MASSONERIA

MASSONERIA

Non si sa ancora quando la Massoneria attecchì a Brescia anche se sembra che abbia trovato terreno fertile in alcuni ambienti, soprattutto salotti bresciani, particolarmente aperti alla cultura e alla letteratura francese, fra i quali ebbe spicco quello della contessa Bianca Uggeri Capece, "donna di grande cultura e di molto spirito". Fra i primi massoni infatti, a quanto scrive il Soriga, si annoverò il genero della contessa Uggeri Capece, il conte Rutilio Calini, oltre al famoso conte Alemanno Gambara, e il conte Faustino Lechi. Nel 1765 Brescia risultava massonicamente sotto il Priorato di Monferrato; mentre il Garda gravitava sulla Massoneria veronese. Di una Loggia massonica bresciana si ha notizia nel 1773, quando si apprende che essa è in relazione con la "Grande Loge des Maîtres" di Lione. Non se ne conosce il nome. Da un discorso di Pietro Dolce, sappiamo che incominciava «a gareggiare fra le primarie [...] sotto gli auspici di Gustavo Adolfo, che l'aveva visitata, e sotto il regime del ven. Sessa, ben noto pe' suoi massonici lumi, fosse sfasciata dai tre dori di allora, che sopprimendola, ne esposero i santi arredi nella Pubblica Piazza a scherno e giuoco dei fanciulli e della Plebe».


Un vero boom la Massoneria ebbe sotto il dominio napoleonico. Ad essa appartenevano infatti i più alti dignitari dello Stato, generali, magistrati funzionari governativi e gli stessi membri della famiglia imperiale. Elementi di simbolismo massonico (agapi, feste di S. Giovanni d'estate e di S. Giovanni d'inverno, festa della consacrazione del Tempio, ecc.) ricorrono nelle pubblicazioni d'occasione stampate da Nicolò Bettoni, appartenente alla Loggia di Brescia. Fra i massoni bresciani risultano i generali napoleonici Lechi e Mazzuchelli, i ciambellani di corte conti Fenaroli e perfino gli abati Bianchi, Salfi, Scevola. Già notevole è la presenza bresciana nel primo Grande Oriente costituito a Milano nel 1805 sotto la presidenza dello stesso Vicerè Eugenio. In esso ebbero cariche dignitarie i bresciani generali Mazzuchelli, Giuseppe e Teodoro Lechi, il barone Antonio Sabatti. Nel giugno 1805 il gen. Giuseppe Lechi «Gran Maestro del Grande Oriente» interveniva ad una seduta di cinque Logge milanesi e di quella bergamasca, dichiarando di essere incaricato "di unire i due Grand'Orienti in uno solo e medesimo corpo" per fare della Massoneria un unico "centro di luce" in Italia. Il Lechi verrà poi chiamato a far parte del Supremo Consiglio di Sovrani grandi Ispettori Generali di 33° grado. Nell'Ordine Massonico del Grande Oriente rivestirono alti uffici Fenaroli e Mazzuchelli. La "installazione costituzionale della R.L.SC. Reale Amalia Augusta all' O. di Brescia e consacrazione del Tempio" riporta assieme alla cronaca dell'avvenimento versi del ven. P. Pederzoli, del fratello Terribile G.M. Febrari, del fratello Eutimio Carnevali; un discorso del fratello G.B. Pagani. La Loggia aveva sede nella contrada della Salute alla Carità, vicolo S. Zanino n. 84. Le sedute ordinarie si tenevano ogni venerdì. Caldeggiarono la diffusione della Massoneria a Brescia soprattutto l'abate calabrese Francesco Salfi, Giacomo Pederzoli di Gargnano, Giovanni Battista Pagani cui Alessandro Manzoni manderà il famoso carme di intonazione massonica "Il Trionfo della Libertà". La prima Loggia bresciana di rito scozzese venne fondata nel settembre 1806 e