ISORELLA (2)

ISORELLA (in dial. Isorèla, in lat. Insurellae)

Borgata agricolo-industriale della pianura bresciana, sul rettilineo Ghedi-Canneto sull'Oglio, sulla destra del fiume Chiese, segnata dal canale Naviglio, valicato da tre ponti, intercomunicanti dalle due parti del paese, che è anche stretto tra la seriola Asolana ad E ed il vaso Ceriana ad O. È a m. 56 s.m. ed a Km. 27 da Brescia. Ha una superficie comunale di Kmq. 15,22. Nel sec. XII era denominata Insurellae, nel XIII Isorella. Probabilmente il nome deriva da "isulella" cioè piccola isola compresa tra molti corsi d'acqua. Gli abitanti chiamati isorellesi erano 900 nel 1566, 500 nel 1658, 1000 nel 1721, 1332 nel 1881, 1739 nel 1901, 2261 nel 1911, 2391 nel 1921, 2709 nel 1931, 2726 nel 1937, 3003 nel 1951, 2460 nel 1961 (di cui popolazione attiva 876, in agricoltura 471, nell'industria 169, nelle costruzioni 70, nei servizi 50, amministrativi 20). È parrocchia nella Vicaria di Ghedi che fa parte della zona X Bassa O. con le chiese della B.M. Addolorata, S. Michele al Cimitero, S. Rocco e S.M. del Patrocinio, ricostruita.


I primi abitanti si fermarono su un piccolo rialzo irregolare fra una landa acquitrinosa, chiazzata di macchie di bosco e canneti. Fu probabilmente una delle prime terramare del bresciano, contemporaneamente a Gottolengo e Regona, abitata da un popolo di cacciatori e pescatori. Una lapide o un tempietto venne dedicato alle Matrone da Cornelia a Maeriana e un tempietto ad Apollo, la cui iscrizione venne trovata in località S. Nazaro con il testo: "M. Vinnius L. I. APOLLINI V.S.L.M.". Il Mommsen attribuisce le iscrizioni al territorio bresciano. Si è anche scritto del ritrovamento di una tomba romana. Probabilmente sorella fu un latifondo in possesso della famiglia degli Arii, compreso nella centuriazione romana. Al fienile Marengo passava il nono cardine. Passò poi al demanio pubblico e fu terra regia sotto i Longobardi il cui re la donò al Monastero di Leno e ad altri che ne iniziarono la bonifica. I Monasteri, nella loro opera di risanamento delle terre, crearono cellule indipendenti come, per esempio, a Muriatica e Comella, a Breda di Milzano, a S. Nazaro di Solaro, a S. Anastasio sulla via per Corvione, imitando un po' il metodo longobardo nella costituzione delle "cortes" autosufficienti. Qui i benedettini bonificarono pure il territorio chiamato poi Valbona. La graduale bonifica, man mano proseguiva la sua opera, fece nascere le fattorie Marchettone, Monticelle, Marengo e Campagnola. Questa meglio denominata Campaniola, è citata fra i beni del Monastero nel diploma del re d'Italia Berengario II e di Adalberto del 958, in quelli dell'imperatore Ottone I del 962, di Ottone II del 981, di Arrigo II del 1014 e del 1019, di Corrado del 1036, di Federico I del 1177 e di Arrigo VI del 1194. Il nome compare nella falsa donazione di Ottone I a Tebaldo Martinengo con diritto di decime di novali, di avvocatura ecc. Una parte del territorio di Isorella fu del Monastero della Fontana Coperta di Desenzano, trapiantatosi poi a Brescia presso S. Maria della Pace. La tradizione vuole che dove poi sorse il castello medioevale esistesse un fortilizio romano. Detto castello era cinto da un fossato e da palizzate per la difesa della popolazione dalle incursioni di barbari e di predoni; ma riparo più sicuro erano le macchie boschive assai fitte, gli acquitrini fra i quali si nascondevano predoni e soldati per azioni isolate ora per conto degli Abati di Leno, ora per i Nobili di Brescia, ora per i Martinengo ed i Gambara, ovvero per i Longhi di Montichiari e Ghibellini di Ghedi, per i Guelfi di Calvisano, per i Duchi di Milano ed i Dogi di Venezia.


Agli inizi del sec. XIII Isorella era già una comunità attiva. Il Liber Poteris ricorda fra gli abitanti a Canneto nel 1215 un Giovanni Battista di Isorella. Vi esistette un castello - ricovero a difesa, come ha scritto il Lechi, del piccolo nucleo di abitazioni sorte sull'incrocio di strade fra borghi più importanti (la Calvisano - Gottolengo e la Ghedi - Canneto), e già noto sin dal medioevo. Esso sorgeva sulla sponda sinistra del Naviglio, era circondato da fosse derivate da quel corso d'acqua e, data l'abbondanza, era triplice l'ordine dei fossati che lo circondavano. All'interno vi era anche la primitiva chiesa, sostituita con l'attuale nel 700. Come si può rilevare dalla mappa napoleonica, il piccolo castello conservò alcuni tratti della sua linea fino agli inizi dell'Ottocento. La tradizione locale vuole che nell'epidemia del 1337 il Visconti, signore di Brescia e di Cremona, abbia fatto spianare case e fatti seppellire i vivi assieme ai morti. Dipendente da Brescia, Isorella acquistò sempre più rilievo ed unità, quando venne iniziata la costruzione del Naviglio, voluto dal vescovo-principe di Brescia Berardo Maggi. Terreno di scontri d'eserciti, con la conquista del castello da parte del Carmagnola, Isorella passò sotto la Repubblica Veneta il 28 maggio 1428 con il giuramento dei rappresentanti del Comune di fedeltà, alla presenza dei Provveditori degli eserciti della Terraferma. Veniva poi occupata dal Carmagnola che vi si trincerò con 15 mila cavalieri e 12 mila fanti, dirigendo dal quartier generale le operazioni contro Gottolengo che si arrendeva, dopo una disperata resistenza di molti mesi. Dopo quindici giorni dal giuramento di fedeltà Isorella veniva rioccupata dall'esercito visconteo, ma essa rimase fedele a Venezia e contribuì al suo ritorno, per cui il 29 maggio 1428 la Repubblica esentò per cinque anni gli abitanti dal pagamento delle tasse. Nuovi scontri si verificarono nel 1452 fra Francesco Sforza ed i Veneziani e durarono mesi fino a quando nel 1453 Venezia riprese il controllo di tutto il territorio. Altri travagli di guerra insorsero nel 1509 per la guerra fra Impero, Francia e Spagna. Nel dicembre 1509 le fanterie francesi del conte Pietro Novaro si acquartierarono a Isorella occupandola fino all'ottobre 1515. Ritornata la Repubblica veneta, gli isorellesi si rivolsero al Doge di Venezia per ottenere aiuti contro i danni subiti durante la guerra e specialmente per i saccheggi qui operati dall'esercito pontificio. Difatti, per l'interessamento del Capitano di Brescia e del Provveditore Pietro Pesaro, i paesi della Quadra di Calvisano vennero soccorsi con carri di pane e grano. Nel novembre 1553 il paese si rivoltava contro il console e il notaio del luogo. La peste del 1576 desolò il paese che da 1000 abitanti fu ridotto a 500; era il periodo in cui S. Carlo reggeva l'arcidiocesi di Milano e Lombardia. Nel 1610, secondo il Catastico di Giovanni da Lezze, gli abitanti erano ancora 500, dei quali utili 100, mentre le unità familiari o fuochi erano 150. Si distinguevano i nobili Peschiera, Praldoni, Geri, Ugoni, Mezzola e Cigola. I principali contadini erano i Gamba, i Girelli, i Battagin e i Botta. Il Comune possedeva ancora un grande bosco di sei piò di terra ad un miglio di distanza, dal quale gli abitanti ricavavano liberamente legna. Nel territorio esistevano duemila piò di terra di cui i tre quarti erano di famiglie cittadine ed un quarto dei contadini locali. Nel 1610 il Comune era amministrato da 12 Consiglieri, tre Sindaci, un Massaro ed erano eletti in consiglio formato da tutta la vicinia; era poverissimo non avendo d'entrata che il ricavato dal molino e dalla sega e doveva perciò infliggere una tassa-famiglia. Con la decadenza della Repubblica Veneta, la borgata e le rive del Naviglio divennero rifugio di "buli" e di briganti al servizio spesso di nobili dei dintorni, come gli Schilini di Calvisano ed i Gambara di Corvione, fra cui in prima fila il noto conte Alemanno Gambara di Pralboino che teneva al Corvione (parte della sua vasta contea) dei buli isorellesi. Scrive il Camanini come la leggenda popolare abbia costruito racconti di vendette, di intimidazioni e di sangue tanto che Isorella sarà temuta sino ai primordi del sec. XX e sarà evitata dai pellegrini e dai viandanti.


