MOSCARDI

MOSCARDI

Sono ricordati nel '500 come dimoranti in Breno e in Darfo e fanno parte di quel gruppo di famiglie camune che la Repubblica veneta, dopo il suo avvento in Valle Camonica, valorizzò e protesse, perché formassero una specie di oligarchia da opporre al predominio della famiglia Federici, apertamente ghibellina e simpatizzante per il ducato di Milano. Lino Ertani li fa originari di Breno e opina che il cognome potrebbe derivare da un patronimico o da un nomignolo di chiara radice tedesca. Nei cent'anni che vanno dalla presa di possesso della Valle Camonica da parte di Venezia alla organizzazione del governo di valle, i Moscardi si fecero le ossa ed emersero tra le famiglie più rispettabili di tutta la valle, per cultura e per censo. I Moscardi di Breno abitarono probabilmente la frazione di Mezzaro abitata da alcune famiglie di quel ramo che, sempre secondo l'Ertani, discendono da qualche rampollo naturale, oppure furono così soprannominate perché, già coloni della potente famiglia, finirono col diventare proprietari dei fondi che coltivavano e furono soprannominati col cognome degli antichi padroni. Dai Moscardi di Breno discendono alcuni uomini rappresentativi della valle quali Giovanni Francesco (v.). Sempre dal ramo di Breno derivarono ottimi religiosi fra cui p. Gregorio da Breno, che fu provinciale e procuratore generale dell'Ordine, e il vivente p. Glisente. Anche i Moscardi di Darfo vengono citati da p. Gregorio fra i notabili della Valle. Deriverebbero da un Giovanni Antonio di Lorenzo, trapiantatosi a Darfo forse per ragioni commerciali. Infatti la loro casa, divenuta poi casa parrocchiale, era in posizione favorevole addossata alla chiesa e campeggiante nel centro del paese. Venne da loro ricostruita e arricchita di fondaci (le canéve), facendone un punto di attrazione per i numerosi frequentatori dell'antico mercato di Darfo che si svolgeva per lo più nella piazzetta ora Matteotti. In seguito le proprietà Moscardi si allargarono fino a comprendere tutto il nucleo di stabili adiacenti alla via S. Caterina e alla piazzetta detta ancor oggi «Piazza Moscardi». Un'altra casa costruita certamente dai Moscardi fu quella che ora è proprietà dei Ducoli (Masù). Si trovava nei pressi della attuale Piazza del Mercato e, dopo il disastro del Gleno, il proprietario Felice Ducoli, la ricostruì pietra su pietra in Via Cimavilla, dove ancora si può ammirare, con lo stemma di casa Moscardi scolpito alla sommità dell'arco della porta principale in pietra di Sarnico. P. Gregorio, in occasione della visita pastorale del Card. Ottoboni (1659), afferma che i Moscardi con i Paoli erano le due famiglie più illustri di Darfo, dopo i Federici. Il terreno dove attualmente sorge l'Oratorio Maschile era una volta chiamato «Brolo Moscardi». Quanto alla posizione sociale di rilievo ed alla agiatezza raggiunta dai Moscardi fanno fede anche i cognomi dei padrini che assistevano ai battesimi dei nuovi rampolli: Federici, Fiorini, Griffi, Ronchi e i matrimoni allacciati con famiglie notabili di valle: Isonni, Dabeni, Gaioni di Nadro, Malaguzzi, Bassanesi ecc. I Moscardi avevano la propria tomba di famiglia in San Giovanni, ma nel 1660 si costruirono la cappella addossata alla parete esterna della parrocchiale di S. Faustino in corrispondenza alla cappella interna della Madonna di Loreto. Vi furono sepolti tutti i vari discendenti della famiglia, tranne i sacerdoti che avevano la tomba ai piedi del presbiterio, fino al 1798. L'ultimo rampollo della famiglia fu Antonia, morta nubile nel 1815 di anni 80 che fu sepolta nel nuovo Cimitero. I Moscardi di Darfo contarono, dal 1634 al 1768, ben otto sacerdoti e una monaca salesiana, sepolta nel 1865 a 77 anni nella chiesa del convento di Darfo. Secondo il Monti della Corte lo stemma dei Moscardi fu: «D'azzurro, al castello torricellato di tre pezzi, d'argento, fondato su di un monte di tre colli, di verde». Per L. Ertani subì una evoluzione. In una pietra datata 1531 e scoperta durante i restauri della vecchia casa Moscardi figura una torre sola emergente da un fiume; negli ornati pittorici ritrovati in una sala dello stesso edificio figura un castello con una torre centrale e ai lati due merli.