LIMONE (2)

LIMONE (in dial. Limù)

Frazione a SE di Gavardo, a m. 25 s.l.m. Probabilmente dal lat. limen = confine, dato che vi passava il confine tra la Magnifica Patria del Garda col territorio di Brescia o, secondo altri, più anticamente i confini tra Brescia e i Reti e i Benacensi. Abitanti: limonesi.


Fu un tempo terra o comune indipendente appartata dal resto del territorio di Gavardo del quale divenne frazione. Sopra Limone, in località Terzago di Muscoline, sorgeva un fortilizio che ebbe una certa importanza nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini. Esisteva una chiesetta dedicata a S. Martino tenuta da un eremita. Distrutta, venne sostituita con una santella. Il territorio fu probabilmente di proprietà del vescovo di Brescia Giovanni da Fiumicello che il 2 maggio 1202 investiva Martino de Lignono di tutto ciò che il vescovo teneva ancora in loco de Vallibus (cioè Vallio). Vi ebbero casa i Bruni che nella seconda metà dell'800 con l'avv. Giov. Battista Bruni diedero grande sviluppo all'agricoltura. Agli inizi del '900 la fattoria Bruni per iniziativa del cav. Alessandro produceva ottimo vino rosso. Ora gli Hornos, di origine uruguaiana vi hanno installato un allevamento di cavalli sudamericani. La chiesa è costruzione della seconda metà del Quattrocento. A unica navata ha l'abside a pianta poligonale con volta nervata. È dedicata a S. Antonio Abate. E Battesimale per decreto vescovile in data 4 febbraio 1932. La chiesa ha tre altari: tutti e tre hanno la mensa in marmi policromi. La bellissima soasa dell'altare maggiore in legno scolpito dorato e policromo probabilmente opera dei Boscaì di Levrange o dei Boldini di Gavardo ed incornicia una pala che rappresenta la Vergine col Bambino assisa su nubi con coro di angeli intorno e sotto di essa a sinistra di chi guarda si erge la maestosa figura di S. Antonio Abate, mentre a destra vi è S. Rocco. È un'opera di considerevole valore artistico che denuncia chiaramente influssi morettiani sia nell'atteggiamento della Vergine e del Bambino, sia nella nota bianca data dalla veste di S. Antonio. Infatti è attribuita a Francesco Moro detto «il Torbido», veronese, che nelle sue opere molto si ispirò al Moretto. A sinistra dell'altar maggiore (parete nord) vi è l'altare dell'Immacolata eretto nella seconda metà del Seicento dal Rev. G.M. Gavardini e arricchito di due Cappellanie (Rava - Gavardini) e dal Gavardini dotato di un capitale che nel 1695 era stimato L. 700 perchè i suoi redditi servissero alla manutenzione della suppellettile di esso altare. La bella soasa in legno scolpito incornicia una tela ora un po' guastata di scuola lombarda del XVII sec. che rappresenta la visione profetica di S. Giovanni «Mulieri... sole et lune sub pedibus eius...», cioè la Vergine e i SS. Giovanni ev. e Bernardino da S. Di fronte a questo altare (lato sud) c'è l'altare del Crocefisso posto in una nicchia di legno dorato costituisce un bell'esemplare di scultura in legno. Ambedue gli altari vennero eretti nel 1844. Ancora su questa parete (sud della chiesa), durante i restauri e gli abbellimenti apportati nel 1925 dall'allora curato don Luigi Magnocavallo, venne alla luce parte di un affresco che doveva essere un trittico nel cui centro vi è Gesù presso lo scoperchiato sepolcro e la Vergine, nella parte destra di chi guarda c'è S. Rocco, la parte sinistra fu coperta da una lesena. È opera firmata e datata di Francesco Torbido del 1545. Di fronte ad esso vi è il Battistero fatto costruire «ex voto» dal Bruni Conter per la guarigione dei famigliari da gravi malattie. La porta principale è sovrastata da una bella cantoria in legno con fregi dorati. Nel 1906 - 1907 venne posto il pavimento. Nel 1944 l'altar maggiore fu munito di una balaustra in marmo e ferro battuto su cui furono incise le seguenti parole: «Exardescente bello - Pacem peroptamus», per iniziativa di Don Bruno Guerra. Nella bella sagrestia eretta nella seconda metà del Settecento a volto con affresco raffigurante la Madonna vi sono due bellissimi armadi di legno scolpito e una lapide ricorda don Bruno Guerra caduto sotto le rovine della Casa del Parroco di Gavardo nel bombardamento del 29 gennaio, e che con suo testamento aveva nominato eredi i poveri di Limone. L'epigrafe dettata da Mons. Luigi Ferretti dice: Gli abitanti di Limone - vollero qui ricordato con riconoscenza il loro Curato Don Bruno Guerra - travolto vittima innocente - dalla furia distruggitrice del confitto - il 29 gennaio 1945 - mentre spendeva per essi gli anni più belli del suo Sacerdozio. Solennissima un tempo era la festa della Madonna della Neve.