MOROSINI

MOROSINI

Di Angolo. Il nome non si trova nell'elenco degli antichi originari di Angolo. In tale comunità i Morosini conseguirono la pienezza dei diritti civili soltanto dopo che Francesco Grimani, capitano veneto di Brescia, con sua «terminazione» del 2 nov. 1764, decretò che le famiglie di «forestieri» residenti in ogni paese da almeno 50 anni fossero del tutto equiparate a quelle degli «originari». Si ritiene storicamente documentato il nome del primo Morosini, giunto ad Angolo come «habitator», cioè «forestiero», in data oscillante tra il 1630 ed il 1650, nella persona di un Antonio, con moglie Monica e sei figli, di professione «ramèr», cioè artigiano od operaio nel settore di lavorazione del rame. Per cent'anni, pur cresciuta in numero e qualità di componenti, la famiglia restò nel catalogo dei forestieri. I Morosini non ebbero alcun blasone di nobiltà. Gratuita è l'ipotesi di vincoli parentali tra la famiglia di Angolo e quel ramo glorioso dei Morosini di Venezia che diede alla Chiesa due cardinali e una ventina di vescovi (di essi, tre a Brescia), e al governo della Serenissima, oltre Francesco il Peloponnesiaco, ben quattro dogi e 26 procuratori di San Marco. Il ramo di Angolo, che pur tenne quattro belle dimore allargandosi presto ai paesi vicini, si distinse per laboriosità, ingegno, spirito di solidarietà. Tra i Morosini più noti, distinguendoli tra laici ed ecclesiastici e premettendo che, sebbene le fonti storiche locali, per duecento anni, forniscano su di essi poco più che nomi e date, pochi particolari consentono di rilevare la diffusione della famiglia e la sua graduale ascesa nell'agiatezza e nella partecipazione sia alle imprese locali per lo sfruttamento del ferro, sia alle cariche amministrative della comunità. Il 21 aprile 1711 un Lorenzo Morosini fu Francesco sposa in Pianborno «donna Margherita Fedriga fu Vincenzo»: il tipo di matrimonio, tra una nobile e uno non nobile, è spia quasi sicura di buona posizione economica in chi difetta di nobiltà. Ancora un Lorenzo Morosini, in atto notarile del 10 maggio 1753, figura comproprietario, con Marc'Antonio Albricci, di fucina in contrada del «Follo», attuale zona delle Terme. Più tardi, un rogito notarile prova che i fratelli Giacomo e Francesco Morosini vendono alla «Società degli antichi originari di Mazzunno» un'altra fucina posta sulla sponda sinistra del Dezzo. Indiretti documenti dell'attività e dello stato di agitezza di alcuni tra i Morosini si hanno in due registri di Breno riguardanti la «tansa» del 1753 e «l'Estimo Mercantile» del 1783. Il fisco veneto della Valle pareggia, quanto a tasse, la nota famiglia Laini e quella di Lorenzo Morosini.


I rami della famiglia fattasi numerosa si individuarono con soprannomi: i «muti», i «carli», i «signori» (siòr). Questi ultimi raggiunsero notevole prestigio nella comunità durante il primo sessantennio del nostro secolo. E ne furono anche i riconosciuti benefattori. Figli tutti di Francesco e d'una Francesca Sangalli da Erbanno, furono il dott. Giacomo (v.), Stefano (v.), Francesco (v.), Giulietta. I Morosini di Angolo contarono anche numerosi sacerdoti. Il primo dei preti che compare nei registri della parrocchia è un don Lorenzo, nato 1747, ordinato 1770, insegnante della scuola maschile del paese e, in seguito, venerato cappellano della vicina Terzano. Le visite pastorali dei vescovi Nani del 1786 e Nava del 1809 lo qualificano «prete operoso e di esemplare condotta». Dopo quasi cent'anni, si trova don Avellino. Nato nel 1880, sacerdote nel 1905, dopo pochi anni di parrocchiato nell'alpestre Laveno di Lozio, scese canonico-curato a Cividate Camuno impegnandosi oltre cinquant'anni nell'assistere i malati e nelle logoranti fatiche di confessore e direttore spirituale. Non poche vocazioni religiose e sacerdotali sbocciarono dalla sua scuola il cui ricordo (egli morì nel 1966) resta benedetto in quella parrocchia.