GUSSAGO

GUSSAGO (in dial. Göshach o Güshach, in lat. Gussagi)

Comunità a NO della città, a 9,500 Km. da Brescia, a m. 186 s.l.m. Si adagia, articolata in diverse frazioni, in un ampio anfiteatro, disposto tra colline e collinette, intersecate da valli, più o meno profonde (quella di Navezze, solcata dal torrente Canale, è lunga 4 Km circa) e da innumerevoli insenature. Alcune colline a N raggiungono gli 800 metri. A 45° 35' di latitudine N e a 2° 17' di longitudine si trova Gussago, posta ad altimetria s/m massima di m. 804, minima di m. 132, prevalente di m. 350-360. La superficie territoriale di forma allungata da N a S, è di Kmq. 24,65, suddivisa in Kmq. 23,19 a superficie agraria e forestale, e Kmq. 1,46 a superficie improduttiva. La densità è di 378 abitanti per Kmq.


Come si rileva dalle carte geografiche, il territorio di Gussago comprende una parte meridionale pianeggiante e una parte settentrionale a rilievi collinari-montuosi. La zona a rilievi è divisa in senso NS dalla Valle del Torrente "La Canale" che separa il gruppo della Colma, situato ad O con le cime del "Dosso dei Cugini" (m. 599) del monte Colmetto (m. 615), della Colma Alta (m. 673), dal gruppo del Quarone, situato a E e comprendente le cime Quarone di Sotto (m. 763) e Quarone di Sopra (m. 694). A N del gruppo del Quarone si trovano le cime di Sella dell'Oca (m. 799) e del Monte Magnoli (m. 877). L'idrologia del territorio di Gussago non comprende fiumi, ma solo corsi d'acqua a carattere torrentizio o seriole; i più importanti sono: Torrente "La Canale": nasce in territorio di Brione, riceve le acque delle Valli Cristo, Gandini, Morte, Solda, attraversa il territorio da N a S, sbocca in pianura in località Caporalino e, dopo aver attraversato Cellatica, si unisce al Torrente Gandovere per sfociare nel fiume Mella; - Torrente Vaila: nasce dalla Conca di Ronco, tocca la frazione Sale e con direzione NS sfocia anch'esso nel Torrente Gandovere; - Torrente Gandovere: proviene dalla zona di Rodengo Saiano, costeggia la SS Brescia-Iseo ed in località Mandolossa si immette nel Comune di Roncadelle; - Torrente Molinazzo: nasce in località Caporalino, riceve le acque sorgive e irrigue della zona E di Gussago e della zona limitrofa del Comune di Cellatica, immettendosi, in località Mandolossa, nel torrente Gandovere. Tra le seriole la più importante è la seriola del Comune, nasce a Navezze, la attraversa e si distribuisce nelle aree del capoluogo, dove forma una rete irrigua per la campagna ad O della Collina "La Santissima". Il territorio è diviso in quattro frazioni geografiche: - il Capoluogo Piazza - che occupa la maggior superficie ed è situato in posizione baricentrica;Civine, posta a N; - Mandolossa, posta a S; - Ronco, posta ad O. Il Comune di Gussago confina, partendo da N e procedendo in senso orario, con i Comuni di Brione, Villa Carcina, Concesio, Cellatica, Brescia, Roncadelle, Castegnato, Rodengo Saiano, Ome. Il clima di Gussago è continentale nella fascia pianeggiante e mite nella zona precollinare e collinare (con microclimi particolari sul versante S); ignora gli eccessi negativi e positivi, della temperatura e della piovosità, come pure ignora le grandi calamità meteorologiche. L'evento più pericoloso è rappresentato dai temporali che, data la configurazione del terreno, fanno precipitare l'acqua a valle, minacciando coltivazioni ed abitato e trasformano, a volte, le strade in torrenti. L'ultima inondazione si verificò nel 1931. Per disciplinare il deflusso delle acque, sono stati costruiti, nei punti più pericolosi, dei robusti sbarramenti in muratura, così che da allora non si sono più verificate grosse inondazioni. Gussago non è neppure battuto da forti venti, perchè i monti lo riparano a N. Il paese non possiede una stazione meteorologica e termopluviometrica, per cui abbiamo ritenuto opportuno riportare alcuni dati relativi alla limitrofa città di Brescia, che sono indicativi: - precipitazioni: quantità mm. 986; frequenza giorni 64; - temperatura media: 14,1°, temperatura minima: 10,6°, temperatura massima: 36°.


Il territorio di Gussago presenta formazioni dell'Era Neozoica o Quaternaria, dell'Era Cenozoica o Terziaria e dell'Era Mesozoica o Secondaria. I depositi del quaternario si possono dividere in due gruppi per la loro diversa genesi; il primo comprende i terreni che si sono formati in seguito a fenomeni di degradazione meteorica, in questa formazione compaiono falde di detrito talora cementate, coni di deiezione inattivi dei bassi versanti (Navezze-Ronco-Valletta che porta da Piè del Dosso al Passo della Forcella); il secondo gruppo comprende formazioni conseguenti al glacialismo: alluvioni fluvio-glaciali, da molto grossolane a ghiaiose con strato di alterazione superficiale argilloso (giallo rossiccio) di ridotto spessore e ricoperte da limi più recenti (età circa un milione di anni, periodo Pleistocene - questa formazione riguarda la maggior parte del territorio pianeggiante). I terreni dell'era Cenozoica, periodo Miocene, si trovano esclusivamente in località Sale e sono formati di puddinghe poligeniche ad elementi prevalentemente calcarei, con intercalazioni di livelli marnosi ed arenacei. Troviamo poi depositi dell'Era Mesozoica dei due periodi Cretacico e Giurassico. Il periodo Cretacico Superiore (senoniano, età circa 70 milioni di anni) comprende marne calcaree, talora argillose e calcari marnosi rossi e rosa, con intercalazioni arenacee, che sono presenti nella parte collinare. I terreni più antichi del territorio preso in esame presentano alcune formazioni molto caratteristiche che abbiamo cronologicamente comprese tra il Giura superiore ed il Creta inferiore: la "Formazione di Concesio"; - il "Selcifero Lombardo"; - la "Maiolica". Queste formazioni sono presenti soprattutto sui rilievi.


Le infrastrutture sono costituite da: - strade urbane Km. 36; - Strade extra urbane: SS N. 510 - Brescia-Iseo, SS N. 11 Brescia-Milano, SP. N. 10 - Brescia-Brione, SP. N. 45 Gussago-Castegnato, SP N. 19 - Concesio-Ospitaletto. La rete idrica è di Km. 37; la rete di fognature di Km. 6. La frazione centrale è Piazza, alla quale fanno da contorno altre. Nel sec. X-XII, Gixiago, Gussiacho, Gussiago; nel sec. XIII-XIV, Guxiacho, Guxago. Abitanti (Gussaghesi): 2800 nel 1562, 2200 nel 1567, 2008 nel 1598, 2300 (con 150 famiglie) nel 1610, 1000 nel 1648, 1300 nel 1656, 2000 nel 1669, 2101 nel 1677, 2000 nel 1703, 3880 nel 1850, 4317 nel 1861, 4247 nel 1871, 4492 nel 1881, 5059 nel 1901, 5360 nel 1911, 6093 nel 1921, 6514 nel 1931, 6707 nel 1936, 8159 nel 1951, 8348 nel 1961, 9336 nel 1971, 10.091 nel 1975, 10.383 nel 1977, 11.348 nel 1981.


I "scötöm de Gössac": Cilo, Bèrnardèi, Culunèi, Caagnì, Légor, Santomolinaro, Cènci, Giuan dèl Cantù, Piciàla, Signurì, Fèstér, Murì, Esürèi, Paparèla, Caghèta, Nas, Cinciunì, Fèràre, Sanfino, Brògna, Cinti, Frina, Maciù, Puntèl, Tambalì, Pipa Sènèr, Balèk, Sörga, Pucc, Lisne, Ghéta, Diàol dè Rùc, Iséo, Diàol dèl Masi, Timbol, Nènck, Bigiù dè Chèco, Masócher, Camulì, Bramì, Mulète, Mütì, Crùcc, Baréga, Maréna, Misésche, Poéte, Cibèla, Balì, Quartì, Sigàla, Ciuìna, Brü, Ci, Caràcc, Pisì, Usciù, Bènèdèt dè Cül, Isèola Spisighina, Palasà, Fuga, Potéca, Falìa, Didònck, Pirlandò, Mosca, Bèl Paltò, Büsèck, Mara, Tiòla, Pisa aiva, Parulì, Bruti, Bèli, Sécènè, Maté, Minèi, Basgì, Bancài, Burtulèto, Egne, Scagnì, Sèlér, Paganò, Bòsgia, Sualètogaline, Palpa Pole, Franci, Potéche, Mici, Cincèla, Cà Nöa, Bètù, Minù, Lali, Polòne, Bagnacc, Proana, Proanì, Morete.


