MOSAICI

MOSAICI

Brescia fu assai ricca di mosaici in epoca romana, come risulta dagli scavi e dai frammenti che ancor oggi si conservano, da quelli di età repubblicana, sotto il Capitolium a quelli del IV-V secolo d.C. in parte al Museo Romano, in parte ancora in sito. Di grande interesse il mosaico di Casa Cavadini (già Venturi) in via Gasparo da Salò 40, trovato nel 1850 e già fin d'allora indicato come appartenente ad un Ninfeo. Tra motivi decorativi, si leggono l'iscrizione: Bene/lava Salve/lotu cioè (salvum lotum) buon bagno, e Peripsu/masu; interpretata come la trascrizione latina di una frase greca e significherebbe «via la sporcizia». Interessanti i mosaici a fondo nero di un'altra casa del Ninfeo nella zona di S. Giulia. Dei mosaici romani il più noto e meglio conservato è senza dubbio l'emblema del pavimento della cella centrale del tempio di Vespasiano, ora sede del Civico Museo Romano. È un quadro centrale di 25 metri quadrati con applicazione di tessere, che seguono un disegno compendiantesi in un motivo a struttura centrale. Sono tessere di diversi marmi in maggiore parte di provenienza greca e africana, accostati con armonia e che seguono un disegno geometrico minutissimo di ingegnosi intrecci ornamentali. Di molto minore importanza è un altro mosaico pavimentario, forse più antico dell'emblema del tempio. Esso faceva parte di un edificio preesistente al tempio di Vespasiano ed è monocromo (bianco-nero) a terrazzo, cioè piccole schegge marmoree, disposte sparsamente e senza formare alcuna maglia regolare. Bei pavimenti a mosaico sono stati scoperti nel cortile della Pia Casa d'Industria, nell'Istituto Magistrale Gambara, nell'Orto degli Artigianelli, nei locali del Credito Agrario Bresciano di piazza Duomo. Interessanti i mosaici con maschere ed altri motivi trovati nella villa romana scoperta in via S. Rocchino a Brescia. Conosciutissimi quelli della grande villa di Desenzano, ampiamente illustrati. Elementi musivi si trovano nella villa romana di Sirmione.


L'uso del pavimento a mosaico continuò anche in epoca altomedievale. Tra i pochi frammenti dei sec. V e VI rimasti sono da segnalare mosaici raccolti nel Museo Romano, alcuni di provenienza ignota, o da S. Maria Maggiore (Duomo Vecchio) altri rimasti in luogo o rimasti nel Duomo Vecchio. Dei mosaici rimasti in Duomo vecchio, quello posto fra le due scalette che conducono alla cripta di S. Filastro è il migliore. Sono tessere marmoree policrome, che riproducono degli agnelli simbolici in un prato di fiori fra una iscrizione in caratteri gialli su fondo scuro. L'altro, posto a destra dell'entrata originaria, richiama il precedente. Fra cordoni curvilinei in tessere oscure su fondo oro, si trovano due iscrizioni rovinate, fra bordure pure oscure. Disegni eseguiti complessivamente con finezza di lavoro e con armonia di colore. Dei frammenti che, invece, sono nei Musei civici uno è monocromo, un altro è policromo a fasce circolari circondanti un'iscrizione in parte perduta. Da segnalare una piccola tavola musiva rappresentante S. Marco sul letto di morte di proprietà dei musei civici. Di un mosaico trovato in S. Pietro e segnalato dal Totti, dall'Aragonese e dallo Stella, si è perduta traccia. Un interessante mosaico pavimentale è stato trovato in S. Tommaso di Acquanegra.