MUSCOLINE

MUSCOLINE (in dial. Moscoline, in lat. Muscolinarum)

Comunità sparsa su amene colline compresa tra il fiume Chiese (che divide il territorio di Muscoline da quello di Gavardo) e le colline moreniche del Garda di cui è propaggine. Si trova sulla destra della strada Brescia-Salò. Le frazioni principali sono: Burago a km 2,50 dal centro del comune, S. Quirico a km 4, Cabianca a km 2,70, Longavina a km 0,850, Castrezzone a km 1,50. Altra frazione è Morsone. Il comune ha una superficie di 10,09 kmq. Il centro (frazione Chiesa) è a m 272 s.l.m. e dista da Brescia 25 km. Dal Chiese deriva il canale Seriola che fornisce forza motrice al molino e dal 1894 alla centrale elettrica della zona. Il territorio offre bellissime località come Faida, il ponte delle Sanate, il Buttasuolo, la «Ca' dell'ape» ecc. Numerose le alture fra le quali i Monti delle Tese, Cervo, Singia, Serina, Cassaga, Guarda, delle Fontane, Brassina. Numerosi anche i cascinali e le case sparse fra le quali: il Fienile, Porcili, Palazzina, Terzago, Colombera, Fabbrica, Ca' dell'Ava, Mia, Olivo, Zambelli, Vignaghe, Fornace.