Frazioni: Navezze (v.), Piedeldosso (v.), Manica (v.), Casaglio (v.), Villa (v.), Valle (v.), Croce. Parrocchie Gussago, Civine (v.), Ronco (v.), Sale (v.). Il nome deriva forse da un supposto Acutianus derivante dal nome personale Acutius, che figura in quattro lapidi, scoperte intorno a Brescia. Altri fanno derivare il nome da un capo militare disceso colle orde di Brenno dalla Gallia nel IV secolo avanti Cristo. Il Guerrini pensò dapprima che il nome significasse "gorgo di fiumi" ma poi dovette ammettere che studi più recenti e più sicuri sulla toponomastica in generale, e su quella bresciana in particolare, gli avevano invece insegnato che la categoria di nomi locali con la desinenza in ago o aco e in igo o icu ha remotissime origini celtiche o galliche - come pensa l'Olivieri - e deriva da nomi personali, che talvolta sono nomi celtici o gallici, e talvolta nomi latini ma arcaici. Questa categoria di nomi locali è presso di noi molto limitata: il nome latino è molto evidente nell'etimo di Cassago (Cassiciacum), il nome celtico o gallico appare invece nell'etimo di Guss-ago, di Cissago, di Urago, dove il suffisso ago, forma la desinenza di incomprensibili nomi personali.


Avanzi di vertebrati del Quartenario vennero trovati a Navezze nel 1909-1910 (v. Navezze). Già fin dall'epoca preistorica il territorio era percorso da una strada a mezza costa che partendo da Ponte Crotte, raggiungeva la Torricella, la Fantasina, il Caporalino, per procedere poi per Ronco, Rodengo, Camignone dove si biforcava per Iseo e Palazzolo - Bergamo. A protezione di essa vennero costruite roccaforti quali quelle della Rocca di Gussago e di Ronco. L'insediamento umano nella zona, ipotetico ma probabile nell'epoca preistorica, è sicuro in quella immediatamente preromana e in quella romana. Il Guerrini pensa che Gussago sia stato, in origine, un podere di tale Acutius, gentilizio romano che si riscontra in varie iscrizioni di età romana nel territorio di Brescia e che intorno al fundus Acutianus si sia sviluppato poi un centro sempre più importante di un pago prima e della pieve poi. Ma tale tesi sembra sempre meno sostenibile. Ciò che sembra sicuro è che Gussago sia stato un pago romano, sul quale poi si insediò la Pieve. Il Pago avrebbe abbracciato oltre Gussago, Bione, Saiano, Rodengo, Castegnato e Cellatica. Dell'antico pago rimane la giurisdizione ecclesiastica d'oggi e una pietra di una costruzione romana, finita nella facciata della chiesetta del Santolino, in frazione Villa Valle. Oggetti provenienti da tombe romane vengono conservati nei Musei di Brescia. Sei lapidi confermano la romanità del luogo. Perduta ora una lapide dedicata a Nettuno. A Ronco di Gussago presso la canonica vennero trovati due grandi capitelli che ornavano certamente una grande villa romana. Il territorio era attraversato dalla grande strada Bergamo-Verona, e dall'altra di raccordo tra il lago d'Iseo e la Valtrompia. Particolare importanza religiosa ed economica assunse durante il Ducato longobardo e poi sotto i Conti Franchi. Sulla presenza longobarda in Gussago, oltre la testimonianza dell'umbone di scudo trovato in una tomba scoperta anni fa a Sale di Gussago, esiste quella della parte di monumento funerario utilizzato nella Pieve antica come ambone e noto nel mondo dell'arte come il «pulpito longobardo di Mavioranus», risalente alla fine del sec. VIII. Di pretta fattura barbarica, è interessante anche per fantasia e rozza interpretazione di motivi simbolici e decorativi di varia origine, disposti con libertà pur entro una certa simmetria compositiva, e per la presenza così rara della figura di un cavaliere che forse si dirige verso l'aldilà, come l'iscrizione "Mavi Orans", posta in cima, fa supporre. Altri oggetti come una catenella di 110 anelli confermano la presenza longobarda. La giurisdizione della pieve si estendeva sulle attuali chiese figliali di Cellatica, Saiano, Rodengo, Brione, Castegnato, Ronco, Sale e Civine, toccando a mezzodì ed oriente il suburbio di Brescia, a N i confini della pieve di Iseo a Polaveno ed Ome, a sera quelli della pieve di Bornato a Paderno e Camignone. Gussago appare per la prima volta nei documenti verso il secolo IX, fra i molti fundus donati con larga generosità dai Re longobardi e dagli Imperatori franchi al celebre monastero benedettino di Leno, anzi nella qualità di feudo monastico si inizia la vita di questa fertile regione, pingue di pampini e di grano. Nel sec. VIII e IX il territorio passò in gran parte al monastero di Leno il cui abate commendatario ebbe fino al sec. XVII il privilegio di nominare il praepositus (prevosto di Gussago). Come "fundus Gussiago" e colonia del monastero viene nominato in un diploma di Berengario II e Adalberto del 958. Tutte le bolle e i diplomi susseguenti indicano Gussago come "fundus" dell'Abbazia di Leno. Proprietà vi ebbe inoltre il monastero di S. Giulia. Pensa il Guerrini, basandosi anche sul titolo di praepositus dato all'arciprete, che per molti secoli nel Medioevo la pieve di Gussago sia stata governata e retta da un monaco benedettino deputato dall'Abate di Leno, sebbene il p. Zaccaria nella sua Storia della Badia di Leno non metta Gussago fra le Chiese dipendenti immediatamente da Leno o retta da un monaco di Leno; questa ipotesi, che non è dubbio chiamare fondatissima, si deve fare anche per legittimare nel capo della pieve di Gussago il titolo ufficiale di praepositus, che sarebbe altrimenti ingiustificato, mancando quella chiesa di un vero capitolo canonicale secondo la regola agostiniana. Il titolo di praepositus rimase anche quando la pieve passò dal governo monastico dei benedettini leonensi a quello di un sacerdote del clero secolare. Pure scarse le notizie sui secoli che seguirono. Un documento del 12 nov. 960 ci avvisa di una masseria di Gussago, per la quale i fratelli Gisempietro e Giovanni pagavano al monastero di S. Giulia un «canone di tre soldi più la metà del vino prodotto, due polli e dieci uova». Nel 1095 in piena riforma cluniacense esistevano sul territorio i priorati di Sale di Gussago di S. Giulia. Più tardi le fondazioni cluniacensi di Gussago passavano in parte al monastero dei S.S. Pietro e Nicola di Rodengo e in parte ai Gambara. Nel 1133 vi aveva fondi, mansi e censi il Monastero di S. Faustino. Viene edificata, durante il possesso monastico, una chiesa plebanale nella frazione Piedeldosso, l'antica Pieve, matrice delle parrocchie che nel corso dei secoli sorgeranno presso i vari nuclei di popolazione raccolta intorno ai territori conquistati dalla bonifica operata dal monastero. Intorno alla Chiesa matrice della pieve sorsero in vari tempi le chiese filiali che vennero poi erette in parrocchie autonome, e cioé S. Giorgio di Cellatica, S. Stefano di Sale, S. Zenone di Ronco, S. Giovanni Battista di Castegnato, S. Salvatore di Saiano, S. Dionigi di Rodengo e S. Girolamo di Civine. Quest'ultima colle due parrocchie di Sale e di Ronco forma ancora un solo comune. Oltre però queste chiese, che si distaccarono dalla Pieve, questa ebbe molte altre sussidiarie ed oratòri sparsi nelle varie contrade, di cui è seminato il territorio di Gussago. Fece parte del territorium civitatis che il 15 luglio 1037 l'imperatore Corrado II dava in giurisdizione al vescovo di Brescia, Olderico, nel raggio di cinque miglia e in seguito, con il decadere della potenza temporale del vescovo, passava nell'ambito del Comune di Brescia. Vaste proprietà a Sale ebbe, nei sec. X o XI, la ricchissima famiglia Sala. Tali proprietà vennero nel sec. XII assegnate da papa Onorio II (e confermate dai successori Onorio III, Adriano IV e Alessandro III) al capitolo della cattedrale che vi costituì poi un beneficio, cui altri se ne aggiunsero. Un antico castello, già distrutto nel secolo XVI, esisteva sopra la vecchia pieve, nelle località ancora chiamate castello, rocca, fossa. Di esso non rimane che la cisterna, ma facendovisi recentemente degli scavi si trovarono armi ed arnesi guerreschi molto antichi, probabilmente del secolo XIV o XV. Nel sec. XIV il castello di Gussago fu una delle principali roccaforti Guelfe per cui venne fortificata nel 1311 contro Enrico VII e i ghibellini. Fu proprio il 28 ott. 1313 che a Gussago in S. Maria venne conclusa, arbitro il vescovo Federico Maggi, la pace fra le fazioni in lotta, alla quale seguirono festeggiamenti e matrimoni fra membri di fazioni diverse. Ma un secolo più tardi le fazioni erano più vive che mai. Guelfi erano detti i partigiani dei Malatestiani, e Ghibellini la fazione favorevole ai Visconti dominanti. In generale i bresciani mal soffrivano il dominio dei Visconti, e per la esosità delle gabelle e per aver abolito le libertà comunali ed i privilegi. I nobili di parte Guelfa, tra cui primeggiava Pietro Avogadro, e che si erano ormai decisi per una rivolta, si riunirono a Gussago nel palazzo di Gherardo Averoldi per definirne i particolari e distribuire i compiti. Questa congiura detta di Gussago, è ricordata nelle pitture di una sala del palazzo Averoldi, ora Togni. Agli inizi del 1426 Gussago fu il centro della congiura organizzata da Pietro Avogadro e da Pietro Averoldi che, con pochi altri, si riunirono in casa del letterato Pagnone Reccagni e giurarono di battersi per liberare Brescia dal dominio dei Visconti. Nella notte dal 16 al 17 marzo 1426 un gruppetto di congiurati che si era nascosto nel palazzo Averoldi in Brescia, sorprese le scorte e aprì un varco, nel luogo convenuto, alla truppa che Pietro Avogadro aveva reclutato nelle valli. La lotta di quartiere in quartiere fu lunga, dando modo così al Carmagnola di intervenire, come s'era convenuto, e stabilirvi il dominio dei Veneti. Era logico che i Visconti reagissero, e ne seguì una lotta dura e lunga, che si riversò non poche volte su Gussago. Nel 1438 il Piccinino, al soldo dei Visconti, occupò Gussago, difeso da 200 bresciani agli ordini di Jacopo Antonio Marcello e guidati da Tebaldo Brusato. Travolti dall'esercito visconteo, i difensori dovettero lasciargli via libera all'assedio di Brescia. Respinto una prima volta, il Piccinino tornò nel 1439 e provocò incendi e distruzioni a Gussago e a Cellatica. Tornato il pieno dominio di Venezia Gussago ricevette il premio, con privilegi particolari, della fedeltà a Venezia, mentre tale Bertolino Bonomi di Gussago ebbe, per la stessa ragione, particolari riconoscimenti. Da allora la città di Brescia cercò ancora più intensamente di far valere la sua egemonia su Gussago. Il 9 febbr. 1442 otteneva che Gussago correggesse i suoi statuti dove si dichiarava che nessuno potesse venirvi accolto contro la volontà degli originari. Dal 1446 al 1450 la città si oppose alla creazione di un vicariato creato solo dietro "nulla obsta" del 3 maggio 1450. Riaccesasi la guerra, Gussago mandò cernide per contrastare le truppe del duca d'Angiò. Nel 1454, dopo la pace di Lodi, Gussago ebbe ricompense per la sua fedeltà ed ebbe con altre comunità, l'autorizzazione di governo secondo antichi statuti. Nel 1512 Gastone da Foix faceva eseguire anche a Gussago pesanti e a volte sanguinose scorrerie. Ritornata la pace, Gussago vide un nuovo rilancio edilizio ed economico-sociale. Durante i contrasti fra Francia, Spagna e Impero che vide il terribile saccheggio di Brescia del 1512 compiuto da Gastone di Foix, l'Aubignj, che deteneva il potere militare in Brescia, per procurarsi il vettovagliamento, ordinava rapide e sanguinose scorrerie che toccarono Paderno, Passirano, Rodengo, Gussago, ecc., alle volte vendicate dalla cavalleria veneta e anche dagli abitanti stessi.


