MORONI Fausto

MORONI Fausto

(Villachiara, 20 luglio 1895 - Baldissero Torinese, 29 luglio 1979). Di Paolo e di Teresa Grandi. Pilota di aeroplano a 21 anni, nel 1916 si distinse nella I guerra mondiale come «cacciatore» e osservatore di artiglieria, guadagnandosi particolari segnalazioni e onorificenze. Terminata la guerra si adoperò alla ricostruzione aerea dei nuovi confini fra Italia e Austria sul Tirolo. Passato al campo dell'Aspern di Vienna e poi a quello di Bolzano, nel settembre 1919 fuggiva dal campo di aviazione con il suo capitano Tomaso Cartosi e con l'intera CXXI squadriglia, per raggiungere sui leggeri SVA, Fiume e mettersi al comando di D'Annunzio. Finita l'impresa fiumana, partecipò a corse motociclistiche piazzandosi onorevolmente e vincendo, tra l'altro, il Giro d'Italia motociclistico coronato, dopo peripezie, con un trionfale arrivo al Velodromo Vigorelli di Milano. Entrato nel 1928 nell'aeronautica industriale italiana, intraprese la carriera di collaudatore. Assegnato dal Ministero dell'Aeronautica all'ufficio sorveglianza tecnica di Torino, toccava a lui controllare in volo aeroplani nuovi e riparati: con la stessa mansione veniva assegnato prima a Cameri e poi al grande cantiere di idrovolanti della CMASA a Marina di Pisa. In veste di presentatore di nuovi aeroplani italiani volava continuamente in giro per l'Europa compiendo missioni in Austria, Germania, Polonia, Ungheria, Lituania. Compì il Giro d'Italia su apparecchio B.R. e si piazzò secondo nella Coppa Baracca dello stesso anno. Fu fra i piloti del I Giro Aereo d'Italia per apparecchi da turismo. Nel 1931 collaudò la motocicletta dell'aria, un apparecchio robustissimo con la fusoliera completamente in tubi di acciaio. Si trattava di un monoplano monoposto; l'ala era in un sol pezzo rivestita di legno compensato, con superficie portante di mq 5,60. I comandi a cloche erano interamente a cavi metallici. La lunghezza dell'apparecchio era di m 4,40 e il peso di kg 135 tanto da poter essere facilmente trainato anche da un ragazzo. Decollava in 200 metri, ed atterrava in 80 metri; aveva una autonomia di volo di 5 ore. Con velocità massima di 140 Km, a due cilindri orizzontali, con una cilindrata di 850 cmc, pari ad 8 1/2 HP. Il motore a 2500 giri al minuto era munito di riduttore, che porta i giri dell'elica a 1400. Nel 1932 veniva inviato in Cina come collaudatore della FIAT, incaricato di convincere le autorità ad acquistare apparecchi italiani, a preferenza di quelli inglesi, tedeschi e americani e ad istituire una scuola di piloti cinesi condotta da istruttori italiani. Facendosi forte del prestigio che allora godeva la rappresentanza diplomatica italiana a Sciangai riuscì a volare per quattordici mesi nella vallata dello Yang-Tze-Kiang spingendosi sino alla provincia ribelle del Fukien, tra difficoltà inenarrabili, causate tra l'altro dall'assenza di carte geografiche e dal continuo mutare della faccia topografica del Paese, provocato dalle piogge e dalle inondazioni. Né gli mancò occasione di dimostrare la robustezza di un BR3 quando, durante una missione nei servizi tecnici dell'aviazione cinese, fu costretto per carenza di lubrificante ad atterrare fortunosamente, ma senza gravi danni in una macchia boschiva e a ripartire dopo che l'osservatore compagno di volo si era procurato, con una lunga marcia verso un piccolo villaggio, l'olio cavato da un vecchio autocarro. La fama di Moroni aviatore e istruttore giunse fino all'orecchio di Ciang Kai Scek che, dopo aver volato con lui in un raid dimostrativo, con un nuovo aereo italiano, lo scelse come pilota personale per alcuni mesi. Quando, alla fine del 1934, il pilota bresciano tornò in patria poté ben dire di aver assolto all'incarico affidatogli; aveva aperto la strada alla missione italiana incaricata di aprire la Scuola di addestramento al volo dei piloti cinesi, aveva conquistato le simpatie di Ciang Kai Scek ed era riuscito a vendere alla Cina (che disponeva soltanto di cento aeroplani) ben ventitrè apparecchi italiani per un valore superiore ai 20 milioni di lire di allora.