LONGHI, de Longis

LONGHI, de Longis

Antichissima potente e numerosa dinastia di feudatari, di legge romana, padroni di gran parte dell'agro bresciano e comunemente noti, col nome generico di Conti rurali di Brescia e variamente appellati dai principali feudi di cui erano signori, con i titoli di Conti di Casaloldo, Conti di Montechiaro, di Mosio, ecc. ed il cui stemma, secondo la descrizione che ne dà il Desmondi, che lo vide scolpito o dipinto sui monumenti sepolcrali di essi nell'ora demolita chiesa di S. Domenico in Brescia, era, almeno per il ramo di Casaloldo: troncato, nel I d'oro, al leone rampante, nel II scaccato di rosso e di argento. Naturalmente è assolutamente leggendaria una discendenza da una "Gens Longa" mai esistita o da Brenno, re dei Galli o dal santo re sassone Vitichindo. Il nome gentilizio di tutti questi conti rurali fu «de Longis» come appare da documenti autentici quali: 1) un'investitura della terra di Montichiari fatta il 6 aprile 1167, dagli uomini del Comune ai conti Narisio, Wizolo e Azzo, conti imperiali e di Montichiari, Asola, Mosio e altre terre; 2) un processo del 1228 insorto tra il Comune di Brescia e i conti di Montichiari in cui si afferma che questi sono chiamati conti "Longi"; 3) dagli atti di compravendita in data 26 febbraio 1258 dai conti di Marcaria al Comune di Gargnano. Infine li cita come "Comites Longi" il Malvezzi nella sua Cronaca. Come ha rimarcato Giuseppe Marchetti Longhi, l'origine dei conti Longhi di Casaloldo e di Montichiari, ecc. è assai incerta: alcuni li riportano o per generazione o per eredità ai conti di Sabbioneta ed al ramo particolare di essi i conti di Desenzano; altri si rifanno ai conti di Lomello e di S. Martino o ai Supponidi, altri ancora li ritengono investiti del Comitato bresciano fin dal 974 per opera di Ottone II, come essi stessi pretendevano, altri infine, basandosi anche sui documenti citati, e con molta attendibilità, li identificavano con i conti Ugoni progenitori dei Gonzaga di Mantova. Giuseppe Marchetti Longhi li fa invece derivare dagli Attonidi Obertenghi. Comunque ciò sia, la prima menzione storica di essi si ha solo nel secolo XII in Laffranco, conte di Casaloldo vivente nel 1129, il quale, probabilmente, fu padre dei tre fratelli Longhi che nel 1167 investivano gli esponenti del Comune di Montechiaro delle loro terre, prevedendo, e forse cercando stornare dal loro capo, la minaccia incombente delle rivendicazioni comunali. I tre fratelli suddetti, per primi presero rispettivamente a chiamarsi col nome feudale del principale dei feudi di ciascuno, così Azzone, forse lo stesso che nel 1173 si trova firmato in un documento della Prima Lega Lombarda «Comes Acius consul Brixie et Rector Societatum Lombardie», dette origine al ramo dei conti di Mosio; Vizolo, a quello dei conti di Sarazino, Narisio, a quello dei conti di Montichiari. Il nome di Casaloldo rimase alla discendenza di Alberto, figlio di Azzo, mentre gli altri fratelli Azzo II, Ugo, Pizino si dissero rispettivamente conti di Mosio, di Redondesco, di Marcaria, terre comprese tra il Mantovano e il Bresciano, onde questi potenti feudatarii ebbero grande influenza sugli avvenimenti politici di Brescia e di Mantova, come già accennato in altro lavoro. La dinastia dei Longhi già feudatari con Azzo e Vizolo di Fagnano (presso Isola della Scala) per conto del Capitolo della Chiesa di Verona, agli inizi del sec. XII era venuta in possesso (secondo l'atto del 23 aprile 1167) dei castelli bresciani di Asola, Mosio e Montichiari e di altre terre concesse dall'imperatore fra cui Castione (Castiglione delle Stiviere?), Calcinato, Godio, Solferino, Bellagio, Castel Goffredo, Remedello, Asola, Calvisano, e, nel lago d'Iseo, l'Insula Sablonaria, importante nei rapporti riguardanti i Longhi di Brescia con quelli di Bergamo. A questo nucleo, il principale, che sembra il più antico e che trova quasi esatta corrispondenza nel 1107 nel lascito di Matilde figlia di Rambaldo di Treviso e moglie di Ugo Conte di Desenzano (donde, il dubbio, già ricordato in alcuni storici, che i Longhi derivassero dai Conti di Desenzano), si aggiungevano, nel 1196 il feudo di Gargnano sul Garda, concesso da Giovanni Vescovo di Brescia ai Conti «de domo Comitis Ugonis et de domo Comitum Longorum»; e nel 1210-12, le infeudazioni, da parte di Ottone IV imperatore, di Gonzaga, «cum tota curte», di Bondeno, di Runcullo, di Lonato, Castronovo, Santo Drato, Pazano, Collato, Casalenovo, Casalengo, Palazzolo, Sona, Custoza, Nogaria, Gazio, S. Perseo, Cereta, Gerbetto, Ripeclaria nel Veronese; le ripe e le