Momenti difficili visse Isorella nel settembre 1701 quando, durante la guerra di successione spagnola, il territorio venne occupato da truppe francesi che tagliarono granoturco, prati e vigne ed uccisero un giovane di Ostiano, abitante a Gottolengo, incolpato ingiustamente di aver ucciso un ufficiale francese, il quale, come testimonia una cronaca del tempo, "morì volentieri per amor di Dio" e dopo pochi mesi il Signore fece molti miracoli "ne' ciechi e storpiati che si portavano sul stradone di Isorella ove era sepolto il cadavere di quell'innocente martire di carità ed ivi pregavano quell'anima defonta ritornavano sani e liberi, così m'è stato riferito da testimoni de visu". Paolo Guerrini attribuisce a questo periodo una necropoli chiamata dei "Morti dell'Armata" che invece si fa risalire al tempo del Carmagnola erroneamente. Su tale necropoli venne eretta una cappelletta con la medesima denominazione. L'8 maggio 1797 Isorella innalzava "l'albero della libertà" con gran festa e la tradizione vorrebbe che lo stesso Imperatore Napoleone disponesse che il Comune adornasse il suo gonfalone con lo stemma, che tuttora conserva, consistente in un fascio sormontato dal cappello frigio con una corona e lance incrociate. Nel mese di luglio del 1800 il Comune, con il contributo di Montirone, di Ghedi e di Calvisano, fu obbligato a mantenere uno squadrone di cavalleggeri francesi stanziati sul suo territorio. Nel 1811 veniva costruito il nuovo cimitero, fuori paese e seguirono poi anni tristi di carestia, specialmente nel 1816 e 1817. In quest'ultimo anno, 1817, veniva costruito il Ponte Grande sul Naviglio che offrì uno sguardo suggestivo sulla borgata. Molte vittime fece il colera del 1836: il Camanini scrive che i morti venivano gettati in vasche di calce bollente fuori dall'abitato, una delle quali si trovava presso la comunità di S. Anastasio, nell'area occupata dall'antica chiesetta, e l'altra presso l'Osteria Nuova. Come ricordo rimangono ancora due grandi croci di pietra. Il culto per le vittime del colera rimase a lungo e di tanto in tanto la popolazione si recava là a pregare e a implorare grazie e benedizioni. Altro ricordo il grosso cascinale, poi dei Migliorati, che sembra sia stato usato a prigione sotto l'Austria. Ad ovviare alla diffusa miseria, nel 1856, morendo il conte Giovan Battista Valotti lasciava circa 400 piò di terra, cascinali ed una casa in paese per la erezione di un ricovero per vecchi indigenti. Il testamento venne contestato dagli eredi Valotti, e la validità del lascito venne difesa dall'abate Baldassare Zamboni o Zanoni. Al lascito del Valotti se ne aggiunsero altri della benemerita ed antica famiglia Manelli, fra cui in ispecie don Giuseppe Manelli (morto nel 1851) ed Isidoro Manelli (nel 1881), di Annetta Zanaboni Ghisotti e Giuseppina Bellati Vaiarini. Nel frattempo la popolazione andava dimostrando sempre più aperta insofferenza nei riguardi del governo austriaco anche per le continue richieste di derrate e tasse. Il 30 marzo 1848 l'Imperial Regio Commissario di Leno era costretto a nominare quattro guardie per far rispettare i suoi ordini ed imponeva al Deputato Comunale la requisizione di cavalli e di biade per l'esercito in marcia verso Peschiera. Intanto si andavano moltiplicando i disordini ed i disertori. Radetzky stesso, di passaggio per Isorella, imponeva una taglia di 30 mila ducati per castigare gli isorellesi del loro spirito di insubordinazione. Si vuole che molti fuggiaschi fuggissero nei campi e che i più audaci tentassero di opporsi al nemico con l'erezione di barricate all'ingresso del paese. Un tal Grillo di Isorella, nel 1848, venne impiccato nel castello di Brescia per essere stato scoperto nella preparazione clandestina di polvere da fucile. Un medico abitante ad Isorella, tale dott. Zadei, partecipò attivamente alle Dieci Giornate ed a lui è dedicata una via in città. Il 13 giugno 1859 vide le truppe austriache della divisione Sternberg, V° Corpo, in ritirata verso le posizioni di S. Martino e Solferino. Sei isorellesi combatterono nel 1866 tra le file dei volontari Garibaldini al Caffaro e nelle Alpi Giudicarie. Di contro venne sospettato di austriacantismo e di disfattismo il parroco don Francesco Panchieri, sacerdote di distinta pietà ed equilibrio. Avvenimento ricordato per lungo tempo il passaggio da Isorella, nel 1878, di re Umberto I di Savoia, proveniente da Milzano, e sue soste alla Disperata ed alla cascina Campagnola. La classe politica dominante ebbe un indirizzo liberal-moderato ed esponenti furono il dott. Vajarini, sindaco e consigliere provinciale, il capitano Ottorino Rubes, l'agronomo Carlo Manelli, il dott. Camillo Baronchelli.


