MUSICA

MUSICA

Se il canto fu la prima espressione musicale, nel Bresciano fu presente fin dalla preistoria anche l'altra espressione musicale: lo strumento. Un corno in argilla in forma allungata e alquanto ricurva che secondo Giovanni Bignami poteva arrivare all'ottava, risalente al 2000 a.C., venne trovato nella terramare di Gottolengo. Zufoli in terracotta vennero trovati in una palafitta della Polada di Lonato. Altri zufoli vennero rinvenuti in grotte come quella di Monte Paitone. Scene di danze sono visibili nei graffiti camuni (come a Naquane, in un rito di iniziazione, a Zurla per l'esito di una caccia, a Paspardo nella danza detta delle pagaie). Probabilmente, secondo il Bignami, osservando alcuni graffiti, i camuni conobbero anche strumenti a percussione o, più specificatamente, il sistro. Per l'epoca romana, la presenza dei «sex viri augustales» documentati in iscrizioni, e che avevano, tra i loro compiti, anche quello di organizzare pubblici spettacoli, indica l'esistenza di uno dei più importanti teatri del tempo e che ospitava danze, concerti ecc., tale da testimoniare la continuità, anzi il perfezionarsi della tradizione musicale bresciana. Strumenti (tube, corni, triangoli, lire, cimbali), si vedono in capitelli del I secolo d.C. del teatro stesso. Si noti che un teatro di rilevanti proporzioni venne trovato anche a Cividate Camuno.


Il nesso stretto fra canto e strumenti e liturgia fa presumere la continuità musicale nell'alto medioevo, prima nell'espressione ambrosiana e più particolarmente in quella gregoriana. Il Bignami presume che un ruolo particolare nella diffusione del canto sacro l'abbia avuto il vescovo Adelmanno (sec. XI), discepolo del vescovo di Chartres, Fulberto (dal 1007 al 1028) che aveva creato una fiorentissima scuola di cantori, da lui stesso guidata. Fra gli antichi canti religiosi bresciani si ricorda quello del monaco Manfredo da Brescia che compose, verso il 1100 circa, il ritmo «Inter Mellae aquam claram». Del resto un «Liber Antiphonarius» del Duomo indica la diffusione, nei sec. X-XI, del canto e della musica. Fanno corona ad esso altri antifonari e codici miniati in genere, nei quali domina il neuma gregoriano. Diffusore del canto gregoriano nelle chiese fu il vescovo Berardo Maggi (1275-1308), che creò all'interno del Capitolo della cattedrale la figura di un «canonico cantore» con il compito di dirigere la «schola cantorum», ufficio riconosciuto da papa Nicolò III con bolla da Orvieto dell'1 giugno 1280.


Il Bignami ritiene che il primo canonico cantore sia stato Oldofredo da Leno. Sono diversi i canti religiosi del repertorio bresciano ricordati in seguito, come la nota «Passio Christi» uno dei primi documenti del dialetto bresciano e le diverse Rappresentazioni sacre di cui ci sono rimasti documenti come quelli riguardanti le Discipline di S. Cristoforo, di S. Francesco d'Assisi, di Galleno di Corteno e quella del Santuario della Stella di Bagnolo Mella.


La musica profana si presenta almeno fin dal sec. XI, da parte di girovaghi soli o in gruppo, di trovatori o trovieri, plebei o meglio «minnesingers», e poi nella goliardia. Se di queste espressioni musicali non abbiamo finora documentazioni, a partire dal sec. XIV possiamo registrare i primi nomi di musicisti quali Ottolino da Brescia, Mattheus de Brixia (seconda metà del sec. XIV), Praepositus Brixiensis, compositore valente di canzoni, ballate, rondeaux per due e tre voci, Antonius de Civitate (inizi del sec. XV), fecondo autore di mottetti e altri come un Prevosto (forse un Martinengo), un Preposto, musico e cantore della cattedrale di Padova (1423-1425) e un Melchior da Brescia, pure cantore nella stessa cattedrale.


Marginale, ma pittoresca la presenza dei «thibicines e tubetae» comunali presenti dapprima soprattutto in manifestazioni militari (la documentazione al riguardo risale al 1240 circa) e assieme incaricati di accompagnare il messo comunale, nei luoghi prestabiliti, dove declamava i decreti o «grida» o delibere dei quali s trova menzione fin dal 1225. Assieme a quello che il Bignami riteneva uno dei primi trombettieri comunali, menzionati in documenti finora conosciuti e cioè Raynaldi de Regazius de Bodesino, ne vengono registrati molti altri (v. Trombettiere o Trombetta comunale) fino al più famoso Gian Pietro Rizzetti (v.).


