MOZZI o Mozzo

MOZZI o Mozzo

Antichissima famiglia derivata dai Brusati, con i quali fu poi rivale, per il possesso della signoria di Volpino, ottenuta dai Mozzi con la protezione e l'ausilio del Comune di Bergamo. I Mozzi sono presenti nel bresciano con larghi possedimenti fin dal secolo XI. Un Oprando di Mozzo cedeva l'1 ottobre 1041 al monastero di S. Pietro Orsino la selva maggiore di Serle. La famiglia si dovette diramare assieme a quella dei Brusati anche in Franciacorta fino almeno dal sec. XI. Nel novembre 1091 due fratelli Mozzi donano al monastero di S. Pietro di Cluny porzioni di terra, case e la chiesa consacrata in onore di S. Paolo, sull'isoletta omonima del lago d'Iseo, con tutti gli edifici e le case. Tra il 1095 e il 1195 il monastero di Cluny eresse sull'isola un importante priorato cluniacense. Il 12 luglio 1093 gli stessi Auprando e Alberto donavano sempre al monastero di Cluny la cappella dei S.S. Gervasio e Protasio esistente nel castello di Clusane, con tutte le terre, le case e le decime ad essi appartenenti. Nel luglio stesso la donazione veniva riconfermata da Agnese qd. Lanfranco moglie di Alberto. Altri rami si svilupparono in Valcamonica. Nel 1336 Bertolino di Mocio è investito di beni vescovili in Cividate. Altri in seguito coprirono la carica di Console e di Sindaco; e ad un Giacomo Mozzi, rettore di S. Maria in Esine, si deve la costruzione della cappella del Rosario in detta Chiesa, nel 1575. Può darsi che questa famiglia provenga da Edolo, da un ramo della famiglia Beldiei, antichi vassalli vescovili, detto appunto dei Mocii o Mozzi, il cui capostipite è un Corrado detto Mocio, figlio del qd. nob. Arico, vassallo nel 1299. Da essi derivarono a Cividate i Cominotti e i Vangelisti. I Mozzi di Bergamo, estintisi poi nei Mapelli, ebbero il titolo di conti con lo stemma «d'argento alla fascia di azzurro». Secondo Alessandro Sina non vi sono dubbi che dai Mozzi discendano i Brusati, i Federici e altre famiglie camune come i della Torre di Cemmo, gli Albertoni di Breno, e la famiglia di S. Costanzo «se, scrive il Sina, costui corrisponde a quel Custancius De Siano che è testimone con Lanfranco di Niardo e con altri ad un atto del 1116».