MUSICA Sacra, riforma

MUSICA Sacra, riforma

La necessità di una riforma della musica sacra, venne avvertita a Brescia per tempo. Contro le lungaggini, le intromissioni di musica profana e da accademia, gli strumenti più inverosimili, insorse fin dal 1746 lo stesso card. Querini interrompendo nella chiesa della Pace un interminabile «Gloria» proclamando «Canto io la Messa e non la cantate voi». Nel 1821 p. Sebastiano Maggi pubblicava anonimo un opuscolo dal titolo: «Dissertazione sopra il grave disordine ed abuso della moderna musica vocale ed istrumentale che si è introdotta a nostri dì nelle chiese e nei diversi uffizi» (Venezia, Alvisopoli, 1821) in cui propugnava il ritorno della musica sacra ai canoni artistici della sua introduzione, contro gli abusi del tempo. Preannunciarono la riforma in generale intorno agli anni Sessanta del sec. XIX e si batterono tra i primi Antonio Bazzini, anche autore di musica sacra, Costantino Quaranta, anche se non immune dei gravi difetti dell'epoca, Paolo Chimeri, Giovanni Consolini ed altri.


Secondo Giovanni Tebaldini Brescia fu tra le prime diocesi a diramare le prescrizioni del Regolamento per la musica sacra emanato dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1884 e ad istituire le Società di S. Cecilia fondate nel 1873 dal milanese don Guerrino Anelli poi monaco benedettino. In effetti il vescovo mons. Corna Pellegrini si affrettò a nominare nel 1885 una Commissione per l'applicazione del Regolamento con mons. Egidio Cattaneo come ispettore, don Vincenzo Elena come segretario, don Antonio Ferrari e i maestri Roberto Remondi, Costantino Quaranta e Giovanni Premoli come revisori. La Commissione si propose subito di esaminare tutta la musica sacra stampata onde consigliarla a parroci ed organisti che ne facessero richiesta. Organizzò depositi di musica consigliata presso negozi cittadini, promosse fin dal 1885 una scuola di canto di voci bianche. Nel 1887 venne promossa una scuola privata e gratuita di musica sacra, sull'esempio di quella promossa a Bologna da don Luigi Breventani ed il 16 ottobre un nutrito gruppo di sacerdoti e laici si riuniva per approvare lo statuto della Società diocesana S. Cecilia. Nel settembre 1889 il Sinodo diocesano tra le Costitutiones ne emanava una riguardante la musica sacra.


Contributo determinante alla riforma venne nel 1890 con la comparsa a Brescia, da Verona, come direttore di Cappella e insegnante di musica in Seminario di don Antonio Bonuzzi (1833-1894), strenuo sostenitore della riforma e del canto gregoriano. Grazie alla sua azione la diocesi di Brescia fu tra le prime in Italia a riadattare il canto gregoriano secondo il metodo dell'Abbazia di Solesmes e con l'accantonamento della Scuola di Ratisbona (casa ed. Pustet) basato specialmente sull'edizione tipica medicea, abolita nel 1903.


Partendo dal Seminario che ne fu il nido, la riforma si allargò alla diocesi con maggior facilità. Anche dopo la morte del Bonuzzi nel 1894, l'onda della riforma continuò, grazie ai suoi alunni e specialmente don Gallizioli, don Vismara, don Guerrini. In una esecuzione a Roma la scuola del Seminario meravigliò per le sue esecuzioni lo stesso p. Pothier e consolò il vescovo di Mantova, mons. Sarto, il futuro Pio X, che esclamò: «Bravi chierici, così si canta non come il vostro Pasini» (conosciutissimo cantore sacro del tempo).