Fin dal sec. XV Brescia registrò trattatisti musicali di rilievo quali fra Bonaventura de Brixia, Carlo Valgulio, G. Aiguino, Valerio Bona, fino ai più vicini Giacinto Bondioli, Faustino de Angeli, Domenico Cerutti, Domenico Colombo, p. Maurizio Malvestiti, ecc. Abbastanza nutriti anche gli stampatori di musica fra i quali Bonino de Boninis, Lodovico Britannico, Luigi e Valerio Dorico, attivi in Roma, e ancora, in seguito, Antonio Marchetti, Francesco Tebaldini, ecc.


Da secondaria nei confronti della musica vocale, la musica strumentale andò sviluppandosi nel sec. XVI con Florentio Mascara (v.) per assumere particolare importanza nel sec. XVII. Tra gli strumenti presero rilievo particolare il liuto e l'organo che costituirono dapprima il principale sostegno della musica da camera per accompagnarsi poi alle spinette e ai cembali. Il liuto comportò una nuova grafia musicale la tabolatura o intavolatura, con la quale le varie voci polifoniche vennero scritte una sopra l'altra su un unico foglio o «tavola». Noto suonatore di liuto fu Vincenzo Capirola (Leno 1473, Brescia 1550).


Tra i primi compositori di musica strumentale viene citato Florentio Mascara con le sue Canzoni per sonare (1588), cui seguirono Floriano Canali (1600), G.B. Fontana, Costanzo Antegnati e Cesario Gussago. Con Biagio Marini si perfeziona la tecnica violinistica. «Canzoni da sonare» scrive Valerio Bona (1570-1640). Nel '400 e nel '500 lo strumento più comune era il liuto di origine orientale e importato in Italia al tempo delle Crociate. Rimase il principale sostegno di musica da camera anche nel sec. XVI, ma poi, come si legge in cronache del 1478, al liuto si accompagnarono trumbe, cythare, rebeche et altri strumenti. Di suonatori di strumenti vi sono elenchi (quasi solo riferiti ai nomi e non ai cognomi) nell'indice delle Custodie Notturne, che indicano come comuni anche tiorbe, arpicordi, cornetti, pifferi, gighe e viole e altri (parecchi di fabbricazione bresciana). Il musicista esecutore più antico registrato dal Bignami è Antonio Tedesco (n. a Brescia nel 1410 e m. nel 1477 c.). Suonatore di viola piccolo o violetta fu Bartolomeo Moz (1513), Pietro dell'Olmo (1470-1536) fu valente suonatore di cornetto e di liuto. Un certo Federico fu «maistro de monocorda», Battista Foliata di Chiari nel 1580 insegnava arpicordo. Sebastiano Abella (1470) fu suonatore «eccellente» di «liuto et pifaro». Suonatore di strumenti a fiato (forse cornetto e dulciana) fu Paolo Faita. «Provetto» suonatore di cornetto fu Nicolas de Bressa. Valentissimo suonatore di liuto fu Zuan Pietro (1450 ca.-1521); stimato suonatore di cornetto fu Oliverino Trussus (metà del sec. XV). Il Nassino elenca musicisti senza specificare lo strumento. «Piferi e violini» (strumenti appartenenti alla famiglia delle viole da braccio) vennero suonati nel 1543 secondo la cronaca di Tomaso Mercanda all'ingresso in Brescia di Eleonora Gonzaga. Suonatore di liuto e tiorba fu Girolamo Abetti (sec. XVI); pittore e suonatore di liuto fu Mastro Joseph (1566). Musico imperiale fu Giampietro Ricetti. A Praga nel 1553 moriva Gregoriano Turini «buccinator mirabilis, presso varie corti». I tre fratelli Querino, Gabriele e Benedetto Tola furono trombonisti (sec. XVI). Contemporaneamente nel 1500 musici bresciani risiedevano a Dresda e altrove. Antonio Cappa nel 1565 suonava vari strumenti alla corte dell'imperatore Massimiliano II (1527-1576). Nel 1547 il salodiano Bernardino Bertolotti suonava liuto e cantava alla corte estense. Ancora presso l'Elettore Maurizio e poi dell'Elettore Augusto suonò cornetto e anche compose Antonio Scandelli; a Mantova viveva Giovanni Battista Bressano (1581); suonava nel '500 cetra a S. Alessandro Sebastian Corradini; lavorava arpicordi nel 1612 Battista Campana. Suonatore di liuto e di chitarrone, Giulio Paratico (1551-1617 c.) notaio presso la Cancelleria vescovile. Arpicordo suonava Agostino Valenti (1566-1630). Come suonatore di citara le Custodie Notturne registrano nel 1541 un Laurentius. Come il migliore fra i suonatori di cornetto fu nella seconda metà del sec. XVI Lodovico del Cornetto o Ludovico Cornalino. Altrettanto celebre suonatore dello stesso strumento fu Paride Dusi, mentre il fratello Bernardo suonò il trombone nella cappella dell'imperatore Rodolfo. Altro suonatore di cornetto fu Girolamo Sembinelli. Suonatori di trombone oltre a Bernardo Dusi furono Ferrante Canti, suo figlio Pietro Paolo e ancora certo Giacinto Gatto. Nel 1568 Castion Filippo era noto come suonatore di cornetto; Simone dal Liuto era nel sec. XVI suonatore e mercante di strumenti musicali; suonava liuto e cornetto Giacomo Piozzi, ricordato nel 1588. Insegnante di canto e di arpicordo era Nicola Pantaleone, nativo di Breno e abitante in Brescia. Dalla Val di Caffaro proveniva nel 1581 Battista da Oneda suonatore di citera. Arpista, come indica il nome, fu Franciscus de l'Arpa, morto il 13 settembre 1528.