Seguirono secoli di pace durante i quali sorsero numerose nuove costruzioni fra cui un edificio che verrà poi trasformato nella Canonica di Ronco e vennero ricostruite parecchie ville. Nel 1604 veniva rinnovata la grande villa Avogadro. Sotto la Repubblica veneta Gussago fu capo di una vasta quadra che andava da Castegnato a Provaglio. La pace contadina venne turbata solo da terribili pestilenze, come quelle del 1576 - 1577, del 1630. Le vittime di questa peste vennero sepolte poi accanto all'antica pieve. Momenti agitati Gussago visse nel 1848 e 1849. Durante l'insurrezione del 22 marzo 1848, ben 50 fucili provenivano da Gussago. Nel 1849, alla vigilia delle Dieci Giornate, ottanta uomini di Gussago, comandati dall'ing. Paolo Moretti, penetrarono in città per combattere sulle barricate. Il primo aprile, il Boifava, che spiava dai Campiani sopra Cellatica, accortosi della resa, ritornò presso i suoi accampati al Santuario della Stella tra Cellatica e Gussago, e dato a tutti tre giorni di paga, sciolse la colonna e prese la via della Svizzera. Nel decennio seguente, dal 1849 al 1859, non mancarono denunce di patrioti gussaghesi che insospettarono la polizia austriaca. Nel colera che imperversò dal 18 giugno al 3 agosto 1867, si verificarono 164 casi con 60 morti. Fra gli ultimi avvenimenti sono da segnalare numerose alluvioni (fra cui particolarmente devastatrice quella della notte 30-31 maggio 1931) tanto che per scongiurarle venne istituita la festa del Redentore, la terza domenica di luglio.


La vita politica ha visto dapprima, specie nei ceti borghesi e medi, una prevalenza liberale, con accentuata presenza del partito liberale che ha avuto i suoi esponenti in Ottavio Chinelli, nel medico condotto dott. Butta, in Giuseppe Andreoli ecc. e che, specie nel primo decennio del '900, assunse forma organizzativa nella Sezione Democratica del circolo G.C. Abba, nel Club ciclistico Forti e Liberi. A Gussago nacque nel gennaio 1911 la Unione popolare di Franciacorta. Molto ridotto invece il nucleo mazziniano intorno all'ing. Achille Cadeo. Sullo zanardellismo prese poi il sopravvento il socialismo riformista imperniato intorno alle figure del dott. Anacleto Peracchia (1868-1941) e Angelo Venturelli (1889-1972). I socialisti gussaghesi furono, attraverso il Venturelli, in stretto contatto con Pietro Nenni che a Gussago soggiornò più volte e dove, nell'aprile 1948, attese l'esito delle elezioni politiche. Il movimento cattolico prese le prime mosse sulla fine dell'800, con il Comitato Parrocchiale e con la Società di mutuo soccorso fra i contadini di Cellatica e Gussago per l'assicurazione del bestiame bovino e suino, ma si sviluppò, soprattutto, sotto l'illuminata guida del prevosto don Bazzani. Un passo decisivo venne compiuto il 12 agosto 1910 con l'inaugurazione della bandiera del Nuovo Circolo Democratico S. Lorenzo e con la Festa Cattolica di Gussago. Da allora si moltiplicarono le iniziative, specie nel settore giovanile, attraverso una vasta organizzazione catechistica e oratoriana, e l'allargarsi di attività sportive e ricreative. Rilievo ebbe la società sportiva Velox che, in occasione della benedizione della bandiera, nel marzo 1911 organizzava uno dei primi convegni cattolici sportivi. Nel dicembre 1917 veniva inaugurata la casa del soldato. Nel dopoguerra Gussago divenne centro di plaga della Gioventù Cattolica. Dal 1922 in poi la vita democratica fu sempre più contrastata dalla violenza politica, che il 20 novembre 1922 fece la prima vittima nel fascista trentenne Pietro Andreoli di Castegnato, ucciso a Croce di Gussago. Numerosi altri episodi accaddero in seguito come nel novembre e nel dicembre 1924 e nel marzo 1926 fino all'affermazione definitiva del fascismo. Lo sviluppo del paese venne contrassegnato dall'installazione il 10 maggio 1896 del telefono Brescia-Gussago, dalla inaugurazione il 20 gennaio 1907 della linea tranviaria elettrica Brescia-Cellatica-Gussago voluta dal sindaco di Gussago nob. Gian Giacomo Gottardo Briggia, e dal sindaco di Cellatica ing. Arnaldo Trebeschi, progettata dall'ing. Luigi Gadola e già auspicata fin dal 1891. Nel 1909 vennero avviati a soluzione problemi dell'acqua potabile e di un edificio scolastico più moderno. Di particolare importanza la costruzione nel 1928 della circonvallazione. Si sviluppava nel frattempo il movimento cooperativistico. Il 25 gennaio 1920 nell'ambito della Sezione dell'Associazione Nazionale Combattenti venne costituita la Cooperativa agricola di Gussago che si prefisse "di migliorare progressivamente la condizione economica e morale dei lavoratori della terra", assumendo la conduzione di fondi rustici, avviando industrie agricole e svolgendo lavori di miglioria. La cooperativa venne integrata nel 1925 con una cooperativa di consumo, mentre la Sezione Combattenti avviava anche la costruzione, in via "4 novembre", di alloggi popolari e costituiva una Biblioteca Popolare. Anche la vita civile e amministrativa segnava nuove tappe. Nel 1926 veniva eretto il monumento ai caduti e costruito l'asilo di Ronco. Nel 1928 veniva tracciata la circonvallazione. Nel 1930 vi fiorirono il circolo educativo "La famiglia" e una scuola di arti e mestieri.


