MASSARDI Francesco

MASSARDI Francesco

(Brescia, 1 gennaio 1880 - Sulzano, 25 agosto 1957). In gioventù fu attivista socio del Circolo della Gioventù Cattolica Italiana. Laureatosi in matematica all'Università di Torino il 24 ottobre 1901 e in Fisica all'Università di Bologna il 3 luglio 1903 insegnò per due anni nel Collegio Arici di Brescia. Dal 1904 al 1907 fu incaricato dell'insegnamento della matematica nelle classi aggiunte e di scienze fisiche e naturali nella Scuola Tecnica municipale pareggiata di Brescia. La nomina comunale suscitò le ire della zanardelliana "Provincia di Brescia" che accusò di ingiustizia e di "illegalità" l'amministrazione comunale. A sua volta il Consiglio Provinciale Scolastico negava la sua approvazione alla nomina invitando il prof. Massardi a procurarsi l'abilitazione all'insegnamento delle scienze naturali. Un ricorso del Comune al Ministero dell'Istruzione dava piena ragione al Comune e annullava nel febbraio 1906 la decisione del Consiglio Provinciale Scolastico. Vinto nel 1907 il concorso per cattedra di Matematica nelle Scuole Tecniche nel 1907 - 1908 il Massardi veniva incaricato dell'insegnamento della Matematica nelle Scuole Tecniche di Brescia, passando negli anni 1908 - 1909 e 1909 - 1910 a quelle di Casalmaggiore. Nel 1909 vinceva il concorso per cattedra di matematica fisica e scienze naturali nelle scuole normali e nel 1910 - 1911 passava alla Scuola Normale promiscua di Crema. Contrastato probabilmente per la sua aperta professione di cattolico subì due ispezioni ministeriali conclusesi con esito pienamente favorevole. Diventato il 23 settembre 1911 ordinario di matematica, ottenne nel 1917 l'idoneità all'ufficio di capo istituto nelle Scuole Normali, adempiuto dal febbraio 1917 al febbraio 1919, quando riprese l'insegnamento, vincendo numerosi concorsi e ottenendo dal 1° ottobre 1920 l'assegnazione della cattedra di scienze fisiche e naturali alla Scuola Normale di Brescia. Nonostante l'oneroso carico dell'insegnamento medio, al quale attese sempre con grande scrupolo e zelo, egli aveva trovato modo, tra il 1912 e il 1922 con una ripresa successiva nel 1933, di coltivare la scienza nel ramo della Fisica Matematica, trattando a più riprese il problema del campo elettromagnetico anisotropico e del moto di un elettrone in un mezzo anisotropico, ricerche che, sotto un certo aspetto, possono considerarsi come un ampliamento e una derivazione del suo primo lavoro del 1903 sul problema più generale dell'Elettrostatica. Tali ricerche poi sviluppò e fissò in sei lavori sull'argomento pubblicati nel "Nuovo Cimento" per gli anni 1912, '13, '14, '20, '22 e nei Rendiconti dell'Istituto Lombardo per il 1933 che furono apprezzati dagli specialisti. Con tali precedenti di studi e di insegnamento nel 1922 venne iscritto alla Società Nazionale di Fisica. Nel frattempo, morto nel 1914 il prof. Adolfo Sozzani e ritiratosi dal lavoro effettivo Luigi Volta, il Massardi era andato appassionandosi alla cura in parte del secondo volume dell'Opera Omnia di Alessandro Volta rivelando tali diligenza e capacità che nel luglio 1922 su proposta dell'ispettore Ercolini gli venne affidata (per comando del Ministero presso l'Istituto Zanardelli di Scienze e Lettere e poi nel 1923 per disposizione dei ministri Corbino e Fedele e nel quadro dei concorsi speciali dei Licei) l'edizione critica e la pubblicazione dei sei volumi dal 2° al 7° dell'Edizione nazionale delle Opere di Alessandro Volta. Come "comandato" a tale compito rimase fino al 1940 benchè come vincitore del concorso speciale fosse nel 1923 trasferito al Liceo Parini di Milano e dal 1927 al 1940 al Ginnasio Liceo Arnaldo di Brescia. Dal 1923 al 1929 riuscì a compilare e stampare i restanti cinque volumi delle Opere voltiane, in confronto ai primi due non meno ricchi di notizie, fonti, osservazioni ecc., tanto da venire da Pio XI definito "martire del lavoro voltiano". Terminato tale compito, di sua iniziativa e per suo conto, iniziò la raccolta dell'Epistolario, avendone l'incarico ufficiale dalla ricostituita Commissione solo nel 1940, passando alle dipendenze della Sovrintendenza bibliografica di Milano. Durante la II guerra si adoperò in ogni modo a salvaguardare i manoscritti voltiani, trasferendoli dapprima su un camion alla sua casa di Porta Venezia, portandoli poi per due anni (1943 - 1944) nel convento di Saiano, dove potè lavorare in tranquillità per parecchi turbinosi mesi di guerra. Diventato insicuro anche il convento in seguito all'occupazione di truppe tedesche riuscì, con l'aiuto del parroco don Vittorio Laffranchi, a murarli in un ampio pertugio del basamento del campanile della chiesa parrocchiale di Sulzano. Continuando con grande lena il lavoro, dal 1949 al 1955 riuscì a pubblicare i cinque volumi dell'Epistolario, arricchendoli di un'infinità di note e informazioni e a lavorare intorno al volume delle "Aggiunte", e ciò nonostante una progressiva e quasi totale cecità, aiutato dalla moglie Carlotta, dalla figlia Margherita e dal prof. Angelo Ferretti Torricelli che ne raccolse poi l'eredità, riprendendo e completando in modo ammirevole gli Indici delle Opere del Volta. Per i suoi grandi meriti il 2 dicembre 1956 il sindaco di Brescia, prof. Boni, gli consegnava in una solenne seduta dell'Ateneo la medaglia d'oro decretatagli dal Ministero della Pubblica Istruzione per benemerenza nei riguardi della cultura italiana.