ABITANTI: (muscolinesi) 1200 nel 1566 (650 da comunioni), 1000 (600 da comunioni) nel 1573, 1200 (850 da comunioni) nel 1580, 500 nel 1625, 500 nel 1646, 500 nel 1673, 560 nel 1684, 580 nel 1702, 711 nel 1819 (con Burago), 775 nel 1835, 653 nel 1850, 885 nel 1888, 1308 nel 1938 (Terzago 75, Moniga del Bosco 294, Morsone 215, Castrezzone 318, Cabianca 195, Longavina 205, Burago 62), 1135 nel 1949, 1367 nel 1951, 1136 nel 1961, 1149 nel 1971, 1385 nel 1982, 1504 nel 1988. Nel sec. XI, Musculinis; nel sec. XV Moscholinis, fino al sec. XIX Moscoline. Forse da mösch, o mösgg = muschio; secondo altri da musculus = topolino. Muscoline sorge su uno degli scarsi lembi del Terziario bresciano o del Miocene. Di interesse geologico il Monte Castello, un colle di 286 m s.l.m. sul quale furono avanzati pareri discordi, essendo da qualcuno ritenuto di origine glaciale da altri no. Al periodo rissiano dell'epoca glaciale o quaternaria glaciale lo assegnò il Penk nel 1909; mentre nel 1916 vi fu chi lo iscrisse al periodo miocenicomessiniano, cioè all'epoca neogenica e preglaciale. Il geologo don Celestino Bonomini con nuovi approfondimenti nel 1942 lo assegnò a questo ultimo periodo. Il suolo è anche costituito da conglomerato poligenico recente che dà buone lastre ad elementi di più colori. Si tratta nella zona di uno degli scarsi lembi del Miocene e del Terziario bresciano. Ha un clima temperato con inverni non eccessivamente rigidi ed estati temperate nelle zone boschive e ricche di vegetazione. Scarsa la pioggia. Tra la flora particolarmente apprezzati, un tempo, la camomilla e la malva, i funghi, le fragole, l'erba menta che venivano venduti a Gavardo e altrove. Le colline sono sempre state abbondanti di lepri, volpi, faine, vipere. Tra i volatili abbondanti almeno in passato tordi, gardene, merli, fringuelli, rondini. Da rifiutare l'origine del nome da «muscato» qualità di uva pregiata. A qualcuno è sembrato il nome di una villa romana. Altri nomi della zona vengono fatti derivare dal «longobardo» quali Terzago (nel senso di confine), Faita (che significherebbe «bella vista»), Moniga, Guarda nel senso di collina, luogo elevato. Burago sembra indicare una chiara origine celtica. Di grande rilievo nel 1959 la scoperta in una cava di ghiaia in località «Ca' dell'Ava» di resti fossili di «Bison priscus» studiati dal prof. Parsa del Museo di Verona. Lame di selce e frammenti ceramici relativi all'età del Bronzo sono stati trovati in località S. Martino (proprietà Conter) nel 1975. Altri materiali ceramici ascrivibili al Bronzo medio e tardo (ora conservati nel Museo di Gavardo) sono stati trovati nel 1968 e nel 1977 a Le Tese di Castrezzone. Numerosi embrici in frammenti di epoca romana sono stati rinvenuti nel 1975 lungo la strada per Longavina. Nel 1828 a Moniga del Bosco era stata scoperta un'ara romana (ora nei Civici Musei di Brescia) con la dedica: «Deo Merc(urio) / M(arcus) Non(ius) Arr(ius) / Paulinus» della prima metà del III sec. d.C. Probabilmente il primitivo insediamento è dovuto a popolazioni di stirpe ligure, ai Retii o Euganei, il cui passaggio è testimoniato da Livio, Plinio, Strabone. Nel IV-V secolo a.C. queste popolazioni si fusero con gli Etruschi che stabilirono centri lungo il fiume Chiese poi sostituiti dai Cenomani e dai Romani. Il territorio di Muscoline era percorso dalla importante strada romana che, staccandosi dalla via Brescia-Verona, a Carzago proseguiva per Castrezzone, Ca' S. Quirico, Bocca di Croce portando alla Riviera e alla Valsabbia. In frazione Castello troviamo i ruderi di fortificazioni (da cui il nome)probabilmente del sec. IX. Si pensa che S. Quirico sia stata agli inizi una mansio medievale. Il castello che ha dato il nome alla località nella quale sorgeva, sarebbe sorto durante le invasioni ungare (sec. IX) anche se altri hanno pensato a qualche secolo prima cioè all'invasione gallica, dato che sembra posto a fronteggiare invasioni da O (da dove vennero i Galli) e non dall'E (donde vennero gli Ungari). Importanza dovette avere, come indica il suo stesso nome, Castrezzone dove ebbe un castello il Monastero di S. Giulia di Brescia del quale sono state trovate strutture altomedioevali. Un'altra rocca sorse in posizione favorevole sulla collina di S. Martino eretta forse in difesa di proprietà monastiche, poi passate al vescovo di Brescia: venne abbattuta poi nel sec. XIII per ordine del vescovo stesso. Una rocca sorse anche a Burago. Di essa vengono mostrate ancora le fondamenta. Burago collocato sulla sponda sinistra del Chiese non lontano dalla rocca vescovile di S. Martino, eretta a protezione di Gavardo, apparteneva al monastero di S. Pietro di Serle fin dal sec. XII. Negli anni Trenta di questo secolo, come rilevava Paolo Guerrini, conservava ancora le linee fondamentali di un castello medioevale e in una casa privata affreschi del sec. XV che ricordavano S. Benedetto ed altri santi benedettini. Il paese fu per secoli in continua rivalità con Gavardo. Nelle apocrife imprese raccontate dall'abate Bravo si accenna a vere e proprie battaglie avvenute a Rampeniga tra i due paesi. Lo stesso Bravo registra un fatto avvenuto nel 1108 quando volendo assalire Gavardo di notte i muscolinesi furono invece sorpresi da un'imboscata e cinquanta rimasero nelle mani dei gavardesi, i quali la mattina seguente li impiccarono per ordine di certo Gueldo, arciprete di Gavardo, che sarebbe stato poi incatenato e spedito a Roma, perché ricevesse dal Papa la meritata punizione. L'importanza di Muscoline può essere desunta dalla presenza di un Teubaldus (cioè Tebaldo) da Muscolinis, console del comune di Brescia. Questi con Jacobus de Gavardo e altri nel 1183 rappresentò Brescia nella Lega Lombarda e