Fra gli strumenti ad arco che si diffusero nel Bresciano nel sec. XV e ancor più nel XVI fu la viola che ebbe cultori in Andrea Marone (1475 c.-1528), che fece parte della cappella papale. Suonatori di viola oltre che di organo furono in Brescia i fratelli Alberto e Giacomo Catanei di Orzinuovi. Valentissimi suonatori di colascione e anzi inventori dello strumento, peraltro ancora in parte misterioso, furono i fratelli Cola (sec. XVII). Suonatore di colascioncino nel 1764 era Pietro Fioletti. Virtuoso musicante fu il conte Fortunato Martinengo.


Il Bignami raggruppa in cinque sezioni i 42 strumenti costruiti da artigiani bresciani nel Cinquecento. Particolarmente nutrito già in quel secolo il numero dei compositori molti dei quali innovatori e presenti anche in corti e cappelle musicali anche straniere e nelle più diverse espressioni e forme (villotte, frottole, ecc.). Nel sec. XV si erano distinti compositori come Vincenzo Capirola, Antonio Caprioli e Innocenzo Dammonis. Nel '500 compaiono Francesco Stefanoni, Battista Maffone o Maffon, Giovanni Maria Rossi, Giovanni Battista Zuccarini, Gabriele Martinengo, Antonio Mario Martinengo, Giovanale Ancina, Cesare Gussago, Arcangelo da Lonato, Vincenzo Meriti, Floriano Canali, Valerio Bona, Fiorenzo Mascara, Ottavio Bargnani, Paolo Virchi, Lelio Bertani, Andrea e Matteo Benazzoli, Giovanni Ghizzolo, Gregorio, Francesco e Giulio Cesare Turini, Giovanni Maria Piccioni, Giovanni Battista Tonolini, Giacinto Bondioli, Stefano Pasini, Carlo e Stefano Pallavicini, Massimiliano Neri, ecc.


Tra i primi violinisti bresciani si citano Domenico Zini di Bagnolo, Apollonio e Gerolamo Fiameni, Giuseppe Biagini o Braghini, Pellegrino Valle o della Valle, Giovanni B. Giacomelli (detto Giambattista del violino), Giovanni Ripeti, Giacomo Berinello, Alessandro Leoni, Vincenzo e Ottaviano Pantaleoni, Guglielmo Monti, Giovanni Battista Fontana, Nicolò Savoldi, Clemente Ghisoni, Guglielmo Paratico, Carlo Pinelli, Bernardo Bonazzi. Il più illustre violinista degli inizi del sec. XVII fu Biagio Marini, al quale seguono sulla fine del '600 e gli inizi del '700 Giulio e Luigi Taglietti. Notevole fu anche lo stuolo di compositori di musica polifonica vocale, fra questi don Battista Lancini, Giovanni Contino, Luca Marenzio, Santino Girelli, Giovanni Ghizzolo, Maddalena Casulana, Francesco Cabrino, Arcangelo da Lonato, Gregorio Zucchini, Giulio Zenaro, Antonio Teodoro Riccio, Giovanni Pietro Cottone, Paolo Virchi, Antonio Scandelli.


