MARCHESI

MARCHESI

Famiglia di Provaglio di Sotto, detta dei "Vetrari" perché esercitò nel 1700 una "fornace di vetri". Ne iniziò l'attività Domenico Marchesi nato nella frazione di Cesane nel 1628. Rimasto orfano del padre, morto di peste nel 1630, molto giovane emigrò a Verona, dove nella bottega del suo compaesano Gianbattista Comincioli, imparò l'arte di "fare invetriate" aiutando con ciò la madre rimasta vedova con sei figli maschi e due figlie femmine. Ritornato al paese d'origine, vi impiantò una sua fornace che ebbe fortuna e che poi passò ai figli Carlo (1670-1721) e Domenico (1697-1748). Come ha scritto Ugo Vaglia: Carlo, vinto dall'ambizione di accrescere le sue sostanze si indusse a fare più debiti di quanto lo comportasse la buona economia; tuttavia, morendo, lasciò una discreta fortuna ai suoi figli e la casa paterna. Domenico trasmise l'arte vetraria ai suoi tre figli Antonio, Carlo, Alessandro, ma con poco frutto perché non vi era inclinato e più dedito al vizio della gola. I figli, privi per disgrazia, e non per colpa loro, della sostanza, vissero coi soli proventi dell'industria, ma poichè gli affari non erano floridi, Carlo abbandonò il paese poco prima del 1762. Ad Antonio subentrò il figlio Carlo, che era stato garzone e poi maestro nella fornace di Brescia del 1756, mantenutovi a spese dello zio don Mattia Marchesi, arciprete di Provaglio, che lo provvide pure degli arnesi e degli strumenti necessari per esercitare il mestiere. Con Carlo, verso il 1770 cadde l'industria del vetro a Provaglio, l'unica in Valle Sabbia, almeno per quanto risulta dai documenti conservati sul luogo.