in seguito fu tra i rappresentanti della città che, il 25 luglio 1192, trattò con l'imperatore Arrigo VI per definire i confini della Provincia di Brescia da Limone del Garda fino a Pozzolengo. Negli statuti di Brescia del 1273 si stabiliva di eleggere quattro uomini saggi per riconciliare Gavardo e Muscoline in lotta fra loro. Il 13 giugno 1510, un gruppo di filoveneti comandati da G. Girolamo Negroboni intimarono la resa al castello di Muscoline occupato dai francesi, i quali si arresero. Pesante fu la permanenza di truppe francesi sul territorio di Muscoline particolarmente nel maggio 1705. Il 23 del mese esse compirono saccheggi ed «enormità» per le chiese e con le donne. Dopo avere il 23 maggio 1705 saccheggiato, sul territorio vi pose il campo francese il maresciallo Vendme che prese alloggio in casa Conter (ora Visintini), mentre il gen. Medavì si installò in casa Bruni (ora Comaglio) a Rampeniga. I franco-ispanici tracciarono un sistema fortificato di trincee, del quale ancora oggi, si scorgono i segni in rialzi di terreno nel tratto di «colma» che va da Campagnola alla Palazzina e che facevano parte della linea di difesa che andava dalla Faita a S. Martino, allacciandosi di là per la Bolina fino al Budellone. Dalle alture di Faita le artiglierie francesi batterono Gavardo e le campagne circostanti per colpire le truppe del principe Eugenio di Savoia. Respinti dalle truppe austriache, i francesi si sfogarono contro le popolazioni di Muscoline, Bedizzole, Calvagese, ecc. Ciò impedì agli austriaci del principe Eugenio (stanziatosi in casa Medici a Gavardo) di dilagare nella pianura, cosa resa possibile solo raggiungendo il fronte attraverso Vallio e le Coste di S. Eusebio. Nel 1804 il territorio muscolinese fu teatro di manovre dell'esercito napoleonico. Tempi difficili visse Muscoline nei primi decenni dell'800 a causa delle carestie. Nel 1816-1817 venne avviata la costruzione della strada Muscoline-Gavardo. Nel 1840 si svolsero nel territorio importanti manovre dell'esercito austriaco. Nel giugno 1859, quando ancora il territorio era battuto da forti contingenti austriaci, Garibaldi, dopo aver apprestato trincee al Rio del cimitero di Gavardo, volle saggiare la consistenza del nemico, raggiungendo Rampeniga e poi la parrocchiale, accompagnato dall'aiutante e da un calzolaio di Gavardo come guida. Giunto il generale davanti alla chiesa parrocchiale si trovò di fronte una pattuglia di ussari-austriaci. Senza perdere tempo, il generale si mise in mezzo alla strada a gambe larghe e a braccia conserte in attesa. Gli austriaci spaventati e supponendolo in compagnia di forte scorta, si allontanarono a briglia sciolta. Muscoline assorbì nel 1864 il piccolo comune di Burago, fino ad allora indipendente. Nel 1894 sul canale Seriola venne costruita, per intervento dell'ing. Quarena, una centrale elettrica che fornì corrente alla zona. Inizialmente denominata officina elettrica di Gavardo, funzionava di giorno col molino mediante un piccolo canale d'acqua formantesi in zona chiamata «Tràada». Di notte, fermato il molino, iniziava l'attività della turbina con regolazione a mano. Altri tre gruppi di turbina completarono l'installazione negli anni dal 1900 al 1924 per le aumentate esigenze, così da soddisfare gli utenti dislocati da Vobarno a Nuvolera. Passata all'A.S.M. di Brescia, negli anni '50, produceva milioni di Kwh attraverso quattro gruppi di Francis, alternatore della potenza di 554 KVA. Con R. Decreto del 31 maggio 1928 (n. 1511) venne aggregato al comune di Muscoline quello di Castrezzone. Nel novembre 1928 venne inaugurato il monumento dei caduti, un altro monumento venne aggiunto in seguito. Nell'aprile 1938 per interessamento e donazioni del parroco don Pietro Vassalli venne costruito in frazione Chiesa l'acquedotto, che raggiunge la frazione di Longavina su progetto dell'ing. Gino Casnighi. Nel secondo dopoguerra venne affrontato il problema dell'acqua potabile anche per tutte le altre frazioni con la costruzione di un nuovo acquedotto. Vennero inoltre sistemate le strade, migliorati la piazza antistante la chiesa parrocchiale e il cimitero e riassestati gli edifici scolastici. La costituzione dell'Opera Pia Morelli-Rebusca ha permesso di migliorare l'asilo del centro. La soluzione dei problemi più importanti quali la viabilità, l'approvvigionamento idrico, il miglioramento edilizio sono poi stati affrontati in seguito. Oltre che con l'asfaltatura, la rete stradale è stata migliorata con la costruzione di tangenziali come quella di Burago (1973) e di Rampeniga (1988) e con la costruzione del ponte sul vallone Longavina. Ai pozzi esistenti a Piazzole e a Fontane di Castrezzone (presto esaurito e sostituito con la sorgente Fuce) vennero aggiunti nel 1974 un nuovo serbatoio a Monteguarda, nel 1978 un serbatoio a Castrezzone: nel 1984 un nuovo pozzo fu posto ancora a Castrezzone. Rilevante lo sviluppo urbanistico specie nella zona di Terzago, Moniga del Bosco, Castello e Castrezzone. Mentre nel 1981 veniva ampliata la sede municipale, veniva affidato agli architetti Brodini e Lava la compilazione del piano regolatore. Nel 1978-1979 un gruppo di giovani ha avviato la biblioteca, promuovendo altre attività culturali. Esiste un corpo bandistico nato negli anni Trenta dedicato al parroco don A. Bersanini, ricostituito poi nel 1979 e che nel settembre 1981 ha inaugurato il suo gagliardetto e, nell'ottobre 1985 per donazione di Lisetta Visentini Aporti, la nuova sede. Il corpo ha anche una scuola di musica serale curata dal maestro Mario Mabellini. Dal 1946 al 1956 Muscoline ebbe una squadra di calcio molto attiva sotto la guida di Verenin e di Gianni Aresi. Di Muscoline è il letterato Diomede Giustacchini.