Non mancano nel sec. XVI compositori di canzoni spirituali, fra i quali si ricordano parecchi forestieri. I canterini bresciani ricordati nel sec. XV sono Niccolò e Zoanne da Bressa oltre ad un Pederzoli. Fra gli ultimi cantastorie bresciani ricordati sono Achille Glisenti (1870-1880), Luigi Bollani e Iris Pastorini.


Antichissima la tradizione delle Scholae cantorum bresciane e nutrito il numero di insegnanti di canto ambrosiano e poi gregoriano. Tra i canonici cantori della Cattedrale è ricordato fra i primi (nell'anno 1300) Alberto Negri, seguono Giacomo Buffaloni, Antonio da Maderno, Filippo da Lodrino. Altri cantori venuti da fuori nel sec. XIV vengono registrati a Brescia quali Uggerio di Bordone, Angelo da Bordone, Giacomo Faustini da Asola. Nel sec. XV si segnalano Michele Maffei da Bovegno, Matteo da Bovegno, Girolamo Cavalli di Leno; di famiglia nobile conosciamo Antonio Maggi, Mattia Ugoni e Apollonio Ducco, Paolo Federici della Corte. Da Orzinuovi provengono Giacomo e Francesco Franchi; da Pralboino, Battista Caperoni. Tra i canonici cantori vengono ricordati Girolamo Cavalli, Giuseppe Rossi detto il Sardegna, Antonio Mercandino, Alemanno Gennari, Bartolomeo Pantaleoni, Flaminio Cuppa qd. Battista, Alberocco Giovanni, Massimo e Giulio Ugoni. Nel sec. XVIII si trovano nella cattedrale di Brescia tra i molti: Tommaso Sarotti e nel duomo di Salò: Antonio Magnavini, Giov. Maria Zamboni, Andrea Carboni, Cesare Mantelli, ecc.


Fra gli organisti più antichi troviamo fra Simone, della chiesa di S. Alessandro, su uno strumento opera di Bernardo Murer. Dal 1488 al 1495 compaiono i grandi Antegnati, primo fra tutti Gian Giacomo, al quale si accompagnano Bartolomeo, il celebre Costanzo, Benedetto, Giacomo. Più o meno noti sono Aquagni de Cipriano (1497), Giovanni da Pavia, Giovanni di Pinerolo, Giovanni Fiamengo, Vincenzo Parabosco o da Piacenza, Claudio Merulo, Fiorenzo Mascara, Tommaso Maiarini detto Thomons o Tonio degli organi, Lorenzo Tacheri, Francesco Trenno, Giammaria Capello, Carlo Maffei, Giovanni Maria Piccioni, Francesco Turini, Giovanni Battista Quaglia. Degli organisti a Salò vengono ricordati: Anglus de Nortiis, Francesco Bertolotti, Giovanni Antonio Travagliolo, Alessandro Gentili, Giovanni Tommaso Zanetti, Ottavio Bargnani, Carlo Rossi, Alfonso Scolari. Di Chiari si ricorda: Giov. B. Pedersoli. Vari i maestri di cappella bresciani fra i quali: Giov. Maria Lanfranco, Vincenzo Parabosco o da Piacenza, Giov. B. Zuccarini, Battista e Francesco Maffone, Fiorenzo Mascara, Lelio Bertoni, Pietro Lappi, Giov. B. Richini, Francesco Turini, Orazio Polaroli, Celestino Orsi, Pietro Paolo Pellegrini, Giov. B. Allioni, Pietro Antonio Spalenza, Francesco Paris Alghisi, Pietro Gnocchi, Pietro Baldassari, Giuseppe Quaranta, Francesco Canetti e, in tempi più vicini, Giov. B. Bresciani e il figlio Bartolomeo, Giovanni Tebaldini, Pietro Corvi, Carlo Fontana, Giulio Tonelli, Isidoro Capitanio, Luigi Campana, Costantino Quaranta, Pietro Orizio, Carlo Capra, Agostino Donini, Giovanni Parisotto. Nella cappella di Salò si segnalarono: Agostino Bertolotti, Orazio Vecchi, Tiburzio Nassino, Orazio Scaletta, Alessandro Savioli, Giulio Cesare Monteverdi, Giovanni Battista della Valle, Giovanni Ghizzolo, Giacomo Pedersoli, Giov. B. Quaglia, Carlo Pallavicini, Giovanni Chiodo Bono. A Palazzolo si segnalarono Giuseppe Zorzi, Nicola Caretta. Inoltre vengono ricordati: Luigi Baronchelli, Nestore Baronchelli, Arnaldo Bambini, Luigi Castellazzi, Luigi Ferpozzi, Giuseppe Berardi, ecc. Tra gli strumentisti del sec. XVII si contano: Guglielmo Monti, Girolamo Sembinelli, Giulio e Luigi Taglietti, Guglielmo Paratico, Carlo Pinelli, Giov. B. Bruno, Domenico Colombo, Giuseppe Antonio Capuzzi, il conte Faustino Lechi, Bartolomeo Bertolazzi, Faustino Camisani, Matteo Nissoli, Angelo Maria Benincore, Serafino Trivella, Giuseppe Sandrini, Giovanni Rampini, Pietro Chiarini, ecc.


