LANA De' Terzi

LANA De' Terzi

Famiglia proveniente da Terzo nel Bergamasco che, forse perchè dedita al commercio all'industria della lana presero il nome di Lana, de Lanis, e venne chiamata Lana de' Terzi e spesso anche Terzi de'Lana. Il Guerrini annota come: «Le memorie di casa la fanno risalire a un Viscardo Lana dei Valvassori di Terzo, che cacciato dalla nativa Val Cavallina nel sec. XIII per le vicende politiche fra le fazioni dei Guelfi e Ghibellini, sarebbe emigrato sulla sponda sinistra dell'Oglio nel territorio dell'antica Franciacorta iseana, insediando la sua stirpe sui feudi monastici di Colombaro e di Borgonato, che ancora rimangono in gran parte proprietà degli eredi Lana. Ottavio Rossi, non si fermò neppure al Medioevo, ma volle farla risalire a stirpe romana, discendente da un C. Lanius ricordato in una lapide funeraria di Bagnolo Mella e soggiunse che da questo marmo i Lana ricavarono il cimiero del loro elmo, che è un uccello Lanio o Terzòlo, col motto in vinculis liber. Sul cimiero che corona lo stemma molto semplice della casata (spaccato d'argento e rosso) l'uccello Lanio diventò poi un'aquila imperiale, e il Guerrini crede che il processo evolutivo dello stemma e della potenza economica della famiglia abbia assecondato la formazione delle leggende intorno alle sue origini feudali, che restano finora molto oscure e problematiche. Nel chiostro di S. Giovanni in Brescia, rimuovendo nel 1909 un barbacane addossato alla parete meridionale della chiesa, fu scoperta una lapide funeraria sormontata dallo stemma dei Lana e che porta un'inedita iscrizione, incisa in caratteri gotici, che sciolta dalle abbreviazioni del testo dice: «Hoc est sepulchrum illorum de Tercio in quo primo sepultus fuit Fachinus natus quondam domini Guitoti de Tercio qui obiit die XXIV mensis augusti MCCCXL». L'identità dello stemma, il fatto che i Lana ebbero sempre le loro case in quella che è ora via Marsala e le loro tombe gentilizie a S. Giovanni e poi alle Grazie, confermano sicuramente secondo il Guerrini che si tratta di un sepolcro Lana, e che il defunto Fachino di Guidotto da Terzo appartenne a questa famiglia, sebbene i due nomi di Fachino e di Guidotto non appariscano più nelle sue numerose propaggini. Dai ceppi primitivi della fine del trecento e del principio del quattrocento discendono con sicuro ordine genealogico tutte le numerose e prolifiche ramificazioni dei Lana di Colombaro, Borgonato, Cremezzano (dove ebbero il giuspatronato della parrocchia), Mazzano e Virle, ora tutte esaurite ed estinte. Altri beni vanno acquistando in diversi luoghi. Nel sec. XV Viscardo con i fratelli comperarono beni da Giacomino degli Isei. I Lana sono presenti a Brescia in quella che è ora via Marsala sulla fine del Trecento con Giovannino e godono posizioni socialmente elevate e sono considerati patrizi originari bresciani. Nel 1426 sono tra i firmatari del patto di unione con Venezia. Viscardus Lane de Tercio forse figlio di Giovannino et fratres è nominato nell'estimo malatestiano del 1416 e Guiscardus Lane et Paribonus et fratres et nepotes sono nominati nei due estimi del 1430-1434. Nel 1437 Antonio Lana denuncia ai veneti un complesso visconteo in Gottolengo e riceve ricco premio. Guiscardo e Paribono con i figli e nipoti combattono sulle mura di Brescia nell'assedio del 1438. Nel 1451 Giacomo Lana viene inviato a Venezia per ottenere un rallentamento delle imposte. Nel 1477 Giovanni Lana collabora invece alla compilazione dei capitali repressivi dello sfarzo e del lusso. Prima della "serrata" del 1488 i Lana fanno parte del Nobile Consiglio Cittadino. Nel 1512 Girolamo Lana fa parte del Consiglio Generale provvisorio di Iseo e