ECONOMIA: prevalente nei secoli e fino a pochi decenni fa l'economia agricola, con ristretto margine per quella pastorale. Estesa particolarmente la coltivazione della vite a coltura promiscua. Viti e gelsi erano le particolari colture della metà dell'800 ai quali si aggiunsero i foraggi e la frutta. Particolarmente apprezzato alla fine dell'800 e agli inizi del '900 il vino di Muscoline che era preferito da consumatori bergamaschi e che rimase per lungo tempo la produzione principale della zona. Fu sempre apprezzato perché particolarmente resistente nella stagione estiva. Nel 1906 per iniziativa del Consorzio Antifilosserico Bresciano nasceva la distilleria Cooperativa che acquistava la distilleria fratelli Bertolini in grado di lavorare un centinaio di quintali di vinaccia al giorno. Il territorio è compreso in quello dei vini tipici «Riviera del Garda», protetti dal marchio a denominazione controllata. Tra i principali prodotti agricoli, il frumento, il granoturco, i foraggi. Sempre più scarsi o scomparsi l'olivo, il castagno, diffuso fino a pochi decenni fa. Estesi un tempo i gelsi e l'allevamento del baco da seta. Esistono alcune macchie di bosco. Negli ultimi decenni si sono sviluppati anche alcuni allevamenti avicoli fra i quali gli allevamenti Bertoloni di Muscoline. Un qualche sviluppo ha avuto l'industria conserviera. La ricchezza di conglomerati poligenici ha permesso la creazione di cave di marmo che hanno fornito buone lastre ad elementi di più colori adatte soprattutto alla pavimentazione e all'ornamento di edifici. Considerata area depressa nel 1957, la zona è andata trasformandosi dagli anni Sessanta in poi, ospitando sempre più attività artigianali ed industriali. Comparvero infatti nel giro di una ventina di anni fabbriche per valvole industriali (alla Soc. INSA, fondata nel 1954 in Castrezzone, alla quale s'è aggiunta anche quella della I.M.W. già dislocata a Prevalle), maniglierie in ottone di ogni tipo, industrie per la fabbricazione di colonne e bussole guida per stampi in genere, per le costruzioni di caldaie per camini in acciaio, inox, rame e ghisa, per costruzioni particolari oleodinamiche, di stampi e stampaggio ecc. Oltre a numerose altre piccole ma attivissime aziende di falegnameria, officine meccaniche, di semilavorati per scarpe. Oltre alle già citate aziende si trovano, in luogo, «La Casalinga» e l'Artigiana idraulica di Goffi Giuseppe e figli, la Carpenteria in ferro Scalfi Pietro, la P.L.M. s.r.l. pressofusioni lavorazione metalli, la S.B.M. di Bruno Scalfi che fabbrica caldaie per camino, la Profilux s.r.l. per stampaggio e montaggio di materiale elettrico, la Plastibenaco s.r.l. per stampaggi. Negli anni '70 ha fatto una timida apparizione anche il turismo con la costruzione del Residence Panorama in località Cassaga (1976) su un'area di 20 mila mq. Le feste principali sono quelle dei patroni delle varie chiese: l'Assunta (15 agosto) e S. Martino (11 novembre) a Castrezzone; Madonna del Carmine (17 luglio) a San Quirico.