Del Volta egli aveva illustrato, con saggi particolari, i principali risultati raggiunti nell'Elettrostatica, specie nel caso dei conduttori solari e più particolarmente dell'Elettrometrica. Di Volta parlò anche all'Ateneo di Brescia. A lui si dovette in gran parte la ricostruzione degli apparecchi usati dallo scienziato e conservati nel tempio Voltiano di Como. Cattolico convinto e militante terziario francescano fervoroso fu il primo presidente dell'Unione cattolica insegnanti medi che dovette alla sua opera instancabile la diffusione che ebbe nel Bresciano. Fu inoltre dirigente parrocchiale dell'A.C. nella parrocchia di S. Eufemia, insegnante per lunghi anni al carcere, dove si distinse per la grande carità, che allargò a tutti i poveri e i diseredati. Pubblicò: "Sul problema più generale della Elettrostatica", ('Atti del Reale Istituto di Scienze Lettere e arti' 1903-1904, tomo LXVIII); "Campo elettromagnetico in un mezzo anisotropo uniassico" Nuovo Cimento' giugno 1912); "Potenziale Elettromagnetico di una carica puntuale mobile" (Ibidem, 1 aprile 1913); "Campo elettromagnetico in un mezzo anisotropo" (Ibidem novembre 1914); "Campo elettromagnetico in un mezzo non omogeneo ed anisotropo" (Ibidem, settembre 1920); "Concordanze dei risultati (voltiani e attuali) sul problema generale dell'elettrostatica" ("Rendiconti dell'Istituto Lombardo" 1923); "Importanza dei concetti fondamentali nella deviattractiva" (Milano Associazione Elettrotecnica Italiana 1927). Nei "Commentari dell'Ateneo di Brescia" pubblicò "Commemorazione di Alessandro Volta" (1927, pp. III - XXXIV); "Commemorazione di Alessandro Volta nel 150° anniversario della Pila" (1949); "Relazione di A. Volta con Tamburini" (1955).