Gussago conobbe la durezza della II guerra mondiale, anche perché paese di sfollamento dalla città. Attivo fu il movimento resistenziale a protezione di prigionieri inglesi e di giovani rifugiatisi a Quarone e a Brione. Si distinsero in modo particolare, nell'assistenza, don Giuseppe Potieri, Carina Venturelli, Angelo Cerlini, Antonio Gallina e altri, che vennero arrestati la sera del 27 marzo 1945 dalle SS. italiane e liberati solo il 28 aprile dopo lunghi estenuanti interrogatori e ripetute minacce di morte. Nell'ottobre 1944 a Sella dell'Oca in un rastrellamento vennero fucilati due partigiani, Mario Bernardelli di Chiari e Giuseppe Zatti di Iseo. Nel 1960 viene costruita una scuola nella frazione Civine; nel 1964 viene costruita una scuola nella frazione Barco, la prima in provincia con il metodo della prefabbricazione; nel 1960 viene aperta una scuola professionale in attesa della riforma della scuola media che fu costruita poi nel 1967 ed ampliata negli anni 1974-75; nel 1977 vengono ampliate le scuole elementari di Navezze, Sale e Ronco. Nel 1975-77 venne costruito da parte della cooperativa "La famiglia" il villaggio di "Gussago 2" per 122 appartamenti. Nel 1978-80 altre cooperative costruirono alloggi per un totale di 70 appartamenti mentre la stessa cooperativa "La famiglia" costruiva altri 50 appartamenti in località Villa. Alla "Famiglia" si aggiunsero poi la cooperativa "Gussaghese e "Nuova Casa" con costruzioni a Navezze, Ronco, Civine ecc. per un totale, dal 1976 al 1980, di 210 alloggi di cui soltanto il 10 dello I.A.C.P. Nel 1977 venne inaugurato il monumento ai marinai d'Italia e il 14 ottobre 1979 quello agli alpini ideato dal geometra Tarcisio Belleri di Gussago. Nuove scuole vennero costruite a Navezze nel 1973. Nel 1974 vennero ampliate le scuole medie. Sempre più attiva la Biblioteca comunale aperta nel 1966. Una scuola elementare dedicata ad Aldo Moro venne inaugurata dal ministro Bodrato, in frazione Casaglia, il 24 ottobre 1981. Numerosi alloggi, fra cui 140 realizzati dalla cooperativa La Famiglia, costellarono la zona. Nel 1969 veniva inaugurato il villaggio "Andrea Trebeschi" per 71 famiglie. Nel 1948 per iniziativa dei giovani cresciuti all'ombra di Mons. Bazzani venne aperto il circolo ACLI, che fu sede di formazione dei futuri quadri amministrativo-politici del paese. Molteplici le attività fino a pochi anni fa quando venne retto da una serie di persone che ideologicamente non erano certamente cattoliche. Dopo una serie di avvertimenti da parte dei C.C. di Gussago, nel 1979 veniva chiuso il Bar del circolo una prima volta; riaperto, dopo 4 mesi, su richiesta degli stessi C.C., venne richiuso per un anno dal 30-9-1980.


Ecclesiasticamente dopo essere stato pieve importante, Gussago entrò nell'ambito del monastero di Leno, tanto che nel 1590-1591, Girolamo Martinengo Cesaresco, abate di Leno, pretendeva ancora lo jus patronato sulla nomina del parroco, "iuxta privilegia monasterii". La pieve si stendeva dalle colline orientali della Torricella e della Badia fino al Calvario di Saiano e alle balze di Brione, comprendendo tutto il vastissimo territorio di Cellatica, Castegnato, Rodengo, Saiano, Ome e Brione, doveva avere - come aveva ogni pieve - il suo ospedale per i pellegrini, i viandanti, gli infermi, piccolo albergo di rifugio e di ristoro. Gussago fu poi per secoli vicaria foranea salvo che nel 1624 e nel 1670, quando risulta appartenente alla vicaria di Sale di Gussago. "Classico esempio di chiesa rustica" del secolo XV è anche la S. Maria a Pié del dosso, antica pieve di Gussago, terminata intorno al 1470. La vicinanza del centro cittadino e l'intervento di un nobile committente, hanno impresso all'edificio qualche tratto decorativo già rinascimentale. All'interno gli archi traversi partono da capitelli pensili a foglia ripiegata o a foglia grassa, di cui alcuni muniti di stemmi di gusto ancora gotico, ma normalmente riscontrabili in edifici della metà del '400 e anche oltre. Il portale architravato è sorretto da lesene a candelabra, caratteristiche per gli anni precedenti alla decorazione della chiesa urbana dei Miracoli, ed è affine a quello del S. Corpo di Cristo in Brescia. Il presbiterio comprende una capanna voltata a crociera e un'abside poligonale. Il portale della Pieve, come quello di S. Cristo, è immediatamente successivo a quello dei Cappuccini di Barbarano, firmato da Jacopo Filippo da Brescia con la data 1456. Comune a questi portali, che si collocano benissimo cronologicamente tra il 70 e il 75, è l'adozione della stessa morbida e sommaria stesura dei piani, sia nelle figure dei putti che nei dettagli fitomorfi delle candelabre, che rientra perfettamente nel linguaggio plastico locale. Le severe forme quattrocentesche furono deturpate all'interno da costruzioni barocche di altari laterali per eseguire i quali si dovettero chiudere magnifiche monofore originali in stile gotico. Il portale è ornato degli stemmi del prevosto Guaineri e della famiglia Casari. Ai tempi della peste del 1630, per norme igieniche, l'interno fu imbiancato a calce, e così furono coperti dei buoni affreschi quattrocenteschi, dei quali la Commissione delle Belle Arti si è limitata a mettere in luce quelli del coro, affreschi che vengono attribuiti al cosiddetto "Maestro di Nave". Nel 1470 la pieve venne ricostruita. Da notarsi che, mentre nella parete a sud gli affreschi affiorano qua e là in buono stato di conservazione, quelli in basso della parte nord, date le infiltrazioni d'acqua causate da un terrapieno esterno, ora tolto, sono deteriorati o perduti. La più preziosa opera d'arte è l'Ambone marmoreo, frammento di sarcofago, di forme fortemente barbariche, ormai passato alla storia come il "pulpito" longobardo di Maiorano. È stato certamente ricuperato dalla chiesa preesistente, e rimesso in opera. Qualcuno vedrebbe frammento a sé il lato sinistro, ma data l'identica fattura delle due lastre (eseguite certamente da una stessa mano), e considerata pure la stessa altezza (metri 0.94), gli studiosi sono convinti che siano appartenute ad un medesimo monumento. La scritta MAVI ORANS, che si trova in alto a sinistra tra il pavone ed il serpente, si desume che fu posta come firma del lapicida ad opera compiuta. È molto probabile che sia del secolo VIII. La grande lastra facciale è divisa in due da una colonnina, e le due metà sviluppano e svolgono un identico concetto simbologico. Vista nei particolari: la pecora con la croce, raffigura Cristo; il leone clipeato che lambisce l'uva, è simbolo di Cristo, chiamato nell'Apocalisse, Leone di Giuda che si oppone con la sua ferocia alle forze del male (diavolo). I pavoni bezzicanti uva sono figura delle anime che si nutrono di Cristo. L'idea dell'universo è data dagli otto cerchi inscriventi rose e stelle. Concetto simile è svolto sull'altare di Ratchis e sul pluteo di Sigualdo a Cividale (Museo cristiano, secolo VIII). Vista ora nel suo assieme: la colonnina che divide esattamente in due la lastra, potrebbe raffigurare, nei suoi tre elementi, Iddio Uno e Trino, reggitore supremo dell'universo; e chi attingerà alle verità di Dio rivelate da Gesù Cristo, contro lui a nulla potranno le forze del male e chi si nutrirà dei frutti della grazia, troverà la sua spirituale salvezza e raggiungerà la vita eterna. E nella risurrezione, l'anima che sarà riuscita contro le forze del male e sarà morta in Cristo, potrà godere della gloria dei cieli nella luce di Dio. Dall'interpretazione simbolica, appare evidente che ci troviamo di fronte ad un elemento che in origine, assieme alla lastra di fianco, dovette costituire un monumento di carattere funerario. "Il cavaliere, secondo lo studioso Rudolf Kutzli, potrebbe raffigurare il defunto che nelle vesti terrene si incammina verso l'eternità, mentre l'anima sua, simboleggiata dalla pecora, sembra quasi staccarsi dal corpo". La pala dell'altare maggiore (m. 2.20 x 1.90), firmata Luca Mombellus, rappresenta La Madonna del Rosario e S. Domenico. È raccolta in una ricca soasa di legno, decorata da quindici quadretti su tela (cm. 20 x 20), raffiguranti i Misteri del Rosario. Probabilmente del Mombello, sicuramente di scuola morettiana, è la tela (m. 2.10 x 1.30) raffigurante S. Elena che innalza la Croce fra i S.S. Lorenzo e Antonio. Di buona fattura è anche la tela che rappresenta S. Brunone che consegna la regola a S. Romualdo, forse di provenienza dell'ex monastero dei Camaldoli. Recenti restauri, operati nel 1976 da Scalvini Casella, hanno riportato alla luce affreschi quattrocenteschi, su uno dei quali si legge la data 1421. All'esterno, a S, 5 piccole ma interessanti formelle di terracotta, portano in rilievo un'effigie di apostoli. Il campanile a pigna con cella campanaria ad apertura a tutto sesto, è probabilmente anteriore alla chiesa stessa. E ciò non deve apparire strano, poiché nel sec. XIV-XV si provvide alla trasformazione parziale della chiesa preesistente. Il 14 giugno 1979 il tetto della pieve crollò ma venne subito rifatto.