ECCLESIASTICAMENTE, appartenne da sempre alla Pieve di Gavardo. Non è chiara la data di origine della costituzione della parrocchia. Importante è la notizia secondo la quale il 21 luglio 1538 Valerio Bona, prevosto della Cattedrale, conferiva, per indulto apostolico, il beneficio parrocchiale di S. Maria de Muscolinis alias de Rovea. La chiesa stessa detta anche di S. Maria della Roveda ma dedicata all'Assunta, dovette essere ricostruita verso la metà del '500 e consacrata il 13 ottobre 1566. Già nel 1556 le visite pastorali registravano la presenza della Confraternita di S. Maria e l'esistenza nel territorio delle chiesette di S. Maria della «Rasega», della Madonna della Neve a Burago, di S. Giovanni alla Cabianca. Nel 1573 si era aggiunta ad esse quella di S. Rocco a Moniga del Bosco. Nel 1573 si aggiunse a quella della Madonna la Confraternita del SS. Sacramento, cui si aggiungerà nel 1610 la Confraternita del S. Rosario fondata da don Costantino Talenti, e che assorbirà quella di S. Maria. Mons. Negusanzio nella sua visita del 16 aprile 1556 trovava in luogo un «benandante», certo Domenico Fantina, che scacciava i demoni e guariva da «avversità» e infermità. All'epoca della visita di S. Carlo (1580) constatato che sedici «pagi» o vicinie o contrade erano affidati ad un solo parroco il visitatore ordinò che fosse affiancato da un coadiutore. La vita parrocchiale fu sempre intensa anche per la presenza di più sacerdoti. Numerosi anche i legati. Singolare la consuetudine di distribuire il Venerdì Santo, a tutti gli abitanti, dodici some di frumento in pane cotto. Nel 1580 vi esisteva già la Scuola della Dottrina Cristiana, mentre dalla metà del sec. XVII non mancarono mai maestri di scuola. Nel 1651 vi esisteva un Monte di Pietà. Per l'importanza assunta dalla parrocchia l'11 dicembre 1763, al parroco veniva concesso il titolo di Arciprete. Nel 1857 vi venne istituito l'oratorio femminile, affidato alle Madri canossiane, mentre venivano fondate le Compagnie di S. Luigi e delle Figlie di Maria. Un rilancio della vita parrocchiale si ebbe dopo la I guerra mondiale, grazie allo zelo del parroco don Vassalli. Vennero potenziate le associazioni delle madri e dei padri cattolici, quelle dell'A.C. Nel primo dopoguerra vi fu attiva la sezione Reduci. Attiva pure la Compagnia di S. Angela. Nel 1932 venne fondato l'asilo parrocchiale e istituita la scuola di lavoro, affidati alle Madri canossiane. Per la predilezione che ebbe per il paese mons. Lorenzo Pavanelli, che vi era stato economo spirituale, Muscoline fu una delle prime parrocchie nella quale si sperimentò il catechismo in forma di vera scuola. Più tardi, grazie anche allo zelo di don Vassalli, mons. Pavanelli aprì la Casa Catechistica S. Maria, per la formazione delle catechiste della zona. Durante gli ultimi anni della II guerra attorno a mons. Pavanelli che vi fu sfollato, Muscoline divenne un po' il centro diocesano della catechesi e dell'attività oratoriale. Sotto il parrocchiato di don Angelo Tosi è sorto l'oratorio, con sala parrocchiale e campi di gioco, ecc. Attiva la schola cantorum diretta da Luigi Podavini. Nel 1975 incominciava la pubblicazione del bollettino parrocchiale «La Fonte», comunità parrocchiale di Muscoline.