Un momento determinante della riforma fu costituito dal «Motu proprio» di Pio X del 22 novembre 1903, festa di S. Cecilia, documento che rese ufficiale la riforma stessa e che ne costituì il rilancio operativo. Nel solo anno scolastico 1903-1904 in Seminario si tennero ben quattordici esecuzioni con più di 80 pezzi di circa 58 autori. Assieme al gregoriano verso la fine dell'800 tornava anche la polifonia del Cinquecento e specialmente quella di Palestrina. Nonostante l'affievolirsi dell'attività dell'Associazione S. Cecilia si andarono diffondendo le Cappelle musicali, le esecuzioni, le adunanze, ecc. A compromettere la riforma veniva emanato dalla S. Congregazione dei Riti il 6 luglio 1894 un nuovo Regolamento, sanzionato da Leone XIII, diversamente interpretato, che portò ad un arretramento del lavoro compiuto, fino al Congresso nazionale di musica sacra di Milano del 2-4 dicembre 1894, che rilanciò la riforma, sostenuta dalla Lettera collettiva dell'Episcopato lombardo del 1896 a sostegno delle Commissioni diocesane. Intanto si faceva strada sulla linea ceciliana anche una riforma della musica organistica interpretata particolarmente da Giovanni Premoli (Brescia, 1851-1930), Roberto Remondi (Fiesse, 1851 - Torino, 1928), Giuseppe Ramella (Pontevico, 1873 - Milano, 1940), Giuseppe Colturi (Acqualunga, 1880-1955), Marco Enrico Bossi (Salò, 1861-1925), Agostino Donini (Verolanuova, 1874-1937), Isidoro Capitanio (Brescia, 1874-1944), Arnaldo Bambini di Verolanuova, Pierpaolo Guastalli (Rezzato, 1874 - Brescia, 1940), Giuseppe Castellazzi (Leno, seconda metà XIX sec. - Sesto S. Giov., 1935), Luigi e Nestore Baronchelli (Leno, 1886 - Gavardo, 1956), Giovanni Brunelli (Orzinuovi, 1861-1947) e, più tardi, Giulio Tonelli (Passirano, 1908-1988) e Giampaolo Tonelli (Gottolengo, 1934-1992). Grazie a questi, alle Scholae Cantorum e ad un gruppo di sacerdoti particolarmente attenti e attivi, la riforma riprese con alacrità nei primi anni del '900. Il 9 luglio 1902 il vescovo mons. Corna Pellegrini ribadì l'assoluta proibizione di usare nelle funzioni i soli strumenti a fiato e l'uso di quartetti ad archi e, salvo eccezioni, di orchestre. Di nuovo sanciva l'obbligo di sottomettere la musica sacra alla Commissione composta da mons. Cattaneo, don Vincenzo Elena, don Giuseppe Gallizioli e don Luigi Vismara. Nello stesso anno l'Associazione diocesana S. Cecilia teneva la seconda riunione presieduta da mons. Carrettoni e con il valido sostegno di don Vismara e di Premoli, Lenzi, Capitanio e Pasini.