Molti sono nei sec. XVII e XVIII i compositori fra i quali: Stefano Pasini, Massimiliano Neri, Carlo Pallavicini e suo figlio Benedetto, Carlo Francesco Polaroli e il figlio Antonio, Orazio Polaroli, Francesco Paris Alghisi, Benedetto Vinaccesi, Pietro Gnocchi, Antonio Galeazzi, Ferdinando Bertoni di Salò, Giov. B. Grazioli, Giov. B. Bresciani e il figlio Bartolomeo, Carlo Antonio Gambara, Angelo Maria Benincore. Grande sviluppo alla musica diedero le numerose accademie nelle quali sono presenti musicisti e si tengono esibizioni musicali. Fra esse ebbe rilievo quella degli Erranti che promosse la nascita del Teatro Grande, cui seguirono più tardi altri fra i quali il Guillaume e poi Sociale e altri come il Rovetta, Duse, Odeon, di S. Chiara, ecc., oltre che quelli della provincia a Salò, Desenzano, Montichiari, ecc.


Alla fine del '700 e agli inizi dell'800 a Brescia fiorì la Società Filarmonica «Apollo» che diede riusciti concerti. Nei sec. XIX e XX tra i compositori si distinsero: Costantino Quaranta, Giovanni Consolini, Cesare Domenicetti, Pietro Pellegrini, Giov. B. Rossi, Marco Enrico Bossi, Giovanni Brunelli, Isidoro Capitanio, Pier Paolo Guastalli, Elia Marini, Nicolò Chiodi, Aldo Cantarini, Alessandro Ugo Torri, Gian Luigi Tonelli, Luigi Manenti, Franco Margola, Camillo Togni.


Tra gli strumentisti dei sec. XIX e XX si iscrivono i pianisti: Carlo Baresani, Paolo Chimeri, Desiderio Landi, Filippo Bettoni, Isidoro Capitanio, Luigi Campana, Nando Benvenuti, Luce Brun Frugoni, Anna Maria Seppilli, Riccardo Frugoni, Maria Collina, Sira Cingano Serini, Arturo Benedetti Michelangeli (di fama mondiale), Agostino Orizio, Angela Teresa Cortellazzo, Franco Braga, Maria Teresa Garatti, Isacco Rinaldi. Tra i violinisti: Antonio Bazzini, Faustino Camisani, Giacomo Conti, Defendente Conti, Angelo Franco Campari, Arnoldo Dall'Era, Adele Bignami, Giovanni Bignami, Guido Dilda, Dino Poli, Virgilio Brun, Mario Renzo Sorlini, Giulio Franzetti, Anna Bonomelli, Valerio Massimo Pappalardo, Albino Bozzoni, Ezio Amadei, Angelo e Davide Maccabiani, Enzo Arici, Angelo Ramorino, i fratelli Parmigiani, G. Zanardelli, Emilio Monti, Eugenio Filippini.