CHIESA PARROCCHIALE: la chiesa detta di S. Maria «Roveda o Rovea», forse per i boschi di rovere tra i quali si trovava o perché ricostruita su luogo già in rovina, venne probabilmente ricostruita verso la metà del sec. XVI e consacrata dal vescovo Bollani il 18 ottobre 1566. Negli atti della visita di S. Carlo viene descritta come «abbastanza ampia e ben costruita». Agli altari maggiore del SS. Sacramento e del S. Rosario, vennero aggiunti: nel 1729 l'altare della S. Croce o del Crocifisso, nel 1736 (con licenza del 3 settembre) l'altare di S. Giovanni Nepomuceno, arricchito nel 1823 di una cappellania della famiglia Biemmi e poi di S. Antonio di Padova. Nella seconda metà del sec. XVIII venne demolito il coro e ne venne costruito uno «nuovo e grandioso», benedetto nel 1781 dal parroco don Giovanni Paolo Federici. Gli ampi rifacimenti portarono il 28 agosto 1869 ad una nuova consacrazione. Gli altari erano sei: il maggiore e quelli alla Madonna del Rosario, di S. Antonio di Padova, di S. Giovanni Nepomuceno, del SS. Sacramento, del Crocifisso. Sull'altare maggiore è una pala raffigurante la B.V. Assunta e S. Carlo in preghiera di Giuseppe Nuvoloni detto il Panfilo. Sull'altare della Madonna sta una tela di Antonio Gandino il Vecchio con Dio Padre e la Madonna, i SS. Domenico e Caterina. La chiesa venne abbellita di dipinti e statue, dopo la I guerra mondiale, con la costruzione di un nuovo coro. Nel 1922 venne acquistato un nuovo simulacro della Madonna. Nell'ottobre 1926 veniva inaugurato un nuovo altare, «Ara Pacis» costruito per voto solenne della popolazione nel 1918. L'altare è opera dello scultore bresciano Biondi, la pala raffigurante S. Agnese e S. Angela Merici del pittore Giuseppe Ronchi. Nuove opere (il pavimento, nel 1942 e quattro statue in pietra dei SS. Giuseppe, Giovanni B., Pietro e Paolo, un nuovo battistero, riforme all'altare) venivano compiute negli anni 1943-1946. Nel 1946 venne dotata di organo elettrico in sostituzione di uno preesistente, demolito negli anni 1930-1932. La chiesa venne poi restaurata dal 1985 al 1986. Nel 1984 veniva edificato un nuovo altare dedicato a S. Quirico consacrato il 26 agosto 1990 da mons. Foresti. L'anno seguente venivano avviate opere di restauro a tutta la parrocchiale, terminate nel 1989. Nel battistero è conservata una tela di scuola morettesca raffigurante la Madonna ed i SS. Francesco, Giovanni Battista e donatore. Nel 1991 nella chiesa è stata sepolta, (trasportata dal cimitero) la salma di mons. Lorenzo Pavanelli.