Con le opere di bonifica intraprese negli ultimi decenni del sec. XIX Isorella conobbe un certo qual progresso. Il 17 giugno 1875, l'avv. Isidoro Arrivabene, Vincenzo Rampini, Alberto Geroldi, Enrico Cavalleri, il dott. Giuseppe Pietta, Giuseppe Rubes, Francesco Vajarini, Giuseppe Guidi, davano vita ad una Società di Mutuo Soccorso, che ebbe lo scopo di procurare ai Soci un soccorso in denaro in caso di malattia involontaria comprovata con certificato medico; scopo secondario quello di abituare il socio al risparmio, al lavoro, e di inspirazione all'onestà ed alla filantropia, di sviluppare la sua intelligenza con apposite scuole, e di cooperare al suo benessere materiale con prestiti, purché il socio dia sufficiente garanzia». Come risposta a tale Società di intonazione laica, nel 1893 i cattolici fondarono una loro Società Operaia Cattolica maschile-femminile di M.S. avente come "scopo diretto il miglioramento economico di coloro che vi appartengano" ma che "tende però più che sia possibile anche al vantaggio religioso, morale, civile". Infine, nel 1905, verrà costituita una "Cassa cooperativa di prestiti Isorella-Visano". Nel 1893 e 1894 il Comune provvide alla posa di cinque pozzi tubolari per assicurare al paese acqua potabile; i pozzi, posti a 35 metri di profondità dall'officina idraulica di Francesco Turri di Pontevico, davano dai 40 agli 80 litri di acqua al minuto. Nella guerra d'Africa del 1895-1896 cadeva ad Adua il soldato Pietro Broglia. Nel 1910 venne fondata la Società Operaia ed il vessillo della Società venne inaugurato il 16 ottobre 1910, presenti numerose società della Bassa Bresciana. Il paese registrò molti progressi nei primi decenni del secolo e nel 1908 provvide alla illuminazione elettrica. Nel 1910 veniva costruito, su progetto dell'ing. Lazzari di Leno, un nuovo edificio scolastico, comprendente un'area di 250 mq. e con un'altezza di 11 metri, costruito dalla Ditta Bellardi e Doninelli di Gottolengo ed inaugurato il 16 ottobre 1911. Diciassette furono i combattenti nella guerra di Libia del 1911, nella quale morirono Angelo Sandrini, Giuseppe Berettera e Giuseppe Valdisurlo della classe 1888.


Durante la Ia Guerra Mondiale i mobilitati furono 420 di cui 4 volontari. Trentaquattro furono i caduti, 8 i mutilati, 4 i feriti, 3 i decorati (Angelo Sandrini e il cap. maggiore Battista Zangrandi con medaglia di bronzo e Davide Zaninelli con croce al V.M.); a ricordo dei caduti, venne inaugurato nel febbraio 1920 il monumento-lapide e successivamente dedicata la bella Cappella del Crocifisso nel Cimitero. Il dopoguerra registrò molte agitazioni; tragiche giornate visse la popolazione nel marzo 1920, e il 24 dello stesso mese, durante lo sciopero agrario venne ucciso un contadino. Il Fascio locale fu avviato nei primi mesi del 1921 da alcuni giovani reduci. Si costituì ufficialmente l'11 maggio dello stesso anno. Presto ebbe una squadra d'azione «Augusto Turati» che partecipò a molte azioni, fra cui principale quella del 5 giugno 1921 a Visano; in rappresaglie gravi fatti accaddero nel luglio del 1921, creando viva eccitazione, provocando l'arresto di cinque fascisti e di tre socialisti, due dei quali erano rimasti leggermente feriti nei tafferugli. Seguirono nel giugno del 1922, nuove aggressioni a socialisti con nuovi arresti di fascisti. Fra contrasti vivi, il paese trovò momenti di concordia con l'apertura, nel 1924, dell'Ospedale-Ricovero con bagni ed ambulatorio per i poveri, affidati alle Ancelle della Carità. Ancora vivi contrasti si verificarono, tuttavia, per l'applicazione del "patto colonico" nel maggio 1925, culminanti con una spedizione di una sessantina di fascisti alle cascine Betella e Bettoni per convincere due agricoltori che non volevano aderire al patto colonico fascista e contro ex fascisti proprietari dell'Albergo Vittoria; per gli stessi motivi, nuovi contrasti si verificarono nel luglio dello stesso anno. Nel 1934, Isorella contava 67 iscritti al P.N.F.: 7 le donne, 47 i giovani fascisti, 23 gli avanguardisti ed in tale anno, il 22 ottobre, veniva inaugurata la Casa del Fascio. Venti isorellesi combatterono nella guerra d'Abissinia, dalla quale ritornò mutilato e decorato il soldato Davide Zaninelli, mentre nella guerra di Spagna cadde l'aviatore, sottotenente pilota, medaglia d'oro, Sergio Magri, volontario di guerra. Se si considera, quindi, che gli Isorellesi concorsero validamente al patrio risorgimento e a tutte le altre guerre, che, per vari motivi seguirono, non è meno significativo il contributo dato da Isorella nell'ultima guerra mondiale 1940/1945. Su tutti i fronti, da quello italo-francese, al russo, al grecoalbanese, in Africa sino all'Egitto, in Germania come prigionieri, rastrellati nel modo inumano dai tedeschi occupanti il nostro territorio, inferociti nel periodo della Repubblica neofascista di Salò e del governo Badoglio (avvenimenti ancora freschi nella memoria ed a tutti noti), Isorella offrì con generosità il suo contributo di sangue che segna, in cifre, 6 caduti, due morti per malattia e 5 morti in prigionia. I resistenti alla ritirata tedesca del '45, pur non essendosi distinti per atti di particolare rilevanza, manifestarono la loro opposizione atavica al tedesco invasore, ora in fuga verso il Brennero, e lamentarono una donna uccisa, non si sa da chi, per un errore di tiro, e un solo ferito. Non va taciuto il contributo di sangue dei tre bambini, morti a causa di residuati di guerra. Ad essi fu eretto un monumentino; fu eretto anche il monumento all'Alpino e alla "Vittoria Alata" . In vista della Liberazione (25 aprile 1945) si costituì a Isorella un nutrito gruppo di armati al comando di Aurelio Camanini (commissario della brigata Fiamme Verdi "T. Secchi"), Luigi Zamboni, Venturino Gerloni, Mario Brentonico (luogotenente della brigata T. Secchi). Gerloni prese poi il comando del I° battaglione della stessa brigata con distaccamenti e squadre a Remedello, Visano, Acquafredda, Montichiari e Calvisano, per un totale di circa cento uomini. Il 27 agosto 1944 cadeva ucciso nel tentativo di fuggire alla cattura Evaristo Bonvini, accusato di aver aiutato militari sbandati. Nella stessa occasione veniva ferito Valentino Zangrandi. Il 25 aprile 1945 veniva dai partigiani occupata la sede del presidio tedesco e del Centro esperienze. Il 26 aprile in uno scontro con una colonna in transito cade G.B. Volta ed i partigiani fanno prigionieri 180 tedeschi. Nei giorni seguenti viene dispersa un'altra colonna tedesca e vengono compiute azioni contro altre.