nel 1521 Giulio Lana comanda il corpo degli schioppettieri. Al contrario Gabriele Lana veniva, nel 1527 segnalato pubblicamente in un elenco affisso ad una colonna della Loggia come nemico di Venezia e sviscerato imperiale. Da quattro dei figli di Guiscardo ebbero origine i molti rami della famiglia. Dal primogenito Giovanni, derivarono tre rami quasi del tutto estinti; da Antonio ne discesero altri tre, l'ultimo dei quali si estinse alla fine del sec. XVIII; da Andrea e Bernabò, derivarono altri due rami, esauritisi nel sec. XVII. Tutti gli otto (o nove) rami diedero numerosi guerrieri, dotti, amministratori, tra tutti è ricordato il Gesuita p. Francesco (1631-1687) (v.). Un diploma dell'Imperatore Leopoldo II, da Vienna del 4 dicembre 1684, che concedeva al nob. Terzo e Giovanni Lana e loro discendenti dei privilegi nobiliari, specialmente per i meriti di Beniamino Lana che combattè strenuamente alla difesa di Vienna contro i Turchi. Ai maschi andava il titolo di Cavalieri dell'Impero e del regno d'Ungheria, alle femmine i relativi ornamenti militari allo stemma, ai maschi e femmine il titolo e i privilegi di Barone dell'Impero e del regno di Ungheria col predicato di Horn und Wigherbon, e per motu-proprio ai due destinatari Terzo e Giovanni Lana il titolo personale di Consiglieri Aulici. Registrato dal Consiglio Generale di Brescia il 2 maggio 1693. I14 gennaio 1723: nob. Conti Ercole e Mario qm Co: Guerriero Lana fanno riconoscere e inscrivere, per sè e discendenti, il titolo di Conte concesso dalla Regina di Svezia Cristina Alessandra con Diploma di cui non è accennata la data nè riportato il testo. Da Giovanni nacquero in linea discendente Luca (viv. nel 1498), Teseo (viv. nel 1558), Luca (viv. nel 1588), Carlo (15641594). Questi sposò Flaminia di Giulio Martinengo ed ebbe Gerardo. Da Gerardo e da Bianca Martinengo nacquero Ascanio, Carlo e Francesco (il celebre Gesuita). Continuò la successione Carlo che sposò Margherita San Pellegrino dalla quale ebbe Ascanio. Da Ascanio nacque Giovanni Pietro (1678-1758) che ebbe da Costanza Fenaroli 16 figli, otto maschi e otto femmine. Due figli: Ignazio e Gaetano diedero rispettivamente origine ai rami di Borgonato e di Colombaro gli ultimi a estinguersi. Il ramo di Borgonato discende dall'unico figlio del conte Ignazio, Luigi Antonio, che fu frutto dei suoi amori adulterini con Anna Marchi, moglie di Pietro Michieli suo dipendente. Morto il Michieli si sposarono e il figlio venne legalmente riconosciuto e legittimato a 35 anni con decreto del Governo veneto del 5 sett. 1789 per dargli adito al Consiglio Generale di Brescia e il diritto di successione nel feudo di Sanguinetto e nell'eredità paterna. Egli stesso, il novello conte Luigi Antonio non si innalzò a un matrimonio di pari rango, ma sposò Innocenza Franchini di Pisogne, figlia di un modesto commerciante, dalla quale ebbe sei figliuole e l'unico figlio maschio Antonio Giacomo (1780-1859). Questi da Lucrezia Foresti ebbe Ignazio (1815-1893) con il quale si estinse il ramo. Ramo di Colombaro. Da Gaetano qd. Giovanni Pietro (n. nel 1729) e da Marianna Giudici nacque Giovanni Pietro (1782-1852) sposato con la nob. Giulia Marianna Bona. Da essi nacque Gaetano (1816-1881), sposato a Francesca Guidinali (18251919), dalla quale nacquero Giulia (sposata all'avv. Bortolo Benedini) e Gerardo (1854-1908) che sposò nel 1881 Evelina Toccagni. Figli di Gerardo furono: 1) Olga (n. 1882, + 1929); 2) Eva (n. 3 ottobre 1883), sposata al dottor G. Ranioli; 3) Bianca (n. 4 agosto 1889). La famiglia è iscritta nell'El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte (mf.), cavaliere del S. R. I. (m.), consignore di Sanguinetto (m.).