L'idea di costruire una nuova parrocchiale viene avanzata dal prevosto Cleani e fatta propria dalla Generale Vicinia il 10 giugno 1742 con voti 417 contro 30. La parrocchiale viene assegnata da Pelegrino Antonio Orlandi nell'«Abecedario pittorico» (Firenze 1788) a Gaspare Turbini il quale però "seguì i disegni di architetto veneziano" che il Guerrini indica nel Marchetti ma che Begni Redona individua anche in base ad una lettera del 1737 in Giorgio Massari, aggiungendo che lo stile del Massari si riconosce sia nella impostazione del sistema architettonico, sia nei suoi vari elementi, con le colonne ad alto piedestallo; quegli spaziosi archi, quegli intercolunni ripartiti secondo il gusto tradizionale veneziano, decorati da statue in nicchie e soprapposti bassorilievi. Soltanto nel soffitto a botte si nota un modo di fabbricare diverso da quello solito del Massari; e ugualmente insolite sono le proporzioni delle finestre, troppo allungate. Qui probabilmente si deve vedere la mano del Turbini. Anche l'altar maggiore, ancora di gusto tardo barocco, ma molto pesante, è di altra mano. Infatti è posteriore alla costruzione, poiché per appoggiarlo alla curva parete dell'abside furono dovute chiudere due finestre, come si vede all'esterno. Sono invece certamente del Massari le due cantorie, molto simili a quelle della chiesa della Pace. All'esterno, la chiesa presenta quella geometrica armonia di volumi che si vede in quella di S. Spirito a Udine e in quella di Palazzolo s/O. Come luogo venne scelto la località "Castelli" dove venne acquistato un appezzamento dai fratelli Barucco e Almici. Quattordici fabbri iniziano a delineare le fondamenta e i lavori continuarono per tutta l'estate. Il 10 settembre, padrino il nobile Giacomo Maffeis, venne posta la prima pietra e per l'occasione vennero coniate quattro medaglie. L'inizio della costruzione è datato al 10 giugno 1743, "poiché solo il 29 novembre 1742 il Doge Pietro Grimani dà il permesso dell'erezione, e il 5 settembre 1743 il Cardinal Querini concede cento giorni d'indulgenza ai parrocchiani che collaborano alla nuova fabbrica". I lavori procedevano ancora nel 1750. A partire da questo anno non si possiedono, per ora, nemmeno notizie indirette che ci permettano di seguire la crescita e la conclusione dell'edificio. Dal momento che il prevosto Bellavite alla sua morte, avvenuta nel 1779, viene sepolto nella chiesa, è ovvio che a quell'anno il tempio era terminato e aperto al culto. Meglio documentabili sono invece i lavori per l'erezione della facciata. I documenti conservati nell'Archivio parrocchiale ci informano che nel 1825 attendeva ai lavori l'architetto bresciano Rodolfo Vantini su progetto proprio. Ma la commissione della fabbrica, ritenendolo troppo esoso, lo sostituì con un altro famoso architetto bresciano, Luigi Donegani, il quale completò l'opera modificando in parte il primitivo progetto del Vantini, riecheggiando uno stile assai prossimo a quello del Massari. (Si vedano, ad esempio, le facciate progettate da quest'ultimo per le chiese di Crespano del Grappa, Sant'Antonio di Udine, Resana di Treviso, ed altre). Nel 1835 i lavori erano del tutto conclusi. La facciata venne completata nel giro di molti anni. Allo scultore Giovanni Franceschetti vennero commissionate le grandi statue delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, che, alla morte dello scultore, vennero completate da un altro scultore bresciano Francesco Stanga e innalzate nel 1836, con la Fede al centro, la Speranza a sinistra e la Carità a destra. Tale ordine venne deciso dopo consultazioni di teologi e di artisti. Gli stucchi della facciata vennero eseguiti nel 1837 dai Peduzzi di Brescia, mentre il portale di marmo venne affidato al tagliapietre di Rezzato Simone Gaffuri e ai suoi fratelli, i quali compirono opera nel 1842. Nel 1844 il pittore Teosa dipingeva la lunetta del portale raffigurante Gesù che consegna la chiave a Pietro. L'affresco venne poi restaurato nel 1980 da Ettore Donini. La costruzione dell'imponente scalinata di accesso avvenne più tardi, grazie alla munificenza di Paolo Richiedei. Il progetto fu realizzato in disegno da Luigi Basiletti (un bellissimo dipinto di A. Inganni, datato 1857, conservato ora nei Musei civici di Brescia, raffigura P. Richiedei e,seduto, L. Basiletti con in mano il progetto della scalinata); venne però anch'esso modificato dal Donegani che lo ridusse allo stato attuale secondo il pensiero del Richiedei il quale, su consiglio del pittore Teosa, fece inserire anche i due possenti leoni, opera dello scultore milanese Tantardini. Ai piedi di un leone venne posta la seguente iscrizione: «RESTI IN BENEDIZIONE FRA NOI/ IL NOME DI LUIGI BASILETTI RAGGUARDEVOLE CITTADINO BRESCIANO ARTISTA CELEBRATISSIMO/ CHE FECE IL DISEGNO E DIRESSE LA COSTRUZIONE/ DI QUESTA MAGNIFICA SCALINATA/ ONDE VENNE TANTO DECORO AL TEMPIO DI DIO/ LA DEPUTAZIONE ALLA FABBRICA RICONOSCENTE/ POSE L'ANNO MDCCCLVII». Lo sviluppo in pianta e in alzato è quello stesso di S. Maria della Pace, con un accenno a transetto a metà della nave; ma le forme sono più classiche, di gusto sansovinesco in un misurato movimento chiaroscurale. Particolarmente felice è la soluzione data all'innesto della cappella maggiore con la nave e con l'abside per mezzo di gruppi di colonne e di pilastri su cui si volta un doppio arco. Ma al Massari, scrivono d. Luigi Fogazzi e p. Begni Redona, non risale soltanto l'idea architettonica generale: suoi sono anche i disegni delle parti più propriamente decorative, come le armoniosissime e ricche ancone dei tre altari maggiori e le cantorie. Gli altari minori ci rimandano invece ad altra progettazione, più lontana cronologicamente e stilisticamente dal Massari, e sembrerebbero di mano del Donegani. È una vasta chiesa ricca di marmi. Ha navata unica, con la cappella maggiore absidata e tre cappelle per lato a fondo piano. Gli altari sono adorni di buone tele. Sui due piccoli in fondo (a destra entrando) sono collocate due tele dell'Inganni raffiguranti la Deposizione della Croce (considerata il suo capolavoro fra le opere a soggetto sacro) l'una, e l'Angelo della Purità con San Carlo, San Luigi e altri Santi, l'altra. Sul secondo altare a d. Santo Cattaneo, pittore bresciano, raffigurò la Vergine che consegna il Rosario a San Domenico; sul terzo, sempre il Cattaneo, San Giovanni Battista che predica alla folla accorsa al Giordano. Sull'altare di fronte alla tela del Cattaneo vi sono effigiati i Santi Pietro e Paolo in sacra conversazione con la Madonna. Sull'altare centrale dal lato s. c'è invece un'Ultima Cena che comunemente viene attribuita al Cattaneo: ma questo pittore intervenne soltanto ad ampliare le dimensioni, fino alle attuali, di una precedente tela, opera sicuramente di mano di Ottavio Amigoni, pittore amante di tinte delicate, collocata in precedenza sull'altare del Sacramento nella vecchia Pieve. Sono chiaramente visibili i contorni della tela originaria inserita nella nuova; ma è anche visibile la diversità di mano dei due interventi, sebbene le aggiunte del Cattaneo non siano di molta entità. Nel presbiterio si conservano anche due tele attribuibili a Paolo da Cailina raffiguranti la Trinità che incorona la Vergine fra Angeli musicanti e San Lorenzo tra i santi Stefano e Nicola. La grande soasa marmorea dell'abside, d'un gusto ancora barocco, ricca di movimento e di piani prospettici, incornicia la statua lignea quattrocentesca della Madonna col Bambino, portata dalla vecchia Pieve nella nuova chiesa chiamata "Madonna del Coro" in grande venerazione. Secondo Begni Redona è un'opera eccellente che ci testimonia a quale grado di maturità sia giunta l'arte degli intagliatori bresciani, artisti dal nome non sempre conosciuto fuori dalla loro terra, ma di mano sicura e di religiosità profonda. Le altre opere di scultura dell'interno, cioé le statue dei vari santi legati alla devozione gussaghese allogati entro nicchie tutt'intorno all'aula chiesastica con sovrapposti riquadri di altorilievo raffiguranti episodi della loro vita, sono opera in stucco, di non molto spicco. Sono di Domenico Ghidoni la statua di S. Giuseppe e il bassorilievo raffigurante la morte del santo, a sinistra, e quella sopra il pulpito raffigurante Gesù bambino e il bassorilievo "Gesù fra gli infermi". Nel 1904, su progetto dell'arch. Antonio Tagliaferri, venne affrontata la decorazione. Gli affreschi murali sono dovuti a Gaetano Cresseri che raffigurò nel catino dell'abside le tre virtù teologali, Fede Speranza e Carità; nella volta del presbiterio l'Assunzione della Vergine e in quella della navata l'Incoronazione di Maria Regina degli Apostoli e dei Santi. Angelo Inganni affrescò invece il lunettone sopra la porta, raffigurandovi Mosé che fa scaturire nel deserto l'acqua dalla roccia. In epoca recente (1950) Silvio Consadori affrescò una grande Crocifissione nel presbiterio, sulla parete di faccia all'organo. Le stazioni della Via Crucis, già attribuite al Tiepolo, sono, da Luciano Anelli, assegnate a pittore più vicino ai nostri tempi. La decorazione non figurativa toccò con contratto del febbraio 1904 al pittore Giuseppe Trainini, mentre la stuccatura a lucido delle colonne, del fregio del cornicione ecc, venne affidata ai fratelli Antonio e Giuseppe Fontana. Sono tutte opere, ha scritto Begni Redona, di buona fattura: assai armoniose nella disposizione delle masse e squillanti nei colori le pitture del Cresseri; più sontuosa nello sfavillio delle sete la scena dell'Inganni; un buon saggio di interpretazione moderna quella del Consadori. Altre tele (oggi quasi tutte bisognose di ripulitura, ma in buono stato di conservazione) adornano gli altari. Si deve al prevosto don Angelo Porta una serie di restauri del patrimonio artistico, compiuto entro il 1983. Nell'antisagrestia una lapide murata nel 1837 dalla Commissione della Fabbrica ricorda la commossa riconoscenza della gente di Gussago per aver avuto opere così egrege. Nel 1865 fu collocato il pulpito ligneo, opera dell'intagliatore Filippo Villa di Milano, costato lire 2.590. Nel 1879 fu costruito l'organo, fatto dal Tonoli e costato 7.000 lire. Da documenti dell'Archivio parrocchiale trovati da don Giovanni Fogazzi, si viene a sapere che nel 1850 il calcolo del costo della facciata era stato fatto in L. 100.000; la gradinata L. 16.000; le sculture esterne L. 11.000. Il 15 marzo 1970 veniva inaugurato, sul sagrato della parrocchiale, un busto del prevosto mons. Giorgio Bazzani opera dello scultore Mario Gatti. La costruzione del campanile venne avviata nel 1926 dal prevosto mons. Bazzani, che per il finanziamento mise all'asta 531,50 metri di damasco antico. Ne stese il progetto, improntato allo stile neo-classico della chiesa parrocchiale, l'arch. Angelo Albertini; la realizzazione venne affidata al capomastro Emanuele Maghina. Nel 1931 era terminato e il 2 agosto veniva benedetto il concerto di 9 campane che è fra i migliori della provincia. Nel 1973, su progetto dell'arch. Bozzetti, venne affrontato il problema della rivestitura del campanile stesso, realizzata nel 1978 per iniziativa del prevosto don Porta. Notevole e studiata anche da una studiosa giapponese è la "Macchina" dei Tridui, opera del Beneducci, in legno intagliato, dorato, impreziosito da due giganteschi angeli in tempera su legno dell'Inganni. Era dal lontano 1937, anno in cui fu sospesa la sua esposizione, fino allora di richiamo per folte schiere di visitatori, che non si poteva più ammirare il capolavoro. Nel 1971 furono recuperati nel magazzino parrocchiale tutti gli elementi di quel complesso, furono ripuliti e restaurati. Con l'aiuto di volonterosi cittadini, l'insieme è stato così ripristinato nel 1974.