Negli anni Cinquanta Isorella fu tra le contrade bresciane più colpite dalla crisi economica. Da 3034 gli abitanti quanti erano nel 1950, andarono diminuendo fino ai 2400 del 1963. Da allora, con l'espansione industriale, andarono riprendendo quota fino ad un tetto di 2900. L'industria isorellese andò anzi attirando anche pendolari dei paesi vicini, valutati nel 1981 a 200. Vivamente contrastate le elezioni amministrative del 1946, quando i socialisti, sicuri della vittoria, occuparono gli uffici comunali, che dovettero poi cedere agli eletti della lista democristiana. Fin dai primi mesi intensa fu l'attività assistenziale in un paese in maggioranza contadino ed oberato dal super-imponibile in agricoltura. Vennero sistemati gli argini del Naviglio della bocca Botta, della bocca Peschiera e della seriola Asolana; venne migliorata la viabilità, con la ricostruzione del Ponte Grande e la costruzione di un ponte sull'Asolana; rimodernato il Cimitero; realizzata la fognatura sulla sinistra del Naviglio; effettuata la costruzione di un nuovo edificio scolastico. Per iniziativa soprattutto di Rocco Bellardi, nel 1963 nacque la sezione A.V.I.S. che fu sempre fra le più attive della provincia; presidente, dopo il Bellardi, è Gianni Ughini. Mediante la vendita dell'azienda agricola alla Magnola di 90 piò di terra, l'E.C.A. potè ingrandire, nel 1977, la Scuola Materna e compiere altre opere. Nello stesso anno venne costruita la caserma dei Carabinieri, dedicata a Lorenzo Forleo. Il 10 novembre 1978 venne inaugurato il monumento-simbolo agli avisini, in pietra, del peso di 14 quintali, con otto colonne e la goccia simbolica del sangue al centro; venne ideato dal geometra Bonfiglio e collocato nel Parco della "Residenza della Serenità". Nell'anno scolastico 1981/82 iniziò il funzionamento dell'edificio della Scuola Media, progettato dall'arch. Serafini, cui venne aggiunta una palestra ove ha pure sede una squadra femminile di pallavolo di serie D. Isorella pensò e provvide agli anziani, inaugurando una Casa di Riposo, affidata alle suore Ancelle della Carità, la cui denominazione è "Residenza della Serenità", con ambienti e strutture funzionali e spazi di contorno, compreso il parco. Nell'edilizia familiare, che da tempo prolifica le iniziative, in parte private, Isorella ha inaugurato una decina di appartamenti il 28 febbraio 1983, costruiti dalla Cooperativa Unitaria di Edilizia Popolare (C.U.E.P.); ad essi se ne stanno aggiungendo altri 18. Religiosamente Isorella dipese forse dalla Pieve di Corvione (denominazione originaria longobarda da cortes veta) chiamata per la sua estensione "Pieve delle dodici Basiliche", o più probabilmente da quella di Visano. La parrocchia si andò formando, per emancipazione della comunità, per i più vicini e comodi servizi religiosi (come avvenne anche in tante altre località della bassa bresciana) dagli inizi del sec. XVI. Nel 1410, col suo beneficio di circa cento piò di terra, era elencata sotto la Pieve di Visano ed infine unita alla Vicaria di Calvisano. Nell'ambito della sua giurisdizione sono già elencate le chiese di Sant'Anastasio e di S. Rocco ed infine quella indipendente di S. Nazaro. La nomina del Rettore-Parroco spettò per qualche tempo alla Santa Sede Apostolica e all'Ordinario Diocesano. Per molto tempo del beneficio parrocchiale era investito un Prelato Commendatario residente a Roma che provvedeva alla parrocchia con Rettori delegati (forse si pensa ad un conte Gambara ecclesiastico). Il 10 giugno 1757 il parroco venne nominato arciprete. In occasione della sua visita pastorale, compiuta il 16 maggio 1566, il Vescovo Bollani Domenico riscontrava che il parroco aveva una rendita annuale di 300 libbre ed aveva ottenuto il beneficio della Parrocchia per la spontanea rinuncia del magnifico Don Pietro Bembo di Roma (non il cardinale letterato che era già morto nel 1547, ma certo un parente del Doge di Venezia), mentre il curato, certo Corino de Corinis di Isorella godeva dodici piò di terra al nome della Scuola del Santissimo Sacramento. L'Arciprete porta il titolo di Rettore di Isorella e di Sant'Anastasio. Il 6 luglio del 1580 il Cardinale di Milano, Carlo Borromeo, da Asola mandava il Convisitatore Apostolico Monsignor Antonio Seneca a visitare ed a riferire sulla Parrocchia di Isorella (che con Pavone e Gottolengo, provenendo il Borromeo da Verola per Pralboino, non visitò, per non buona condotta di quei paesi).


Nei secoli successivi la Parrocchia di S. Maria andò arricchendosi di Cappellanie e lasciti a dotazione degli altari della chiesa. A tale proposito un ricordo interessante per la comunità di Isorella ci viene offerto dalla lapide che attualmente trovasi murata sopra la porta laterale nord del tempio di S. Maria, scritta in latino, dove si rammenta la fondazione di un legato perpetuo, da parte del cittadino bresciano Giulio Cociano, morto a Roma nel 1596, con il quale stabiliva che ogni tre anni l'Ospedale maggiore di Brescia, a cui aveva demandato i suoi beni, doveva erogare 20 scudi a dote di una fanciulla povera ed onesta del paese che volesse sposarsi. Eccone il testo: "Ex legato P.M.D. Iulium Cocianum Brixien. - Anno MDXCVI Romae defunct. Facto ospistalib. - Maiori et incurab. brix. Tenent dicta loca-erogare scutos vig. monetae P.Q.Q. Sinc.-Trienio P. dote alicui honeste leg. et paupipuellae ex villa Isorellae terr. brixien. Cum conditionib. E qualitatibus ut in dicto leg. in-L.'° Testam. Hosp. Maioris F° 292 in L.°-instr. Hosp. Incur. F° 194".


