MUSEO Lapidario di Brescia

MUSEO Lapidario di Brescia

Creato con decisione del Consiglio generale del 13 ottobre 1480 per conservare, come scriveva il cronista Melga, «certi belli sassi e prede picade antiquissime con certi epitaphi et con scripture bellissime alla antiga...» trovati durante i lavori di sistemazione di porta Paganora, al Cordusio, dietro alla canonica del Duomo e che Fra Michele Ferrarini, Elia Capriolo, Taddeo Solaro avevano incominciato a copiare e a collezionare. Il Consiglio decise, forse dietro loro proposta e certamente di quella del Podestà Morosini, «di far provision (cioè prese deliberazione) de provederli che non si brusassero per lo advenir», ma fossero collocati come elemento decorativo sulle pareti dei tre corpi della fabbrica delle nuove botteghe della piazza della Loggia che allora si stava costruendo, condannando i contravventori alla multa di due ducati per ogni lapide che vendessero o distruggessero. Murati sul Monte vecchio e sul Monte nuovo di Pietà basamenti di colonne, lapidi intere o in frammenti costituirono quello che è ritenuto il primo museo archeologico d'Italia, la prima raccolta e la prima esposizione pubblica di materiale epigrafico e architettonico locale che il comune di Brescia ha voluto creare con una geniale idea senza precedenti, "sine exemplo", dice il Mommsen, per conservare e tramandare ai posteri alcune memorie della città romana e della sua civiltà. Accanto alle memorie antiche il Comune volle incidere alcune gloriose memorie storiche di quel tempo, ricordando i memorabili fasti dell'assedio del 1438 e con gratitudine il nome del Podestà Marc'Antonio Morosini, che nei due anni del suo reggimento (1481-1483) aveva ispirato e sostenuto questa iniziativa. Sulle basi degli stipiti della prima strada che avrebbe dovuto svolgersi fra il primo e il secondo corpo della fabbrica, si leggono scolpite queste parole: Brixia fidei basis/ peste fame bellis oppressa/ Saguntinorum et Britannorum miranda constantia/ MCCCCXXXVIII . È l'eco del grande assedio e della sconfitta dell'esercito visconteo di Nicolò Piccinino, pagina memorabile dell'eroismo bresciano e della fedeltà bresciana a Venezia. Nei basamenti dei due angoli del terzo corpo di fabbrica, fra il portico del Monte di Pietà e il vicolo Prigioni, è scolpito il ricordo del Podestà Morosini: M. Ant. Maurocene/ praeturam disc. reliquisti/ quo tecum aeternitate/ vivamus.