiede una parte propria, diversa dagli altri (in essa ogni esecutore ha un proprio leggio). Così intesa, è la manifestazione più raffinata e difficile della musica strumentale, così da essere chiamata «musica pura», perché strumentale, non operistica, specialmente in relazione alla formazione di quartetto. Musica da camera, però, vuole dire anche il sorgere della musica strumentale, nel primo periodo barocco, in contrapposizione non alla musica teatrale, ma a quella da chiesa. Con Corelli si ha l'affermazione della «Sonata da camera» e della «Sonata da chiesa» eseguita «a tre», cioè da due violini e un violoncello più il continuo realizzato dall'organo nel caso della Sonata da chiesa, dal cembalo in quello della Sonata da camera. Dall'op. 6 di Corelli nasce il «Concerto grosso» che, per il suo carattere di contrapposizione fra le parti concertanti e il «tutti», ovvero gli archi, diviene il simbolo del concerto italiano «cameristico» sì, ma con qualche connotazione ecclesiastica, come l'uso del fugato o, talvolta, di un contrappunto rigoroso. «Camera», infine, sta a designare la presenza di un castello, di una corte che finanziava la musica: in questo senso allora non v'è distinzione fra la musica da camera sacra o quella profana. Musici da camera e cantanti d'opera, nel secolo XVII e oltre, erano quegli esecutori salariati dalla cassa personale del signore o dall' amministrazione .


A Brescia la musica da camera, intesa come «Sonata per più strumenti» fu praticata da vari maestri fra cui bisogna citare Ferdinando Bertoni di Salò, maestro di Cappella in San Marco e autore di Quartetti e suo nipote, Ferdinando Gasparo Turrini, autore di «Concerti» per cembalo solo o pianoforte e archi. Nell'800 Brescia si distinse nel campo della musica strumentale, e di conseguenza cameristica, grazie alla presenza di parecchi «dilettanti» strumentisti, per lo più allievi del Turrini, come Giovanni Battista Soncini. In tutta Italia imperava l'Opera, ma a Brescia, forse anche per qualche influenza della vicina Austria, si continuava a «far musica in casa», soprattutto in casa Franchi, dove si coltivava l'arte del Quartetto con musicisti come Antonio Bazzini, grandissimo violinista, che fu anche direttore del Conservatorio di Milano, fondatore della «Società del quartetto» di Milano e della «Società dei concerti» di Brescia, nonché del Civico istituto musicale Venturi. Altri musicisti bresciani impegnati sul fronte cameristico furono il violinista Giacinto Conti, il pianista Paolo Chimeri, il pianista e organista Isidoro Capitanio. La Società dei concerti di Brescia aiutò la nascita del Civico istituto musicale «Venturi» che formò una prima generazione di interpreti come lo stesso Chimeri, il pianista Carlo Baresani, i violinisti Camillo Zuccoli e Francesca Piazza, l'organista Giovanni Premoli, i violoncellisti Romolo Franchi ed Eugenio Bertoloni, e fu diretto dal violinista e compositore Romano Romanini, nativo di Parma, celebre didatta. Compositori bresciani di musica da camera nel '900 sono, oltre a Romanini e Capitanio, Chimeri, Giovanni Cipolla di Lonato, Giovanni Tebaldini, Luigi Tonelli, Arnaldo Bambini, il celebre organista e pianista Marco Enrico Bossi, Carlo Bossini, Arturo Baronchelli, Giacomo Benvenuti, Filippo Bettoni, la violinista Adele Bignami Mazzucchelli (interprete), Pier Luigi Cottinelli... I musicisti e interpreti di musica da camera bresciani sono stati e sono moltissimi. Assolutamente da citare Franco Margola, scomparso nel 1992, Luigi Manenti, scomparso nel 1980, Giovanni Ugolini, scomparso nel 1978, Giancarlo Facchinetti, Camillo Togni e, fra i giovani: Paolo Ugoletti, Alessandro Lucchetti, Antonio Giacometti, Massimo Priori, Luca Tessadrelli, Marcella Mandanici, etc... E parecchi notissimi interpreti, a cominciare, ad esempio, da Arturo Benedetti Michelangeli.