Le Cappellanie erano tredici: quattro le più cospicue, all'altare del Santissimo Sacramento, due all'altare del S. Rosario, una all'altar Maggiore ed una a S. Rocco. Sono questi lasciti che costituiscono una vera ricchezza per la Parrocchia e testificano la fede dei Maggiori che venivano a garantire l'assistenza di ogni genere, dalla religiosa alla culturale, dalla scuola della dottrina cristiana a quella profana, con l'insegnamento dei primi rudimenti del leggere, dello scrivere e del far di conto, non potendo il Comune pagare maestri di scuola. Il Catastico del 1610 del Da Lezze non elenca infatti alcun "maestro di scuola". Il beneficio parrocchiale verso la fine del XVIII sec. è di circa 140 piò di terra. Vi avevano devoluti i loro beni Elisabetta Lombardi Botta, Vincenzo Giacometti ed altri. Ad esso si aggiungeva l'appezzamento di terreno della vecchia comunità di San'Anastasio e la compera di alcune terre delle Monache di S.Croce in località S. Nazaro. Rilievo ebbe la Confraternita del S.S. Sacramento che, all'epoca della visita del vescovo Domenico Bollani, 1566, era ben governata e possedeva oltre 12 piò di terra molto fertile e redditizia. Infatti la vita parrocchiale si può dire abbia preso lo slancio dai primi anni di questo secolo, poichè prendeva corpo la Parrocchia nel vero senso della parola autosufficiente. Il 7 gennaio 1901 facevano il loro ingresso in Isorella le Canossiane qui chiamate dal parroco per assumere la direzione dell'Oratorio Femminile (fondato nel 1899). Allora reggeva la Parrocchia Don Giuseppe Cavalli, che aveva anche fatto un lascito per la istituzione di una Scuola di Lavoro, sorta dopo la sua morte (27 maggio 1903) ad opera del successore Don Paolo Bignetti, originario di Cignano. L'oratorio S. Filippo Neri venne aperto, per iniziativa del parroco Don Agostino Paracchini, con la inaugurazione del 29 settembre 1907 nell'attuale via S. Martino. Accanto venne aperta la casa del Curato assistente e vi si dedicarono Don Spinoni, Don Tiboni, Don Bertoni ed altri. Il 24 maggio 1909 il Circolo S. Anastasio inaugurava solennemente la propria bandiera. L'oratorio venne, dall'Arciprete Don Paolo Bignetti, ingrandito con aule di catechismo ed il teatro-cinema. In seguito alla concessione della facoltà di costituire il Terz'Ordine Francescano, datata al 15 dicembre 1866, il 24 agosto del 1910 veniva eretta canonicamente da P. Giovacchino Caldiroli la Congregazione dello stesso Terz'Ordine, che, dopo un periodo di stasi, venne riattivata il 3 febbraio 1946 dal P. Erminio Trivella associandovi 20 uomini e 65 donne. Non si conosce quando sia sorta la prima cappella attorno alla quale si costituì la prima comunità autonoma dalla pieve di Visano. L'attuale chiesa parrocchiale è segnata dal Catasto Queriniano del 1610 come "chiesa parrocchiale detta Santa Maria di Valverde", dal nome di una località bonificata in precedenza dai benedettini e pare anche in virtù di un legato del 18 febbraio 1542 di un certo Bernardino Francesco Pietrogalli; era non molto grande, come afferma il citato catastico ed aveva un'entrata di 500 lire. Aveva una bella Deposizione di Francesco di Prato, ora nella parrocchiale, di cui il Panazza loda "l'espressionistico acume". Durante la visita del vescovo Bollani la chiesa appare alquanto in disordine nel 1566 e ne viene ordinata l'imbiancatura dopo le debite riparazioni. Si sa che nel 1658 aveva quattro altari, mentre l'attuale, come la vediamo, venne iniziata nel 1701 su progetto di Paolo Soratini, ma il 18 settembre 1709 venne rilasciato dalla Curia il permesso di invertire l'orientamento della chiesa per renderne possibile l'ampliamento. La chiesa attuale databile, secondo Sandro Guerini, intorno al 1730-35, discorda da questo progetto per proporzioni e distribuzione spaziale e rivela caratteri tipici dell'architettura soratiniana così come il campanile, fatto costruire dal parroco don Michelangelo Chiarini nel 1745, mentre il bel concerto di campane verrà installato ed inaugurato un secolo dopo con la benedizione del nuovo tempio di S. Rocco. Comunque alla base della torre sta questa lapide: "Alla Madre di Dio Vergine Immacolata - nel corrente anno - a Maria dedica - Isorella Cattolica esalta - con i restauri del suo tempio parrocchiale - dalla fede dei padri (1707) edificato - e nel 1932 dipinto con affreschi pregiati - il primo centenario della definizione - dell'immacolato concepimento - e con questa torre campanaria (1745) - già nell'anno 1838 restaurata - e nel 1954 rinnovata - il popolo devoto e generoso - al suo pastore associato - solennemente si consacra - al cuore santissimo di Maria". Nel 1757 il Card. Giovanni Molino, vescovo di Brescia, con decreto del 20 giugno elevava la chiesa di S. Maria in Valverde ad Arciprebenda, indotto dal numero rilevante delle anime (1300), dalle molte famiglie civili e nobili esistenti in paese, per la ricchezza dei suoi lasciti e per il numero considerevole dei sacerdoti, tredici; così, da allora, il parroco di Isorella portò il titolo di Arciprete. Il 26 ottobre del 1825 il M° Franco Comincini collaudava il nuovo organo, costruito dalla celebre ditta fratelli Serassi di Bergamo con trentadue registri ed un complesso di 1114 canne, installato su disegno dell'architetto Vigliani. Nel 1932 la chiesa venne restaurata e decorata nuovamente per iniziativa del parroco don Paolo Bignetti, incaricando, per l'affrescatura del tempio, i pittori Giuseppe e Vittorio Trainini, dei quali Paolo Guerrini definì "un altro notevole saggio della valentia degli artisti bresciani". Il 3 ottobre dello stesso anno venne consacrata e dedicata sotto il patrocinio dei Santi Anastasio e Rocco (la chiesa di questo santo sta di fronte alla Parrocchiale sulla riva sinistra del Naviglio). A conferma ecco la lapide, nel tempio, a destra entrando dalla porta maggiore: "Questo tempio - restaurato ed abbellito - per opera di clero e popolo - venne dedicato - da sua Ecc. Emilio Bongiorni - vesc. ausil. di Brescia - 3 ottobre 1932 - Don Paolo Bignetti Arciprete - don Luigi Bertoni vic. coop. - Giuseppe e Vittorio Trainini eseguirono". Sull'altar maggiore vi era una bella tela di Gerolamo Rossi (firmata "Hyeronimus De Rubeis F.") raffigurante l'Annunciazione, ora trasferita nel santuario di S. Rocco; al suo posto ne fu collocato un altro raffigurante S. Anastasio in atto di evangelizzare le popolazioni rurali, in abiti pontificali ed il suo trasferimento nella parrocchiale costituirà uno dei principali altari dotati da diverse Cappellanie, le più cospicue della parrocchia. L'altare è bellissimo, in legno, un barocco, mentre la tela, quantunque di mano ignota, fa supporre che il pittore non fu certo di occasione in quanto i colori sono finemente e sincronicamente adoperati; indubbiamente venne ritoccata. Poco distante dalla località Bocche, ad un miglio dal paese, dove sorge una croce di pietra a ricordo dei morti di peste o di colera, esiste una chiesa dedicata al vescovo di Brescia Sant'Anastasio. Accanto vi era una fattoria e scrive il Camanini che negli scavi di sistemazione dei terreni circostanti vennero trovati oggetti tali da far pensare che qui vi fosse pure una stazione fluviale del Naviglio e fiorisse la vita. Sulle carte murali topografiche affrescate con sinopia delle Gallerie Vaticane, la chiesa di S. Anastasio è segnata insieme a quella di S. Maria in Valverde e S. Nazaro. La decadenza della chiesetta era già accentuata nel XVI secolo, tanto che il titolo di S. Anastasio venne unito a quello parrocchiale di S. Maria. Nel 1510 il beneficio dei SS. Nazaro e Celso, sul confine di Isorella, veniva unito da Giulio II al Monastero di S. Croce di Brescia. Nel 1610 era officiata una sola volta l'anno ed il tempio venne custodito da un eremita fino a quando andò completamente in rovina e ridotto a cimitero di appestati e di colera, mentre l'altare e la pala vennero trasferiti nella parrocchiale ove continuano ad essere. La festa era celebrata solennemente nell'ultima domenica di maggio con una processione intorno al Naviglio, ma il Camanini nel 1947 ricordava ancora il non lontano tempo in cui fanciulli, uomini e donne scalzi per i viottoli dei campi si portavano processionalmente alla cappella campestre del Santo al canto delle litanie, mentre il sacerdote, di tanto in tanto, ai crocicchi delle strade benediceva le campagne perchè fruttificassero, i soldati perchè ritornassero, i miseri oppressi dalla fame e dalla sete come dalle pestilenze perchè risanassero. Un'altra chiesetta sorgeva sulla strada da Isorella a Leno, ad un miglio dal paese, antichissima, di indubbia origine benedettina, sorta forse sui ruderi di un'ara ad Apollo, di cui si è trovata una iscrizione; resa ormai troppo profana venne fatta abbattere dal parroco don Bignetti anche perchè era pericolante. La parrocchia passò a dipendere dal prevosto di Gottolengo e nel 1510 questa chiesa di S. Nazaro venne unita da Papa Giulio II al Monastero della Agostiniane di S. Croce in Brescia; nel 1512 era stimata dieci ducati e se si pensa all'aspetto vecchio dei cascinali circostanti (ora però rifatti ex novo) è probabile che prima qui vi fosse una fattoria alle dipendenze di un monaco o più monaci benedettini e che in seguito sorgesse anche una piccola casa religiosa agostiniana. Le monache di S. Croce cedettero poi la giurisdizione ai Padri del Terzo Ordine Francescano, che nel territorio confinante avevano ottenuto oratori e case; le stesse monache poi vendevano parte della terra annessa alla chiesa al parroco di Isorella. Negli atti della visita del vescovo Bollani risulta che la chiesa è ancora indipendente e che la comunità di S. Nazaro conta un centinaio di anime. Nelle carte vaticane la chiesa di S. Nazaro è segnata insieme a quella di S. Maria in Valverde e il comune portava sino ad un secolo fa il nome di "Comune di Isorella e di S. Nazaro". Ora il tempio è scomparso ed il geometra Alessandro Mondoni, amministratore dei beni della tenuta di S. Nazaro, aveva intenzione di costruire una nuova chiesa in onore del Santo. Nel 1658 era sempre unita al Monastero di S. Croce in Brescia.


