MURATORI Ludovico Antonio

MURATORI Ludovico Antonio

(Vignola, 1672 - Modena, 1750). Sacerdote, erudito e storico. Prefetto della Biblioteca Ambrosiana e della Estense di Modena, è considerato il fondatore della moderna storiografia. Monumentali le opere storiche e la raccolta di fonti da lui condotta: fra le quali i 25 volumi dei «Rerum Italicorum Scriptores» (1723-1725), le «Antiquitates italicae Medii Aevi» (1738-1742), gli «Annali d'Italia» (1744-1749). Secondo le ricerche di Paolo Guerrini il Muratori ebbe con Brescia e coi numerosi dotti bresciani del suo tempo rapporti personali, frequenti e cordialissimi, e non solo per la edizione delle due cronache di Giacomo Malvezzi e di Cristoforo Soldo, accolte nei "Rerum italicorum Scriptores", ma per molti altri argomenti scientifici e per rapporti di amicizia. Il 17 maggio 1708 il Muratori era a Desenzano; precedeva il Duca di Modena che si recava a Trento a incontrare la principessa Elisabetta Cristina di Brunswich, sposa di re Carlo III e nuova regina di Spagna. Procurò l'alloggio per il Duca in una villa dei conti Villio, ma non poté proseguire il viaggio con lui a Trento attraverso il lago, essendo tormentato da emicrania e da febbri tanto che a Modena si sparse la notizia della sua morte, suscitando dolore e rimpianto. Nel settembre 1715 essendo in viaggio da Milano a Venezia per ricerche negli archivi e nelle biblioteche del Veneto, sostò a Brescia ospite del vescovo card. Gianfranco Barbarigo nel palazzo vescovile. Il cardinale, grande mecenate degli studi e ammiratore del giovane abate modenese, mise il Muratori in rapporto all'ambiente culturale bresciano, e specialmente coi due dottissimi fratelli Gagliardi, Giulio e Paolo, ambedue letterati eruditissimi soprattutto il secondo, canonico della Cattedrale e nominato Accademico della Crusca per i suoi studi umanisti e per la elegante versione italiana di alcune opere di S. Agostino. Conobbe inoltre e fu estimatore dell'abate di Pontevico, Filippo Garbelli. Al copioso carteggio coi due Gagliardi si aggiunsero quelli assai interessanti col domenicano p. Casto Innocenzo Ansaldi, col benedettino P. Astezati, cogli Averoldi e specialmente con Giovanni Antonio, coi due fratelli Francesco e Giuseppe Bianchini, col Biemmi, col P. Calini, coi Rizzardi, col dott. Leonardo Cominelli di Salò, col p. Gradenigo e il p. Grossi della Pace, col Mazzucchelli (al quale però negò notizie per gli «Scrittori d'Italia»), con gli abati Randini, Rotigni, Sambuca e altri rappresentanti della cultura bresciana. Mandò a Brescia versi per le nozze Sanvitale-Avogadro. Con il card. Querini ebbe quello che una studiosa, Maiella Del Lungo, ha definito «dialogo-monologo». Fin dagli anni giovanili il Querini dimostrò viva stima per lo storiografo, incontrandolo a Modena nel 1714 e consultandolo poi anche epistolarmente per i suoi studi specie sull'Ordine benedettino. Il carteggio anche su questioni e polemiche del momento si andò poi infittendo verso il 1740, ma senza che ne nascesse una sincera e profonda amicizia; soprattutto tesi furono i rapporti tra i due sulla questione della riduzione delle feste di precetto (più di 24 ogni anno), che il Muratori sosteneva per ragioni sociali e il Querini osteggiava invece per ragioni religiose. Il carteggio muratoriano col card. Querini e col conte Giammaria Mazzuchelli è fra i più copiosi e interessanti; Muratori ammirava ed esaltava la loro prodigiosa fecondità letteraria che dava alla cultura italiana opere di eccezionale importanza, come la raccolta delle lettere del card. Pole fatta dal Querini, e gli «Scrittori d'Italia» del Mazzuchelli; e ammirava pure, intorno a questi, la pleiade dei minori che onoravano in Brescia la cultura in ogni campo del sapere. Il card. Querini nei suoi frequenti viaggi fra Brescia e Roma sostava volentieri a Modena ospite dell'amico nella modesta canonica di S. Maria Pomposa; le polemiche, le vivaci discussioni, le divergenze su questioni varie, se da parte del Querini erano state alquanto aspre, da parte del Muratori, spirito più equilibrato e morbido, erano invece bonariamente rintuzzate con frasi rispettose ma piccanti; tuttavia non avevano mai spezzato la cordiale amicizia che legava l'uno all'altro. L'ultima lettera del Muratori al Querini è stata dettata il 10 gennaio 1750, dal letto quasi dell'agonia; lo ringraziava della lettera di conforto inviatagli, gli parlava dei suoi malanni, sperava di vederlo ancora a Modena nel viaggio per l'Anno Santo.