GAUDIOSO, S.
GAUDIOSO, S.
Computandovi S. Anatolio, S. Gaudioso è il XIII vescovo di Brescia, sedente tra i Santi Silvino e Ottaziano; VI dei diciannove officianti in S. Andrea. Il Faino lo ritiene XV della serie; Gradenigo, Brunati, Barchi, Onofri e gli Annuari Diocesani XIII: P. Savio, Lanzoni e Guerrini XII. Il Faino lo fa vescovo dal 447 alla morte, il 7 marzo 450; il Gradenigo circa il 444 e così il Barchi; l'Onofri circa il 446; il Savio induce a crederlo morto circa il 450; il Guerrini, da circa il 446, alla morte, il 7 marzo circa il 450; gli Annuari Diocesani danno gli estremi 433-442. I due Martirologi, Romano e Bresciano, lo solennizzano alla data, comune del 7 marzo, in concorrenza col gigante del pensiero filosofico cristiano S. Tommaso d'Aquino. Il Martirologio Bresciano dedica a S. Gaudioso anche il primo novembre, ricordandone la traslazione interna di San Alessandro all' 1 novembre 1488. Il Martirologio Bresciano lo ricorda: "A Brescia, nella chiesa di S. Alessandro, S. Gaudioso, vescovo di grande santità, il quale dopo aver governato il suo gregge con l'esempio di ogni virtù, pieno di meriti si addormentò nel Signore". Il nome di Gaudioso, quale ci viene riferito dall'autorevole Ramperto, fu dall'Ughelli malamente modificato in Gaudenzio che dovrebbe perciò dirsi secondo. Tale errore fu ripetuto dai Bollandisti, quando ne parlarono al 3 marzo nella trattazione di S. Tiziano, XVI vescovo bresciano, e li obbligò, certo per la dotta polemica del Canonico Paolo Gagliardi, a correggersi al 7 marzo, dedicato espressamente alla festività del Santo. Nonostante le rettifiche tale errore continuò nelle guide e in manuali d'arte. Senza dire poi che p. Fulgenzio Rinaldi nella sua storia di Iseo lo disse addirittura un Fenaroli. S. Gaudioso fu sepolto in S. Alessandro, forse da lui eretto fuori della prima cerchia delle mura cittadine, in onore, non di un presunto martire bresciano di nome Alessandro, ma del noto e mite martire omonimo della Legione Tebea, patrono della città e diocesi di Bergamo. Otto degli antichi calendari manoscritti ricordano S. Gaudioso: da quello del secolo XI a quello dell'Officio diurno della chiesa di S.Faustino del XVI secolo. Quando nel 1452 il generale Gentile da Leonessa che comandava l'esercito veneto a difesa della città e territorio bresciani contro i Visconti, fece rifabbricare, a sue spese, la cappella maggiore della chiesa di S. Alessandro nel 1453, in un'antica e rotta arca di marmo venne trovato il corpo di S. Gaudioso. Nel 1486 si pensò di dedicargli uno degli altari appena costruiti. Fu scelto il primo a destra entrando e vi fu posta una statua, probabilmente di marmo, come dice il Faino, che, al suo tempo (prima del sec. XVIII), poté vedere anche Francesco Maccarinelli. Nel 1488, il cav. Galeazzo del nobile Giorgio Fenaroli, fece eseguire una nuova e preziosa urna dove il santo venne trasferito l' 1 novembre 1488, come risulta dal Libro delle Provvisioni con la seguente iscrizione (riferita dal Gradenigo, dal Brognoli, dal Fè e dal Savio, ma ora perduta): D. (Divo) Gaudioso Brixiano Antistiti - Galassius Fenarolus Eques Aureatus - Iuris Pontificii Civitisque celeberrimus - Doctor Monumentum dicavit - Anno MCCCCLXXXVIII. L'altare era di S. Rocco, con una preziosa tela del Moretto, ma vi fu associato anche S. Gaudioso, ponendovi in venerazione le sue reliquie. L'antica urna e anche quella fatta fare dal Fenaroli andarono purtroppo distrutte nell'ultimo rifacimento della chiesa del 1792, eseguito su disegni e per direzione dell'architetto Giovanni Donegani. Soppressi nel 1798 i Serviti che officiavano S. Alessandro, il Padre Faustino dei nobili da Ponte ex servita e curato, parroco della soppressa parrocchia, per salvare le sacre spoglie di S. Gaudioso da una temuta profanazione del suo tempio, assegnato all'ospedale militare, le trasportò al ronco paterno, nell'oratorio di S. Maria alla Torricella di Cellatica. Il 16 giugno 1823 il corpo di S. Gaudioso veniva restituito a S. Alessandro e il 15 maggio 1825, dal vescovo Gabrio Maria Nava, veniva deposto con pompa cittadina in un elegante sarcofago sotto l 'altar maggiore, riattivando la festa che l'Onofri testimonia veniva celebrata "solemni pompa et maximo populi concurso". Ora le reliquie ricomposte e riunite, riposano nel loculo ricavato, sotto la mensa, dall'architetto Luigi Arcioni, protetto da un grande cristallo, a sua volta difeso da una bella grata di ottone coi simboli episcopali e il nome del Santo. Lo stemma parrocchiale che S. Alessandro usa per intestare i suoi moduli d'archivio, reca al centro l'Addolorata, la cui devozione ereditata dagli ex officiati Serviti, vi è particolarmente curata; in basso e in angolo il titolare S. Alessandro e all'angolo opposto, in alto, San Gaudenzio, come a chiamarlo terzo per tutelare la chiesa che l'ha sempre accolto e onorato.