MÜLLER Gino

MÜLLER Gino

(Novate Milanese, 9 agosto 1887 - Mestre, 22 ottobre 1952). Di Guglielmo e di Giuditta Colon. Già nel 1907 a Venezia tentava di ottenere l'autorizzazione di pubblicare «l'Eco degli oppressi», giornale che portava il sottotitolo «periodico socialista di propaganda». Nei primi mesi del 1905 era corrispondente del periodico «La Battaglia» di Pavia; durante l'estate era condirettore de «Il Secolo nuovo» e già dimostrava una volontà non comune di essere riconosciuto leader indiscusso. Contemporaneamente risultava collaboratore de «Il Sindacato operaio» di Roma e de «Il Giornaletto» (quotidiano socialista del Veneto). Con quest'ultimo foglio non ebbe una collaborazione facile: licenziato appena nove mesi dopo con speciose motivazioni, accusava il direttore di illegalità e minacciava di divulgare il caso (suo e di altri colleghi) convinto che la «moralità e l'onestà» dovessero venire «affermate anche di fronte a certi demagoghi rossi». Appena 25 giorni dopo era direttore de «La Lotta di classe», periodico da lui stesso fondato. Alla fine di aprile 1907 assumeva il ruolo di segretario stabile e stipendiato della Camera del lavoro di Brescia. Collaborò nel giugno 1907 a «La Demolizione», organo di propaganda pubblicato in Francia da Ottavio Dinale. Presto entrò in frizione con i riformisti, accentuando poi sempre più un orientamento sindacalista. Vivacemente anticlericale, si fece conoscere per la clamorosa contestazione il 3 aprile 1907 con volantini e con fischi, insulti alla processione del Corpus Domini e alle manifestazioni per la canonizzazione di S. Angela Merici. Nel maggio lanciò accesissime sfide a Longinotti ed altri esponenti cattolici e moderati, tutto «proteso a mettere in fiamme la Vandea clericale». Con instancabile attività riusciva ad organizzare numerosi scioperi e a raccogliere specie nelle campagne un rilevante numero di adesioni, sfidando sempre più apertamente l'ala riformista del socialismo bresciano specie con uno sciopero generale proclamato l'8 luglio 1907 che portò l'Associazione Socialista bresciana e «Brescia Nuova» a distinguersi sempre più decisamente dagli orientamenti impressi dal Müller alla Camera del lavoro e alle lotte sindacali. Ciò spinse il Müller e i suoi compagni a fondare nel settembre un nuovo periodico «Le lotte del lavoro» come organo della Camera del lavoro e a dare nell'ottobre 1907 le dimissioni da segretario della medesima. Ma nel gennaio 1908 riusciva a riconquistare in seno alla Commissione esecutiva la maggioranza, ottenendo l'adesione al Congresso sindacale di Parma. Il 2 agosto otteneva di nuovo, anche se più risicata, la maggioranza che confermò anche in seguito tanto che nel dicembre gli veniva affidata l'organizzazione del I Congresso delle organizzazioni rivoluzionarie della provincia di Brescia. L'avversione dei socialisti riformisti si accentuò talmente che giunse nel gennaio 1909 a premere perché venisse tolto alla Camera del lavoro il sussidio comunale.


Abbandonato dalla Camera del lavoro, il Müller continuava a cercare appoggi in leghe della provincia come quelle di Bagnolo Mella, di Gazzane ecc..., ostacolando assieme al Barni la nuova Camera del lavoro, e venendo alle mani (come avvenne il 27 gennaio 1909) con i socialisti riformisti fra i quali Gelli, Mombrini. Nel marzo contrastava un comizio del socialista Paroli rimanendo nella Commissione esecutiva della Camera del lavoro. Intanto accentuava l'attività pubblicistica. Nel maggio 1909 collabora al quindicinale antimilitarista dei sindacalisti ed anarchici milanesi, «Rompete le file». Poco dopo il direttore de «Il Pensiero», rivista quindicinale pubblicata a Jesi, lo invita a scrivere qualche articolo. Ritornato a Venezia, pubblicava nel 1909 «Le lotte del Lavoro» riprendendo l'omonima testata bresciana. Tuttavia non abbandonò Brescia e durante il carnevale del 1911 vestito da Pierrot lanciava con una fionda sassi contro le vetrine della «Provincia di Brescia». Intanto si andava orientando verso l'interventismo, proclamandosi, nel settembre 1911 favorevole all'impresa tripolina, mentre nel febbraio 1915 con il pittore Fredo Franzoni fondava «Gruppi interventisti» anche a Brescia collaborando al «Popolo d'Italia» di Mussolini e teneva comizi in favore della guerra. Fu tra i primi ad aderire con Gravelli, Locatelli e Melchiori alla adunata di Milano del 23 marzo 1919, nella quale vennero fondati i fasci di combattimento. Tornò a Brescia collaborando dal 1920 fino verso la fine del 1923, come giornalista sportivo a «La Provincia di Brescia». In verità continuò l'attività giornalistica anche durante il fascismo, scrivendo di arte e di cinema e collaborando nel 1928 al «Giornale dell'arte», nel 1930, grazie all'interessamento della presidenza dell'Opera Nazionale Dopolavoro a «Cinema e Teatro». Nel 1937 si trasferì a Milano trovando impiego presso la «Chimico Galvanica» dell'ex deputato socialista Domenico Viotto, industria guardata con sospetto dalla polizia come un centro di cospirazione antifascista. L'anno seguente ritornò a Venezia dove fu costretto ad una esistenza semiclandestina. Terminata la seconda guerra mondiale, Müller, designato dal P.S.I.U.P., divenne presidente dell'E.N.A.L. di Venezia carica del tutto onorifica.