Contrabassisti provetti furono: Giambattista Rossetti, Emilio Bertoloni, Carlo Fontana; timpanista (oltre che pianista ed organista) Giov. B. Orizio. Violoncellisti: Eugenio Bertoloni, Felice Luscia, Maria Leali, Franco Paccani, Paolo Salvi, Bretter Inzoli, Perfumi, Sburlati, Valtrini, Rizzardi, Antonio Gibertoni, Giuliano Galli, Giuseppe Laffranchini, Paolo Beschi. Si distinsero nel suonare il filocorno: Giovanni Papa, Gian Angelo Rampini. Oboista di rilievo fu Giuseppe Prestini; ottimo arpista don Antonio Ferrari.


Nei secoli XIX e XX si segnalarono come organisti: Michele Nicolosi, Giovanni Lodrini, Francesco Giovanni Moroni, Baldassare Vacchelli, Antonio Dusi, Gaetano Mascardi, Cristoforo Benvenuti, Giovanni Premoli, Roberto Remondi, Giovanni Brunelli, Marco Enrico Bossi (il più celebre), Giovanni Cipolla, Giov. B. Curti, Giuseppe Ramella, Agostino Donini, Pier Paolo Guastalli, Isidoro Capitanio, Luigi Baronchelli, Arturo Baronchelli, Nestore Baronchelli, Carlo Inico, Arnaldo Bambini, Luigi Chiari, Bernardo Piccinelli, Giuseppe Colturi, Andrea Tambalotti, Giulio Tonelli, Gian Paolo Tonelli, Eva Frick.


Numerosi nei sec. XIX e XX i cantanti, fra i quali: Giov. B. Zonca, Giovanni Maria Rubinelli, Gaetano e Giovanni Crivelli, Ignazio Pasini, Francesco Personi, Virginia Guerrini, Pierina Gorianz, Rina Massardi, Giuseppe Pancari, Giulio Poli, Giuseppina Cobelli, Laura Alberti, Gino Cittadini, Mario Verazzi, Giacinto Prandelli, Bruna Fabbrini, Jolanda Scalvini, Guido Pasetti, Doro Antonioli, Franca Gobbi, Giorgio Marelli, Luigina Lombardi, Franco Ghitti, Iside Minelli, Enzo Consuma, Silvana Guerra, Rosetta Crosatti Silvestri, Iole Reboni Bullo, Adriana Maliponte, Adele Romano, Adriana Ciani Capezzuto.


Fra le istituzioni e iniziative musicali più recenti da citare il Civico Istituto Filarmonico Venturi (ora Conservatorio di Stato), la Società dei Concerti, la Società dei concerti sinfonici S. Cecilia, il Gruppo Musicale Frescobaldi, l'Orchestra di mandolini e chitarre «Città di Brescia», la Società mandolinistica Costantino Quaranta, il Gruppo di musica antica Paride e Bernardo Dusi, il Centro giovanile bresciano di educazione musicale «Gioietta Padova», l'Associazione gioventù musicale italiana, il Piccolo complesso da camera, la Scuola per organisti parrocchiali, la Scuola di danze classiche, la Società Amici del Teatro Grande, il Circolo lirico bresciano L. Dordoni, il Circolo lirico Giacinto Prandelli. Tra le iniziative di prestigio sono da segnalare: i Concerti del Venturi, il Festival pianistico internazionale, i Concerti dell'estate musicale salodiana, la Settimana di musica barocca.


Numerose le corali fra le quali la «Luca Marenzio», quella dell'Istituto Rossini, del Centro O.M., di S. Vincenzo, «Antonio Bazzini» di Sirmione, «El Tergnal» di Maderno, «La Soldanella» di Carcina, «Isca» di Iseo, «La Faita» di Gavardo.


Grande sviluppo ebbero nel sec. XIX e poi nel sec. XX i complessi bandistici fra i quali i più antichi: la Civica Banda di Brescia e le bande e complessi musicali di Salò, Chiari, Bagnolo M., Iseo, Maderno, Orzinuovi, Darfo, Piancamuno, Leno, Calvisano, Tavernole, Sarezzo, Rovato, Ghedi, Travagliato, Lumezzane S. Sebastiano, ecc.


Tra le grandi manifestazioni tiene il primo posto dal 1964 il Festival pianistico col quale per anni ha fatto da contorno la «Settimana di musica barocca».