venne dedicata alla Regina Augusta Amalia. Ne furono fondatori - e nell'albo massonico ebbero tale titolo come una distinzione onorifica - il tipografo Nicolò Bettoni, il medico Gaetano Castellani, il giudice Francesco Filos, Giacomo Pederzoli, Antonio Porcari, Antonio Sabatti, l'abate Luigi Scevola e Girolamo Vidali. I "fratelli": si dividevano in cinque gradi, distinti con una iniziale: A. - Apprendista o neofito; C. - Catecumeno o iniziato; M. - Muratore; M.S. - Maestro superiore; M.A. - Maestro affigliato; oltre alle solite cariche interne di Venerabile, Oratore, Segretario, Maestro di cerimonie, Elemosiniere. La Loggia aveva uno speciale consiglio di nove membri, che formavano la giunta direttiva intorno al Venerabile e uno speciale "Capitolo di Sublimi Cavalieri Eletti" che costituiva la classe privilegiata e distinta dei provetti. Venne installata costituzionalmente l'8 febbraio 1807 e nello stesso giorno ebbe luogo la consacrazione del Tempio. Il 9 aprile 1807, per festeggiare la nascita della principessina figlia della Viceregina, erogava L. 383,76 a favore dei danneggiati dall'incendio di Vezza d'Oglio. Il 2 ottobre 1807 inaugurava il proprio vessillo. La Loggia fu smaccatamente filonapoleonica fino a rasentare il grottesco come dimostra il panegirico sul "Serpe" simbolo dell'immortalità, recitato da Ferdinando Arrivabene e pubblicato in "Tavole Massoniche" (Brescia, per Nicolò Bettoni A.D.V.L. 5810 anno di vera luce, 1810). Ne fu primo venerabile Giacomo Pederzoli e secondo il «Quadro de' membri componenti la risp. L.R. Amalia Augusta all'Or. di Brescia» e compilato nel 1809, quando la Loggia bresciana era nel suo massimo sviluppo; comprendeva 12 Dignitari onorari, 6 Maestri onorari, 103 Fratelli originari e 19 Maestri affigliati: complessivamente 140 Massoni, in gran parte bresciani di origine, altri bresciani di residenza o di relazioni. Della Loggia bresciana fece parte dal 1811 per cinque anni, Pietro Dolce che si rivelerà poi una spia al servizio dell'Austria. Come ha scritto Paolo Guerrini: «Dopo il 1814, tramontato l'astro napoleonico, anche la Massoneria bresciana entra nel periodo letargico. Molti massoni si squagliano, altri fanno atto di sottomissione al nuovo ordine di cose, pochi coltivano in segreto le antiche idealità umanitarie, alcuni si rivolgono con simpatia alle rinascenti sette dei Guelfi, Adelfi, Carbonari, ecc. e prendono parte alla nuova corrente di attività nazionale per la riscossa. In effetti la polizia austriaca continuava a seguire le orme dei massoni scoprendo come fra i compromessi bresciani delle congiure del 1821 vi fossero in buon numero anche i Massoni o ex-Massoni del periodo napoleonico che seguivano in silenzio ma con viva simpatia il movimento federalista. Secondo un rapporto austriaco, fra i notoriamente avversi al Governo vi era in Brescia Ostoja, ex-Venerabile della Loggia bresciana, e appartenevano alla medesima Loggia gli inquisiti Alessandro Dossi, Silvio Moretti, il conte Vincenzo Martinengo, il conte Luigi Lechi, il conte Pietro Richiedei, l'avv. Giambattista Ogna, Giulio Bergomi d'Iseo, Bono Foresti di Brozzo, Bortolo Bazza di Vestone. Rilevo ancora che Pietro Maroncelli, l'amico diletto di Silvio Pellico, fu a Brescia presentato all'editore Nicolò Bettoni, che era pure massone, da Giacomo Pederzoli di Gargnano, Venerabile della Loggia bresciana e amico del padre di Maroncelli.