Ad avviare definitivamente la riforma giunse il «Motu proprio» di Pio X del 22 novembre 1903, pubblicato l'8 dicembre e imposto come «vero ed unico codice giuridico della musica sacra» con decreto della S. Congregazione dei Riti dell'8 gennaio 1904, con il quale venivano abrogate tutte le disposizioni, i regolamenti ed i privilegi anteriormente concessi. A Brescia precisi richiami alla riforma vennero registrati dal vescovo mons. Corna Pellegrini nella Pastorale per la Quaresima datata 18 gennaio 1904. Negli anni seguenti comparvero e vennero diffuse pubblicazioni di gregoriano quali il «Graduale» del 1906 e l' «Antifonaria» 1912. Pur accolto con «una certa diffidenza» e accompagnato dapprincipio da «una timida applicazione» il Motu proprio fece fare alla riforma passi più decisi. Il Bollettino del Segretariato legale per clero e fabbricerie e poi il Bollettino ufficiale della Diocesi di Brescia, incominciarono a pubblicare gli interventi e le dichiarazioni della S. Congregazione dei Riti. In più si andarono moltiplicando musiche di autori della riforma (Bottazzo, Perosi, ecc.). A sostegno, venne la Sezione musicale della Federazione Leone XIII che promosse scuole di canto per giovani in numerosi paesi (Pisogne, Pedergnaga, Verolanuova, Pompiano, S. Alessandro, in città). Di grande rilievo fu l'opera della Sezione musicale e della Federazione specie nei settori giovanili e nelle scuole di canto degli oratori. Del resto la musica sacra fu al posto d'onore anche nei circoli di Azione Cattolica e anche allo stesso Convegno dei circoli della Gioventù cattolica della Lombardia e del Veneto tenuto a Brescia il 7-8 dicembre 1902. Nel 1908 la Sezione musicale della Federazione Leone XIII indiceva un concorso di Scholae cantorum, diviso in due categorie: scuole di città e scuole di campagna, con pezzi obbligatori. Fu specialmente dai primissimi anni del sec. XX il fiorire di Scholae cantorum. Nel 1903 nacquero le Scholae cantorum di Ospitaletto (per merito di don Giuseppe Galuppini e l'organista Giuseppe Donati) e di Tavernole. Vigoreggiava già la Schola di Salò (m° Arturo Baronchelli) nel 1904 su iniziativa di don N. Manciana e dello studente Ernesto Leali. Altre ne nascevano a Sale M. (grazie al m° G. Baruzzi), a Goglione (Prevalle Sotto, per iniziativa di don Luigi Maccabiani). A Brescia nasceva ad opera dei maestri Cipolla junior e Cattaneo la Società di canto religioso. Attiva la «Luca Marenzio» del m° Pietro Corvi. Negli stessi anni si segnalavano le Scholae di Travagliato, di Manerbio, di S. Alessandro, in città (a cura di don Lorenzo Pavanelli), di Ghedi (m° Balestrieri), di Pontevico (m° Fogazzola), di Bagnolo M. (m° G. Borghesi). Nel 1905 nascevano quelle di Borno, di Bagolino (diretta da don A. Dossena), di Quinzano (per impulso del nuovo prevosto don Giulio Donati), di Verolavecchia (m° G.A. Pea). Nel 1906 si fanno notare la Cappella di S. Agata in città e la Scuola dell'oratorio maschile di S. Maria Elisabetta, guidata dal m° Guastalli. E ancora la Scuola di Brandico istruita da don A. Brunelli. Prestigio godettero la Schola di Offlaga voluta dal parroco don Carlo Alessandrini e diretta da don Plona e dal m° Castellazzi e quella di Cignano diretta dal m° Colturi. Di rilievo la Schola dell'Istituto Pavoni e quella di Pisogne (m° Montani), di Gottolengo (diretta da don A. Benvenuti), di Flero (diretta da don R. Resconi), oltre a quelle di Coniolo, Rezzato, Mazzano. Scuole di canto nacquero anche in conventi e collegi femminili: Ancelle della Carità, Dorotee, Suore Francesi, ecc. Altre scuole nacquero negli anni seguenti come quella di Chiari promossa nel 1912 per iniziativa di mons. Domenico Menna e diretta da P. Gastaldi, nel 1917 quella di Bovezzo (m° Florioli), nel 1926 la Corale «Luca Marenzio» della chiesa della Pace, diventata poco dopo corale «S. Gregorio Magno» diretta da p. Ottavio Dolci, più recentemente dai maestri Giulio, prima, e Giampaolo Tonelli, poi, corale tuttora in attività. Le scuole si moltiplicarono specie da quando nel 1929 in Seminario la scuola di canto venne ristabilita dopo anni di incertezze. Da rilevare l'apporto prezioso dato alla riforma dal «Cittadino di Brescia» e dalla «Voce del Popolo». Nuova tappa decisiva fu il Convegno Ceciliano Lombardo di Brescia del 13-14 settembre 1909, da un comitato composto da: mons. prof. Angelo Zammarchi, presidente; sac. Luigi Vismara e m° prof. Isidoro Capitanio, vice presidenti; m° Giovanni Premoli, sac. m° Giuseppe Gallizioli, prof. dott. don Luigi Fossati, sac. dott. Giulio Bevilacqua dell'Oratorio, sac. Lorenzo Pavanelli; cassiere: sig. Francesco Capretti; membri-segretari: sac. Paolo Guerrini e dott. Antonio Rinaldi; sede del comitato: Curia vescovile. Sono questi i protagonisti principali delle iniziative che seguirono. L'eredità loro venne poi raccolta da mons. Giuseppe Berardi, la cui attività di formazione alla musica polifonica fu instancabile, specie nell'insegnamento con la Schola cantorum del Seminario che mietè successi notevoli. Notevole l'apporto alla riforma anche da parte dei musicologi quali Giacomo Benvenuti, Giovanni Tebaldini, don Paolo Guerrini; gli ultimi due ebbero rapporti intensi anche con promotori della riforma della musica sacra in Italia. Nel 1943 nacque in seno all'Azione cattolica la Scuola diocesana di musica sacra che continuò negli anni 70. Nel dicembre 1950 veniva lanciato un appello per la ripresa di un'azione ceciliana che venne poi confortato dalla Lettera Apostolica di Pio XII che approvava i nuovi «Statuti dell'Associazione Italiana S. Cecilia per la musica sacra» della quale nel dicembre veniva istituita una sezione diocesana con sede in via G. Rosa, 33 e che nel seguente anno si impegnò a fondo per la celebrazione del I Congresso Eucaristico Diocesano e per la celebrazione della Settimana Liturgica Diocesana, svoltasi a Brescia nel settembre 1952. Da parte sua la Scuola di canto del Seminario tenne esecuzioni applauditissime come la "Missa Papae Marcelli" al Teatro Grande nel 1955 e la partecipazione a concorsi fra cui quello di Loreto. L'abolizione del latino nella liturgia con chiara interpretazione del Concilio Vaticano , portò ad accantonare in modo deciso la riforma liturgica, per reintrodurre nelle chiese strumenti a corda e anche orchestre e batterie che la riforma aveva accantonato. Scomparve anche l'Associazione S. Cecilia e andò in letargo la stessa Commissione diocesana. Resistettero alcune scuole di canto (Villaggio Prealpino, Quartiere 1° Maggio, ecc.) e soprattutto la musica organistica affidata a mani fidate di esecutori quali Tonelli, Pagani, ecc. 


