MORI Guido

MORI Guido

(Cava Manara, 10 agosto 1888 - Palazzo s.O., 28 settembre 1962). Di Enrico e di Argia Sargenti. Laureatosi in chimica pura e farmacia all'Università di Pavia, fu farmacista a Palazzolo per circa quarant'anni. Dotato di spiccata sensibilità artistica, si dedicò a studi letterari, dimostrando particolare predilezione per la poesia. Poeta egli stesso, ha lasciato composizioni apprezzate dalla critica, che rivelano il suo alto sentire e testimoniano la sua intima, sofferta religiosità. Si applicò inoltre alla pittura e alla scultura con gusto originale e personale. Oltre alla raccolta pubblicata nel 1949 col titolo «Parole di Daccio» usciva poi «La fiaba di Palazzolo» edizioni Focolare. Nel 1950 dava alle stampe il volume «Preghiere della Ca'» e negli anni 1957 e 1958 «Sei croste di pane» e «Colloquio col tempo». Molte delle sue liriche furono pubblicate sulla terza pagina letteraria del «Giornale della Nazione» di Roma, pagina supervisionata da professori di letteratura dell'Ateneo di Roma. La sua produzione, ordinata con cura dell'amico poeta P. Tarcisio Toncini e da P. Alfonso, comprende circa 350 composizioni ed è stata suddivisa in questo modo: Attimi e giorni (28 liriche); Le ballate (12); Colloquio col tempo (14); Croste di pane (29); Canti dell'attesa e del ricordo (35); Il cielo (52); I versi del nonno (11); Io e le stagioni (38); Le mani colme (32); Ho arato la terra (27); Mio paesaggio (16); Oltre il vetro (29); La vita negli angoli (8); Asterie (27). Diverse liriche, del tutto inedite, furono note solo ad un gruppo ristretto di persone che conoscevano molto da vicino l'autore. Alcune, poi, vennero disperse su semplici fogli manoscritti, e quindi riordinate.