GUILLAUME, teatro
GUILLAUME, teatro
Edificato nel 1850 da Luigi (v.) Guillaume, figlio del celebre Francesco Luigi (v.), fondatore di uno dei circhi più rinomati d'Europa. Venne costruito sotto la guida dell'ing. Taeri sull'area dell'ex monastero di S. Maria Maddalena, a imitazione del Circo olimpico di Parigi, e cioé come una grande arena con aggiunto un palcoscenico. Costruito tutto in legno, venne inaugurato dalla celebre Compagnia Drammatica Sadowski, ospitò oltre a spettacoli equestri, spettacoli di varietà, commedie, accademie e spettacoli operistici. Venne riabbellito e restaurato per la Pasqua del 1865. Vi si esibirono anche compagnie di grande prestigio e nel febbraio 1869 vi recitò la grande Ristori. Nel 1873 venne ricostruito dal cognato dei Guillaume, il palermitano Luigi Valery, costruttore del Teatro De Cesari di Palermo. Il teatro, rifatto parte in muratura e parte in legno, venne riaperto il 3 giugno 1874. Aveva un vestibolo, a due sale, dalla prima delle quali, in cui venne conservata la lapide che ricordava la presenza in teatro di Garibaldi, si accedeva al loggione e al caffè. La seconda immetteva nella platea e alle scale delle gallerie: una prima in basso con una fila di 26 palchetti, poi la seconda e da ultimo il loggione. Il cielo venne dipinto dal Campini con campeggiante una figura femminea raffigurante Brescia seduta sulle nubi in atto di ricevere il progetto del nuovo teatro, circondata da Geni, e più lontano da bambini che avanzavano verso di lei con i progetti dell'avvenire, il monumento ad Arnaldo e una locomotiva. Nel novembre di tale anno vi debuttava fra la diffidenza del pubblico, prima ad offrire simili spettacoli, la compagnia di operette Bergonzoni. La "Belle Elène" di Offenback cadde fra i fischi del pubblico; riuscì invece l'operetta "Le donne guerriere" del De Suppè cui ne seguirono altre fra crescente successo di pubblico. La prima stagione d'Opera si ebbe con il RuyBlas del Marchetti, il Don Pasquale di Donizetti, il Barbiere di Siviglia di Rossini, "Crispino e la comare" del Ricci, la "Scomburga" del bresciano Pellegrini su libretto del notaio Perugini, ecc. Si affiancarono alle Opere dal 1878 i grandi balli. Molte le recite di prosa con le compagnie Monti, Brunetti-Pezzana, Giuseppe Pietroboni e con attori come Giacinto Pezzana, Adelaide Ristori, Antonio Zerri, Ernesto Rossi, Emilio Zago, Beppe Rizzotto, Giacinto Gallina, Ferravilla ecc. Molti i concerti, gli spettacoli di lotta libera (con Holtum, l'uomo cannone, il Bartoletti, il Tosoni, il Marilla, l'Emma Jutan, l'Abga, il Caprani, il Tosoni-Pavesinani, Giulio Sali, Oronte Tarenzi e Nino Lagos) i fenomeni viventi (da Millie e Christine, detta l'usignolo a due teste, agli Atekà, nani bolognesi, alla Krao donna-scimmia, a Paul Carro, fenomeno ventriloquio, Les Colibris, dieci nani, al Falqui soggetto ipnotico che fu poi strumento di curiosissimi esperimenti di sonnambulismo, di catalessi, di suggestione da parte del direttore del defunto Guasco, al Bencivenni, fakiro, all'uomo cifra Ugo Zaneboni, ed al famoso Pikman, più o meno divinatore del pensiero, (nonchè imbroglione rifischiato), e le esibizioni di prestigiatori (fra cui Enrico Frizzo, l'Anderson, il Mottini, il Roberti, il D'Antony, il Velle ecc.). Tra le Compagnie equestri vi sfilarono i nomi più celebri. In testa a tutti la compagnia dei Guillaume e con essa la Hadwin e poi quelle del Roussière, del Bartoletti, degli Zavatta, dei Fratelli Perez, dei giapponesi Shonoske, quelle del Travaglia, del Wieland-Zaeo, con la celebre miss Zaeo; di De Paoli-Marasso, dei fratelli Amato, dei fratelli Mariani, dei Gabbi-Manetti ed altre. Nel 1884 Emilio Guillaume vi introduceva nuove modificazioni, ampliando il foyer, costruendo in pietra le scale d'accesso ai palchi e gallerie. Trasformazioni di gusto, degrado dell'ambiente, concorrenza di altri teatri ecc. convinsero dapprima i Guillaume a tentare una specie di cooperativa, e poi ad affittare il teatro ad Amadei e Trivelli, che avevano gestito lo Storchi di Modena. Dal 1896 in poi il teatro fu sede di comizi socialisti e cattolici e di conferenze. Infine nel 1903 fu ceduto l'immobile ad una società che ricostruì il teatro donandogli il nome di Teatro Sociale (v.).