S. QUIRICO o S. MARIA DEL CARMINE «in Campolongo»: sorge a mezza strada tra Muscoline e Soprazzocco in una verde conca. Sembra valida l'ipotesi che dapprima la chiesa fosse dedicata ai due santi Quirico e Giulitta. Sopraggiunsero poi i Carmelitani che vi costruirono accanto (nella seconda metà del sec. XV) un rustico convento che servì come residenza estiva. Ciò accadde dal 1472 al 1478 durante il generalato del bresciano fra Cristoforo Martinoni che vide la diffusione più ampia dell'Ordine Carmelitano in alta Italia. Il convento poteva servire a una comunità di cinque o sei persone, e venne soppresso dalla S. Sede nel 1656 circa. Le linee architettoniche della chiesa sono semplici ed hanno la caratteristica nudità ed eleganza del '400 lombardo di cui si hanno esempi anche nelle chiese di S. Cristo e di S. Giovanni di Brescia. L'edificio, come scrive A. Peroni, si distingue soprattutto «per le proporzioni dei sostegni, piuttosto alte, così da ricuperare, sempre nei limiti del medesimo eloquio locale, una certa aspirazione al verticalismo gotico; e per la conservazione dell'originaria fisionomia nel portale rinascimentale, di gusto veronese, come sono questi dettagli nelle architetture fiorite intorno al Garda. Non mancano poi tracce della primitiva decorazione nella navata e nel profondo coro». Di grande interesse è il portale pure quattrocentesco, sormontato da uno stemma circondato dalle lettere S.M.D.C. che potrebbero leggersi Sancta Maria decus Carmeli. La chiesa è ad una sola navata divisa da 3 arcate a sesto acuto. Sotto le vecchie e recenti imbiancature emergono bellissimi dipinti quattrocenteschi e cinquecenteschi. Uno di essi malamente ritoccato, che occupa quasi tutto il fondo dell'abside, raffigura la Madonna seduta col Bambino Gesù sulle ginocchia che si rivolge a S. Quirico, anche lui bambino che sta in piedi sopra uno sgabello a sinistra. A destra vi è S. Giulitta vestita da carmelitana e a sinistra S. Sebastiano. Sulla parete di destra, nel centro della seconda arcata sono emerse tracce di una Pietà con la riproduzione in piccoli caratteri gotici quattrocenteschi, di 7 preghiere alle quali, negli stessi caratteri, segue la seguente avvertenza: «Qui dirà le supra scripte oratione cum sette pater noster et sette ave marie confesso et contrito inzenochion davante ala imagine della pietate devotamente havera 20 mila et 12 anni et 23 zorni de vera indulgencia. Et chi non sa ne pò lezer dite oracio dica 15 pater et 15 ave marie havera la predicta indulgencia». Il grande affresco è circondato da altri riquadri affrescati con vari soggetti fra cui la Crocifissione al centro, la Vergine, S. Giovanni Battista e altri santi ai lati. La meglio conservata è la figura di S. Agata. In essa Gaetano Panazza ravvisa «una maggior dolcezza, di tipo lombardo nella mestizia appassita dello sguardo, [...] è riscontrabile, non senza forse qualche accenno di origine vivariana, nel tono rosato delle gote». Sotto la figura di S. Agata si legge, sempre in caratteri gotici, l'iscrizione: «Joannes de Ulm 1497 17 iulii», che ci assicura che siamo davanti al capolavoro di quella celebre scuola di Ulma che ha lasciato tracce a Milano e a Brescia (in alcuni affreschi della chiesa del Carmine). Anche se la decorazione delle lesene specie nei motivi del traforo è ancora ispirata al gotico, gli affreschi ed in particolare la cornice architettonica che inquadra le figure del polittico è tutta rinascimentale e mantegnesca. L'Assunzione della Madonna con S. Carlo è di Giuseppe Nuvoloni (1619-1703) ed è opera di grande rilievo nella quale si trova vivacità coloristica e pittorica anche se di timbro un po' melodrammatico. Un'iscrizione dell'abside richiama la triplice dedicazione dell'abside: D.O.M. / B.V.M. / Carmeli / et S. S. Quirico / Atque Julithiae / Patronis. Nel 1580 all'epoca della visita di S. Carlo si trovava in cattivo stato con tutti gli altari sporchi di sterco di colombi e di rondini. La casa stessa, dove risiedevano due frati sacerdoti, un diacono e un converso, veniva dichiarata poco adatta. Dal 1825 la chiesa ospitò un preziosissimo antico organo del quale non si conosce né l'autore né la provenienza, che purtroppo cadde nel più completo abbandono. Nel 1974 venne, con espropri di terreno, salvaguardata l'area circostante al santuario. Opere di restauro vennero compiute, specie nel presbiterio, nel 1983. La festa patronale si celebra il 16 luglio con la fiera in aperta campagna. E certo non è un caso che nello stesso giorno cadessero sia la festa dei SS. Quirico e Giulitta sia la solennità della Madonna del Carmine. A ricordare il momento di maggiore culto della chiesetta restano alcune casette che costituivano il piccolo convento che doveva ospitare nei mesi estivi la piccola comunità dei frati poi soppressa. Nel 1691 si continuava a celebrarvi per devozione come si continuò a tenere la festa della Madonna del Carmine, con una fiera campestre frequentatissima. Nel sec. XVI esisteva a Canova anche la chiesa della "Madonna della Rassega" citata nel 1556 e costruita sopra la segheria azionata dalle acque del Chiese. Era una costruzione quasi del tutto in assi già cadente per cui nel 1573 il visitatore ordinava o il suo restauro o la sua distruzione. Ristrutturata era ancora aperta nel 1819. Nel territorio parrocchiale sono le chiese di:


