MORO Giovanni Carlo

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MORO Giovanni Carlo

(Brescia, 7 agosto 1827 - Francia, 28 gennaio 1904). Nacque da famiglia agiata e profondamente religiosa della parrocchia di S. Giovanni. Dopo i primi studi classici nel liceo ginnasio di Brescia, entrò a 18 anni nel seminario vescovile di S. Pietro in Oliveto per intraprendere la vita ecclesiastica e compiervi gli studi teologici. Nel turbinoso biennio 1848-1849 partecipò con ardore ai movimenti patriottici. Durante le Dieci Giornate con i compagni di seminario si dedicò all'assistenza dei feriti. Ordinato sacerdote il 10 febbraio 1850, volle quasi subito entrare nella Congregazione dei Barnabiti, verso la quale veniva attirato dagli esempi edificanti di uno zio settantenne, il p. Gianmaria Moro. Novizio nel 1852 al Carrobiolo di Monza, il 14 settembre 1853 vi emetteva la professione religiosa e vi rimase per un anno come confessore e insegnante. Nel biennio 1854-1855 passò a Milano nella casa di S. Barnaba, professore di Teologia dogmatica e morale ai giovani scolastici, dimostrando grande lucidità, chiarezza di metodo e dottrina. Nominato nel 1855 vice-curato della parrocchia di S. Alessandro in Milano, manifestò subito eccellenti doti pastorali e carità squisita come predicatore, confessore, soccorso ai poveri. Nel 1859 scoppiata la guerra fra l'Austria e gli alleati franco-piemontesi, che condusse alla vittoria liberatrice di S. Martino e Solferino, p. Moro accorse fra i primi all'Ospedale Maggiore di Milano nell'assistenza dei feriti; vi spese, giorno e notte, molte settimane con tale grande abnegazione che il governo francese volle riconoscere i suoi servizi decretandogli una medaglia d'argento sulla quale è inciso il suo nome. Fu poi insegnante, confessore del Collegio di S. Maria degli Angeli al Carrobiolo di Monza e poi nel Collegio di S. Barnaba di Milano come vicario e predicatore di molti ritiri spirituali al clero e ai laici. Agli inizi del 1865 con il confratello p. Tondini de' Quarenghi veniva trasferito alla Missione di Norvegia, succedendo a p. Stub e chiamato da mons. Studach vicario apostolico di Svezia e Norvegia. Rimase a Stoccolma tre anni, trasferendosi nel 1867 a Christiania (Oslo) in Norvegia. Imparata presto la lingua norvegese, si acquistò con la parola e gli scritti grande stima anche dai protestanti locali. Trasferitosi nel settembre 1869 a Parigi, si dedicò ad un'intensa attività religiosa. Durante la guerra franco-tedesca (1870) e i tristi avvenimenti della Comune (1871), trovando inopportuno restare nella Francia in lutto, prese occasione per visitare la Danimarca e l'Inghilterra, prestando ogni servizio religioso che gli veniva richiesto. Ritornato a Parigi nel 1871, veniva nominato Vicario del Collegio e trovò ancora il tempo, in mezzo alle sue incessanti occupazioni, d'insegnare privatamente per un anno la Teologia a uno degli istituti barnabiti, e di svolgere la funzione di direttore spirituale del Circolo cattolico di Batignolles. Ritornò poi in Norvegia come elemosiniere della Regina madre Giuseppina di Leuchtenberg, sola cattolica alla corte di Stoccolma (allora i due regni di Norvegia e Svezia erano uniti), che egli assistette in morte (7 giugno 1876) e della quale lesse l'orazione funebre. Dalla regina ebbe una pensione vitalizia, mentre re Oscar II, lo nominava cavaliere dell'Ordine polare. Ritornato a Parigi nel 1876, vi fu vicario della comunità barnabitica. Nel 1880 venne nominato socio del Provinciale al Capitolo Generale tenutosi a Roma. Nel gennaio 1881 fu a Brescia, predicò in Duomo e raccolse fondi per le chiese e la scuola di Stoccolma. Di ritorno in Francia il 16 ottobre ne veniva espulso assieme ad altri tre confratelli. Cedette, non senza aver indirizzato alla Camera dei Deputati una lettera aperta che ebbe viva luce. Ritornò in Svezia dove ebbe l'incarico di fondare una missione a Gefle a N di Stoccolma, a pochi chilometri dalla celebre università di Uppsala. Vi rimase fino al 1888 ottenendo insperati successi. Ritornato in Francia, dal 21 dicembre 1888 al 24 ottobre 1890 fu nella casa di noviziato di Monseron, dove cooperò alla costruzione della nuova Cappella. Nel 1895 fu nominato visitatore generale per Francia e Belgio dal capitolo barnabita. Nel frattempo era passato a Parigi dove costruì una nuova cappella, ma soprattutto continuò ad ottenere successi apostolici non comuni, nonostante la sempre più dura persecuzione anticlericale. Dopo aver passato nel 1902 diversi mesi in Svezia, nell'aprile 1903 venne richiamato come vicario della casa di Monseron, dove santamente morì. Fra le molte e illustri amicizie vi fu quella del grande musicista Carlo Gounod (1818-1893), del quale fu confortatore e direttore spirituale. Lo conobbe probabilmente nel 1876 o 1877 a Parigi e lo accompagnò poi sia con contatti personali che epistolari fino alla morte. A p. Moro F. Modelon dedicò il suo piccolo poema «Charles Gounod» (8 pp, in 8°, stampato a Parigi, nel 1894, in occasione della morte del grande musicista). In fine è pubblicata l'ultima lettera scritta da Gounod a P. Moro, da Saint-Cloud il 3 ottobre 1893, pochi giorni prima di morire, documento della venerazione e ammirazione di Gounod verso il suo padre spirituale.


Il P. Moro diede a lungo la sua collaborazione a "Le messager de Saint Paul. Bulletin mensuel des Pères Barnabites "di Parigi. Unica sua pubblicazione in italiano è una piccola brochure di occasione per le nozze del nipote cav. Freschi: «Nozze Freschi-Mazzoldi, 2 febbraio 1902. Parole del R. Padre G.C. Moro, Barnabita a Parigi, prozio dello sposo» (Brescia, tip. Istituto Pavoni, 1902, pp. 10, in 8°). In francese ha pubblicato: "Paroles prononcées sur le council de très haute et très aimée princesse Josephine- Maximilienne- Eugenie -Napoléone de Leuchtemberg reine douailière de Suède et de Norvége ecc.. Pour mr Moro, aumònier de S.M. la feue Reine. Le 21 juin 1876. (Infine Paris - Vaugirard. Imp. Aubraj, Fol., vol. di 4 pp., s.n.) «Les délices du antichrétien et la strategie dans la lutte sociale de nos jours». (Tournai, Castermann, in 8°, pp. 15). Molti articoli in "Messager de Sant. Paul". (a 1890). "Paroles prononcées par etc. a la Messe de Nous d'or de monsier et madame Guenot" i(n 8°, pp. 4, s.n. tip., es.d.,1894). In norvegese: «Che cosa vuole l'uomo? Pensieri. di G.C. Moro» (pp. 34, in 8)°. «Il Sig. Moro e il Papismo» (Gefle, 1883,Tip. della posta,in 16°, pag. 39). «Questioni di coscienza». (Malmö-Andersson, 1885, in 16°, pp. 35). «Scritti riuniti del Pastore G.C. Moro»(in 8° pp. 296).