MASSAIE rurali

MASSAIE rurali

Organizzazione fascista mirante ad "una vera e propria azione di bonifica integrale nel tenore di vita dei rurali, parallela a quella della terra e non meno nobile e bella. Sano ruralesimo, dunque, tra le cui tesi programmatiche figurano, e non per ultimo, quelle riguardanti il complesso dell'abitazione di ogni lavoratore della campagna. Una casa che non sia un tugurio, un nido che non sia un ricovero qualunque". L'organizzazione venne inquadrata nella Federazione nazionale fascista delle massaie rurali. Dopo la formazione di alcuni nuclei sporadici nel dicembre 1934 venne dato alla categoria un inquadramento provinciale con la nomina il 3 dicembre di una presidente, Dina Antonioli Ghirardi, e di una delegata per i gruppi della provincia in "donna" Livia Lombardi. La Federazione si prefisse subito la creazione "di scuole di lavori donneschi, di cultura spicciola generale e di quella specifica riguardante l'armonico andamento della casa; fiorirono iniziative per fornire alle iscritte sufficienti possibilità onde potessero gratuitamente ed a personale profitto, condurre utili e facili attività domestiche: allevamento polli, bachi da seta, ecc. Gruppi di massaie rurali vennero creati in seno ai singoli Fasci femminili e ai gruppi rionali e del suburbio. Nell'aprile 1935 venne costituito un consiglio della delegazione provinciale di Brescia così composto: rag. Giovesi, vicesegretario federale; sig. Dina Antonioli Ghirardi, fiduciaria prov. Fasci femm.; sig. Busj Ragnoli, vice-fiduciaria; sig. Livia Lombardi Bagliacca, delegata per le massaie rurali; sig. Cecilia Cazzago; vicedelegata massaie rurali; co: Erminia Martinoni, patronessa elettiva O.N.M.I.; sig.na Teresa Mazzucchelli, associazioni donne professionisti artiste; comm. Filomeno Vitale, sindacato lavoratori nell'agricoltura; avv. Luigi Cherubini, per l'artigianato. Alla fine del 1937 le massaie rurali da 4 mila nel 1934 erano salite a 35 mila.