A reazione e a ripresa dal 1980 la FABER, per l'intraprendenza di don Nicola Pietragiovanna (coordinatore delle Corali dal 1980), chiamò a raccolta annualmente numerose corali con programmi qualificati in Rassegne che ebbero notevole successo. Si distinsero in modo particolare le seguenti corali: «Mons. Giuseppe Berardi», Villaggio Prealpino, Brescia, direttore don Nicola Pietragiovanna; «Montorfano», Cologne, dir. Angelo Lamberti; «Valcamonica», Pisogne, dir. Luigi Soardi; «Polifonica», Chiari, dir. Piergiorgio Capra; «Valgrigna», Esine, dir. Vittorio Federici; «Ars Nova», Carpenedolo, dir. Mario Tononi; «I cantori della Valtenesi», Puegnago, dir. Valerio Bertolotti; «Corale di Urago Mella», Brescia, dir. Piero Loda; «S. Maria Maddalena», Desenzano (diocesi di Verona), dir. Luigi Bertagna; «S. Giulia», Paitone, dir. Enzo Loda; «S. Giorgio», Mocasina di Calvagese, dir. Carlo Ragnoli; «Schola Cantorum» di Quinzano, dir. Eugenio Cruber. Contemporaneamente sorsero altre scuole di canto come quella del Duomo, la «S. Benedetto», della chiesa omonima, diretta da don Paolo Arrigo, la «S. Giuseppe», al Violino, la «S. Giulio» del Villaggio Sereno II, dir. Mario Marenghi.