Arma: «Troncato: sopra d'argento e di rosso; sotto di nero pieno; col capo dell'Impero», oppure «Partito: nel primo, spaccato di rosso e d'argento; nel secondo di nero pieno». Motto: «In vinculis liber». Cimiero: L'aquila incatenata, di nero. Già nel 1455 Viscardo Lana dispone di feudi a Nave, di possedimenti in Iseo, Concesio, di case ad Inzino, a Mompiano, Fontanelle, Bovezzo, S. Vigilio, Cailina, Ronco di Gussago, Pedergnano, Rodengo, Ome, Saiano, Castegnato, Mandolossa, Sale, Gussago, Mazzano, prati alla Mandolossa, Bornato, Calino, Cazzago, Erbusco, Colombaro, Provaglio, Timoline, Passirano, Fantecolo ecc. Tali possedimenti andarono sempre più moltiplicandosi. Inoltre i Lana ebbero belle ville a Castegnato (acquistata poi da Faustino Averoldi alla fine del settecento e poi ancora dai Facchi e infine dai Calini), a Timoline (attuale villa Pizzini), a Borgonato (attuale villa Berlucchi), a Colombaro (attuale villa Ragnoli). In città i Lana ebbero casa agli inizi di via A. Gallo, scendendo da Piazza del Foro. Venne costruita verso il 1560 e su disegno di L. Beretta, ed ha una bella facciata rinascimentale tanto da farla attribuire dal Paglia addirittura a Michelangelo. F. Lechi la ritiene costruita dai Coradelli e passata poi ai Lana. Lo stesso Lechi ha fatto osservare come «Quattro paraste, doriche a pian terreno e joniche al primo piano, dividono i tre scomparti. Al piano terra due finestre semplici sono sollevate da mensole per dare luce alla cantina e fra loro il portale bugnato, piccolo, non conforme all'eleganza del resto. A dividere i due piani una cornice in forte aggetto sotto la quale una fascia in cui, a guisa di metope, si alternano in undici riquadri il giglio e l'aquila araldici, scolpiti da mano sicura e che il Lechi stesso connette con stemmi di Coradelli. Dopo le finestre del primo piano (che portano il frontone ottusangolo le due laterali e a tutto centro quella centrale, davanti alla quale il tenue balconcino dalle colonnine in ferro non disturba il ritmo dei tre ordini) un'altra fascia, sotto la gronda, nella quale sono scolpiti quattro mascheroni sui capitelli delle paraste, collegati fra loro da fregi in altorilievo di girali e di fiori. L'interno è stato modificato ampiamente. Ai Lana appartenne anche il palazzo di via Marsala 2, passato poi agli Orefici. Su una parete a mattina su una piastrella in cotto è inciso «Adi 6 aprile 1520 cosmo a lavorar cioè abbiamo cominciato a lavorare». Su di una parete della grande sala d'angolo del primo piano vennero alla luce nel 1925 delle iscrizioni a carbone con caratteri tardo gotici. Il Guerrini, invitato dal proprietario comm. Orefici la decifrò così: «MAG (igister) ANT(onius) DE BUONADONA INCOHABAT cioè iniziava» l'una e «PRENESTINUS (conclude) portava a termine BAT» l'altra, e riteneva che fossero le prove di decorazione della sala fatte da due artisti forestieri.