Il santuario di S. Rocco venne costruito presso la cascina Campagnola, probabilmente su un'antica cappelletta, sorta su fondo benedettino e appartenente alla Badia di Leno, nominata più volte nei documenti dei sec. IX, X, XI e XII. Nel sec. XIV la cappella era già in decadenza e venne restaurata e dedicata a S. Rocco, pare dopo la peste del 1630, ed era custodita da un eremita che prestava servizio anche in parrocchia. La chiesa di S. Rocco ebbe una nascita laboriosa (per l'ubicazione in corrispondenza del fossato dell'antico castello) ed una crescita travagliata tanto che in diciassette anni s'innalzò solo tre metri e mezzo. L'intera popolazione ha sempre lavorato sodo, anche nelle festività; da Isorella a Virle è stato un andirivieni di carri per trasportare la calce; molti hanno organizzato raccolte di elemosine e bozzoli; l'amministrazione pubblica ha contribuito con il ricavato del mulino e della macina dell'olio; un avanzo di macina a ricordo trovasi nella piazzetta della parrocchiale. Il susseguirsi dei governi dalla Repubblica Veneta, alla Francia ed all'Austria, ha ritardato il procedere dell'opera, tanto che all'interno del perimetro si è sviluppato un olmo, innalzatosi oltre i muri. I lavori vennero interrotti nel 1784 e ripresi nel 1820 per essere completati con la inaugurazione avvenuta il 16 agosto 1845, nell'epoca stessa in cui vennero benedette le nuove campane della parrocchiale. Di tale grande festività ci resta il discorso pronunciato dal Rev. Don Giuseppe Manelli, allora parroco di Mairano, e dedicato al Parroco Don Giuseppe Cavalieri. La chiesa venne di nuovo restaurata dall'Arciprete don Giacomo Musati ed abbellita, come si è detto sopra, dalla bella pala di Gerolamo Rossi con raffigurata l'Annunciazione, trasferita dalla chiesa parrocchiale. Circa la Madonna di Valbona, che è una "santella", stando ad uno scritto, pare sia stata edificata dall'amministrazione di Isorella nel sec. XVII. In origine era una piccola nicchia con due "buche" nel fronte in cui venivano accese due lucerne ad olio per segnalare, di notte, la brusca curva sulla strada per S. Nazaro (e più oltre per Leno). Sullo stesso documento venne presentata anche un'altra ipotesi cioè che siano stati gli stessi abitanti della Valbona, ai tempi della peste, a costruire il piccolo oratorio votivo. Vi era venerata l'immagine della Madonna col Bambino, e la sua venerazione crebbe nel tempo, ma nel 1610 si dice venisse officiata una volta all'anno. Nel sec. XVIII l'arciprete Don Bartolomeo Zilianelli volle ricostruire il tempietto, che fu restaurato ed ampliato nel 1870 e poi nel 1895 con denaro raccolto dal geometra Luigi Mele di Minervino Murge. Fu chiuso da un cancelletto di ferro battuto, opera del fabbro Vittorio Salanti di Isorella e l'immagine venne rifatta dal pittore Franzoni di Gottolengo. Venne restaurata ancora per iniziativa del proprietario Giovanni Monizza nel 1981 ed inaugurata il 4 ottobre dello stesso anno con particolare solennità; evenienza che ha dato luogo ad un appuntamento annuale sia religioso che per la scampagnata, a base di vino e di castagne, della prima domenica di ottobre. Nella stessa occasione le famiglie circostanti offrono tradizionalmente le castagne ai festaioli del paese.