S. CARLO B. in frazione Longavina, citata nel 1658,


S. GIOVANNI BATTISTA in frazione Cabianca già citata nel 1556 ma di cui nel 1573 il visitatore ordinava il completamento; ricca di un dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù e santi fra i quali S. Agata, di Pietro Marone, che reca «Ex legato per D. Joannis / Francisci q. Dominici de Muscolinis»,


S. MARIA ANNUNCIATA in frazione Rampeniga,


S. MARIA DELLE GRAZIE a Tersago,


S. MARIA ASSUNTA in frazione Burago a cui si accenna negli atti della visita di S. Carlo (1580), nei quali compare il decreto che ne vuole la ricostruzione perché troppo piccola. In sagrestia si conserva una tela un tempo sull'altare, raffigurante la Madonna e i SS. Francesco e Rocco attribuita ad Antonio Gandino,


S. MARIA DELLA Neve in "Burato": esisteva nel 1556 ed aveva un solo altare,


S. PIETRO APOSTOLO che sorge in frazione Morsone ed è probabilmente di origine monastica; già citata nel 1558, la chiesa architettonicamente riveste stili diversi: romanico e barocco. Ha un bel soffitto a vista ma il presbiterio è di puro stile barocco come del resto anche la sacrestia. Ciò che rendeva la chiesetta tra le più suggestive della parrocchia era il portichetto antistante, sotto il quale transitava la statale Gavardo-Bedizzole e che fu, abbastanza recentemente, vandalicamente abbattuto. Rimane il ricordo unicamente in alcuni elementi della facciata e nel muro di fronte, che sosteneva da un lato il portichetto. All'interno fu decorata non molti anni fa dal pittore Mozzoni, che ha lavorato parecchio a Muscoline. La pala dell'altare maggiore, che riporta Gesù mentre consegna le chiavi a Pietro è opera di Antonio Gandino. Nel 1980-81 la chiesa ha avuto un restauro pressoché totale,


S. ROCCO in frazione Moniga del Bosco: già progettata nel 1566 e in costruzione nel 1573, citata negli atti della visita di S. Carlo (1580) dai quali si apprende che, data la piccolezza, gli uomini della terra intendevano ampliarla. Una formella del soffitto con la data 1603 indica probabilmente la realizzazione dell'opera. La chiesa esternamente ha lo stile di una chiesa romanica. All'interno, al quale si accede attraverso una scalinata in pietra, presenta elementi di stile romanico, la navata con soffitto a vista e formelle originarie, e il presbiterio di stile barocco, distinto dalla navata con altri gradini in pietra. La chiesa infatti sorge sul pendio del colle e mons. Pavanelli raccolse l'opinione che fosse stata eretta su un delubro pagano e dedicato ad una divinità pagana. La chiesa è completata da una bella sacrestia di stile barocco. All'esterno, sulla destra della facciata vi è una fontana e un abbeveratoio-lavatoio, tutto in pietra. Il lavoro che è stato fatto nel 1981 è stato un lavoro di ripristino di quelle che erano le linee originarie della chiesa. L'intonaco esterno è stato tolto e sono apparsi così elementi architettonici di particolare bellezza, anche se un po' rude. All'interno vi è una pala monumentale, come lo è l'altare, il tutto un po' troppo sproporzionato. Restaurata recentemente la pala non ha rilevato l'autore. Il quadro che presenta la Madonna del Rosario attorniata dai Santi: Domenico, Sebastiano, Rocco, risale al 1700; con probabilità esiste un frammento di una più ampia pala di Antonio Gandino raffigurante Dio padre e i SS. Domenico e Caterina, Consegna delle chiavi a Pietro, da lui firmata. Tra le cappelle quella della S. Famiglia è citata nel 1967. Altre cappelle private esistevano nel sec. XVII a Moniga del Bosco, di proprietà Podavini; a Longavilla di proprietà Conter; a Longavilla di proprietà Bassani; a Tersago di proprietà Nicolini. Dell'antico CASTELLO sono rimasti alcuni segni fra i quali un portale ora incastonato in case più recenti di proprietà Scalfi, sul quale si scorge una Madonna col Bambino e con la data 1537, rilevata da Pietro da Ponte ed ora scomparsa. È forse l'ultimo resto delle «opere a fresco del Romanino bellissime» che il Paglia registrava nel castello nel sec. XVIII e che portava la data 1537. Del castello resta una torre di 27 m di altezza che s'erge sulla collina e che serve da secoli come torre campanaria. Il campanile è stato restaurato nel 1982.


PARROCI (tra parentesi la data di presenza o di rinuncia): Cesare Bonfino o Bonfiglio (1553), Bonfiglio Bonfigli (1559), Francesco Cristofori (1580), Bartolino de Lodis (21 luglio 1583), Girolamo Merici (17 luglio 1587), Valentino Bordino (1595), Giuseppe Perini di Maderno (3 settembre 1617), Bernardo de Vadaneis (3 luglio 1629), Giuseppe Baldini (27 gennaio 1632), Giovanni Battista Micheli (9 febbraio 1645), Valentino Boidini (16 luglio 1685), Francesco Simoni (8 luglio 1722), Paolo Federici (6 giugno 1746), Giov. B. Betta (29 luglio 1778), Giov. B. Tedoldi (14 luglio 1813), Gaudenzio Zanardelli (29 aprile 1822), Giovanni Viotti (14 novembre 1859), Domenico Cantoni (12 giugno 1862), Giov. B. Federici (15 giugno 1887), Giuseppe Baruffaldi (2 aprile 1895), Pietro Vassalli (5 aprile 1919), Achille Bersanini (28 settembre 1938 - m. 19 luglio 1969), Angelo Tosi (1 agosto 1969).