MUSEO delle Armi Luigi Marzoli

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MUSEO delle Armi Luigi Marzoli

Fin dal 1916 «La Provincia di Brescia» avanzava una proposta, subito accolta dal sindaco Mainetti e dal sen. Da Como della creazione di un museo di armi bresciane, alla quale si opposero le autorità militari e specialmente il gen. Dall'Olio. La proposta di una Armeria bresciana o di una collezione d'armi veniva avanzata dal commissario prefettizio Zanon, con l'appoggio del prof. Nicodemi nell'agosto 1923, in seguito al dono ai Civici musei di una pistola armata di impugnatura d'avorio e di un fucile giapponese da parte di un sign. Mancini. Tuttavia un vero museo delle armi ha avuto la sua concreta realizzazione nella raccolta donata al Comune di Brescia dal comm. Luigi Marzoli (v. Marzoli Luigi, collezione) ricca di 1090 pezzi. In complesso sono passati di pubblica proprietà: 161 armature e parti di armatura (dal XV al XVII sec.), 106 elmi (XV-XVII sec.), 170 armi bianche lunghe (XV-XVII sec.), 35 armi bianche corte (XV-XVII sec.), 5 armi da botta (XV-XVI sec.), 177 armi in asta (XV-XVII sec.), 9 scudi (XVI sec.), 12 barde (XVI sec.), 21 armi da corda (XVI-XVII sec.), 51 armi da fuoco lunghe (XVI-XVIII sec.), 15 cannoni (XV-XVI sec.), 150 accessori per armi da fuoco (XVI-XVIII sec). Tutte le armi e armature sono state scientificamente schedate con il contributo dei migliori specialisti da Nolfo di Carpegna a Bruno Thomas, da Ortwin Gamber a Francesco Rossi. Ad essi si aggiunsero altri 360 pezzi già conservati nelle raccolte civiche. Sono esposti al pubblico una selezione di 580 armi ed accessori. Dopo l'acquisizione dei materiali, avvenuta nel 1966, il Comune avviò lo studio delle soluzioni possibili per trasformare il Mastio visconteo, in Castello, allora sede del Museo di Scienze Naturali, in funzione della nuova destinazione. Il compito fu affidato ad uno dei maggiori museografi europei, Carlo Scarpa, ma sono stati i suoi allievi, il bresciano Francesco Rovetta e il veronese Arrigo Rudi, a portarlo a compimento dopo la morte di lui (1978). Essi hanno anche progettato le strutture ostensive realizzate dall'Officina Rivadossi di Nave. Il Museo inaugurato il 15 ottobre 1988, è considerato tra i primi d'Europa ed espone in otto sale su 500 mq 580 pezzi consistenti in armi offensive e difensive da fuoco lunghe e corte, bianche lunghe e corte in asta, lanciatoi, dalla fine del sec. XIV alla fine del sec. XVI. Il materiale esposto è ordinato in sette settori, suddivisi per epoche e per tipologie e copre un periodo storico compreso fra il XIV e il XVI secolo. Nel primo settore, sono raccolte armature del 400; nel secondo alabarde, ronconi (scorpioni) e una serie di armature da cavallo e da piede; il terzo, collocato nel cosiddetto «Salone dell'alce», è dedicato «all'ultima stagione dell'armatura» diventata ormai oggetto di pompa; nel quarto è esposta l'armatura diventata «status simbol» di condizione sociale e di censo ed espressa in opere eccellenti di corazzai e cesellatori. Il quinto si compone di elmi (morioni aguzzi e a cresta), posti su una lunga mensola, e da spade da lato, alcune delle quali di rilevante qualità. Un'armatura da barriera chiude il settore. Nel locale seguente si susseguono mostre contemporanee, atte ad illustrare le diverse tecnologie di fabbricazione, o temi particolari relativi alle diverse tecniche storiche di difesa e di offesa. Il sesto e settimo settore si compongono quasi interamente da armi da fuoco, molte delle quali di fabbricazione bresciana, dovute in gran parte ai più prestigiosi nomi, quali i Cominazzo, Francino, Chinelli, i Datino, gli Aquisti, senza escludere armi provenienti da altre località italiane e straniere, ma di alto livello.