Fra le chiese del territorio una delle più antiche è certamente la chiesa di S. Lorenzo M. la quale era anche dotata di un beneficio sacerdotale fino al sec. XIV; sulla fine del sec. XV o sul principio del XVI questo beneficio venne unito alla prepositura di Gussago, ma i prevosti dovevano recarsi alcune volte la settimana a celebrare la messa in questa chiesa, per comodità degli abitanti circonvicini, essendo quivi il maggior numero di essi e distando dalla pieve un buon tratto di via. Nel secolo scorso fu accorciata, arretrandone la facciata di parecchi metri onde poter formare una piazzetta regolare davanti al Municipio, pur mantenendo lo stile originario gotico. Sotto l'intonaco affiorano dei buoni affreschi del '400, ma parecchio deteriorati dall'umidità. Di notevole vi è rimasto solo il quadro ad olio dell'altare a destra, raffigurante la Presentazione al Tempio di Maria Vergine, da attribuirsi con ogni probabilità al Cossali. Belli, pure nella loro semplicità, i capitelli alla base degli archi che sostengono la volta. La chiesa serve ora come sede di mostre.


Medievale è il convento della S.S. Trinità detto la "Santissima", che si trova sul cucuzzolo di una fertile collina tutta coltivata a vite, in posizione stupenda. Forse di origine benedettina, passò il 2 marzo 1479 con bolla di Sisto IV ai domenicani, che lo tennero soprattutto come loro villeggiatura. All'interno si scorgono ancora strutture molto antiche mentre sono visibili ancora affreschi fra i quali alcuni di scuola romaniniana che vennero in parte strappati nel 1977 e in parte rubati. Indemaniato nel 1797, il convento venne acquistato successivamente dalla famiglia Richiedei. Il nobile Paolo, mecenate di artisti e letterati nella seconda metà del secolo scorso, lo fece trasformare, su disegno dell'Inganni, in una casa di villeggiatura dall'aspetto di castello settecentesco, quale tuttora è possibile vedere. Il Richiedei vi ospitò Angelo e Amanzia Inganni che vi abitarono per anni e la decorarono esternamente ed internamente, traendo da questo luogo immerso fra le vigne ed i cipressi l'ispirazione per la loro pittura paesaggistica. Il Richiedei lo legò poi con suo testamento del 1 aprile 1860 all'O.P. Richiedei. Nel 1974 vennero compiuti i tentativi per riscattarlo dall'abbandono. La bella pala cinquecentesca è finita nella chiesa dell'Ospedale Richiedei, e una bella statua secentesca nella chiesa di Navezze.


Conosciutissimo è il Santuario della Madonna della Stella che appartiene tuttavia anche alle parrocchie di Cellatica e di S. Vigilio (v. Cellatica). È parte viva del paesaggio gussaghese. Questa chiesa, eretta con tante altre dedicate a S. Rocco nel '600, spicca tra una lunga fila di cipressi, sopra un poggio ameno. Al visitatore si offre dal piccolo sagrato erboso circondato da cipressi, una veduta stupenda di Gussago, di una buona parte della Franciacorta e della pianura bresciana. La chiesa venne restaurata nel 1978 dopo anni di abbandono.