piscarie del Garda, su la riva bresciana, da Morniga a M. Calvolo, infine metà dell'isola dei Conti «que olim, come dice l'investitura, per Comites de Sabionaria vel de Monteclario habita». Questa fu la massima estensione raggiunta dal Comitato dei Longhi e che veniva confermato in diritto, sebbene non in fatto, nel diploma di re Guglielmo del 1255. Di questi possedimenti Montichiari fu il perno e il principale. Da Narisio I, dei Longhi di Montichiari discese Narisio II (v. Longhi Narisio II) capo nel 1200 di parte popolare e nel 1208 podestà di Montichiari e di Brescia, morto prima del 1224. Furono suoi figli Ugolino e Federico, che nel 1223 con i figli di Alberto di Casaloldo occuparono Gonzaga contro Federico II e vennero banditi dall'Impero e nel 1240 esiliati da Brescia. Un nipote di Narisio venne poi raffigurato negli affreschi del Broletto, insieme ai ghibellini con il cane in mano, simbolo del tradimento. Ma già nel 1125 il Comune di Brescia aveva espresso una crescente avversità ai Longhi, togliendo loro, sia pure, momentaneamente, Asola. Tale avversione crebbe sempre più. Nonostante ciò un Azzone Longhi di Mosio fu console di Brescia, uno dei capi della Lega Lombarda, che fece giuramento a Pontida nel 1167 contro il Barbarossa al quale giuramento parteciparono altri Longhi. Un Azzo II, fu nel 1192 console di Brescia e prese parte al giuramento di pace, tenutosi a Rudiano, tra Brescia e Bergamo per il possesso dei castelli del lago d'Iseo, di Caleppio, Sarnico, Volpino, Ceretello. Fu di nuovo podestà di Brescia nel 1199 e di Mantova nel 1208 e avrebbe partecipato poi alla quinta Crociata. Alberto Longhi (v. Longhi Narisio II) conte di Casaloldo fu come scrive il Malvezzi «uomo maligno ma generoso potente ghibellino» e con lui e con Narisio la famiglia raggiunse la massima potenza come arbitra delle sorti di Brescia. Morendo lasciò cinque figli, fra cui Guido che fece parte del Consiglio di Brescia e con il fratello Balduino, fu tra gli ultimi cospicui personaggi. Infatti già presi di mira da Federico II° nel 1237, il 18 giugno 1238 il Gran Consiglio di Brescia lanciava contro i conti il bando generale per abusi, angherie e crudeltà che avrebbero compiuto in Asola e il 7 maggio 1240 confiscò quasi tutti i loro beni. Ridottisi nel castello di Casaloldo assieme ai ghibellini di altre città, i conti Longhi tanto devastarono il territorio di Brescia e di Mantova da costringere i due comuni ad unirsi per dare loro la caccia riuscendo a togliere loro, nel 1254, ogni giurisdizione. Quasi a titolo di trofeo il Comune di Brescia assumeva lo stemma dei conti Longhi, e cioè il leone nero rampante in campo bianco. Il territorio della Contea dei Longhi venne, con atto del 30 giugno 1258 firmato dai rispettivi Podestà, diviso tra Brescia e Mantova. Mantova divenne il nuovo centro ove i superstiti Conti spodestati preferirono ritirarsi nel quartiere di S. Giacomo, mentre in Brescia alcuni dei Conti di Marcaria, esclusi dal bando, ebbero case nel quartiere di S. Lorenzo, non tralasciando la speranza gli uni e gli altri di poter rivendicare i loro diritti, onde chiesero ed ottennero da re Guglielmo nel 1255 un Placito di specifica conferma dei loro diritti feudali sui castelli di Lonato, Gonzaga e Bondeno, placito rimasto senza effetto nel 1284, quando i Longhi tentarono valersene d'innanzi al Vescovo ed al Comune bresciano. Nel 1264 nella lotta tra Torriani e Scaligeri per la occupazione del territorio di Brescia, i Veronesi, forse d'accordo con i Conti Longhi, assalirono e distrussero il borgo dell'ormai abbandonato castello di Montichiari che, recuperato dai Bresciani, venne privato della rocchetta, decretando che non venisse ricostruita, rendendo così inutile il vecchio castello. La vicenda dei Longhi finiva nel 1255 quando il Conte Bernardino, qd. Brandano, qd. Alberto di Casaloldo, ormai ridotto all'estrema povertà, cedeva ai Gonzaga ogni diritto che ancora gli spettava sui possedimenti di Casaloldo, Gonzaga, Brescia e Cremona. Da ora in poi i Longhi scompaiono dai documenti sia di Brescia che di Mantova. Durante i secoli i Longhi si erano diramati a Venezia e probabilmente a Genova, come indicherebbero il leone e la banda staccata di rosso e di argento dello stemma. Sembra tuttavia che tali derivazioni siano venute dal ramo trasferitosi a Bergamo. Rilievo ebbe il ramo dei Longhi bresciani emigrati a Bergamo e che diedero origine al ramo detto de Adraria dal quale provennero i Longhi romani. Dal ramo bergamasco proviene Guglielmo Longhi cancelliere di Carlo II d'Angiò e creato cardinale da papa S. Celestino V.