MATERNINI Francesco

MATERNINI Francesco

(Brescia, 11 settembre 1859 - 3 giugno 1939). Di Matteo e di Maria Guerrini. Di origine brianzola, allievo di Marino Ballini, Giuseppe da Como, Giuseppe Ragazzoni ed Eugenio Klobus si laureò in ingegneria studiando a Pavia e poi a Milano. Sposò Faustina Cipolla. Nel 1884 entrò nella amministrazione ferroviaria, percorrendo una rapida carriera che lo portò da Torino alla rete Mediterranea, e all'ufficio collaudi di Essen, dove le ferrovie italiane si rifornivano di carbone e materiale. Rientrato in Italia nel 1892 venne destinato all'ufficio stima veicoli, nel quale rimase fino alla pensione. A lui - ha scritto G.L. Masetti-Zannini - in grandissima parte si debbono le prime grandi vetture a carrelli con intercomunicazione e servizi, nonchè gli accessori introdotti per consentire una maggiore velocità e sicurezza. Due problemi ancora furono, con il suo valido contributo, studiati e risolti; quello del riscaldamento dei convogli e della illuminazione. Per quest'ultimo resosi insufficiente il sistema ad olio origine di molti inconvenienti, rivelatosi pericoloso quello a gas (dopo il tragico incendio di Pioltello causato dalla rottura dei serbatoi) l'ing. Maternini diede un apporto determinante e sostanzialmente ancor oggi in uso sulle moderne linee, giacché a lui si deve non soltanto l'illuminazione elettrica con alimentazione con accumulatori, ma anche il primo tentativo felicemente realizzato di trazione elettrica. Il primato che vanta il nostro Paese origina dagli esperimenti promossi nel lontano 1902 dall'ing. Maternini.


I CONVOGLI DI GUERRA. Chiamato nel 1905, allo scadere delle concessioni delle due Compagnie, a formare la Direzione generale delle Ferrovie dello Stato, questo illustre tecnico e scienziato, dopo aver dato il suo apporto alla fase organizzativa volle ritornare agli studi collaborando da par suo a quella unità tecnica delle strade ferrate, allora da poco formatasi in sede europea, grazie alla quale i carri e le vetture ferroviarie a scartamento ordinario possono indifferentemente circolare su tutte le reti europee. Non più in età di partecipare come soldato alla Grande guerra l'ing. Maternini diede se stesso con uno slancio ed una totale offerta delle sue grandi capacità, sì da meritare un'altissima onorificenza della Croce Rossa. Conscio della grave situazione dei trasporti dei feriti, caricati in barella su normali carri merci, egli stando alla direzione d'un apposito ufficio, affrontò con passione ed ingegno il problema, realizzando nelle normali vetture di terza classe cui erano stati tolti i sedili e apportate piccole modifiche, veri treni ospedali, completi di sala operatoria e servizi assistenziali, allestiti in gran numero. Al termine della guerra nuovi perfezionamenti venivano richiesti alle ferrovie: oramai sessantenne, l'ing. Maternini, con quasi quarant'anni di servizio potè studiare e quindi collaudare i primi esemplari di carrozze a cassa metallica che consentono tuttora la più alta sicurezza in caso di incidente e si adattano a velocità fino a 150 chilometri all'ora. Venne messo a riposo come capo divisione delle Ferrovie Statali; fu nominato Grande Ufficiale ed ebbe la medaglia d'argento con alloro della C.R.I.