MOROSINI Fortunato

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MOROSINI Fortunato

(Venezia, 1646 - Padova, 25 giugno 1727). Di nobile famiglia veneziana, nipote del celebre Francesco detto il Peloponnesiaco, religioso benedettino del monastero di S. Giustina di Padova, nel 1710 veniva promosso vescovo di Treviso. Trasferito a Brescia, entrò nella nuova sede in forma privata e prese possesso della diocesi, in cattedrale, il 31 agosto 1723, salutato da un'elegante orazione latina recitata dal dottissimo canonico Paolo Gagliardi. Durante il suo breve vescovato, durato solo un quadriennio, il prelato, peraltro eruditissimo e particolarmente preparato in teologia dogmatica e morale, non lasciò traccia o testimonianza alcuna di qualche iniziativa degna di rilievo. Rimane invece documento di taluni aspetti piuttosto singolari della sua condotta e dei suoi modi molto sbrigativi di intendere i doveri del ministero, che sminuiscono e fanno anzi sembrare un poco superficiali certe sue disposizioni piuttosto severe. Il filippino Alfonso Cazzago rilevava come avesse preteso la veste lunga per tutti i chierici, ma da parte sua si abbandonasse a discorsi e racconti troppo buffoneschi; come facesse ai chierici «esami estravaganti». Inoltre notò nelle sue rare udienze e prediche «la celerità e poca divozione nel celebrare la Messa» per cui il Cazzago scriveva che viveva «in tutto alla fratesca» senza «spendere un soldo del suo», facendo rare visite nel territorio «ma con grandissimo comodo». Continuò comunque nel promuovere la pratica degli esercizi spirituali e la predicazione della dottrina cristiana. E veramente il Morosini, pur essendo uomo colto, fu così poco attento anche agli studi del suo clero che, solo per l'insistenza di Paolo Gagliardi, accondiscese a mantenere in seminario il valentissimo Panagioti da Sinope, maestro di greco e delle lingue orientali. Negli ultimi tempi della sua vita, Fortunato Morosini, ammalato, si ritirò nel monastero padovano di S. Giustina e qui si spense nel giugno 1727. La notizia della sua morte giunse in Brescia il giorno 26, senza suscitare particolare commozione. Il prelato nominò suo erede universale il seminario di Treviso, e lasciò per testamento un legato di cinquecento scudi ai poveri di Brescia. É sepolto in Padova, nel cenobio benedettino di S. Giustina.