La società segreta rinacque dopo l'Unificazione nazionale. La prima a costituirsi fu, nel 1860 circa la Loggia Cenomana. Di "rito francese", ebbe come promotori il conte Enrico Martini di Crema e, secondo un rapporto dei carabinieri del 6 febbraio 1864, di "sentimenti moderati" . Di "rito scozzese accettato" fu la Regia Loggia Arnaldo da Brescia costituitasi nell'ottobre 1863 ed ebbe fra i suoi fondatori il dott. Francesco Feliciangeli (Sovrano Principe del Real Segreto) emigrato romano, ex ufficiale garibaldino, il "comico" Erminio Pescatori (Sovrano Principe Rosa Croce), l'avv. Luigi Botturelli, Giovanni Fontebasso emigrato veneto ecc. I carabinieri in una relazione del 6 febbraio 1864 la consideravano di sentimenti "spinti". Ne furono venerabili l'avv. Luigi Botturelli direttore della "Sentinella Bresciana" e Giovanni Plebani. La Loggia Arnaldo ebbe la sua prima sede nel Mercato del Grano. All'atto della sua rifondazione nel 1864 venne sistemata in casa Klobus (esistente agli inizi dell'attuale Galleria e poi abbattuta per far luogo a questa) sulla quale "si spese una somma enorme nell'impianto della sala della chiesa". Sembra abbia avuto intonazione massonica la Società internazionale neo-latina presieduta dal conte Paolo Baruchelli e che a Brescia sia esistita anche una Loggia Cola di Rienzo, di cui sarebbe stato venerabile Giovanni Savoldi e segretario il medico provinciale dott. Tullio Bonizzardi. Nel 1882, pochi mesi prima dell'inaugurazione del monumento ad Arnaldo l'ex duumviro avv. Carlo Cassola dava vita con l'aiuto di Gabriele Rosa ad un'altra Loggia dipendente dal Grande Oriente d'Italia, acremente anticlericale ed estremista e avente come scopo di riunire assieme i massoni dispersi. All'inaugurazione del monumento ad Arnaldo la Massoneria segnalò la sua presenza con i propri vessilli. Non tutti i bresciani gravitarono su Logge locali. Giuseppe Zanardelli, ad esempio, venne affiliato il 12 gennaio 1889, direttamente alla Loggia Propaganda Massonica considerata come la P1 e venne promosso immediatamente al supremo grado di 33. In seguito fece le sue apparizioni pubbliche con un manifesto annuale per l'anniversario della presa di Roma il 20 settembre e in occasione di funerali (come ad esempio quello del dott. Tullio Bonizzardi, venerabile della R. Loggia Arnaldo da Brescia, il 4 aprile 1908). La sua presenza sebbene segreta veniva segnalata dalla lettera firmata il 7 dicembre 1896 dal vescovo mons. Corna Pellegrini assieme all'episcopato lombardo contro la Massoneria e il socialismo. In occasione dello scandalo Nasi, nel marzo 1904 riemerse la incompatibilità di appartenere alla commissione d'inchiesta creata dalla Camera dei Deputati dell'on. Carlo Gorio, in quanto massone. La Massoneria bresciana celebrava il 27 marzo 1911 con un suo manifesto il Cinquantenario dell'Unità d'Italia, come celebrò per decenni il XX Settembre. Nel 1914 era venerabile della Loggia Arnaldo Giovanni Plevani. Sembra invece che l'ultimo Gran Maestro della Loggia, Oriente del Mella prima della soppressione imposta dal fascismo sia stato Filippo Grasso Caprioli. Nel II Dopoguerra si formò la Loggia Gabriele Rosa di cui fu gran maestro il prof. Edoardo Ziletti che ospitò la Loggia in casa sua a Botticino. Da essa uscirono massoni pubblicamente riconosciuti come Adelino Ruggeri e Guido Mazzon, che sembrò candidato alla suprema carica massonica d'Italia. Dagli atti della Commissione parlamentare che si è occupata della Loggia P2 risulta l'esistenza a Brescia di due Logge "Cidnea" e "Atanor" .