A Casaglio esiste la chiesa di S. Giuseppe. Eretta nel '500 fu di patronato della famiglia Boni. Non grande, ma tutta decorata da Giuseppe Trainini secondo i gusti del tempo. La pala raffigurante la Sacra Famiglia è opera distinta del Nodari. Nei vani annessi alla Sacrestia si conserva la vecchia pala cinquecentesca meritevole di essere messa in luce. Distrutta la chiesa di S. Antonio forse eretta alla fine del sec. XIV dal prevosto Pietro Ranoni di Concesio, e che era falsamente ritenuta l'antica parrocchiale. Di stile barocco, molto elegante è la chiesa di S. Vincenzo in Navezze (v.) eretta nel sec. XV. Ai disciplini era agli inizi del '700 riservata la chiesa di S. Michele, nella contrada omonima. Più tardi, nella seconda metà del sec. XVII i disciplini si riunirono nell'oratorio della S. Croce. Esistevano inoltre nel territorio chiese dedicate a S. Stefano, a S. Emiliano, a S. Gerolamo. La cappella dell'Ospedale è dedicata alla Madonna. Su richiesta dell'Ordine camaldolese avanzata nel 1636, il Comune di Gussago concedeva tre anni dopo, nel 1639, l'erezione, sul monte Navazzone, dell'eremo dei Camaldoli (v. Camaldoli). Intensa la vita religiosa, sostenuta da diffuse confraternite fra cui quella del S.S. Sacramento, del Rosario, della "Madonna del Coro" ecc. Il 26 settembre 1878 veniva eretta la Congregazione del Terzo Ordine Francescano. Diffusissima la devozione al S. Cuore di Gesù specie per l'impulso del prevosto mons. Bazzani. Per dono dell'ing. Carlo Viganò alla cognata Maria Freschi e da questa all'Azione Cattolica venne trasformata in casa di esercizi la villa che venne chiamata Casa Esercizi "Villa Pace" capace di ospitare 74 persone. L'oratorio maschile (ricreatorio, sala riunioni, teatro ecc.) venne costruito nel 1926 per iniziativa del prevosto mons. Bazzani mentre un nuovo complesso di aule per il catechismo venne inaugurato il 15 agosto 1936, ristrutturato negli anni 1974-1975. Nel 1946 venne costituito un fiorente Gruppo ASCI. Venne inoltre costruito un oratorio femminile, inaugurato nel 1964 e completato in seguito. Nel 1968 veniva costituito nell'ambito dell'Oratorio il Minicoro, che miete da tempo larghi successi un po' ovunque (v. Minicoro di Gussago). Un monte di pietà detto Fraglia o Carità venne costituito probabilmente sulla fine del sec. XV o agli inizi del sec. XVI. Possedeva terreni che venivano messi all'incanto ogni cinque anni. Con suo testamento del 1 aprile 1860, il nobile Paolo Richiedei, oltre a molte altre beneficenze, lasciava la sua villa in contrada Valle e sostanze perché si formasse "un ospedale per malati poveri, e una casa di ricovero per vecchi poveri." Morto l'ultimo usufruttuario, nel 1882 il Comune dava inizio alle disposizioni testamentarie aprendo sia l'Ospedale che la Casa di ricovero. La Pia opera era stata intanto eretta in Ente Morale con R.D. 13 dic. 1877. Un nuovo statuto venne approvato il 18 dic. 1930. Nel 1963 l'Opera Pia Richiedei costituì una nuova ala per 100 posti letto dove risiedette fino al 1979 la IV medicina dell'ospedale civile di Brescia, in più un pensionato per vecchi autosufficienti. Nel 1974-1979 vi fu una grossa trasformazione del vecchio ricovero abbellendolo e rendendolo più abitabile in tutti i sensi. Nel 1981 iniziò una nuova struttura di centralizzazione dei servizi per poter sfruttare al massimo tutte le attività dell'ente con la creazione di un "Center Day" con ambulatori, mini appartamenti, mensa ristorante, centro ricreativo, e spazi aperti a tutti. Infine il 4 giugno 1983 nel contesto dell'ospedale casa di riposo veniva inaugurato il Centro Giovanni Marcora riabilitativo polifunzionale, per un'utenza reale di un territorio di 25 mila abitanti. Con suo testamento del 12 giugno 1897 il dott. Giovanni Nava (morto in Gussago il 15 marzo 1899) lasciava le sue sostanze per istituire l' Asilo di carità per l'Infanzia con sede nella casa da lui abitata, e disponeva che fosse intitolato "Asilo infantile Giovanni Nava", affidandolo al Comune. L'asilo infantile G. Nava è retto in Ente morale non soppresso dal decreto 832 ed è retto da un consiglio di amministrazione nominato dal Consiglio comunale. Inoltre è stato eretto, sempre in Ente morale, non soppresso, l'asilo di "Ronco" iniziato da 13 cittadini del posto e poi passato come ente morale alla nomina del Consiglio di amministrazione da parte del Consiglio comunale. Nel 1971 il gussaghese Luigi Piovanelli, ex amministratore comunale, lasciò, alla sua morte, un lascito affinchè il comune facesse finalmente vivere il vecchio Ente Morale "Asilo del Centro" esistente solo sulla carta ma sempre senza immobile. L'amministrazione comunale portò a termine questa volontà con la costruzione del moderno asilo del Centro, anche questo retto da un consiglio di amministrazione nominato dal consiglio comunale.


Ville e giardini indicano come la zona sia stata preferita fin dal '400 come soggiorno dell'aristocrazia e borghesia bresciana. Quattrocentesca è la casa detta "La Begia" costruita dagli Averoldi, che è, a detta di F. Lechi, fra le più interessanti del nostro quattrocento. La casa, scrive il Lechi, presenta un portico basso perché il pilastro in pietrame è corto e dopo poco più di un metro di fusto ha inizio l'attacco dell'ampio arco a tutto centro. È necessario questo senso di forza per sostenere la prima loggia che è formata da archi ogivali in numero doppio di quelli del portico, ma alti e snelli, quanto i primi sono tozzi, per sostenere ancora «la baltresca» che giunge sotto la gronda del tetto con pilastrini in cotto che ripetono il ritmo di quelli del pian terreno. Il portico presenta una certa varietà nelle aperture che denotano le modifiche apportate nei secoli. Sul lato corto di sera si apre il pozzo, nobilitato da una cornice del Cinquecento, di fronte nel lato di mattina sale la vecchia scala, modesta, rudimentale a chiocciola, simile a tante altre coeve. Le finestre danno luce ad ampi locali; in uno di essi, la caminada, vi era un bel camino in pietra con modiglioni a zampa di leone, oggi trasferito nella villa Togni, già Averoldi e Racagni. Da questo locale, che ha al centro una colonna a sostegno della lunga trave centrale, si diparte una scala in legno recentemente costruita per le esigenze della vita di oggi. Essa è stata costruita con le ancora sanissime roveri di travature ricuperate da antichi edifici di Brescia distrutti nei bombardamenti del 1945 ed è una copia di una simile scala esistente nella Cà d'Oro a Venezia. Al piano superiore la loggia è tutta aperta: non si può capire se un tempo vi fosse, come supponiamo, il soffitto a travetti per dividere la galleria stessa della baltresca sovrastante, come d'uso. Oggi si scorge scoperta la rustica travatura del tetto. Le sale che si affacciano sulla loggia erano molto adornate perché si trattava dell'appartamento di rappresentanza. Incominciando da ponente vi è una sala, sulle pareti della quale si scorgono tracce di affreschi monocromi del sec. XVI; erano otto pannelli e rappresentavano Apollo con vari musici, di modesta fattura. Questo è quanto affiora sotto lo strato di calce. Sul camino lo stemma di famiglia coi contrassegni della dignità di vescovo. Dopo questo, altri due vasti ambienti: il grande salone con le pareti affrescate e un'altra sala. Su tutti i soffitti in legno a grandi travi, cordonate ornate da tavolette dipinte, con fregi, stemmi, animali e teste umane, in maniera ancora molto semplice e modesta. Anche questo è un elemento che può convincere a determinare la data di costruzione nella prima metà del secolo. L'ultimo locale verso mattina, ricavato in un corpo aggiunto in epoca più tarda, alterato in piccoli scomparti, porta sulle pareti tracce di affreschi cinquecenteschi monocromati.


A Sale (v.) esiste ancora una bella casa fortificata dei Sala, che conserva ancora in parte linee del sec. XV. Vi esiste anche un'altra bella casa pure quattrocentesca che fu dei Caprioli (v. Sale di Gussago). Quattrocentesche sono pure le case Gozio di Navezze (v. Navezze) e un'altra casa di Ronco (v.). Del '500 è il palazzo Caprioli oggi Baratti Grasso della frazione Sale. Sempre in frazione Sale sorge la settecentesca villa Rovetta (v. Sale di Gussago). Del secolo XVIII è la villa Trovanelli in via G. Nava. Ha affreschi dell'Inganni o dei suoi allievi. Piacevole residenza ottocentesca, oggi ospedale, fu la villa Richiedei (v. Richiedei Paolo) ampliata, su una struttura precedente, dal conte Paolo Richiedei. Del fabbricato più antico rimangono il portale d'ingresso a pietre bugnate e le volte delle sale a pian terreno. Di spicco le decorazioni "pompeiane" delle vecchie sale e le tre grandi lunette del cortile opera di Angelo Inganni. Bellissimo il giardino all'italiana della facciata a monte con prospettiva sulla collina della Santissima. Su un grande muro a sera è affrescata una prospettiva entro la quale risalta la Vittoria alata.


Costruita intorno al 1830 è la villa Chinelli oggi Colonna. Sorge in una bella posizione ai piedi delle colline ed ha un ampio giardino chiuso da pilastri in marmo di Botticino, ottogonali, da bugne schiacchiate e da una grande cancellata demolita durante la guerra. Al di là della strada oltre un'altra cancellata si apre un brolo. La villa ha una facciata lineare con un portico con archi ribassati a cinque campate principali e due piccole ai lati. Sopra si svolgono due piani coronati da un cornicione a mensole quadrate. Tra gli archi e tra le finestre è stata stesa una decorazione a stucco. Interessante al primo piano una sala decorata da Angelo Inganni. Purtroppo le belle cancellate vennero asportate nell'ultima guerra. Sono state poi ricostruite come nell'originale.


Un richiamo ad un turismo domenicale sono le rinomate trattorie gussaghesi, fra cui quelle della "Madonna", "Da Renato", "L'Americano", "Il Caricatore", "Il Cacciatore", "Il Bersagliere" ecc. Grande richiamo ha il ristorante "La Stacca". Sono del resto noti gli "spiedi" di Gussago. Fra le manifestazioni più riuscite fin dagli anni '20 fu la festa dell'uva. Ad essa si è aggiunto, dal 1968, l'Autunno di Gussago con svariate manifestazioni (rassegne, concorsi, gare, spettacoli). Particolarmente vivace anche il carnevale con maschere e carri. Nell'ambito dell'Autunno Gussaghese, dal 1974 si corre il "Palio delle contrade", gara podistica a squadre su un percorso di 8.500 m. Particolarmente numeroso e noto il gruppo delle majorettes fondato nel 1967. Attivi il Minicoro e il Gruppo folk. Fra le ultime iniziative è il "Club Amici della fotografia" fondato il 13 dicembre 1969, per iniziativa di Stefano Stagnoli. Sempre intensa la vita musicale. Alla banda musicale "S. Maria Assunta" fondata nel 1948 s'è aggiunto nel 1975, per iniziativa di Giuseppe Gigliotti, il "Club amici della musica" che nel 1982 raggruppava 240 soci. Conosciuti anche in provincia, e fuori il Minicoro e il Gruppo Folk, creati da Mino Frassi. Molto attivo da qualche anno è il Gruppo ecologico costituito presso la Biblioteca comunale. Nello sport la borgata allinea una trentina di società sportive, censite dall'Assessorato allo sport del Comune. Attiva nel campo ciclistico la G.S. Ronco e nell'attività promozionale l'Associazione Sportiva "Libertas" che effettua nel mese di giugno dal 1978 la festa dello Sportivo. Il gioco della palla a mano, già praticato nel '500, raggiunse il suo apice nel I dopoguerra. Nel 1928 venne appositamente costruito uno sferisterio che ospitò anche campionati italiani. Dal 1964 tuttavia tale sport è andato scomparendo. Nel tamburello, che ha lontane tradizioni, la Polisportiva ottenne numerose vittorie. A tale attività sportiva viene dedicato un mese intero. In pieno sviluppo l'attività Ippica sulla pista della "Santissima" in frazione Villa organizzata dal Circolo ippico Sale di Gussago. Nel 1981 si è costituita una società per la costruzione di un ippodromo.