La parrocchia di Isorella possiede insigni reliquie dei Santi Martiri Severino, Marciano, Mariano, Vincenzo e Clemente ottenute dalla Santa Sede nel 1680 e tratte dalle Catacombe di S. Callisto dal conte Pietro Prana, che le volle donare ai nobili isorellesi Giov. Battista Botta e Fratelli Poli a protezione delle loro terre; la solennità venne autorizzata dal vescovo Bartolomeo Gradenigo; deposte prima nella chiesa di S. Rocco, dopo una ricognizione che ebbe luogo nel 1638, il 27 maggio 1885 le reliquie vennero trasportate con grande pompa dall'Arciprete Don Paolo Rossini col prevosto di Calvisano, sotto due baldacchini, in nuovi reliquiari, con un concorso straordinario di popolo e fra manifestazioni di giubilo e fuochi pirotecnici; indi, dopo la solennità devozionale per le vie, vennero riposte sull'altare di S. Carlo in una custodia a quattro chiavi, due delle quali in consegna al parroco e le altre due al corpo-protettori delle sette reliquie, e l'altare venne dotato di una Cappellania, perchè la chiesa di S. Rocco era ancora officiata nel 1580, anno nel quale vennero deposte le insigni reliquie e da qui nella parrocchiale il 27 maggio 1685. La decadenza di S. Rocco fu tale che nel 1757 l'Arciprete don Paolo Zilatelli volle ricostruirla ed il progetto erroneamente venne attribuito a Paolo Soratini, che lavorò invece nella parrocchiale, anche perchè, iniziata che fu e giunti i muri ad una certa altezza (come si è detto sopra), la costruzione venne interrotta. Come ricorda Sandro Guerini, nel 1774 venne redatto un nuovo progetto e dai documenti allegati risulta che la struttura rimpiazza un edificio preesistente. La pianta della nuova costruzione infatti è centrale con eleganti colonne circolari che sorreggono la luminosa cupoletta. Il progetto è eseguito con scarsa eleganza grafica, nonostante l'impianto architettonico elaborato.


In economia Isorella è vissuta quasi solo di agricoltura fino a pochi decenni fa. Fin dal Medioevo vi operarono i benedettini di Leno; i segni della riforma da loro operata sono nei toponimi di Valverde, Valbona, il cui nome ricorre in documenti del 1417, Breda Santa, Caselle ecc. Il Naviglio nel sec. XII portò acqua che servì ad allargare l'opera di bonifica assunta da famiglie che erano diventate proprietarie delle terre del monastero. Vennero allora tracciate la Seriola Vecchia, la Seriola Marenga, la Seriola Marenghetta, il vaso del Valesino, la Seriola Gottolenga. Dopo le bonifiche benedettine e quelle operate dalla nobiltà e dalla borghesia rurale, fino al sec. XVI non vi furono che sporadici e leggeri interventi nel miglioramento agricolo. Dei duemila piò di terra coltivabili agli inizi del sec. XVII e che si estendevano attorno al paese, i migliori erano valutati a 25 scudi il piò e gli altri a dieci, ma il Da Lezze annotava che non "trovava persona che voleva comprar in quelle bande". I piò più buoni, scriveva ancora il Da Lezze "sono attorno la terra videgada et fanno buon frumento, ma non troppo buon vino". Lo stesso Da Lezze sottolineava che fuori dal tiro di una balestra (oggi si direbbe di un tiro di schioppo) non vi erano che terreni sterili con non molti pascoli e prati. Pane, vino, legna e altro che si ricavava dalla coltivazione "a pena" potevano supplire agli abitanti del paese. Non vi esisteva commercio, altra attività se non un molino ed una sega di proprietà del comune ed affittuali a 200 ducati l'anno che sorgevano sulla Seriola proveniente da Calvisano, ingrossata dalle acque dei fontanili. Fra cui principalmente il Fontanone di Calvisano, largo 14 braccia e diretto verso Asola, dove si getta nell'Oglio. Poco il lino seminato per la magrezza del terreno; i cavalli erano 12, le paia di buoi 60. Il paese era tagliato fuori da qualsiasi commercio; i trasporti da Asola per Desenzano, passavano fuori paese, lungo la fossa che da Lonato raggiungeva Asola; spesso le diligenze venete venivano assaltate e depredate da "buli" che infestavano la zona. Progetti di bonifica vennero ripresi nella seconda metà dell'Ottocento, specie grazie all'emigrazione in luogo di imprenditori agricoli provenienti da fuori provincia per impulso dei Comizi agrari di Brescia. Un progetto di massima bonifica comprendente, oltre ad Isorella, Leno, Ghedi, Gottolengo, venne presentato in una riunione a Gottolengo il 17 giugno 1877 e con una relazione dell'Ing. Ravelli al Comizio Agrario di Brescia del 7 gennaio 1978. Tale bonifica venne impostata e proseguita poi con tenacia da Ottorino Villa e continuata da altri.


