MOZART, Wolfgang Amadeus

MOZART, Wolfgang Amadeus

(Salisburgo, 27 gennaio, 1756 - Vienna, 5 dicembre 1791). Figlio d'arte, (anche il padre Leopold esercitava un'intensa attività come trattatista, violinista e compositore presso la cappella arcivescovile di Salisburgo), fin dalla più tenera età mise in mostra doti non comuni. Dopo aver intrapreso diversi viaggi in tutta Europa, nel 1769 Leopold pensò che fosse giunto il momento che Wolfgang ricercasse un posto stabile come maestro di cappella in Italia. Grazie ad alcune raccomandazioni di persone influenti, Mozart padre sperava di poter raggiungere facilmente la meta agognata, commettendo un grande errore di ingenuità. Nel corso dei suoi tre viaggi nella penisola, Wolfgang ebbe modo di ricevere importantissime commissioni, interessanti collaborazioni, ma a causa di un drastico giudizio di Maria Teresa d'Austria non fu nominato maestro di cappella a Milano. I diversi soggiorni bresciani dei Mozart si devono proprio ai serrati contatti che la famiglia aveva stretto con il conte Firmian, luogotenente austriaco del capoluogo lombardo. Il primo accenno all'idea di passare da Brescia si deve ad una lettera di Leopold alla moglie spedita da Mantova l'11 gennaio 1770. Nel documento, Mozart padre registra in modo molto laconico il fatto che se la strada per Milano fosse stata in cattive condizioni, si sarebbero trovati costretti ad imboccare la via per Brescia. Fino ad ora, si pensava che le soste in quest'ultima città fossero dovute a motivi di carattere logistico (cambio delle diligenze, pause di rifocillamento etc...), ma da un'altra lettera di Leopold alla moglie (27 ottobre, 1770) si evince che era ferma intenzione dei due musicisti «recarsi a Venezia, passando attraverso Brescia, Verona, Vicenza e Padova» fermandosi «sicuramente un po' a Brescia, Verona etc... per vedere le opere». I Mozart, infatti, intrapresero la strada per Venezia il 4 febbraio del 1771 giungendo a Brescia probabilmente il 6 febbraio. Qui ebbero modo di ascoltare un'opera buffa, che, secondo gli studi più accreditati, doveva essere il "Carnovale" di Antonio Borroni su libretto dell'abate Chiari. Pur non citando con precisione il titolo, nella lettera alla moglie spedita da Venezia il 13 febbraio 1771, Leopold è abbastanza circostanziato per quanto riguarda alcune notizie sul soggiorno bresciano. Grazie alla felice accoglienza del "Mitridate", a Wolfgang fu commissionata da Milano un'altra opera,"Ascanio in Alba" che rese necessario un altro viaggio alla volta dell'Italia. Stando alla descrizione di Leopold, i Mozart giunsero a Brescia a metà di agosto del 1771, alle tre del pomeriggio, ove, su insistenza di un amico di casa Lugiati, avevano deciso di fermarsi una notte. Alla luce di successivi documenti, l'ipotesi più credibile è che questo amico non potesse essere altri che il conte Faustino Lechi, il cui nome è strettamente connesso al terzo ed ultimo soggiorno mozartiano in Italia. Wolfgang e Leopold si recarono nuovamente a Milano per curare la parte finale della stesura e l'allestimento di "Lucio Silla". La tradizione vuole che i Mozart si trovassero a Brescia il 3 novembre 1772. In realtà una simile affermazione attende ancora conferma, ma uno stralcio di una lettera di Leopold alla moglie, spedita da Milano il 14 novembre dello stesso anno, fa pensare che le visite a Brescia dei due compositori fossero assai più frequenti di quanto non si sia portati a credere. Chiedendosi se anche Leutgeb fosse intenzionato ad eseguire l'opera che Wolfgang stava terminando, così scrive: «Egli dovrebbe andare a Brescia, e lì potrebbe presentarsi direttamente al Sig. Conte Lechi, che è un forte violinista, un grande cultore ed amante musica, al quale abbiamo promesso di fermarci immediatamente al nostro ritorno». Promessa che venne mantenuta ai primi del marzo seguente, nel corso del viaggio di ritorno a Salisburgo. Alla domanda se i Mozart abbiano soggiornato a palazzo Lechi di corsetto S. Agata in Brescia o nella villa di Montirone, l'ipotesi più logica sembra essere quella secondo cui l'ultima dimora sia stata preferita alla prima nelle stagioni calde. Era lì, infatti, che la famiglia Lechi era solita soggiornare tra aprile ed ottobre. (Collab. Giacomo Fornari).