L'economia rimase eminentemente agricola fino a pochi decenni fa. Nel 1609 venivano valutati a 900 lire bresciane i piò veramente fertili. Numerosi i boschi fra i quali quelli di Menzana, Laf, Ganazara, Polpion e Damanzana. La proprietà era suddivisa specialmente tra i nobili Averoldi, Boni, Sala e Caprioli e fra i Bonomi, Gasparetti, Resconi, Torri ecc. Il comune contava cinque ruote di Molino, vi esisteva il salnitro. Vi esistevano 100 paia di bovini, 80 cavalli da soma, 200 pecore. Col tempo l'economia si è sempre distinta soprattutto nella viticoltura e nella frutticoltura. Nel 1850 l'estimo ammontava a scudi 259733.11. Agli inizi del sec. XX si distinse come produttore Giuseppe Andreoli. I vini erano nel secolo scorso famosi soprattutto nel Bergamasco. Alla fine del 1958 si è costituita una delle più razionali cantine sociali d'Europa, della capacità di 25.000 hl. Nel commercio dei vini si distingue la ditta Uberti Bernardo. Intanto continuava lo sfruttamento del suolo e nel 1889 vi veniva fondata una "Società di M.S. per l'assicurazione del bestiame bovino". Intenso sviluppo è stato dato all'agricoltura dal Centro di Assistenza Tecnico-Agraria (C.A.T.A.) di Gussago. Sviluppata è l'industria dei prodotti agricoli. La massa delle vinacce prodotte nel territorio ha portato allo sviluppo dell'industria della distillazione con la produzione di vari tipi di grappa e intorno alle vecchie distillerie ne sono sorte altre, così che a Gussago confluisce la maggior parte delle vinacce prodotte in provincia. Un'ottima acquavite veniva presentata all'Esposizione bresciana del 1904. Alla produzione di acquavite si sono poi aggiunte numerose distillerie a freddo per la produzione di liquori, per cui Gussago è nella nostra provincia il centro di maggior produzione liquoristica, che si articola in molte aziende a carattere artigianale per la maggior parte. Nel 1952 nasceva la Cooperativa vinicola che ebbe notevole sviluppo e che produce su 270 ettari vini D.O.C. Tra le distillerie si distinguono la Frassine Giovanni dei fratelli Mingotti Battista, la Gozio Luigi, la SARI - distillerie di Saleri Rino. Molto diffuso fino a qualche decennio fa l'allevamento del baco da seta. Il nuovo orientamento impresso nell'agricoltura dallo sviluppo della produzione del latte, ha portato al sorgere di alcuni caseifici, tra i quali se ne è affermato uno a carattere artigiano con produzione di burro e robiole fresche. La produzione locale trova facile vendita attraverso i nomi di rinomatissime ditte a carattere nazionale che danno il loro nome alla pregiata produzione gussaghese. Nel settore della frutticoltura, verso la fine dell'800 le pesche di Gussago erano particolarmente apprezzate per la loro prelibatezza come quelle di Collebeato. Oggi sono ancora apprezzate le ciliege che giungono a maturazione prima della altre zone produttrici del nord Italia. Molto cammino devono ancora fare i produttori per arrivare direttamente ai mercati con i saporiti frutti gussaghesi, già confezionati e pronti per la vendita al consumatore. Dalla produzione locale dei duroni, chiamati localmente "bilicoc", è nata un'importante attività industriale-commerciale di lavorazione, conservazione e vendita di ciliege che portano il nome di Gussago non solo in Italia ma anche all'estero. Nella produzione e confezionatura di ciliege si distingue la ditta Vigneti-Venturelli. Di grande richiamo fu specialmente nel passato la fiera-mercato degli uccelli cantori e da richiamo, che vedeva vere folle di cacciatori anche per la gara di chioccolo, cioè di imitazione del canto degli uccelli. La consuetudine venne ripresa nel 1946 come Fiera della caccia e sagra dei cacciatori. A metà del sec. XIX esistevano "varie manifatture di tela e di cotoneria". Dalle antiche botteghe artigiane del legno sono sorte attrezzate aziende per la fabbricazione di mobili, dando vita ad un attivo commercio mobiliero integrato dall'importazione di pezzi da altre zone lombarde. Note la Aliprandi Giovanni Mobili, la falegnameria Ferlinghetti Giacomo. Sono numerosi i salumifici. Sul piano industriale, specie medio, sono molto attive la fabbrica calce e cementi Buffoli rag. Aldo (1924), il Molino Giuseppe Peroni, il Detersificio Loda Mario, la Nuova Saiv, che costruisce cabine in vetroresina. Una fabbrica di confezioni venne avviata nel 1976 da un gruppo di ragazze. Il calzificio Apollo contò nel 1974 fino a 450 dipendenti. Attiva la ditta Borra (via L. da Vinci) per installazioni elettriche. Una piccola azienda la "Icomatic" di macchine utensili poi "Nuova Icomatic" venne promossa da Rinaldo Calvi e Renato Miglietti. Nel gennaio 1975 veniva inaugurata l'agenzia della "Banca Popolare di Lumezzane". Il 26 settembre 1975 la Banca S. Paolo rinnovava la sua sede.


A Gussago si tiene mercato di tessuti, ferramenta, alimentari ogni sabato in piazza V. Veneto. In agosto si tiene, sempre in piazza V. Veneto, una fiera di uccelli da richiamo, cani da caccia, articoli per caccia, che ebbe inizio dal 1937 e che è fra le più frequentate del Bresciano.


Prevosti: Gervasio Albrigoni di Rudiano (1350-1380); Pietro Ranoni di Concesio (1380-1425 c.); Giovanni de Baiardi di Albegno (1425 c.); Pietro Franconi (1449 c.); Paolo Guaineri di Brescia ( + 1470); Giovanni Ducco di Brescia (1470 c. - 1496); Bernardo Ziboni (1496); Patrizio o Patero Bornati (1526 c. - 1548); Cesare Martinengo da Barco (1548-1567); Aurelio de Sianis (18 ott. 1567 - 30 agosto 1573); Orazio Borgondio (19 ott. 1573); Francesco de Polis; Giacomo Bona (1576-1590); Giampaolo Cirimbelli (1 marzo 1591 - nov. 1592); Giorgio Marini (18 luglio 1592 - nov. 1597); Pietro Gnecchi (10 apr. 1598-1606); G.B. Bertoncini (1606 + 26 maggio 1625); G.B. Gatti (20 ago. 1625 + dic. 1634); Giovanni Cedronio (4 maggio 1635); Pietro Fogliata di Brescia (26 gennaio 1637 + 10 giugno 1674), Benedetto Rinaldini di Gussago (4 ago. 1674 + 7 maggio 1695); Silvestro Andreoli di Gussago (1 ago. 1695 + 17 ago. 1727); Giandomenico Cleani di Brescia (1 sett. 1727 + 24 ott. 1742); Nicola Rescatti (15 nov. 1743 + 28 gennaio 1744); Angelo Bellavite di Verona (14 giugno 1744 + 7 marzo 1779); Andrea Andreolossi di Caionvico (10 apr. 1779 - 4 apr. 1807); Giovanni Antonio Dusi di Ono (6 luglio 1807 + 6 marzo 1836); Domenico Lavagnini di Cigole (10 dic. 1836 + 8 maggio 1848); G.B. Mingotti di Gussago (sett. 1849 + 1856); Giacomo Amedei di Bedizzole (23 febbr. 1857 -1866); Pietro Ronchi (8 giugno 1866); Bortolo Alberti di Toscolano (21 giugno 1866 - 1874); Giuseppe Maria Castelli di Chiari (7 giugno 1874 + maggio 1880); Bartolomeo Levrangi di Levrange (9 dic. 1880 + 13 febbr. 1894); Giorgio Bazzani di Bagolino (21 maggio 1894 -26 giugno 1941); Faustino Togni (1 agosto 1941 - rin. 3 luglio 1948); Giuseppe Rossini (31 luglio 1948 - rin. 30 apr. 1961); Vittore Antomelli (28 giugno 1961 - rin. 15 agosto 1968); Angelo Porta (16 agosto 1968).