MUSEO Diocesano per l'Arte Sacra

MUSEO Diocesano per l'Arte Sacra

La proposta dell'istituzione di un museo diocesano d'arte sacra, profondamente sentita da decenni, venne avanzata formalmente dall'«Associazione degli amici dei monumenti e del paesaggio» nell'aprile 1959 e più particolarmente dal prof. Camillo Boselli. Caldeggiata poi dal prof. Gaetano Panazza la proposta venne più volte discussa, ma portata in porto solo nel 1978 per iniziativa di mons. Angelo Pietrobelli, e con decreto vescovile del 15 febbraio 1978. Collocato in alcune stanze del chiostro medio di S. Giuseppe, venne inaugurato il 23 dicembre 1978. Nel frattempo il 15 giugno 1967 era stata avanzata al Demanio dello Stato una domanda per acquisire il terzo grande chiostro del convento di S. Giuseppe da adibire a museo. Una proposta di legge in proposito avanzata, nel 1972, dai parlamentari bresciani Fausto Zugno, Fabiano De Zan, Giacomo Mazzoli e Mino Martinazzoli, veniva tramutata in legge il 10 maggio 1973 (n. 277). Ad essa seguiva l'acquisizione dell'immobile da parte della Diocesi, il 5 giugno 1980. In seguito a questa nuova acquisizione il museo ampliò i suoi spazi e il 21 aprile 1988 ebbe un nuovo statuto. Attualmente ospita in ampie gallerie opere in donazione, in affidamento ed in deposito da chiese, enti e privati. Le collezioni (solo parzialmente esposte, dato il carattere «conservativo» del museo che raccoglie oggetti e suppellettili, ad esempio non più usati per mutate esigenze liturgiche) comprendono dipinti antichi di carattere sacro dal sec. XV al XIX, disegni, codici antichi ed antifonari, oggetti liturgici, reliquiari, argenti, tessuti e ricami, statue in legno e gesso, ex-voto, ecc...; oltre ad un certo numero di opere moderne, anche di notevole valore. Contiene in particolare opere del bergamasco Cifrondi, dei veneziani Pittoni e Capello, dei bresciani Tortelli e Avogadro, del Caretti...; opere della pittura bresciana del Cinquecento, che vanno dal Romanino a Giovita Bresciano, dal Gandino al Ghitti; le cosiddette «arti minori», quali il tessuto ed il ricamo, la lavorazione a fusione ed a sbalzo dell'argento, del rame, del bronzo, ecc., con esempi che vanno dal sec. XV al XIX. I depositi, che insieme alle sale aperte al pubblico accolgono le numerose donazioni che si susseguono nel tempo, custodiscono ed offrono al lavoro degli studiosi specialmente gli oggetti delle arti minori, che vengono esposti solo per mostre specializzate oppure che attendono le cure del restauro, quali pianete e piviali tessuti e ricamati, calici, carteglorie, piatti, gonfaloni, legni intagliati ed intarsiati, vetri antichi, ecc... I nuclei di opere d'arte più consistenti, pervenuti al museo nella ormai più che decennale attività, sono quelli della Congrega di Carità Apostolica, dell'Istituto «La Residenza», della Casa di Dio, della nob. fam. Ercole Soncini, degli eredi dello scultore Angelo Righetti, di Mietta Rizzi figlia del pittore.