Un segno del risveglio economico in atto lo diede il 14 novembre 1893 l'on. Dordoni che lanciava l'idea di una Cassa Cooperativa di Prestiti sul tipo di quelle esistenti a Gottolengo, Leno, Gambara e Fiesse. Fra i primi promotori furono: Vaiarini dott. Francesco Sindaco, Cavalieri Enrico, Tagliaferri dott. Eugenio, Bravi Marcello, Rufies Ottorino ed altri. Ma da marginale, avendo interessato più che Isorella, i comuni contermini, divenne più radicale e diffusa nel primo dopoguerra quando Ottorino Villa pose mano a lavori che portarono l'area irrigua da duemila a ottomila ettari attraverso il raddrizzamento del corso del Naviglio dalla cascina Gerola alla cascina America e attraverso lavori di scavo che ne approfondirono il letto fino al Ponte Rosso. Un contributo alla bonifica lo diede l'Arciprete Don Paolo Bignetti nel fondo detto la Disperata, il quale compì dal 1919 al 1939 tali lavori, testificati da una lapide dettata da Mons. Paolo Guerrini che suona: "Questo fondo - già Disperata ora S. Maria - fu bonificato e reso produttivo - dall'Arciprete cav. Don Paolo Bignetti - 1919-1939" . Come è testificata da una lapide, fatta murare dal Consorzio del Naviglio l'11 di ottobre 1925, sul ponte di detto vaso, pure l'opera di Ottorino Villa. L'agricoltura ridotta quasi soltanto a produzione di cereali si andò arricchendo con l'allevamento del bestiame. All'allevamento del bestiame si è aggiunta negli ultimi anni l'avicoltura incentrata nelle aziende. Lo sviluppo agricolo è significato dal fatto che l'azienda del cav. Angelo Migliorati divenne dal 1980 un'azienda pilota per la sperimentazione del mais sotto la guida dell'Esperimentatore Agrario. Dagli anni sessanta è andata diffondendosi anche l'industria; i fratelli Codini trapiantavano ad Isorella la fabbrica S.I.L.E. S.p.a. per la fabbricazione dei calci di fucile esportati in mezza Europa e negli U.S.A. e che ebbe ad occupare fino a 170 dipendenti. Nacquero via via la I.S.O.M.E.C. per la costruzione di macchine agricole, la FASOLIDAFFI che costruisce attrezzature avicole, La Galassia e fabbriche di cucine e stufe, di capannoni circolari ed una tintoria di fibre tessili, di fabbriche di mangimi Consadori. Le aziende più grosse sentirono il riflusso economico degli anni 80. Le prime due riuscirono a superare abbastanza celermente le difficoltà, la Galassia invece, cessata l'attività nell'estate 1983, riprese, con un piano Donato, la vita nel novembre dello stesso anno. Inoltre sorse l'Incubatoio Naviglio e nel 1980 l'Eurhoidromec con 25 dipendenti. Il mercato ad Isorella si tiene il giovedì in piazza Castello, di frutta e verdura, tessuti, mercerie, chincaglierie, mobili, giocattoli, sementi, fiori. Dal 15 al 17 agosto, sempre in piazza Castello, si tiene la fiera di S. Rocco con parco dei divertimenti. Da Isorella sarebbe venuto P. Rainero Lombardi (sec. XIII) domenicano, vice cancelliere di S. Romana Chiesa, vescovo di Montpellier in Francia ed autore di opere teologiche. Caratteristica figura di autodidatta è stato Giovanni Zaltieri che fu denominato "Bacioc", insaziabile lettore di libri di storia, oratore ufficiale di cerimonie patriottiche. Per lo sport ad Isorella è tradizionale il "Gran Premio S. Rocco" di ciclismo, organizzato dalla Ciclistica Comunale. Attiva è la Polisportiva Comunale, nel cui ambito si distingue da anni per il calcio l'Unione Sportiva Isorella. Il 17 ottobre 1982 veniva inaugurato il nuovo stadio comunale con campi di calcio e di tennis; nella Polisportiva vi sono sezioni di pallavolo e la bocciofila. Presente nello sport locale è l'Unione Sportiva Oratorio (U.S.O.) dello C.S.I. Un torneo notturno viene da anni organizzato dal "Mila club" locale; gare vengono anche organizzate dalla Podistica.


La serie cronologica dei parroci ed arcipreti di Isorella ci indica: 1) Un Bonetto di Calvisano che regge la parrocchia nel 1390; 2) Antonio Baratti (1508-1532); 3) Battista Fusari (1532); 4) Colla Bruno solo Commendatario nel 1532; 5) Bartolomeo Fusari di Isorella, presente nella visita del Bollani nel 1566; 6) Giacomo Faustini che venne rimosso nel 1571; 7) Camillo Foresti di Montichiari (7 agosto 1571 e rimosso nel 1572); 8) Tommaso Martinelli di Cigole (7 novembre 1572 e rimosso nel 1597); 9) Giuseppe Costa (8 agosto 1597 - novembre 1607); 10) Giuseppe Zaniboni di Carpenedolo (21 febbraio 1608-1609 per rinuncia); 11) Giambattista Salodini, veronese (20 dicembre 1609-1611 per rinuncia); 12) Paolo Zavatini, veronese (1611-1633 per rinuncia); 13) Bartolomeo Sirelli o Cirelli (22 aprile 169912 giugno 1672); 14) Paolo Rossini di Alfianello (27 luglio 1672-16 luglio 1708); 15) Michelangelo Chiarivi di Montichiari (7 agosto 1707-4 dicembre 1756); 16) Bartolomeo Zaninelli, dottore in legge (8 giugno 1757-23 ottobre 1780); 17) Giuseppe Pilenghi di Pralboino (7 dicembre 1780-26 dicembre 1813); 18) Giuseppe Maria Lupi di Ghedi (3 marzo 1814-1822); 19) Giovanni Battista Cavalieri di Gambara (1823-1856); 20) Andrea Cominelli di Nuvolera (27 maggio 1856-8 novembre 1861 per rinuncia); 21) Francesco Panchieri di Brescia (23 giugno 1862-1875 per rinuncia); 22) Giuseppe Cavalli di Leno (15 gennaio 1876-1903); 23) Agostino Paracchini di Bassano Bresciano (2 giugno 1803-1918); 24) Paolo Bignetti di Cadignano (26 aprile del 1919-6 maggio 1947); 25 Francesco Sandrini di Torbole (1 luglio 1947 ).


Dal 1923 ressero il Comune di Isorella i Podestà: Giulio Cottarelli, Del Re Ferrante, Magri Ambrogio, Cottarelli Ottorino, fino al 1945. Dopo la liberazione ressero il Comune: cav. Zamboni Luigi (1945 1956), Cav. Geroli Bonaventura (1956-1961), cav. Marzocchi Renzo (1961-1980), Manelli Corrado (1980...). A loro si deve la rinascita del Comune con la crescita dell'agricoltura e la nascita delle industrie che arrecarono al Comune di Isorella un considerevole benessere con il sorgere delle varie opere pubbliche (Scuole di vario tipo, opere sportive, case popolari, istituti assistenziali ecc.).