MUSEO di S. Martino della Battaglia

MUSEO di S. Martino della Battaglia

Avviato nella propria abitazione di Cavriana da Gaudenzio Carlotti, ispettore onorario dei monumenti della provincia di Mantova, trovò appoggio, nell'autunno del 1928, da parte dei consoli del T.C.I. Gino Locatelli e Luigi Baricco e di un comitato costituitosi a Milano sotto la presidenza del sen. Giuseppe De Capitani d'Arzago in seno all'Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Sistemato prima in tre stanze di una costruzione vicina all'Ossario di S. Martino della Battaglia (Desenzano) venne inaugurato il 24 giugno 1931. Deliberata nel 1937, per volontà del Quadrumviro De Vecchi di Val Cismon, la fusione della Società di Solferino e S. Martino nel Comitato milanese venne deciso che il materiale raccolto a Padova dalla Società passasse a costituire, con quello già raccolto a S. Martino, un nuovo museo da erigersi in S. Martino della Battaglia vicino alla Torre e all'Ossario dei caduti del 24 giugno 1859. Venne così costruito dietro la torre, dal 5 ottobre 1938, su progetto dell'ing. Antonio Lechi di Brescia un nuovo edificio di 35 m di lunghezza, 17 di larghezza e 11 di altezza con due corpi anteriori uniti da un atrio d'ingresso a cinque archi sormontato da una terrazza. Nei due corpi laterali i locali sono stati adibiti: a sinistra al piano terreno, per la biblioteca; al primo piano, per sala del consiglio della Società. A destra, al piano terreno e al primo piano, alloggio del custode del museo. Il corpo centrale invece è composto di tre vasti saloni dove è stata distribuita la preziosa raccolta: uno, grande, centrale, della misura di m 20 per 8,50, con uno splendido pavimento in mosaico e porte in noce e larice, e due laterali di m 6,50 per 9. Nelle sale venne disposto sotto la direzione del prof. Antonio Monti, direttore del Museo del Risorgimento di Milano, il materiale disponibile in luogo, arricchito di nuovi acquisti e doni. Il nuovo museo fu inaugurato il 24 giugno 1939. Le sale del museo sono state di recente riordinate per rendere più «leggibile» il materiale esposto. Nella sala grande al centro documenti e cimeli testimoniano l'evoluzione del Risorgimento dal 1848 al 1870. Nella sala di destra il materiale esposto riguarda l'intera campagna della seconda guerra di Indipendenza. Al centro il plastico della «campagna». Nella sala di sinistra sono raccolti cimeli della battaglia di S. Martino e Solferino (illustrata in un grande plastico). Nelle varie sale son inoltre esposti grandi quadri ad olio raffiguranti due ritratti di Vittorio Emanuele II, opera dei pittori Cesare Campini e Luigi Toro (1836-1900); i generali Annibale Arnaldi (1801-1859), Domenico Cucchiari (1806-1900), Giovanni Durando (1804-1869), Manfredo Fanti (1806-1865), Alfonso La Marmora (1804-1878), Filiberto Mollard (1801-1873): opere del pittore Giulio Carlini (1826-1887) e quello del generale Enrico Morozzo della Rocca (1807-1897): opera della pittrice Clara della Rocca. Quindi busti di combattenti vari; stampe, acquarelli, fotografie, manifesti, ordini del giorno, giornali, lettere, ecc.; armi, uniformi e oggetti vari dei tre eserciti; ordini di battaglia dell'esercito sardo nel 1848, nel 1855 e nel 1859 e di quello italiano nel 1866 e nel 1870; un ritratto di Giuseppe Garibaldi e altro suo in mezzo ai «Mille». Sono disponibili al museo, la Guida (nuova edizione 1989) e cartoline divise in due serie; l'una, di venti, con uniformi militari dell'Esercito sardo da acquarelli del pittore Quinto Cenni (gli originali sono esposti nel museo), l'altra, di 24, con figurine militari dell'Armata francese.